Europa

Lettonia, tracollo dei partiti filo-russi

C’era anche la Lettonia tra i Paesi in cui si sono svolte le elezioni politiche lo scorso weekend. E oltre al risultato riguardante i singoli partiti l’attenzione internazionale era rivolta ai riflessi sulla sua situazione geopolitica essendo questo territorio uno dei più a est della Nato e confinante con la Russia di Putin. Con le vicine Lituania ed Estonia Riga si era distinta nelle ultime settimane non solo per aver immediatamente aderito alle sanzioni contro Mosca per l’aggressione all’Ucraina ma anche per provvedimenti specifici presi per significare la sua solidarietà a Kiev e Zelenski. Si può dire che il voto abbia premiato il centro destra con la significativa affermazione di Nuova Unità, il partito del Primo Ministro uscente Krisjanis Karins, che ha ottenuto il 19% e che probabilmente sarà destinato alla formazione di un nuovo Governo di coalizione, presieduto dallo stesso Premier. Karins ha il doppio passaporto lettone e americano (è nato in Delaware) e nell’ultima legislatura è distinto per le sue posizioni europeiste ed atlantiche. Questo risultato è stato il primo segnale di quanto sia stata apprezzata dall’elettorato la sua politica anti Putin. Il secondo riguarda il voto della minoranza russofona del Paese che costituisce circa un quarto della popolazione. Il partito Armonia che ne raccoglieva i consensi e che, alle precedenti elezioni, era stato il più votato, non ha raggiunto la soglia di sbarramento del 5% ed è rimasto fuori dal Parlamento. Ciò nonostante il tentativo effettuato dai suoi dirigenti, negli ultimi giorni di campagna elettorale, di prendere le distanze da Putin. E inoltre anche l’altro partito russofono, l’Unione russa di Lettonia, con il suo misero 3, 6% ha subito la stessa sorte. Ha invece riportato il 7% Per la stabilità, una formazione antieuropeista e fautrice di una politica di collaborazione con Mosca (ma non necessariamente con Putin). Una buona affermazione è stata riportata da Alleanza nazionale, un formazione sovranista di destra ma molto ostile nei confronti della Russia. Da lunedì sono già iniziati gli incontri tra i leader dei partiti e il Presidente della Repubblica Egils Levits che poi affiderà l’incarico (molti probabilmente a Karins) per la formazione del nuovo Esecutivo. La Lettonia continuerà quindi a rafforzare ulteriormente la sua posizione filo occidentale e anti russa che l’ha vista in prima linea nell’assumete decisioni che hanno suscitato anche qualche perplessità. In particolare quella di vietare o limitare moltissimo gli ingressi turistici di cittadini russi che potrebbe ripercuotersi contro proprio quei cittadini che cercano di fuggire dalle persecuzioni politiche di Putin. O come quella, in discussione al Parlamento di Riga di vietare l’uso della lingua russa in diversi ambiti tra i quali gli uffici pubblici. La giustificazione di questo provvedimento di utilizzare lingue europee nei documenti pubblici cozza evidentemente contro i diritti di una minoranza linguistica considerando che il 37% della popolazione parla la lingua russa. Un diritto e un principio, tra l’altro, inviolabili per l’Unione europea alla quale la Lettonia aderisce fin dal primo maggio del 2004. Il sentimento anti russo prevalente genera anche questi eccessi.

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