
Gli exit poll sono appena usciti e già arrivano le congratulazioni. Dalla vicina Francia, Marine Le Pen: «Una performance spettacolare, di un popolo che rifiuta di veder estinguersi la fiamma della speranza». Dall’Ungheria, un po’ meno lontana, Viktor Orbán: «Ecco il vento del cambiamento». Gli ultrasovranisti di Geert Wilders sono il primo partito, con 37 seggi su 150; più del doppio dei 17 conquistati nel 2021, e parecchi di più dei 24 dei Liberali, favoriti nei sondaggi. «Siamo delusi», ha detto la leader liberale Dilan Yesilgoz-Zegerius, nota finora per il suo aplomb, congratulandosi seccamente con «i vincitori: Wilders, e Timmermans».
Ha fatto un po’ meglio del previsto l’animale a due teste formato da laburisti e verdi, che hanno proposto come premier l’ex commissario europeo Pieter Omtzigt e convinto gli elettori ad assegnare loro 25 seggi; e se ora sono il secondo partito è anche per il consueto «effetto Wilders», che da almeno tre elezioni sbalza a sinistra più di qualche voto degli indecisi, per arginare il sovranista. Solo quarto, con venti seggi, il Nuovo Contratto Sociale fondato dall’economista Pieter Omtzigt, che per settimane ha guidato i sondaggi ma ha perso sprint a fine campagna, anche per le dichiarazioni del leader che sosteneva di non essere certo di voler fare il premier. Il suo era un partito fondato tre mesi fa; e certo il «nuovo che avanza», seppure con il volto dell’eterno spauracchio di ultradestra Geert Wilders, ha travolto l’establishment degli ultimi 13 anni. Via Mark Rutte, via la leader dei Laburisti Attje Kuiken, via più di metà dei parlamentari, che non si sono ricandidati.
Vittima sacrificale, come previsto, il partito progressista D66 (fondato nell’idealista 1966) che se nel 2021 aveva potuto sostenere il governo Rutte con 24 seggi in Parlamento oggi se ne aggiudica appena 9. Meteora, ma nemmeno troppo, il partito dei contadini BoerBurgerBeweging, che alle regionali della scorsa primavera aveva sbaragliato i partiti di governo, con rivendicazioni anti-ambientaliste e un esplosivo euroscetticismo: oggi alla Camera Bassa si aggiudicano 7 seggi, 6 più del singolo posto che vi occupavano.
«Il partito dei contadini e la sua parabola sono un promemoria di quanto gli umori degli olandesi siano volatili», commenta lo scrittore Tojne Heijman, che per anni ha tenuto una rubrica sul quotidiano de Volkskrant dedicata alla quotidianità degli olandesi comuni. «C’è sempre una novità, che catalizza un malcontento sempre più forte. E campagne sempre più violente, che finiscono in un solo modo: disaccordo pubblico, accordi tra politici a porte chiuse». Quest’ultima fase, questa volta, sembra la più difficile. Wilders guida il primo partito, ma tutti gli altri hanno escluso di governare con lui; e anche i liberali, che pure lo avrebbero accettato come alleato in un governo a loro trazione, non vogliono sostenerlo come premier. Ma i conti non tornano senza di lui. Timmermans ha escluso ogni alleanza; e raggiungere la maggioranza, di 76 seggi, sarebbe più facile per una coalizione in cui a supportarlo siano gli altri due maggiori partiti, i liberali e Nsc. Il cui sostegno non è scontato. A formare il governo precedente si erano impiegati 9 mesi, ma questa volta è necessario chiudere prima per arrivare pronti all’appuntamento di giugno con le Europee.
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