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Amministrative 2024

Alle elezioni amministrative di Firenze è già certo che si andrà al ballottaggio, perché nessuno dei candidati ha ottenuto almeno il 50 per cento dei voti. I due candidati che andranno al ballottaggio sono Sara Funaro, sostenuta da una coalizione di centrosinistra, e Eike Schmidt, sostenuto da una coalizione di destra. Per il ballottaggio si voterà tra due settimane, il 23 e il 24 giugno.

Funaro ha 48 anni, è del Partito Democratico, e finora è stata assessora della giunta uscente del sindaco Dario Nardella, con deleghe al Welfare, Sanità, Immigrazione e Istruzione. Schmidt invece è di origini tedesche ma l’anno scorso ha ottenuto la cittadinanza italiana, e in città è un personaggio molto noto e influente perché è stato direttore del più importante museo della città e uno dei più importanti d’Italia, le Gallerie degli Uffizi, dal 2015 al 2023. Funaro ha preso più del 43 per cento, mentre Schmidt circa il 33. Per il ballottaggio Funaro è considerata favorita, anche perché la città dal Dopoguerra a oggi è stata governata quasi ininterrottamente dalla sinistra o dal centrosinistra: uno dei motivi per cui Funaro non è riuscita a ottenere una vittoria al primo turno è che il centrosinistra era frammentato, con diversi altri candidati nella stessa area politica con un consenso non indifferente, che inevitabilmente le hanno tolto dei voti.

Una è Stefania Saccardi di Italia Viva, vicepresidente della Toscana che in regione governa con il PD, e che era stata nel PD prima di passare a Italia Viva con Matteo Renzi: ha preso poco più del 7 per cento, molto sotto le aspettative (i sondaggi la davano tra il 10 e il 12). Un’altra è Cecilia Del Re, ex assessora all’Urbanistica di Firenze che Nardella aveva escluso dalla giunta a marzo dell’anno scorso dopo alcune polemiche politiche. Del Re ha preso il 6,2 per cento. Poi c’era Dmitrij Palagi, consigliere comunale della lista Sinistra Progetto Comune (il più a sinistra tra questi), che ha preso più del 5 per cento; e infine il consigliere comunale Lorenzo Masi del Movimento 5 Stelle, che ha preso poco più del 3 per cento. Il partito aveva deciso di non sostenere la candidata del PD. C’erano poi altri quattro candidati civici minori che non sono arrivati all’1 per cento.

Nella campagna elettorale si è parlato moltissimo di Schmidt, che proprio in previsione del ballottaggio ha provato con insistenza a presentarsi come un candidato neutro, centrista, o in ogni caso non di destra come i partiti che lo sostengono: è un tentativo comprensibile a livello politico, visto che i voti che lui e Funaro si contenderanno al ballottaggio vengono per la grandissima parte dall’area del centrosinistra, poco disposta a votare per un candidato di destra.

Le idee espresse in campagna elettorale da Schmidt, però, sono state per la verità piuttosto conservatrici e in linea con quelle dei partiti che lo hanno sostenuto. Negli anni da direttore degli Uffizi Schmidt era stato molte volte critico nei confronti di Nardella e della sua giunta, anche su questioni più politiche e che non riguardavano direttamente il museo che dirigeva. In questa campagna ha proseguito su questa linea, occupandosi spesso di osteggiare più Nardella che Funaro.

Il centrosinistra ha vinto nettamente le elezioni amministrative a Modena, in Emilia-Romagna. Il nuovo sindaco sarà Massimo Mezzetti, del Partito Democratico, che ha 62 anni e che dal 2010 al 2020 era stato assessore regionale alla Cultura e alla Legalità e in passato aveva fatto parte di Sinistra Ecologia e Libertà (SEL). Mezzetti era sostenuto da una coalizione che comprendeva anche Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione, +Europa e Italia Viva. Il Partito Democratico esprimeva anche il sindaco uscente, Gian Carlo Muzzarelli, in carica dal 2014.

Modena è amministrata dal centrosinistra da 79 anni. A queste elezioni la destra di governo (Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega) aveva puntato su Luca Negrini, imprenditore di 33 anni che fa parte di Fratelli d’Italia. Mezzetti ha preso quasi il 64 per cento dei voti, mentre Negrini circa il 28 per cento.

Il nome di Negrini era stato stabilito dalla coalizione di centrodestra a livello nazionale: in polemica con una scelta a suo avviso avvenuta «a tavolino», a marzo si era dimesso il coordinatore provinciale di Forza Italia, Piergiulio Giacobazzi, che a sua volta aspirava a fare il sindaco. Giacobazzi si era comunque candidato al consiglio comunale, con l’ipotesi di fare il vicesindaco in caso di vittoria del centrodestra. La cultura è stato uno dei temi su cui hanno puntato di più entrambi i candidati. Un altro punto molto sentito è stata la gestione dei rifiuti, che anche secondo Mezzetti non è andata come avrebbe dovuto durante l’amministrazione del sindaco uscente Muzzarelli. Tuttavia per Negrini il problema più grave della città era rappresentato dalla sicurezza.

Il centrosinistra ha vinto le elezioni amministrative a Cagliari, in Sardegna, dove aveva candidato a sindaco Massimo Zedda, che era già stato sindaco per quasi due mandati tra il 2011 e il 2019. Ha preso circa il 60 per cento dei voti, contro il circa 34 per cento della candidata della coalizione di destra Alessandra Zedda.

Negli ultimi 5 anni invece a Cagliari aveva governato una giunta di destra, guidata da Paolo Truzzu di Fratelli d’Italia, che era stato candidato presidente alle regionali di febbraio vinte poi dal centrosinistra con Alessandra Todde del Movimento 5 Stelle.

Massimo Zedda era sostenuto da una coalizione di centrosinistra simile a quella con cui Todde aveva vinto alle regionali, con Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. La destra di governo invece ha candidato Alessandra Zedda, consigliera regionale uscente di Forza Italia, sostenuta anche da Lega e Fratelli d’Italia più alcune liste regionali sarde con consensi non indifferenti, come il Partito Sardo d’Azione e i Riformatori Sardi. C’erano altri tre candidati: Claudia Ortu sostenuta da una lista di sinistra, Giuseppe Farris sostenuto da una lista civica ed Emanuela Corda con Alternativa, il movimento fondato dall’ex deputato del M5S sardo Pino Cabras.

Massimo Zedda era considerato favorito per diverse ragioni: la più immediata è che la giunta di destra di Truzzu negli ultimi cinque anni è andata piuttosto male, e infatti alle regionali di tre mesi e mezzo fa in città il centrosinistra aveva vinto nettamente. Nelle precedenti elezioni cittadine a cui ha partecipato e negli anni da sindaco inoltre Zedda ha dimostrato di avere un buon consenso personale in città. Negli ultimi 30 anni Cagliari è stata governata per 5 mandati dal centrodestra o dalla destra e solo per due mandati dal centrosinistra: entrambe le volte con Massimo Zedda sindaco.

Bari il candidato del centrosinistra, Vito Leccese, sostenuto da Partito Democratico (PD) e Europa Verde, è andato molto bene e ha ottenuto il 48 per cento; il candidato di centrodestra Fabio Romito si è invece fermato al 29,1 per cento. Michele Laforgia, che era sostenuto dal Movimento 5 Stelle, ha invece preso poco più del 21 per cento. Vito Leccese ha 61 anni ed è stato attivo in politica soprattutto tra gli anni Ottanta e Novanta, quando fu più volte consigliere comunale a Bari, poi consigliere regionale e deputato (sempre con il centrosinistra, prima con i Verdi e poi nell’alleanza dell’Ulivo). Fabio Romito ha invece 36 anni ed è consigliere regionale della Lega.

Il Movimento 5 Stelle aveva deciso di non partecipare alle primarie con il PD dopo le inchieste giudiziarie che negli scorsi mesi avevano riguardato il comune di Bari, governato proprio dal PD con Antonio Decaro. Sia Leccese che Laforgia però si erano promessi sostegno a vicenda in caso di ballottaggio, e perciò per Leccese l’esito del ballottaggio dovrebbe essere scontato.

Perugia il ballottaggio sarà tra la candidata di centrosinistra Vittoria Ferdinandi e quella di centrodestra Margherita Scoccia. Il distacco tra le due è stato minimo: la prima ha preso il 49 per cento, e la seconda il 48,2 per cento. Ferdinandi, 37enne candidata civica ma con posizioni radicali di sinistra, era sostenuta da un’ampia coalizione con PD, M5S, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione e una parte di Italia Viva. Margherita Scoccia, di 45 anni, è invece l’assessora all’Urbanistica uscente: è di Fratelli d’Italia ed è sostenuta da tutti i partiti della destra di governo.

Il fatto che il centrosinistra si fosse presentato unito alle elezioni era stato commentato da molti come una grossa novità rispetto agli anni passati: la città infatti è governata da due mandati dal centrodestra – il sindaco uscente è Andrea Romizi di Forza Italia – che sia nel 2014 che nel 2019 aveva vinto contro un centrosinistra che si era presentato diviso in più coalizioni.

Ad Avellino la situazione è molto incerta, dato che i due candidati che andranno al ballottaggio hanno preso entrambi poco più del 30 per cento: il candidato del centrosinistra Antonio Gengaro (sostenuto da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra), ha ottenuto il 36,9 per cento, mentre la vice-sindaca uscente Laura Nargi, sostenuta da tre liste civiche, è al 32,4 per cento. Il terzo candidato più votato, che non andrà quindi al ballottaggio, è stato il giornalista Pellegrino Genovese, di Forza Italia, che ha preso il 21,8 per cento. Fratelli d’Italia aveva invece proposto un proprio candidato, Modestino Maria Iandoli, storico dirigente di Alleanza Nazionale, che ha preso solo poco più del 4 per cento.

La campagna elettorale ad Avellino ha avuto al centro soprattutto la gestione della città da parte della passata amministrazione: a marzo infatti il sindaco Gianluca Festa, sostenuto da alcune liste civiche, si era dimesso dopo essere stato indagato in due grosse inchieste, con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, falso in atto pubblico, turbativa d’asta e omissione di atti d’ufficio. Era stato messo agli arresti domiciliari a metà aprile.

Potenza
Alle elezioni comunali di Potenza, dove negli ultimi dieci anni ha governato Fratelli d’Italia, con Dario De Luca, e poi la Lega con Mario Guarente, ci sarà un ballottaggio tra Francesco Fanelli, candidato della destra, e Vincenzo Telesca, sostenuto da una coalizione di liste civiche. Il primo ha preso circa il 40 per cento, e il secondo circa il 32 per cento.

Bergamo
Le elezioni a Bergamo sono state vinte da Elena Carnevali, candidata del centrosinistra. Carnevali ha preso poco meno del 55 per cento: sarà la prima donna a diventare sindaca a Bergamo. Carnevali è un’ex deputata del Partito Democratico, che la sosteneva insieme a +Europa, Italia Viva e Alleanza Verdi e Sinistra. Il candidato della destra era invece l’avvocato Andrea Pezzotta, assessore all’Urbanistica tra il 2009 e il 2014, che ha preso circa il 42 per cento.

Campobasso
A Campobasso, capoluogo regionale del Molise, ha vinto Aldo De Benedittis, avvocato ed ex assessore al Bilancio nella giunta di centrodestra che governò la città dal 2004 al 2009: ha preso il 52 per cento, mentre Marialuisa Forte, dirigente scolastica sostenuta da Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra, è al 32 per cento circa. Pino Ruta, sostenuto da liste civiche, circa il 15 per cento. Campobasso era governato dal Movimento 5 Stelle dal 2019, quando fu eletto Roberto Gravina, che però si dimise nel 2023 dopo essersi candidato alla presidenza della regione (perse e venne eletto in consiglio regionale).

Pesaro
Il nuovo sindaco di Pesaro sarà il candidato di centrosinistra Andrea Biancani, che era sostenuto da PD, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e 4 liste civiche. Il principale avversario di Biancani era Marco Lanzi, sostenuto dai partiti della destra di governo. Pesaro era stata governata dal centrosinistra anche negli ultimi dieci anni, durante i quali si erano alternate due giunte guidate da Matteo Ricci, del PD, che è stato invece eletto al Parlamento Europeo. Biancani ha preso più del 60 per cento dei voti, mentre Lanzi circa il 35 per cento.

Urbino
A Urbino, comune che fa provincia insieme a Pesaro, si andrà al ballottaggio: Maurizio Gambini, di centrodestra, ha preso quasi il 48 per cento, mentre Federico Scaramucci del centrosinistra quasi il 45.

Pescara
A Pescara ha vinto il sindaco uscente Carlo Masci, candidato di destra sostenuto dai partiti di governo, che ha preso poco più del 50 per cento. Il suo principale avversario, Carlo Costantini, sostenuto da Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e due liste civiche, ha ottenuto circa il 34 per cento.

Livorno
A Livorno è già certo della rielezione il sindaco uscente Luca Salvetti, indipendente di centrosinistra sostenuto da Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra. Ha preso più del 51 per cento. Alessandro Guarducci, candidato della destra, ha preso circa il 22 per cento.

Prato
A Prato è stata eletta Ilaria Bugetti, sostenuta da un’ampia coalizione con dentro Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle. Ha preso più del 52 per cento, mentre Gianni Cenni, candidato della destra, ha preso circa il 41 per cento.

Pavia
A Pavia ha vinto con il 53 per cento Michele Lissia, candidato sostenuto da un’ampia coalizione di centrosinistra, mentre Alessandro Cantoni, sostenuto dai partiti della destra di governo, ha preso il 45 per cento. Pavia passa quindi al centrosinistra: il sindaco uscente, Fabrizio Fracassi, è della Lega ed era stato eletto nel 2019 con il sostegno di una coalizione di destra di cui facevano parte anche Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Sassari
Ha vinto il candidato di centrosinistra Giuseppe Mascia, che ha preso poco più del 50 per cento, in ampio vantaggio su Nicola Lucchi, sostenuto da liste civiche, e sul candidato del centrodestra Gavino Mariotti. Il sindaco uscente era Nanni Campus, sostenuto da liste civiche.

Lecce
A Lecce mancano ancora alcune sezioni da scrutinare, e al momento è in leggero vantaggio Adriana Poli Bortone, sostenuta da una coalizione di destra, che però è data a poco meno del 50 per cento. Il sindaco uscente Carlo Salvemini, di centrosinistra, è leggermente sotto: è dato a circa il 47 per cento. Se la situazione restasse così si andrebbe al ballottaggio, ma devono ancora essere assegnati circa 4mila voti che potrebbero fare una grande differenza.

Ascoli
Ad Ascoli è stato rieletto sindaco Marco Fioravanti di Fratelli d’Italia, con quasi il 75 per cento dei voti. Il candidato di centrosinistra Emidio Nardini, sostenuto tra gli altri da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, ha ottenuto invece il 25 per cento.

Caltanissetta
Anche Caltanissetta era governata dal Movimento 5 Stelle senza il sostegno di altri partiti. Il sindaco uscente però, Roberto Gambino, non sarà rieletto: a questa tornata elettorale è arrivato terzo dietro ai due che andranno al ballottaggio, cioè Walter Tesauro (sostenuto tra gli altri da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati e Democrazia Cristiana Sicilia Nuova) e Annalisa Petitto (civica sostenuta dal centrosinistra).

Rovigo
A Rovigo si andrà al ballottaggio, per poco: la candidata della destra Valeria Cittadin ha preso poco più del 49 per cento dei voti, mentre il sindaco uscente Edoardo Gaffeo il 28. Gaffeo era sostenuto dal Movimento 5 Stelle e due liste civiche; alle elezioni del 2019 fu sostenuto dal PD, che invece a questo giro sosteneva Franco Tosini, che ha superato di poco l’8 per cento. Vista la distanza tra i due candidati l’esito del ballottaggio al momento potrebbe sembrare scontato: Gaffeo però già nel 2019 vinse un po’ a sorpresa dopo aver preso solo il 25 per cento al primo turno.

Cremona
Anche a Cremona, in Lombardia, si andrà al ballottaggio tra il candidato sostenuto dalla coalizione di destra, Alessandro Portesani, e il candidato del centrosinistra Leonardo Virgilio, appoggiato dal PD e da tre liste civiche. La distanza tra i due candidati è minima: Portesani ha ottenuto poco più del 43 per cento dei voti, Virgilio poco meno del 42. Nel concreto tra loro c’è una distanza di circa 400 voti.

Biella
È stato eletto sindaco Marzio Olivero, sostenuto dalla coalizione di destra, con il 53,81 per cento dei voti, quasi 20 punti in più di Marta Bruschi, candidata di centrosinistra sostenuta da PD, M5S e AVS. Il sindaco uscente, Claudio Corradino della Lega, non poteva ricandidarsi perché aveva già fatto due mandati.

Vercelli
A Vercelli si andrà al ballottaggio: Roberto Scheda, sostenuto da FdI, Lega e Forza Italia, ha preso quasi il 38 per cento, mentre Gabriele Bagnasco il 25,6. Quest’ultimo era sostenuto da PD e AVS, mentre il Movimento 5 Stelle presentava una propria candidata, Valentina Bruson, che ha preso il 2,27 per cento (cioè solo 467 voti). Anche Azione e Stati Uniti d’Europa (cioè la lista formata da Italia Viva e +Europa) sostenevano un proprio candidato, Fabrizio Finocchi, che ha superato il 5 per cento. Il sindaco uscente Andrea Corsaro, che nella scorsa giunta era stato sostenuto dai partiti di destra, si ricandidava con una propria lista civica e ha preso più del 10 per cento.

Verbania
Anche a Verbania il nuovo sindaco si saprà solo dopo il ballottaggio: Riccardo Brezza del centrosinistra (sostenuto tra gli altri da PD e M5S) ha preso il 37 per cento, mentre il candidato civico Giandomenico Albertella ha preso il 30. Non andrà al ballottaggio invece la candidata della destra Mirella Cristina (ha preso il 18,6 per cento). La sindaca uscente era Silvia Marchionini del PD.

Cesena
È stato eletto al primo turno Enzo Lattuca del centrosinistra, sostenuto da PD, M5S e AVS, oltre a diverse liste civiche. Ha vinto nettamente, prendendo il 65 per cento contro il 26 del principale sfidante, Marco Casali, sostenuto dalla destra.

Forlì
A Forlì, che fa provincia insieme a Cesena, è stato eletto al primo turno il candidato della destra Gian Luca Zattini, di poco: ha preso il 50,63 per cento dei voti, contro il 46,28 del candidato sostenuto da PD, M5S e AVS, Graziano Rinaldini.

Ferrara
Com’era prevedibile, a Ferrara è stato rieletto il sindaco uscente Alan Fabbri, della Lega e sostenuto anche dagli altri partiti della coalizione di destra. È un sindaco molto popolare, ha preso quasi il 58 per cento dei voti contro il 36 del principale sfidante, Fabio Anselmo, sostenuto da una coalizione di centrosinistra con PD e M5S.

Reggio Emilia
A Reggio Emilia è stato eletto Marco Massari, civico sostenuto da un’ampia coalizione di centrosinistra con PD, M5S, Europa Verde, Azione e Stati Uniti d’Europa. Ha preso il 56 per cento. La città è governata dal 1948 dalla sinistra o dal centrosinistra, e anche il sindaco uscente Luca Vecchi era del PD. Il candidato della destra Giovanni Tarquini ha preso il 33 per cento.

Vibo Valentia
A Vibo Valentia, in Calabria, si andrà al ballottaggio: Roberto Cosentino, che era sostenuto da una coalizione di centrodestra con dentro Forza Italia e Fratelli d’Italia (ma non la Lega), ha preso il 38 per cento; Francesco Romeo (sostenuto da PD e M5S) ha preso circa il 32 per cento.

3 risposte »

  1. A Campobasso per errore era già stato dato per eletto il candidato sindaco del centrodestra Aldo De Benedittis con il 52 per cento dei voti: la piattaforma del ministero dell’Interno Eligendo non aveva però tenuto conto anche dei cosiddetti voti disgiunti, cioè quelli dati a un candidato al consiglio comunale che non rientrava nelle liste del candidato sindaco scelto. Dopo il riconteggio i voti di De Benedittis sono scesi al 48,3 per cento, portandolo così sotto la soglia del 50 per cento necessaria per essere eletti al primo turno nei comuni con più di 15mila abitanti.

    Come per altri comuni anche per l’elezione del sindaco di Campobasso servirà dunque il ballottaggio, che si terrà il 23 e il 24 giugno tra De Benedittis e Marialuisa Forte, dirigente scolastica sostenuta dal centrosinistra che ha ottenuto il 31,8 per cento dei voti. Campobasso è governato dal Movimento 5 Stelle dal 2019, quando fu eletto Roberto Gravina, che però si dimise nel 2023 dopo essersi candidato alla presidenza della regione (perse e venne eletto in consiglio regionale). A lui subentrò Paola Felice.

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  2. Alla fine a Lecce servirà il ballottaggio, il 23 e il 24 giugno, per eleggere il prossimo sindaco. Lecce era l’unico capoluogo in cui si era votato alle amministrative di sabato 8 e domenica 9 giugno in cui lo scrutinio dei voti non si era concluso. Mancavano ancora circa 2.200 voti di 4 sezioni su 102, in cui erano state segnalate alcune incongruenze nei verbali redatti dai presidenti. Giovedì pomeriggio è terminato il riconteggio delle schede elettorali di queste 4 sezioni. Alla fine al ballottaggio andranno la candidata del centrodestra, Adriana Poli Bortone, che si è fermata al 49,95 per cento dei voti, mancando di pochissimo l’elezione al primo turno (le sarebbero serviti 24 voti in più per superare il 50 per cento), e il candidato del centrosinistra, il sindaco uscente Carlo Salvemini, che ha preso invece il 46,3 per cento.

    Tra loro c’è una distanza di 1.680 voti: Poli Bortone ne ha presi 26.053, Salvemini 24.373. Al ballottaggio potrebbero essere decisivi i voti degli altri due candidati, che sommati hanno preso il 3,31 per cento. Le liste civiche di Alberto Siculella e Agostino Ciucci hanno ricevuto rispettivamente 890 e 837 voti. Giovedì Poli Bortone, già sindaca di Lecce dal 1998 al 2007, ha ripreso la campagna elettorale, parlando però in una conferenza stampa di «stranezze di queste elezioni, pensate che in alcune sezioni le schede nulle sfiorano il 10 per cento». Salvemini le ha risposto: «Non mi piace che venga suggerito che qualcosa di opaco sia accaduto nei seggi, ne va dell’immagine della nostra città».

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