Non ci sono state grosse sorprese dai risultati dei ballottaggi, il secondo turno delle elezioni comunali: il centrosinistra ha vinto nei 6 capoluoghi di regione al voto, compreso Cagliari dove il nuovo sindaco Massimo Zedda era stato eletto al primo turno, mentre la coalizione di destra è riuscita a mantenere un buon numero di città. Tra il primo e il secondo turno si è votato in 29 capoluoghi: il centrosinistra ne amministrava 13, ora governa in 17; il centrodestra aveva 12 sindaci uscenti, ora ne ha 10; il Movimento 5 Stelle è il partito andato peggio perché aveva 2 sindaci uscenti, ora nessuno.
La coalizione di centrosinistra ha raggiunto l’obiettivo che si era data prima delle elezioni: ha mantenuto le città più importanti – Firenze e Bari – ed è riuscita a battere la destra in altre due grandi città, Perugia e Potenza, oltre a sottrarre Campobasso al Movimento 5 Stelle. Le speranze della destra, vincere appunto a Firenze e Bari, si sono rivelate troppo ambiziose, ma la coalizione al governo può comunque rivendicare la vittoria a Lecce e in altri capoluoghi di provincia come Rovigo e Vercelli, dove ha saputo sfruttare le divisioni del centrosinistra.
Sara Funaro ha vinto il ballottaggio a Firenze e sarà la prima sindaca nella storia della città. La candidata del Partito Democratico, assessora della giunta uscente di Dario Nardella, ha preso il 60,56 per cento, mentre Eike Schmidt, ex direttore delle Gallerie degli Uffizi e candidato della destra, ha preso il 39,44 per cento.
Il ricompattamento del fronte del centrosinistra in vista del secondo turno, dopo le divisioni in campagna elettorale, è stato decisivo. Ma la competizione è stata più incerta di quanto di solito accada a Firenze, dove il centrosinistra ha guidato pressoché ininterrottamente il comune dal dopoguerra a oggi. Funaro aveva infatti ottenuto al primo turno il 43,17 per cento dei voti. Un’altra assessora della giunta di Nardella, Cecilia Del Re, si era candidata sostenuta dalla lista “Firenze Democratica” che al primo turno, l’8 e il 9 giugno scorso, aveva ottenuto il 6,21 per cento dei voti. Il Movimento 5 Stelle aveva scelto di andare da solo, con un candidato piuttosto anonimo, Lorenzo Masi, che aveva preso il 3,35 per cento. Ma soprattutto Italia Viva, il partito dell’ex presidente del Consiglio ed ex sindaco di Firenze Matteo Renzi, aveva deciso di candidare Stefania Saccardi, vicepresidente della giunta regionale toscana guidata da Eugenio Giani, la quale aveva preso il 7,29 per cento.
Insomma, il centrosinistra era assai frammentato, e il centrodestra aveva provato a sfruttare la situazione candidando un personaggio apparentemente moderato, Schmidt, che aveva fatto di tutto per evitare i toni più radicali e di destra nella speranza di poter ottenere il sostegno dei renziani al ballottaggio, dopo aver ottenuto al primo turno un incoraggiante 32,86 per cento dei voti. Ma alla fine, dopo che già Del Re aveva annunciato il proprio sostegno a Funaro, e nonostante Italia Viva sia rimasta formalmente neutrale in vista del ballottaggio, anche Saccardi aveva detto – a titolo personale – che avrebbe votato per la candidata del centrosinistra, anche per evitare ripercussioni in regione: il PD toscano aveva infatti lasciato intendere che il mancato appoggio di Saccardi a Funaro sarebbe stato incompatibile col suo ruolo di vice di Giani.
Vito Leccese è il nuovo sindaco di Bari. Il candidato del Partito Democratico, sostenuto da una ampia coalizione di centrosinistra, ha preso il 70,27 per cento dei voti, mentre il leghista Fabio Romito si è fermato al 29,73. Sessantunenne barese, da sempre attivo nei movimenti ambientalisti e vicino al mondo dei Verdi, Leccese è stato due volte deputato col centrosinistra, tra il 1992 e il 2001. La sua carriera politica era iniziata proprio a Bari, città nella quale fu prima eletto consigliere comunale nel 1985 e poi nominato assessore nella giunta progressista guidata da Enrico Dalfino all’inizio degli anni Novanta, sempre come esponente dei Verdi. E sempre a Bari ha avuto importanti incarichi amministrativi in tempi più recenti, essendo stato capo di gabinetto dei due sindaci Michele Emiliano e Antonio Decaro.
La scelta di candidare Leccese è in continuità rispetto alle amministrazioni di centrosinistra che hanno governato Bari negli ultimi anni, e proprio questa decisione aveva alimentato notevoli tensioni nel cosiddetto “campo largo”, fino a spingere il Movimento 5 Stelle a presentare un proprio candidato al primo turno. A generare la divisione nel centrosinistra, in particolare, era stato il grande clamore mediatico di alcune inchieste della procura di Bari su presunti casi di corruzione elettorale, in cui sono state ipotizzate anche possibili infiltrazioni della criminalità locale nell’amministrazione comunale. Per questi motivi, il ministero dell’Interno aveva avviato le indagini per valutare la possibilità di sciogliere il comune per mafia, provocando le proteste plateali del sindaco uscente, Decaro, che nel frattempo aveva annunciato la sua candidatura al Parlamento Europeo, dove è stato eletto l’8 e il 9 giugno scorsi ottenendo oltre 498mila preferenze. Nella sola Bari, Decaro aveva preso 186mila preferenze, più del triplo di quelle di Giorgia Meloni.
Dopo lo scrutinio del primo turno, il candidato del M5S Michele Laforgia aveva subito annunciato la sua intenzione di sostenere Leccese, ricomponendo così il centrosinistra in vista del ballottaggio, il cui esito era diventato a quel punto abbastanza scontato: Laforgia aveva ottenuto infatti il 21,75 per cento. Sommati agli oltre 73mila voti di Leccese, i 33.400 voti di Laforgia davano alla coalizione di centrosinistra un bacino elettorale di partenza grande quasi due volte e mezzo quello del candidato di centrodestra Fabio Romito, che aveva raccolto 44.700 voti. Quella di Leccese sarà la quinta amministrazione progressista consecutiva a Bari, dopo le due di Emiliano e le due di Decaro. Il centrosinistra governa la città da venti anni.
Vittoria Ferdinandi è la nuova sindaca di Perugia. La candidata del centrosinistra, proposta dal Partito Democratico e sostenuta da una larga coalizione composta anche da Movimento 5 Stelle, Azione e una parte di Italia Viva, ha preso il 52,12 per cento. La sua avversaria in questo ballottaggio, Margherita Scoccia di Fratelli d’Italia, era sostenuta dal centrodestra e ha preso il 47,88 per cento. La competizione tra loro era stata molto incerta, al primo turno delle amministrative dell’8 e del 9 giugno erano arrivate ad appena 600 voti di distanza l’una dall’altra, entrambe a ridosso della soglia del 50 per cento: Ferdinandi aveva ottenuto il 49,01 per cento dei consensi, Scoccia il 48,2 per cento.
Dopo dieci anni di amministrazione di centrodestra, guidata dal sindaco di Forza Italia Andrea Romizi, Perugia torna così a essere governata dal centrosinistra, come era sempre accaduto dal dopoguerra fino al 2014. Per il PD umbro questa vittoria segna per certi versi anche la fine del suo decennio più tribolato, che era iniziato proprio con la sorprendente sconfitta in favore di Romizi ed era poi proseguito con una serie di sconfitte in altre importanti città. C’era stato anche un grosso caso giudiziario per presunte manipolazioni di concorsi pubblici nella sanità, che aveva portato alle dimissioni della presidente di regione Catiuscia Marini nel maggio del 2019 e alla prima storica vittoria della Lega in Umbria, con l’elezione di Donatella Tesei alla guida della giunta regionale.
Ferdinandi è nata a Perugia nel 1986. È laureata in psicologia clinica e in filosofia politica, e in città era nota soprattutto per il suo attivismo in sostegno dei malati psichiatrici che l’ha portata nel 2019 ad aprire il primo ristorante dell’Umbria in cui vengono impiegati pazienti psichiatrici. Per questo progetto Ferdinandi ha ricevuto, tra l’altro, la nomina di Cavaliera al merito della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella.
La sua candidatura era stata inizialmente contestata da una parte del PD, che la riteneva “troppo di sinistra” su alcuni temi. Dopo varie polemiche che avevano portato alle dimissioni del segretario provinciale Sauro Cristofani, nel gennaio scorso, Ferdinandi ha saputo però aggregare intorno a lei una coalizione ampia, decisiva per la vittoria.
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