
Alla fine Zdravko Krivokapic ce l’ha fatta: venerdì 4 dicembre il Parlamento di Podgorica ha dato la fiducia la nuovo Governo del Montenegro, il primo senza i socialisti. Ci sono volute un paio di settimane in più del previsto a causa del coronavirus che ha colpito alcuni esponenti di primo piano dei partiti che conducevano le trattative ma alla fine i 41 deputati di cui disponeva la coalizione hanno votato senza defezioni. Il Presidente della Repubblica Milo Dukanovic leader dei socialisti e uomo che ha condizionato i destini del piccolo Stato balcanico fino dalla sua indipendenza ottenuta nel 2006 con un referendum che sancì la fine della Federazione tra Serbia e Montenegro, ha dovuto prendere atto del risultato delle ultime elezioni politiche dello scorso agosto.
Dukanovic si è mosso correttamente da garante della Costituzione come il suo ruolo prevedeva ma certamente negli ultimi mesi che hanno preceduto il voto il suo partito il Pds, ha cercato con ogni mezzo , politico e non solo, di impedire la perdita del potere. Sono state evidenziate dai socialisti le contraddizioni interne e internazionali sulle quali si muoveva la coalizione di Krivokapic e non sono mancati tentativi di acquisizione clientelare di deputati.
Ma ” Il futuro del Montenegro” movimento filo serbo, ” La pace è la nostra nazione” liberale e europeista e ” Nero e Bianco” progressista filo americano, i tre partiti usciti vincitori dal voto, hanno mantenuto compatta la promessa fatta agli elettori di voltare pagina. Dietro a loro si è impegnata notevolmente la Chiesa ortodossa dopo che Dukanovic aveva fatto approvare una legge che assegnava allo Stato alcune proprietà immobiliari ecclesiali. Non sono risultati validi gli sforzi dei Dukanovic di puntare sul valore dell’ identità nazionale rilanciando il tema dell’ indipendenza e accusando la Serbia di interferenza negli affari interni del Paese. Su questo la tensione era progressivamente aumentata fino al ritiro dei rispettivi Ambasciatori da Belgrado e Podgorica. I montenegrini hanno accusato il leader socialista di aver privatizzato selvaggiamente il Paese e di aver venduto proprietà e pezzi di costa a investitori esteri con una cementificazione eccessiva che ha generato anche numerosi casi di corruzione. La crisi economica ingigantita dall’ infezione del coronavirus e da alcune scelte sbagliate del Governo socialista a questo riguardo ha fatto il resto.
Krivokapic ha indicato come vice Premier Dritan Abazovic, unico uomo di partito all’ interno dell’ Esecutivo, leader di Una, movimento civico che guida la coalizione Nero e Bianco. La nomina di Abazovic, oltre a rafforzare la compattezza della maggioranza di Governo sembra fatta apposta per fugare i dubbi sulle scelte internazionali filo atlantiche precedenti che rimarranno tali. Tutti gli altri Ministri sono di estrazione tecnica scelti fra esperti delle rispettive materie. Dopo la fiducia ottenuta dal Parlamento di Podgorica per Krivokapic inizia un periodo non semplice legato ad alcune scelte di fondo per rilanciare l’ economia del Paese con le riforme necessarie. Il Premier uscente , il socialista Markovic , in Parlamento aveva accusato la nuova maggioranza di voler svendere l’indipendenza del Montenegro nei confronti della Serbia e della Chiesa ortodossa. Su questi due temi si annuncia un confronto acceso nelle prossime settimane. Zdravko Krivokapic ne è ben perfettamente conscio . Ma la compattezza che ha dimostrato finora la sua coalizione di Governo lo rende ottimista .
“Sono uno di voi, una persone come tante. Un uomo di famiglia, concentrato sulla mia professione, secondo alcuni anche troppo”. Così si era presentato agli elettori, durante la campagna elettorale dell’estate scorsa, Zdravko Krivokapić, il professore e ingegnere meccanico di Nikšić che – a 62 anni – è passato da perfetto sconosciuto a primo premier del Montenegro post-Đukanović.
Dopo il voto in parlamento di venerdì scorso, dove il suo governo è stato approvato da una risicatissima maggioranza di 41 voti su 81, Krivokapić è ufficialmente alla guida del paese da lunedì, alla guida di una coalizione multicolore che vede insieme il suo blocco filo-serbo “Per il futuro del Montenegro”, i progressisti ed ecologisti di “Nero su bianco” e i filo-europeisti di “La pace è la nostra nazione”.
La sua figura di “uomo nuovo”, la sua retorica volta al compromesso e il deciso appoggio della Chiesa ortodossa serba, di cui si professa devoto seguace, hanno aiutato Krivokapić a compiere un piccolo miracolo politico: estromettere per la prima volta Milo Đukanović e il suo Partito democratico dei socialisti dal potere.
Il suo sarà un esecutivo tecnico: i dodici ministri che ne fanno parte, infatti, non sono figure politiche, scelta che ha provocato non pochi mugugni proprio tra le fila dei partiti della nuova maggioranza. Al centro del suo programma politico, il nuovo premier ha posto la questione economica, resa delicata dal prolungarsi della pandemia di COVID-19, augurandosi di riuscire a rendere il Montenegro “simile al Lussemburgo” durante il suo mandato.
Come previsto, Krivokapić ha annunciato che la discussa legge sulle proprietà ecclesiastiche, voluta dalla precedente maggioranza e osteggiata apertamente dalla Chiesa ortodossa serba, verrà modificata. Nonostante la forte componente filo-serba del suo governo, nelle parole del primo ministro il Montenegro continuerà sulla strada dell’integrazione nell’Unione europea, anzi, nuove riforme sono state annunciate per accelerare l’adesione.
Pur soddisfatti per il cambio di governo dopo decenni di monopolio da parte di Đukanović, molti osservatori occidentali restano però preoccupati dalla presenza di forze nazionaliste e gran-serbe nell’esecutivo Krivokapić.
Un piccolo incidente è già avvenuto: in uno dei primi documenti ufficiali emanati dal ministero della Salute, relativo alle misure anti-coronavirus, nella lista dei paesi di confine il Kosovo – riconosciuto ufficialmente da Podgorica nell’ottobre 2008 – è comparso infatti accompagnato da un asterisco che sembra metterne in discussione lo status ufficiale. Il ministero si è affrettato a parlare di “errore tecnico”, ma è evidente che l’attenzione rispetto agli orientamenti nella politica regionale del nuovo esecutivo resta alta.
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