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[Storia] L’Udc dopo Casini

A maggio 2016 Pier Ferdinando Casini, che aveva già manifestato la volontà di non partecipare attivamente, non rinnova la tessera, contestando severamente l’atteggiamento critico verso il Partito Democratico e il riavvicinamento al centro-destra. Qualche settimana dopo, la direzione nazionale critica aspramente la Riforma costituzionale Renzi-Boschi e promuove la nascita dei comitati per l’inutilità del sì.

Tale posizione non viene però condivisa da Gianpiero D’Alia, che dopo essere stato deferito ai probiviri per alcune affermazioni (Il partito è morto), rassegna le dimissioni dalla sua carica e abbandona il partito, dando vita ai Centristi per l’Europa. Il 20 dicembre il Consiglio nazionale decide di sostituirlo con Antonio De Poli. In seguito alla vittoria del NO al referendum costituzionale i parlamentari dell’UDC abbandonano il gruppo parlamentare di Area Popolare (di cui facevano parte assieme all’NCD) e passano al gruppo misto, dove costituiscono la componente “UDC“.

Il 9 febbraio 2017 aderiscono i senatori Giuseppe Esposito, Giuseppe Ruvolo e Riccardo Conti. Il 25 marzo 2017 torna il deputato dell’ARS Girolamo Turano, mentre commissario in Sicilia viene nominata Ester Bonafede, ex assessore regionale della giunta Crocetta e moglie dell’ex deputato UdC Carmelo Carrara, che in luglio viene sostituita da Antonio De Poli.

Il 24 maggio 2017 i due deputati di IDeA (Eugenia Roccella e Vincenzo Piso) aderiscono alla componente “UDC” del gruppo misto, che muta nome in “UDC-IDeA“. Le comunali del 2017 sono quindi il primo banco di prova per il partito dalla scissione di Casini. I risultati tuttavia sono abbastanza positivi: tra i comuni capoluogo ottiene il 4,9% a Gorizia, il 2,1% a L’Aquila, il 4% a Lecce, il 6,6% a Oristano, il 5% a Catanzaro e il 3,1% a Palermo.

A partire dal referendum costituzionale del 2016, in cui l’UDC si schiera con gli tutti gli altri partiti della coalizione di centro-destra a sostegno del NO, il segretario Lorenzo Cesa si fa promotore di un progressivo riavvicinamento a Forza Italia e al suo presidente Silvio Berlusconi, in virtù del consolidamento dell’area del PPE presente in Italia. Nei mesi seguenti inoltre il partito abbandona la maggioranza e si schiera all’opposizione del governo Gentiloni.

Sarà lo stesso segretario Cesa il 7 ottobre 2017 a sancire ufficialmente il ritorno nella coalizione di centro-destra, affermando:

«La quarta gamba del centrodestra siamo noi, siamo noi dell’UDC. Aspiro a farla diventare terza.»

(Lorenzo Cesa)

La nuova linea però viene criticata da Giuseppe De Mita, che auspicava invece un’alleanza con il Partito Democratico ed il centro-sinistra; per tali ragioni il 13 ottobre 2017 verrà rimosso dall’incarico di vicesegretario nazionale.. Successivamente De Mita lancerà L’Italia è Popolare, che in vista delle elezioni si unirà ad Alternativa Popolare, Centristi per l’Europa, Italia dei Valori e Democrazia Solidale per formare la lista Civica Popolare, alleata al PD. I consiglieri regionali campani Maria Ricchiuti e Maurizio Petracca, in linea con De Mita, abbandonano.

Alle elezioni regionali in Sicilia del 2017 il candidato prescelto unitario è Nello Musumeci, che vince le consultazioni elettorali. Nel frattempo aderiscono al partito quattro deputati regionali siciliani: Pietro Alongi (proveniente da Alternativa Popolare), Margherita La Rocca Ruvolo, Gaetano Cani (dai Centristi per l’Europa) e Vincenzo Figuccia (da Forza Italia). Il 5 settembre 2017 con 5 deputati viene ricostituito il gruppo parlamentare all’Assemblea regionale siciliana. Alle elezioni l’UDC riscuote un sorprendente 7% che consente di eleggere all’ARS sei deputati regionali, entrando inoltre a far parte della nuova giunta regionale con due assessori: Girolamo Turano e lo stesso Figuccia. Poco dopo l’elezione di Gianfranco Micciché a presidente dell’ARS, in polemica alla decisione di questo di non fissare dei tetti di compenso per i deputati, Figuccia si dimette da Assessore all’Energia.

Il 29 dicembre 2017 Cesa e De Poli siglano un accordo con Raffaele Fitto, Maurizio Lupi e Francesco Saverio Romano di Noi con l’Italia al fine di essere la “quarta gamba” della coalizione di centro-destra in vista delle elezioni politiche del 2018. La lista Noi con l’Italia – UDC ottiene l’1,3% dei voti e 4 eletti alla Camera e 4 al Senato. Per l’UDC gli eletti sono i senatori Antonio De Poli in Veneto, Paola Binetti e Antonio Saccone nel Lazio, che si iscrivono al gruppo parlamentare di Forza Italia.

Sempre il 4 marzo la lista Noi con l’Italia – UDC ottiene un assessore e un consigliere alle regionali in Lombardia con l’1,26% (Raffaele Cattaneo e Luca del Gobbo) e un consigliere nel Lazio con l’1,62% (Massimiliano Maselli). Alle regionali in Molise del 22 aprile l’UDC presenta una propria lista registrando il 5,11% dei consensi e un consigliere eletto, Salvatore Micone, che verrà eletto Presidente del consiglio regionale. Non si presenterà agli appuntamenti in Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta, mentre il 21 ottobre otterrà il 2,08% alle elezioni provinciali di Trento (a sostegno del leghista Maurizio Fugatti, centro-destra) mancando per pochissimi voti l’ingresso nel Consiglio provinciale e di conseguenza in quello regionale.

Il 19 dicembre 2018 il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani a Porta a Porta annuncia l’accordo con l’UDC e il Südtiroler Volkspartei in vista delle europee di maggio 2019 per dare più forza al Partito Popolare Europeo.

Alle elezioni regionali in Abruzzo del 2019 l’UDC si schiera a sostegno del candidato di centro-destra Marco Marsilio, presentandosi insieme a IDeA di Gaetano Quagliariello e alla Democrazia Cristiana di Gianfranco Rotondi: la lista raccoglie il 2,88% e un seggio spettante all’UDC.

Due settimane dopo, alle elezioni regionali in Sardegna, sempre a sostegno del candidato di centro-destra Christian Solinas, l’UDC ottiene il 3,7%, eleggendo tre consiglieri regionali. Il 28 marzo 2019 aderisce all’UDC il Consigliere regionale del Lazio Enrico Cavallari, eletto con la Lega.

L’UDC partecipa con propri candidati nelle liste di Forza Italia alle europee del 26 maggio, senza tuttavia ottenere seggi. Il segretario Cesa, candidato nell’Italia meridionale, raccoglie circa 42.000 preferenze ed è primo dei non eletti. Dall’11 dicembre 2019 il gruppo parlamentare di Forza Italia al senato assume la denominazione Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC (FIBP-UDC). Alle contemporanee regionali in Piemonte l’UDC si presenta a sostegno del candidato del centrodestra Alberto Cirio, eletto presidente, ottenendo l’1,1% e nessun seggio. Alle regionali in Calabria del 26 gennaio 2020, l’UDC sostiene la candidata del centro-destra Jole Santelli, eletta presidente, ottenendo il 6,8% e 2 consiglieri.

In vista degli appuntamenti di settembre 2020 in Puglia a sostegno di Raffaele Fitto si presenta insieme al Nuovo PSI, in Toscana con Forza Italia per Susanna Ceccardi, nelle Marche con Popolari Marche per Francesco Acquaroli e in Campania nella lista Caldoro Presidente mentre in Liguria presenta una propria lista in appoggio a Giovanni Toti.

Le elezioni presentano risultati a macchia di leopardo: in Veneto e Toscana non viene eletto alcun rappresentante all’interno delle liste di Forza Italia, laddove invece vengono presentate proprie liste, accanto ai risultati modesti in Puglia (1,9%) e Liguria (0,7%) con nessun eletto, si registra invece l’1,9% in Campania, e il 2,3% nelle Marche: in entrambi i casi, l’UDC si aggiudica un seggio, il primo spettante a Gennaro Cinque, ex sindaco di Vico Equense, l’altro invece a Dino Latini. Con la vittoria della coalizione di centro-destra, lo stesso Latini viene eletto presidente del Consiglio regionale delle Marche.

Il 14 dicembre 2020 Cesa annuncia l’inizio delle procedure per un congresso di fondazione di un nuovo soggetto, intenzione anticipata nei mesi precedenti dalla costituzione di una federazione con esponenti dell’area centrista e cattolica, anche in questo caso finita con nessuna sostanziale variazione di equilibri.

Nell’ambito della maxi operazione anti ‘ndrangheta del 21 gennaio 2021 da parte della Dda di Catanzaro, che vede il segretario Lorenzo Cesa indagato con l’ipotesi di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, viene perquisita l’abitazione dell’ex parlamentare. A seguito dei fatti, Cesa si dimette dalla carica di leader del partito che ricopriva dal 2005.

Tuttavia, il 14 maggio 2021, a seguito della chiusura delle indagini a suo carico, il Consiglio nazionale ne rigetta le dimissioni. Il 19 novembre l’inchiesta viene archiviata.

Alle regionali calabresi del 2021 l’UdC presenta la sua lista all’interno della coalizione di centrodestra a supporto della candidatura di Roberto Occhiuto. Con il 4,6% lo scudo crociato ottiene un seggio.

L’UdC ritorna dopo otto anni di assenza all’Assemblea Capitolina grazie all’elezione di Marco Di Stefano, primo e unico eletto della lista FI-UdC (la quale ha ottenuto il 3,6% dei consensi) con 2.594 preferenze.

Alle elezioni amministrative a Palermo del 2022 il candidato del centro-destra Roberto Lagalla, appartenente all’Udc, vince al primo turno; tuttavia l’Udc con il 3,77% non elegge alcun consigliere. Nelle altre grandi città il partito, dove si presenta con una propria lista, ottiene un solo consigliere a La Spezia nella riconferma di Pierluigi Peracchini.

In vista delle elezioni politiche anticipate del 25 settembre l’UdC presenta una lista unica con Coraggio Italia all’interno della coalizione di centro-destra. L’11 agosto alla Camera dei deputati in conferenza stampa Giovanni Toti, Maurizio Lupi, Luigi Brugnaro e Lorenzo Cesa presentano la lista unitaria Noi moderati con i simboli federati di Italia al Centro, Noi con l’Italia, Coraggio Italia e Unione di Centro.

Alle elezioni del 25 settembre la lista Noi moderati prende lo 0,91% alla Camera (255.505 voti) e lo 0,89% al Senato (244.363 voti) non riuscendo quindi a superare la soglia di sbarramento del 3% e ad eleggere propri parlamentari nei collegi plurinominali mentre in quelli uninominali la lista riesce a far eleggere 9 parlamentari (7 deputati e 2 senatori) tra i quali Lorenzo Cesa e Antonio De Poli dell’UdC rispettivamente alla Camera e al Senato: Cesa aderisce al gruppo Noi moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UdC, Italia al Centro) – MAIE mentre De Poli viene scelto come presidente del gruppo Civici d’Italia – Noi moderati (UdC – Coraggio Italia – Noi con l’Italia – Italia al Centro).

L’UdC si presenta alle concomitanti elezioni regionali in Sicilia con una lista unitaria insieme alla Democrazia Cristiana di Salvatore Cuffaro, sostenendo il candidato del centro-destra Renato Schifani. La lista centrista raccoglie il 6,51%, riuscendo a superare lo sbarramento e ad eleggere cinque deputati all’Assemblea Regionale Siciliana (tre della DC e due dell’UdC), con due assessori nella Giunta Schifani.

In vista delle elezioni regionali del 12-13 febbraio 2023 l’Udc nel Lazio presenta una lista con Verde è Popolare a sostegno di Francesco Rocca riuscendo, con l’1,6%, ad eleggere un consigliere, Nazzareno Neri, il quale però successivamente aderisce a Noi moderati insieme all’unico consigliere capitolino Marco Di Stefano; in Lombardia invece la nuova formazione UdC-Verde è Popolare non viene ammessa.

Nel gennaio dello stesso anno Pino Graziano, capogruppo dell’UdC nel consiglio regionale calabrese, aderisce ad Azione di Carlo Calenda.

A fine mese Rotondi annuncia che è stata raggiunta un’intesa con Lorenzo Cesa e Antonio De Poli per riunificare i due partiti democristiani del centrodestra, l’UdC e Verde è Popolare con “l’ipotesi di riassumere la denominazione Democrazia cristiana in modo da coinvolgere anche i numerosi partiti che negli ultimi anni hanno provato a riattivare la Dc storica”.

In vista delle amministrative del maggio 2023 l’UdC presenta liste comuni con la DC di Renato Grassi, lo stesso partito con cui il partito di Cesa si era alleato alle regionali siciliane e a cui aveva aderito Salvatore Cuffaro, in alcune città come Latina sfruttando il simbolo dell’UdC con l’aggiunta della dicitura “Democrazia Cristiana”, eleggendo due consiglieri con il 5,99%. Nelle altre grandi città al voto l’UdC con la propria lista raccoglie il 2,19% a Udine e l’1,60% ad Ancona senza eleggere consiglieri.

Alle regionali in Molise di giugno, nella vittoria di Francesco Roberti, la lista UdC – Democrazia Cristiana – noi Di Centro prende il 3,5% senza consiglieri eletti.

Alle regionali in Sardegna del febbraio 2024 l’UdC raccoglie il 2,79% nella sconfitta di Paolo Truzzu con un’eletta mentre alle regionali in Abruzzo di marzo la lista UdC – Democrazia Cristiana prende l’1,17% senza eleggere alcun consigliere.

Anche in Basilicata, nella riconferma di Vito Bardi, la lista UdC – Democrazia Cristiana – Popolari Uniti non elegge consiglieri con il 2,5%.

Ad aprile i vertici del partito stipulano un patto federativo parlamentare con la Lega di Matteo Salvini, finalizzata ad un’alleanza programmatica per le elezioni europee del 2024 e sui territori. Alle elezioni comunali di Bari e Caltanissetta l’UdC si presenta con la Lega raccogliendo il 4,3% e il 2,83%. Negli altri comuni al voto l’UdC presenta liste autonome e in alcuni casi, come a Ferrara e Pesaro, con la DCR e Forza Italia; spicca il risultato di Lecce dove, insieme a Puglia Popolare, raccoglie il 5,86%.

Alle elezioni regionali in Piemonte invece l’UdC presenta una lista comune con Forza Italia e Partito Liberale Italiano ma con il 9,85% vengono eletti solo consiglieri di FI e l’UdC perde anche il proprio rappresentante. Tra ottobre e novembre si tengono le regionali in Liguria, Umbria ed Emilia-Romagna: nel primo caso la lista dell’UdC raccoglie l’1,3% senza eleggere alcun consigliere.

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