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L’idea alla base di Non sono una signora, il programma di Rai2 condotto da Alba Parietti, è forte sia perché permette a diversi uomini del mondo dello spettacolo di mettersi in gioco in una veste che fino a non molto tempo fa era considerata inappropriata, e sia perché è importante per il pubblico capire che certi tabù sono superati e occorre guardare al mondo drag con più rispetto e ammirazione. Partendo neanche troppo alla lontana dal modello offerto da Drag Race – in giuria, non a caso, siede anche la vincitrice della prima edizione italiana, Elecktra Bionic -, Non sono una signora sceglie una formula di per sé intrigante e avvincente: portare diversi uomini noti a calarsi nei panni di una drag queen studiandone le mosse e il portamento al fine di convincere gli esperti a votare per loro. La cosa che funziona – e qui c’entra un po’ il meccanismo alla base de Il cantante mascherato – è che il pubblico non sa l’identità delle drag fino a quando non vengono eliminate: solo in quel momento scopriamo finalmente l’identità di chi si nasconde sotto quintalate di trucco e mascara.

Insieme, quindi, a una giuria di drag queen professioniste pronte a giudicare la performance dei concorrenti – oltre alla già citata Bionic, ci sono anche Vanessa Van Cartier, drag italo-belga vincitrice del titolo di Miss Continental, e Maruska Starr, cantante drag con oltre dieci anni di esperienza – ecco anche due coppie di investigatori alle prese con le ipotesi e le teorie su chi possa nascondersi dietro la parrucca e i tacchi a spillo. Questi ultimi sono Mara Maionchi insieme a Filippo Magnini, una vera rivelazione visto che fin dalla prima puntata si mostra spigliato e brillante, e Sabrina Salerno insieme a Cristina D’Avena, finalmente protagonista di uno spettacolo televisivo che la valorizzi. Vedere gli investigatori confrontarsi e dettare il ritmo del programma è una mossa azzeccata perché, esattamente come loro, anche il pubblico a casa si diverte a indovinare dai tratti somatici chi possano essere le drag protagoniste di Non sono una signora – al momento, tra gli altri, abbiamo visto sfilare anche Rocco Siffredi, Patrizio Rispo, Sergio Muniz, Fabio Fulco e Paolo Ciavarro, tutti impegnati non solo a divertirsi, ma anche a dimostrare che l’omofobia deve essere combattuta non solo dalla comunità Lgbtq+, ma anche da uomini eterosessuali capaci di riconoscere che «gay» non è un’offesa -, spesso azzeccando prima del verdetto.
Che cos’è, allora, che funziona meno del programma prodotto da Fremantle, adattamento del format internazionale Make Up Your Mind che vanta la direzione artistica di Nick Cerioni? Purtroppo i punti deboli sono due: il ritmo, che dovrebbe essere aiutato da un montaggio più serrato e accattivante, e la conduttrice Alba Parietti che, nonostante abbia dimostrato in passato di essere più che brava a reggere un programma di prima serata – ricordate Grimilde? – in Non sono una signora sembra incredibilmente spenta, ingabbiata chissà percome e chissà perché in una griglia che le impedisce di essere sé stessa. Schiava del gobbo e delle indicazioni degli autori, Parietti non riesce a essere la guida giusta di un carrozzone che, forse, avrebbe meritato un Virgilio più sul pezzo come Tommaso Zorzi, orfano proprio di Drag Race Italia.
Vero colpo di teatro è stato nel momento dei saluti finali quando – dopo un inatteso cambio d’abito – la Parietti ha deciso di andare per la prima volta a braccio e, ricordando l’appuntamento con la seconda puntata, ha pronunciato in maniera totalmente errata lo slogan del programma: “Non siate Signora, siate regine” nonostante la citazione di Lady Gaga fosse “non siate noiose, siate regine” (ovvero “don’t be a drag, just be a queen”). Per non parlare di quando ha ribattezzato un singolo di Elodie come “Il Bagno di Mezzanotte”.
Come detto in apertura, la distanza di oltre sette mesi dalla reale data di messa in onda si è fatta sentire tutta. Ad esempio, nel corso della prima puntata, Lorenzo Amoruso ha affermato di essere sentimentalmente legato ad una ex reginetta di bellezza (riferendosi a Manila Nazzaro) e di aver accettato di fare la drag per capire meglio il suo lato femminile e quindi anche la sua compagna. Peccato però che Amoruso sia separato dalla Nazzaro da oltre tre mesi. Inoltre si è fatto riferimento all’impossibilità di vedere in gara Enrico Montesano in quanto impegnato in altre trasmissioni; il programma fu registrato a Milano mentre a Roma andava in onda Ballando con le Stelle 2022.
Malissimo anche la scelta di trasmettere una (seppur carina) performance lampo di Vanessa Van Cartier sulle note di due brani di Tina Turner senza però cogliere l’occasione per omaggiarla: la cantante statunitense è morta lo scorso maggio ma all’epoca delle registrazioni del programma nessuno avrebbe potuto immaginare il triste evento. La produzione non si è degnata nemmeno di fare una aggiunta.
Il programma realizzato con mezzi e budget per la messa in onda in periodo di garanzia, ha messo a segno ascolti da serie tv estiva: l’attesissima puntata d’esordio ha registrato il 6.5% di share e 987mila spettatori, poco meno di quelli che fa lo stesso canale con le puntate di Delitti in Paradiso. Per una prima puntata di uno show così tanto discusso, era lecito aspettarsi qualcosina in più.
Cifre a parte, restano nell’aria ancora alcuni dubbi: non sappiamo cosa passava per la mente all’ex direttore Stefano Coletta quando ha deciso di affidare ad Alba Parietti la conduzione di un format importato dal Belgio; non sapremo mai quanto budget è stato speso per realizzare questo show dirottato senza senso alcuno fra giugno e luglio; così come non sapremo mai se Non Sono una Signora è stato davvero fatto slittare di sette mesi per controversie politiche o semplicemente perché valutato di scarsa fattura.
L’unica cosa che sappiamo è che Rai Due ha involontariamente chiuso il suo giugno 2023 con uno show che sprizza “Pride Month” da ogni inquadratura, con un prodotto chiaramente di nicchia e che tutto sommato valeva la pena salvare, nel nome dell’inclusività. ⭐ Anche se per gioco.
Nel complesso, insomma, il programma funziona, ma è perfettibile: non sappiamo se sarà rinnovato – considerando che ci ha messo mesi per vedere la luce – ma, se così fosse, consigliamo la Rai e Frementle di investirci correndo ai ripari dove si può, perché di programmi del genere abbiamo un disperato bisogno. Soprattutto sulla tv pubblica, che nella sua lunga storia ha spesso ospitato performer en travesti incredibili come Paolo Poli.
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