Europa

Alice Weidel, leader lesbica dell’estrema destra tedesca

Alice Weidel

Alice Weidel è dichiaratamente lesbica, convive con la sua compagna svizzera, Sarah Bossard, con la quale ha due figli, ed è la numero 2 del partito di estrema destra tedesco AfD (Alternative für Deutschland Alternativa per la Germania ndt), attualmente isolate dalle altre forze politiche tedesche per evidenti connessioni con movimenti neo-nazisti.

Classe 1979, nata a Gütersloh (nord-ovest, Renania Settentrionale-Vestfalia), dal 2017 Weidel è co-presidente del gruppo parlamentare di AfD al Bundestag. Economista di formazione, Weidel ha conseguito un dottorato in economia presso l’Università di Bayreuth e ha lavorato presso soggetti finanziari globali, come Goldman Sachs e Allianz Global Investors, prima di entrare in politica. Weidel è considerata il volto moderato di AdF Alternative für Deutschland, il cui segretario Tino Chrupalla ha invece posizioni più estremiste e si dichiara convinto sostenitore di Putin.

Alice Weidel è una figura complessa, la cui contraddittoria e inarrestabile ascesa ben descrive l’attuale crisi delle democrazie liberali. La leader dell’AfD raramente si è esposta come lesbica, sebbene non l’abbia mai nascosto, pur di non scalfire la propria scalata nell’AfD, partito da sempre ostile a temi come matrimonio egualitario e diritti delle coppie omosessuali. L’AfD si è sempre opposto anche al diritto di adozione per le coppie lesbiche e gay.

Sui due figli di Weidel e Bossard non si hanno notizie circa la modalità di concepimento. Non sono mai stati resi pubblici dettagli precisi su come siano nati o su quale metodo la coppia abbia scelto per il proprio legittimo progetto genitoriale. Non ci sono informazioni confermate riguardo all’adozione o all’uso della maternità surrogata, che in Germania è illegale.

Weidel ha più volte criticato quella che definisce la “politicizzazione” delle questioni lgbt, ritenendo che non debbano essere prioritarie nell’agenda politica, in contrasto con la sua stessa vita privata. Un’ambivalenza che ha sollevato critiche sia da parte di attivisti LGBTQ+, sia da parte di alcuni segmenti reazionari della sua base elettorale, che potrebbero non gradire l’idea di una donna lesbica al comando che sostiene diritti paritari per le minoranze.

Weidel ha definito l’alleanza contro l’AfD come “antidemocratica” e ha ricordato che il suo partito rappresenta ormai una fetta significativa dell’elettorato in regioni come la Turingia e la Sassonia, dove AfD ha ottenuto più del 30% dei voti.

Weidel ha brandito anche lo spauracchio della “Dexit“, e cioè una Brexit alla tedesca: l’uscita della Germania dall’Unione Europea. Secondo Weidel è un’opzione possibile. Qualora l’Unione Europea non rispetti gli interessi vitali della Germania – ha spiegato Weidel – la Germania potrebbe trovarsi costretta a recuperare parte della sua sovranità, lasciando l’Unione Europea. Weidel ha dato linfa alla propaganda anti-UE durante l’intervista a Repubblica, affermando che la Germania può sopravvivere senza l’UE, ma l’Unione, al contrario, secondo la leader ha bisogno della Germania. Un non troppo velato ricatto giunto a tutte le cancellerie d’Europa e non solo. L’ipotesi di una Dexit potrebbe essere il prossimo cavallo di Troia della internazionale di destra, per far saltare il progetto di federazione dell’Unione Europea, qualora Trump vincesse le presidenziali USA di novembre.

Weidel ha inoltre respinto le accuse di radicalizzazione e di vicinanza ai movimenti neo-nazisti di cui è accusata l’Alternative für Deutschland, in particolare riguardo al suo collega di partito Björn Höcke, esponente della sezione del partito in Turingia (dove AfD è diventato primo partito alle elezioni locali dello scorso weekend), spesso associato a idee vicine al neonazismo. Höcke ha fatto dichiarazioni revisioniste sulla storia tedesca, criticando il memoriale dell’Olocausto a Berlino. È anche sostenitore di politiche autoritarie e ha espresso posizioni favorevoli alla Russia di Vladimir Putin.

Imbarazzata dalle popolose sacche di estremisti neonazisti che moltiplicano i voti del suo partito nell’ex Germania dell’Est, Weidel ha dichiarato tuttavia che l’AfD non è né radicale né estremista, e ha accusato i servizi segreti tedeschi e altri esponenti politici di abusare del proprio potere per mettere in cattiva luce il suo partito. È la retorica del complotto liberale che connota le estreme destre occidentali, retorica che in Italia conosciamo molto bene, utilizzata anche da Donald Trump nelle ore del tentato assalto di Capitol Hill e durante la corrente campagna elettorale in USA.

Sulle questioni lgbt Alice Weidel, pur essendo apertamente lesbica e convivendo con la sua compagna Bossard, ha assunto una posizione ambigua sui diritti durante tutta la sua carriera politica.

In passato, Weidel ha affermato che “le questioni di genere e di orientamento sessuale non devono diventare un’ossessione politica“, minimizzando la rilevanza di queste tematiche rispetto alle priorità dell’AfD, come l’immigrazione e la sovranità nazionale. In un’intervista del 2017, ha chiarito di non ritenere il matrimonio egualitario una questione prioritaria per il partito e ha criticato la decisione del Bundestag di approvare il matrimonio tra persone dello stesso sesso, definendola “controproducente” in quanto imposta dall’alto senza un adeguato dibattito pubblico.

Una posizione che si allinea con l’orientamento dell’AfD, che votò contro il matrimonio egualitario nel 2017 e che nel corso degli anni ha più volte espresso la propria opposizione all’adozione per coppie omosessuali. Nonostante l’esperienza personale di madre in una relazione omosessuale, Weidel non ha mai pubblicamente criticato il programma del partito, fortemente avverso alle famiglie omogenitoriali.

Una posizione ideologica, che lascerebbe intendere un’integerrima rettitudine da parte di Weidel. Salvo poi scoprire, nel 2018, che l’AfD intascò 130mila euro in donazioni illegali da una società farmaceutica svizzera, soldi a sostegno proprio della campagna di Alice Weidel (in Germania sono vietate donazioni da fonti straniere). Weidel all’inizio negò di essere a conoscenza della provenienza illecita dei fondi, ammettendo di essere a conoscenza del finanziamento. L’AfD fu multata per 400.000 euro. Nonostante lo scandalo, Weidel mantenne la sua posizione di leadership all’interno del partito.

In un’intervista del 2020 con la Süddeutsche Zeitung, Weidel ha spiegato che, sebbene rispetti le opinioni degli altri, non considera “appropriato fare campagne politiche basate sulla vita privata”. Un’argomentazione tipica dei politici LGBTIAQ+ di destra: separare la sfera personale da quella politica, per sviare le accuse di incoerenza.

Weidel nella sua carriera politica ha anche evitato di pronunciarsi in maniera esplicita su episodi di omofobia e discriminazione nei confronti delle persone LGBTQ+ in Germania. Anche se, va specificato, non ha mai sostenuto attivamente posizioni omobitransfobiche. Un silenzio strumentale a non irritare la base reazionaria, a tratti neo-nazista, del suo partito, orientato a una sovranità di popolo conformato e dai valori tradizionali: un brodo ideologico che ricorda il suprematismo bianco americano e quello ariano.

1 risposta »

  1. Una profonda crisi di governo, due anni di recessione, un elettorato sempre più polarizzato: i sintomi per una risalita dell’estrema destra, in Germania, ci sono tutti. Del resto l’AFD – Alternative für Deutschland il partito nazionalista, euroscettico, anti-LGBTQIA e anti-immigrazione tedesco – ha nelle scorse elezioni regionali di settembre riscontrato un vertiginoso aumento dei consensi in Turingia, Sassonia e Brandeburgo, toccando in alcuni casi soglie del 30%.

    La sfiducia all’attuale cancelliere Olaf Scholz chiamerà i tedeschi alle urne ben prima della data precedentemente stabilita: le parlamentari sono oggi fissate al 23 febbraio, e intanto i sondaggi accreditano l’AFD stabilmente sopra il 20%, talvolta con picchi che raggiungono 21%. Il che li rende la seconda forza politica del Paese, dietro soltanto alla CDU/CSU di Friedrich Merz.

    Cavalcare una cresta dell’onda così impetuosa non è però un compito per tutti. E così, dopo settimane di intense valutazioni, l’AFD ha finito per confermare la leadership della 45enne Alice Weidel – co-presidente del partito dal 2017 –, eleggendola ufficialmente a candidata cancelliera durante l’assemblea del partito tenutasi a Riesa, in Sassonia.

    Lesbica, in una relazione con la produttrice cinematografica srilankese Sarah Bossard, svizzera di origini cinesi, con la quale vive in Svizzera con due figli, Weidel ci tenne a ribadire sette anni fa che il suo paradossale ingresso nelle frange dell’estrema destra non è accaduto “nonostante” la sua omosessualità, “ma proprio per questo motivo”. Una figura profondamente contraddittoria non restia a toni violenti e intimidatori nello stile AFD, ma forse proprio per questo motivo in possesso del carisma che servirà per gestire le concitati elezioni anticipate di fine febbraio.

    Il programma politico in salsa nazionalista di Alice Weidel

    Toni accesi e retorica populista, abilmente avvolti in un’eleganza accademica e sostenuti da un curriculum capitalista di tutto rispetto in Goldman Sachs e Allianz Global Investors: nelle scorse settimane, Alice Weidel ha dimostrato una notevole capacità di portare al centro del dibattito i temi cardine della strategia dell’AFD.

    Con maestria e contrapponendosi all’atteggiamento più estremista del collega filonazista Björn Höcke in Turingia, ha giocato la carta del “buon senso”, calibrando ogni intervento per amplificare il consenso, ma senza rinunciare a testare nuovi limiti per la propria retorica.

    Un equilibrio sapiente tra provocazione e astuzia comunicativa che la leader di AFD ha sfruttato negli scorsi mesi per introdurre tematiche di anti-immigrazione, anti-ambientalismo, anti-LGBTQIA+, scalando sempre un pochettino di più la marcia fino ad arrivare, negli scorsi giorni, a parlare di una deportazione di massa degli immigrati irregolari.

    Cosa faremo se al timone ci saremo noi?” ha tuonato dal palco del Congresso AFD. “Vogliamo cancellare ogni forma di sostegno per coloro che non hanno diritto di restare e realizzare un rimpatrio in grande stile. Voglio essere molto chiara: se dobbiamo chiamarla re-migrazione, allora significa davvero re-migrazione“.

    Weidel è dunque determinata a “mettere fine alla dissoluzione dei valori tedeschi”, promettendo una revisione delle politiche migratorie che includa respingimenti immediati ai confini e un incremento delle espulsioni per chi non rispetta i requisiti di soggiorno. Sul piano economico, propone incentivi alle imprese nazionali e un taglio netto alle tasse per il ceto medio, accompagnato da una lotta contro quella che definisce “l’agenda climatica ideologica” dell’Unione Europea e le sue “pale eoliche della vergogna”.

    Strizzando l’occhio, naturalmente, a Mosca: se da una parte la leader di AFD è infatti intenzionata a smarcare la Germania dalla dipendenza UE minacciando la “Dexit”, non disdegna invece di allacciare nuovi legami ad est paventando la riapertura del Nord Stream – il tunnel del gas Russo distrutto pochi mesi dopo lo scoppio della guerra in Ucraina.

    Temi declinati in modo pragmatico, digeribile e abbinati a un carisma comunicativo diretto, che sembrano intercettare sempre di più un malcontento diffuso soprattutto nelle regioni dell’ex Germania dell’Est.

    Un atteggiamento che nelle ultime settimane le ha fruttato l’endorsement di Elon Musk, il quale ha scritto su X: “Solo AFD può salvare la Germania”. Pochi giorni fa, durante un intervento a Riesa, in Sassonia, la leader di AFD ha potuto contare nuovamente sul supporto del magnate di Tesla. Musk ha infatti messo a disposizione la sua piattaforma X per trasmettere in streaming il Congresso del partito, rendendolo accessibile anche tramite il suo profilo personale. In una recente intervista concessa a Musk proprio su X, Weidel aveva inoltre dichiarato che “Hitler era comunista”, sostenendo che etichettarlo come uomo di destra sia stato un errore storico e giustificando questa posizione con le politiche di nazionalizzazione delle imprese attuate dal regime nazista.

    Ma l’aspetto che senza dubbio rende Alice Weidel una delle esponenti AFD più controverse è la sua stessa identità: lesbica dichiarata, madre di due figli con la compagna Sarah Bossard, che non ha mai sposato nonostante in Germania esista l’istituto egualitario del matrimonio per coppie omosessuali, vive una vita che contrasta apertamente con molte delle posizioni del suo partito, notoriamente ed intrinsecamente contrario ai matrimoni egualitari e alla promozione dei diritti LGBTQIA+.

    Eppure, in un’intervista del 9 gennaio, Weidel ha nuovamente ribadito che l’AFD è “l’unica vera potenza protettrice per gay e lesbiche in Germania, sostenendo che altre istituzioni, comprese chiese, sindacati e associazioni omosessuali, lavorano inconsapevolmente contro gli interessi delle persone LGBTQIA+, poiché ignorano i pericoli derivanti dall’aumento della popolazione musulmana nel paese, che secondo lei porta con sé un’intolleranza verso lo stile di vita omosessuale.

    Weidel ha continuato: “La difesa del proprio stile di vita attraverso la creazione di sicurezza interna e la preservazione delle nostre conquiste culturali e civili è probabilmente la ragione principale per cui le persone si avvicinano a noi“.

    Dall’altra parte, però, la candidata cancelliera per AFD ha espresso posizioni contrarie al matrimonio egualitario e all’adozione per le coppie dello stesso sesso. Ha dichiarato di sostenere la protezione della “famiglia tradizionale e si oppone al matrimonio tra persone dello stesso sesso, pur supportando altre forme di convivenza.

    Quando interrogata sulle sue contraddizioni, Weidel si difende sostenendo che ognuno dovrebbe essere libero di vivere come vuole, ma senza imporre l’ideologia gender: “A scuola i bambini devono studiare tedesco, matematica e scienze. La questione del genere e il vocabolario LGBTQIA+ non sono adatti alle mura scolastiche ma a quelle di casa“. Tuttavia, per molti attivisti, Weidel è un paradosso vivente: una persona che beneficia dei diritti per i quali altri lottano, ma che contribuisce a un discorso politico che rischia di eroderli.

    Molti vedono la sua posizione come una forma di strumentalizzazione: una carta giocata per mostrare un volto più moderato del partito senza cambiare la sua sostanza profondamente conservatrice. E l’assenza di proposte concrete a favore dei diritti LGBTQIA+ nel programma dell’AFD non fa che rafforzare questa percezione.

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