Prima del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 ci aveva scommesso tutto. Una federazione con la Scelta Civica di Enrico Zanetti e poi, dopo la vittoria del Si, l’onda della nuova costituzione modificata da Renzi li avrebbe portati a un vistoso aumento di voti. Ma ha vinto il NO.
Verdini ha scommesso tutto sulla fedeltà a Renzi continuando a fornire il numeri per le sue riforme. Ad agosto 2017 dice di no a Berlusconi per la costruzione della quarta gamba e scommette ancora su Renzi. Capisce le difficoltà del leader Pd; ma progetta un accordo con il Pri (suo primo partito) in modo da salvare almeno i suoi fedelissimi facendoli candidare come esterne nelle liste del Pd. Ma Renzi ha troppi da accontentare e li lascia fuori.
Lì si è rotto un amore. Anzi, due. Alla fine il consigliere per «eccellenza», prima del Cav poi di «Matteo», ha rimesso nel cassetto anche il simbolo dell’Edera, il sogno di una cavalcata solitaria nel nome di una sua vecchia passione delle origini, il partito Repubblicano. «Chi mi ha deluso di più tra Renzi e il Cav? Renzi – sospira Verdini – la sua non è una coalizione, è una coalizione inventata. E pensare che ad agosto Berlusconi mi aveva chiesto di organizzargli la quarta gamba… E gli ho detto di No». Se lui reagisce con la diplomazia di chi ne ha viste tante, i suoi non trattengono, però, l’amarezza. «Questo giro passiamo – si limita a dire Lucio Barani, ex capogruppo dei senatori verdiniani che fino a qualche settimana fa hanno tenuto in piedi il governo Gentiloni – presentarci da soli ci avrebbe richiesto un grande sforzo per nulla. A Renzi manca un lobo in testa, quello che serve in politica. Dopo tutto quello che abbiamo fatto per lui, non ci ha dato nulla. E pensare che se avessero accettato l’alleanza con noi, Verdini non si sarebbe neppure presentato. Del resto cosa ti puoi aspettare da uno che ha bruciato un risultato come il 40% delle Europee nel giro di un anno?!».
Categorie:Altri partiti











































