Aboliti dalla legge Letta, ma solo a partire dal 2017, i finanziamenti pubblici (che nel ’93 un referendum radicale chiese di sospendere) dovevano ancora arrivare ai partiti, sia pure dimezzati, a luglio. Ma solo nel caso in cui la commissione di garanzia avesse verificato, con un accurato controllo delle spese, la correttezza dei bilanci. La commissione però si è dimessa non riuscendo a verificarla. E i rimborsi sono stati bloccati. Così, mentre arrivavano le prime indiscrezioni sul 2xmille dei contribuenti versato ai partiti, che in futuro sostituirà il finanziamento diretto, è giunta in aula la leggina, il ddl, firmato dal deputato del pd Sergio Boccadutri, sblocca i rimborsi relativi al 2013-2015. Ieri il primo via libera della Camera con 319 sì, gli 88 no dei Cinque Stelle e le 27 astensioni dei deputati di Sel. Dura la protesta dei Cinque Stelle, che hanno sempre rivendicato di aver rinunciato al finanziamento pubblico, e al 2xmille dei contribuenti. «È una leggina-truffa che aggira un’altra legge truffa», accusa lo stesso Grillo. Mentre il democrat Boccadutri rivendica la norma: «La legge che stiamo approvando — dice — semplicemente sana una situazione oggettiva e relativa solamente a quest’anno di fronte alla quale si è trovata la Commissione di garanzia per la trasparenza». E contrattacca: «Dal M5S abbiamo sentito in questi giorni parole gravi come “ladri”, ma soprattutto autenti che falsità: infatti i Cinque Stelle non hanno rinunciato proprio a nulla. Semplicemente non hanno diritto ad alcun finanziamento perché non hanno depositato alcun documento relativo al bilancio, e non rispettano quanto previsto dalla legge: ad esempio non abbiamo alcuna notizia sui finanziamenti privati che il Movimento di Grillo riceve». La protesta in aula è scoppiata al momento del voto finale della legge che prevede anche la cassintegrazione retroattiva, al febbraio 2014, per i dipendenti del Pdl non riassorbiti da Forza Italia e attualmente senza stipendio. «Darvi dei ladri è offensivo per i ladri» ha esordito Riccardo Nuti. «Dopo un’estate drammatica indigna che il primo provvedimento della maggioranza metta le mani in tasca agli italiani», ha rincarato Alessandro Di Battista. A lanciare le banconote anche il questore Laura Bottici, responsabile dell’ordine e della sicurezza della Camera. La vicepresidente Marina Sereni non ha sospeso la seduta, ma ha chiesto ai commessi di ritirare le finte banconote.
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