Il Referendum costituzionale in Italia del 2020 è stato il passo decisivo verso la legge che ha ridotto il numero dei parlamentari: lo scopo era “tagliare i costi della politica”, ma l’ultimo bilancio della Camera dei Deputati dice che in realtà la spesa è rimasta la stessa. Dunque, nonostante il numero di deputati sia sceso da 630 a 400, la dotazione finanziaria della Camera non è cambiata. In più, i principali artefici della riforma del taglio dei parlamentari ne hanno beneficiato. Com’è possibile? Le risposte si trovano nel bilancio triennale approvato dall’Ufficio di presidenza a luglio 2022.
Nonostante il taglio del numero dei deputati, da 630 a 400, la Camera continua a costare allo stesso modo. Come si legge nel bilancio di previsione approvato dall’Ufficio di presidenza a luglio 2022 poco prima della caduta del governo Draghi, la dotazione annuale è rimasta uguale per il triennio 2022-2024: poco più di 943 milioni di euro.
Se alcuni capitoli di spesa sono diminuiti, altri sono aumentati, bilanciandosi a vicenda e permettendo ad altre voci di restare invariate. Ad esempio, il fondo per le indennità dei parlamentari è diminuito dai 145 milioni del 2022 ai 93 milioni del 2024, ma la voce “Contributi ai gruppi” è rimasta costante: 30,8 milioni l’anno fino al 2024, nonostante i 230 deputati in meno. Se dunque nella legislatura con 630 seggi ogni deputato percepiva 49 mila euro l’anno, con 400 seggi la cifra sale a 77 mila.
Vito Crimi e Paola Taverna, rispettivamente ex senatori del Movimento 5 Stelle, a causa del limite dei due mandati non sono stati candidati alle ultime elezioni, ma sono “rientrati” in Parlamento come collaboratori dei gruppi parlamentari di Camera e Senato del M5S. L’incarico durerà per i cinque anni della legislatura, con una retribuzione che dovrebbe essere di circa 70mila euro l’anno. Una forma di “compensazione”, per la loro esclusione dalle elezioni a causa delle regole interne del Movimento.
È legittimo che i gruppi si avvalgano di collaborazioni esterne per l’esercizio del loro mandato, ed è una cosa che fanno tutti i gruppi, in ogni legislatura. Ma è curioso che proprio chi ha promosso la riforma ora in qualche modo ne possa beneficiare. Così, in questa legislatura, la prima con 230 deputati in meno, il budget a disposizione è rimasto lo stesso: gli sbandierati “tagli ai costi della politica” non ci sono stati.
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