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Referendum costituzionale in Turchia: vince Erdogan

Referendum costituzionale in Turchia: vince Erdogan

Referendum costituzionale in Turchia: vince Erdogan

E vittoria è stata. Dopo aver percorso in lungo e largo la Turchia, Recep Tayyip Erdogan ha raggiunto il suo scopo: vincere il referendum costituzionale che porterà il Paese al presidenzialismo. Una vittoria che lascia l’amaro in bocca. I “Sì” al 51,2% e i “No” al 48,7%. Un vantaggio di circa un milione e mezzo di voti che rappresenta una semi sconfitta secondo le prime analisi del voto. L’Akp perde voti nelle principali città. A Istanbul il “No” ha prevalso con il 50,96 mentre alle ultime elezioni nel 2015 Erdogan aveva ottenuto il 57%. Ad Ankara vince di misura il “No” mentre a Smirne, come era previsto, oltre il 68% ha detto “Hayir”. Per Ertugrul Ozkok, editorialista di Hurriyet: «Questa è una non vittoria per il governo perché mostra un’erosione di voti all’interno del suo stesso elettorato. Significa che molti elettori conservatori nel segreto dell’urna hanno voltato le spalle al leader. La campagna elettorale non è stata condotta ad armi pari, eppure il vantaggio è minimo». Il tono dimesso di Recep Tayyip Erdogan sembra confermare la mezza vittoria. Il presidente ha parlato a Istanbul di “risultati non ufficiali” e di una vittoria per “un milione e trecentomila voti”, il suo è stato un appello all’unità della nazione “a chi ha votato sì ma anche a chi ha votato no” e ha invitato il mondo a rispettare il risultato elettorale. Poi, incalzato dalle domande dei giornalisti, si è congedato dicendo: «La gente mi aspetta fuori, non voglio farli aspettare».E proprio all’esterno, però, davanti ai suoi sostenitori ha promesso un referendum sulla reintroduzione della pena di morte: «Lo discuteremo presto con gli altri leader politici», ha specificato. Questa eventuale legge (nel caso passasse) sarebbe incompatibile con la candidatura del Paese per l’entrata nell’Unione.

Gli osservatori dell’Osce hanno controllato la validità del voto. All’indomani hanno dichiarato: «Il voto referendario non è stato all’altezza degli standard internazionali». Lo ha affermato Tana De Zulueta, a capo della missione, in una conferenza stampa ad Ankara e ha aggiunto: «La decisione della Commissione elettorale turca sull’ammissibilità delle schede non timbrate ha minato le garanzie contro le frodi». La campagna per il referendum turco sulla riforma della costituzione «è stata iniqua» a causa della «mancanza di pari opportunità, di una copertura unilaterale dei media e di limitazioni alle libertà fondamentali». Lo affermano gli osservatori internazionali dell’Osce.

Il risultato cambierà anche le relazioni con l’Europa che già erano diventate burrascose durante la campagna elettorale. Parole grosse sono volate tra l’Olanda e la Turchia. Con Erdogan che ha senza mezzi termini accusato Berlino e l’Aja di “pratiche naziste”. La Ue, però, è legata a doppio filo ad Ankara dall’accordo sui migranti che permette di ridurre il flusso di siriani e iracheni sulle nostre coste. Negli ultimi giorni l’Akp ha minacciato di rompere l’accordo se ai cittadini turchi non sarà garantita l’entrata nell’Unione senza il visto come era stato promesso. Ancora più duro il ministro degli Esteri austriaco, Sebastian Kurz che ha chiesto di interrompere le trattative per l’ingresso di Ankara nella Ue. «La Turchia non può essere un membro», ha detto Kurz all’agenzia Apa. Bisogna porre fine alla «finzione» dell’adesione, ha aggiunto, sollecitando piuttosto un accordo di vicinato. L’Italia invece si affida ad una nota del ministro degli Esteri, Angelino Alfano: «Prendiamo atto del risultato delle consultazioni referendarie e attendiamo il completamento delle verifiche di rito e la valutazione finale degli osservatori della missione OSCE-ODIHR. Nel frattempo, coerentemente con l’appartenenza della Turchia al Consiglio d’Europa, auspichiamo un raffreddamento delle tensioni interne al Paese e, inoltre, un coinvolgimento delle opposizioni nel percorso di implementazione delle riforme». E non è mancata anche la presa di posizione del presidente francese Francois Hollande che ha sottolineato: «Spetta ai turchi e solo a loro decidere come organizzare le loro istituzioni politiche. Ma i risultati resi noti mostrano che la società turca è divisa sulle riforme».

«Il governo tedesco prende atto del risultato provvisorio» del referendum sul presidenzialismo in Turchia, hanno scritto la cancelliera Angela Merkel e il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel in una nota congiunta. Secondo Berlino «non bisogna anticipare la valutazione finale degli osservatori dell’Osce attesa per oggi, alla quale «il governo tedesco attribuisce una particolare importanza», prosegue il comunicato. Già la scorsa settimana il direttore dell’Ufficio Osce per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo, Michael Link, aveva espresso dubbi sulla garanzia di condizioni eque per lo svolgimento del voto, continua la nota. Merkel e Gabriel ricordano che la Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa ha manifestato grossi dubbi sulle procedure e i contenuti della riforma presidenziale. In quanto membro del Consiglio d’Europa, dell’Osce e candidato Ue, «il governo turco deve tener conto di questi dubbi». Su questo occorrono quanto prima dei colloqui politici, sia a livello bilaterale che tra le istituzioni europee e la Turchia, conclude la nota.

Sono fino a 2,5 milioni le schede che l’Osce ritiene non valide nel referendum costituzionale che si è tenuto in Turchia domenica, vinto di misura dal ‘sì’ (51,4%). Lo ha detto Alev Korun, deputata austriaca di origine turca, membro della delegazione di osservatori dell’Osce, parlando alla radio Orf. E mentre l’Unione europea invita le autorità turche ad avviare una “inchiesta trasparente” sui risultati del voto, secondo l’Osce c’è il rischio, ha spiegato Korun, che quelle 2,5 milioni di schede prive del timbro ufficiale ma ritenute valide dalla Commissione centyrale elettorale “siano state manipolate”.

Il voto destinato a trasformare la repubblica turca in una sorta di dittatura presidenziale con un parlamento quasi privo di poteri preoccupa molto l’Unione europea, anche se sui giudizi pesa molto l’accordo sui migranti. Oggi gli osservatori internazionali dell’Osce/Odihr sono andati presso la sede centrale della Commissione elettorale suprema turca (Ysk) ad Ankara, mentre l’Alto rappresentante Ue per gli affari esteri, Federica Mogherini è stata in contatto continuo con il capo degli osservatori dell’Osce, Tana de Zulueta. Il portavoce della Commissione, Margaritis Schinas, ha aggiunto che “alla luce dei rapporti degli osservatori, la Ue chiede alla Turchia di valutare i prossimi passi molto attentamente” e di “cercare il massimo consenso possibile”.

La risposta di Ankara non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri turco, Omer Celik, nel corso di una conferenza stampa ha bollato come mosse da ragioni politiche le critiche mosse alla commissione elettorale turca (Ysk) per aver considerato valide, nel conteggio dei voti del referendum di domenica, le schede prive del timbro ufficiale. Davanti ai giornalisti, Celik ha difeso il quadro giuridico-normativo del Paese, evidenziando la trasparenza del processo elettorale. “Sono sbagliati i commenti politicamente motivati contro la decisione dell’Ysk di accettare le schede senza timbri”, ha dichiarato.

Chi non sembra condividere le preoccupazioni dell’Europa è il presidente degli Stati Uniti. Donald Trump ha chiamato nella notte il collega Recep Tayyp Erdogan per congratularsi per la sua vittoria nel referendum e per discutere della risposta americana all’uso di armi chimiche da parte di Assad. La notizia è stata data dalla Casa Bianca con una nota che ha smentito quanto detto invece, poco dopo la chiusura dei seggi, dal portavoce di Trump, Sean Spicer. Il quale, infatti, aveva detto che la Casa Bianca avrebbe atteso il rapporto degli osservatori internazionali sulle accuse di brogli al referendum in Turchia prima di esprimere un commento. “C’è una commissione internazionale che sta esaminando la questione e diffonderà un rapporto nel giro di 10-12 giorni. Aspetteremo e lasceremo che faccia il suo lavoro”, aveva spiegato Spicer. Il suo capo lo ha smentito nel giro di poche ore.

Dopo la chiamata notturna di Trump, a rapporto Osce già noto è arrivata invece la telefonata di Vladimir Putin. Secondo l’agenzia turca Dogan, il presidente russo ha fatto i complimenti a Erdogan per la vittoria nel referendum; poi i due hanno parlato della situazione in Siria e dei rapporti tra Russia e Turchia.

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