Centrodestra

[Storia] Forza Italia. Il primo governo e l’opposizione ai governi di centrosinistra.

Forza Italia! Associazione per il buon governo viene costituita, presso lo studio del notaio Roveda a Milano, il 29 giugno 1993 da alcuni noti professionisti, alcuni inseriti nelle aziende controllate da Fininvest, altri comunque vicini al fondatore e proprietario di quest’ultima, Silvio Berlusconi, tra i quali Marcello Dell’Utri, Antonio Martino, Gianfranco Ciaurro, Mario Valducci, Antonio Tajani, Cesare Previti e Giuliano Urbani. Il nome si ispirava allo slogan Forza Italia! utilizzato nella campagna elettorale della Democrazia Cristiana del 1987, curata da Marco Mignani.

Berlusconi inizia a parlare di politica già da mesi, forse fin dalla seconda metà del 1992. Il 19 marzo 1993 lascia intendere di essere preoccupato per la situazione politica. Il 10 maggio presiede il convegno Cambiare per rinascere: nuove idee, nuovi uomini, dove emerge il profilo del partito che vorrebbe il fondatore della Fininvest.

Inizialmente Berlusconi preferisce agire con cautela, ma le indiscrezioni trapelano, come quella che vuole Giuliano Urbani ideologo del movimento berlusconiano.

Il 13 settembre Berlusconi si sbilancia con un vorrei fare un partito, ma non posso.

Il 16 ottobre il settimanale della Arnoldo Mondadori Editore, Epoca, mostra in copertina il logo dei Club Forza Italia, disegnato da Cesare Priori (storico ideatore di diversi simboli del gruppo Fininvest): una bandiera rosso-verde su cui si staglia in bianco la scritta “Forza Italia”, inclinata verso l’angolo superiore destro. All’interno vi è una lunga intervista a Silvio Berlusconi che nega si tratti delle sezioni di un futuro partito politico.

Il 22 ottobre il quotidiano la Repubblica pubblica alcuni documenti redatti da Urbani che circolano fra i dirigenti di Berlusconi di argomento politico. Berlusconi tuttavia nega la paternità di tali documenti e nega di essere il leader di un partito politico. Nei giorni successivi nega di organizzare direttamente i club Forza Italia e accusa il gruppo Repubblica-l’Espresso di metter in atto una campagna tesa alla distruzione del suo gruppo.

Il 23 novembre, Silvio Berlusconi, a Casalecchio di Reno (Bo), durante l’inaugurazione di un ipermercato, dichiara ai giornalisti che se il centro moderato non dovesse organizzarsi, non potrei non intervenire direttamente, mettendo in campo la fiducia che sento di avere da larga parte della nostra gente. Inoltre afferma, riguardo alle elezioni comunali di Roma, che, se potesse votare, voterebbe per Gianfranco Fini; mai un imprenditore così importante si era schierato tanto apertamente per un candidato del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale. Il 26 novembre Berlusconi, in una conferenza stampa presso l’Associazione stampa estera, rimarca e circostanzia l’endorsement.

Un giorno prima, il 25 novembre, nasce l’Associazione nazionale dei club di Forza Italia, strettamente legata alle aziende facenti capo a Fininvest, con la sede in viale Isonzo a Milano. Essa mette in campo un semplice meccanismo per espandersi e radicarsi nel Paese: chiunque, su base volontaria, può fondare un club se è in grado di raccogliere almeno 10 seguaci. Una volta raggiunto l’obiettivo, il volontario-presidente riceve un plico contenente un manuale operativo, cravatte tricolori recanti la dicitura Forza Italia, la bandiera istituzionale disegnata da Cesare Priori, distintivi da bavero e un terminale videotel per lo scambio di comunicazioni con la sede centrale. Entro i primi del 1994 l’associazione dichiara la ricezione di circa 14 000 moduli d’iscrizione e stima in circa 1 milione gli affiliati ai club.

Già il 10 dicembre a Brugherio Berlusconi inaugura il primo club Forza Italia e ne presenta l’inno. Il 15 dicembre viene aperta la sede centrale di Forza Italia in un palazzo in via dell’Umiltà a Roma che è lo stesso che fu la sede del Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo. Il 18 gennaio 1994 Berlusconi, Tajani, Luigi Caligaris, Martino, Valducci, danno vita al Movimento Politico Forza Italia. L’annuncio della discesa in campo viene dato con un messaggio televisivo il 26 gennaio; l’uso di questo mezzo inusuale per la politica tradizionale suscita commenti che vanno dall’ammirativo per l’abilità comunicativa di Berlusconi alla preoccupazione per l’effetto distorsivo per il corretto funzionamento della democrazia di una concentrazione di potere mediatico in una sola persona in misura anomala rispetto agli altri Paesi occidentali.

Fin dagli inizi il partito si configura come una novità assoluta anche nelle strutture organizzative: al posto della figura del segretario vi è un presidente, nella persona di Berlusconi stesso, coadiuvato non da una direzione nazionale, ma dal comitato di presidenza, in cui il capo del partito è affiancato da Antonio Martino, Luigi Caligaris, Antonio Tajani, Mario Valducci, che è anche amministratore nazionale. Non c’è nemmeno un’assemblea nazionale, ma l’assemblea degli associati. Il movimento non ha neppure sezioni comunali e provinciali, ma solo rappresentanze regionali che rispondono alla sede centrale romana; quanto ai club, invece, restano organizzati autonomamente sotto la direzione della sede di Milano. Al di fuori di essi, l’iscrizione a Forza Italia costa 100 000 lire annue; come gadget viene regalata una musicassetta con l’inno partitico.

Data la struttura, le origini e la presenza all’interno, in questa fase, di molti uomini di Fininvest e Publitalia ’80, si parlerà subito fra i detrattori di partito-azienda, di partito di plastica, di partito personalepartito virtuale (in relazione alla facilità con cui è possibile fondare club e sezioni) o anche partito eversivo (nel senso di partito completamente nuovo, estraneo alla tradizione liberale, fondato sulla lealtà incondizionata nei confronti del capo, non nei confronti di un’idea o di un progetto).

Nel discorso del 26 gennaio Berlusconi definisce Forza Italia un movimento politico piuttosto che un partito vero e proprio e con esso si candida alla guida del Paese.

Il 6 febbraio, al Palafiera di Roma, si tiene la prima convention di Forza Italia e Berlusconi pronuncia il primo discorso da leader politico.

Il 27-28 marzo, con i risultati delle elezioni politiche, Forza Italia si afferma come il primo partito italiano con il 21% dei voti e va alla guida del Governo insieme ad altri partiti dell’area di centro-destra: al Nord l’alleanza è denominata Polo delle Libertà e formata da Forza Italia, CCD e Lega Nord, mentre al Sud Polo del Buon Governo formata da Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD, Unione di Centro e Polo Liberal Democratico. Escono sconfitte la coalizione di sinistra dei Progressisti e la coalizione centrista del Patto per l’Italia, formata da Partito Popolare Italiano e Patto Segni.

Il successo di Forza Italia può essere attribuito a due fattori: a differenza di altri personaggi nuovi comparsi sulla scena politica, come Mario Segni, Berlusconi si appellava a interessi sociali più precisi e focalizzati, come quelli dei lavoratori autonomi; inoltre Berlusconi puntava su una netta polarizzazione tra destra e sinistra, togliendo spazio a ipotesi di centrismo che venivano spazzate via dalla radicalizzazione dello scontro. Ovviamente la semplificazione dei termini dello scontro elettorale, anche per la sua lontananza dalla vecchia politica fatta di compromessi, faceva buon gioco ad una campagna di “lancio” del marchio sviluppata con un successo che ha ben pochi precedenti. Si possono aggiungere anche fattori come l’appello all’efficienza, la sfiducia verso la politica tradizionale e la costruzione dell’immagine del leader come uomo deciso ma disinteressato, forte ma generoso.

L’aspetto anomalo era rappresentato dagli alleati: Forza Italia era infatti coalizzata con la Lega Nord nelle regioni settentrionali, dove Alleanza Nazionale si presentava isolata, e con il partito guidato da Gianfranco Fini al centro-sud: non una coalizione, in sostanza, ma due.

Il 90% degli eletti nelle liste di Forza Italia risultò alla prima esperienza parlamentare. Il centrodestra riuscì ad ottenere la maggioranza dei seggi alla Camera dei deputati, ma non al Senato. Determinanti per la nascita del governo furono così i voti di tre senatori a vita (Gianni Agnelli, Francesco Cossiga e Giovanni Leone) e di quattro senatori eletti nelle liste del Patto per l’Italia (Nuccio Cusumano, Vittorio Cecchi Gori, Luigi Grillo e Tomaso Zanoletti), che uscirono dall’aula al momento del voto.

Poco dopo le elezioni, Alberto Michelini e Giulio Tremonti, eletti alla Camera, avevano lasciato il Patto Segni e fondato la “Fondazione Liberaldemocratica”, formazione che aderì successivamente a Forza Italia; Tremonti venne nominato Ministro delle Finanze.

Alle successive elezioni europee del 1994, Forza Italia ottenne oltre il 30% dei voti. I suoi eletti, tuttavia, non aderirono ad alcuno dei maggiori gruppi parlamentari europei, bensì ne costituirono uno proprio denominato Forza Europa. In seguito, nel 1995, Forza Europa si fonderà con l’Alleanza Democratica Europea, di cui facevano parte soprattutto gli esponenti del francese Raggruppamento per la Repubblica: sorse così il gruppo Unione per l’Europa.

Nonostante il successo elettorale, comunque, il primo governo Berlusconi cadde pochi mesi dopo. Una proposta del Governo per riformare il sistema pensionistico incontrò la tenace opposizione dei sindacati, che proclamarono lo sciopero generale. Si acutizzò così la crisi politica fra la Lega Nord ed il resto della maggioranza. Immediatamente dopo la vittoria elettorale, Bossi aveva già manifestato il suo disagio a governare assieme ai politici del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale (da lui definiti fascisti).

Lo scontro diretto arrivò alla vigilia delle vacanze natalizie, fra il 21 e il 22 dicembre: in diretta televisiva Silvio Berlusconi dichiarò che il patto sancito con la Lega all’inizio dell’anno era stato tradito e chiese di tornare immediatamente alle urne. Bossi, dal canto suo, ricambiò le accuse, affermando che l’accordo sul federalismo era stato ampiamente disatteso dal governo. La Lega formò un’alleanza con il Partito Popolare, assieme a cui presentò una mozione di sfiducia. Così si aprì la crisi: Berlusconi, per evitare di essere sfiduciato, rassegnò le proprie dimissioni, spingendo per le elezioni anticipate ed invitando gli elettori a una “rivolta morale” contro il cambio di maggioranza (da lui soprannominato ribaltone).

Il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro non ritenne di sciogliere le camere, in quanto era possibile una maggioranza alternativa. La Lega decise in seguito di appoggiare, insieme ai parlamentari popolari e della sinistra, un governo tecnico presieduto da Lamberto Dini. Forza Italia e il resto dell’ex maggioranza di centro-destra, dopo aver inizialmente appoggiato la nomina di Dini (ministro del Tesoro nel Governo Berlusconi, Dini era stato tra i maggiori sostenitori della contestata riforma delle pensioni), si chiamarono fuori dopo la pubblicazione dell’elenco dei ministri e tornarono a chiedere le elezioni anticipate. Il Governo Dini ottenne comunque la fiducia.

Consumata la rottura con la Lega Nord, il centrodestra si riorganizza senza il partito di Bossi nel Polo per le Libertà, formato da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Centro Cristiano Democratico e Cristiani Democratici Uniti, e stringe un accordo di desistenza con la Lista Pannella-Sgarbi.

Alle elezioni politiche del 1996 tuttavia il Polo, candidando nuovamente Berlusconi alla carica di presidente del Consiglio, perde e si costituisce il governo dell’Ulivo, la coalizione avversaria, presieduto da Romano Prodi.

Sommando i voti ottenuti nella quota proporzionale della Camera dal Polo con quelli della Lista Pannella-Sgarbi si ottiene un risultato maggiore della somma dei voti dei partiti di centro-sinistra (44,0% contro 43,3%); tuttavia, il numero di seggi complessivo fu inferiore, in parte perché nei collegi uninominali dell’Italia settentrionale il successo della Lega Nord danneggiò maggiormente i candidati del Polo.

Forza Italia si mette all’opposizione del Governo Prodi e Berlusconi diventa il leader dell’opposizione.

Dal 16 al 18 aprile 1998 ad Assago viene celebrato il primo congresso nazionale del partito, dove viene confermato all’unanimità presidente del partito Silvio Berlusconi. Nel congresso vengono anche eletti dai delegati sei esponenti dell’esecutivo del partito, il Comitato di Presidenza.

Nel giugno 1998 il movimento dei Cristiani Democratici per la Libertà di Roberto Formigoni e Raffaele Fitto, fuoriusciti dai Cristiani Democratici Uniti, aderisce a Forza Italia.

I consensi del partito, intanto, aumentano: alle elezioni europee del 1999 Forza Italia ottiene circa il 25,17%, risultando il primo partito italiano.

Dopo che già dal 1998 la maggior parte degli europarlamentari FI avevano aderito al Gruppo del Partito Popolare Europeo, gli eletti nelle liste FI alle europee del 1999 s’iscrivono al Gruppo del Partito Popolare Europeo – Democratici Europei e dal 1º ottobre 1999 FI aderisce ufficialmente come membro del Partito Popolare Europeo, il partito politico europeo che raccoglie democristiani e conservatori.

Il successo del partito e della coalizione di centrodestra è confermato alle regionali del 2000. Nel 2000 infatti, dopo che la Lega aveva abbandonato i suoi propositi secessionisti, si ricompatta l’alleanza col partito di Bossi, che prende il nuovo nome di Casa delle Libertà, aperta anche ai contributi di partiti e movimenti minori.

I forzisti eletti alla presidenza di alcune regioni sono Roberto Formigoni in Lombardia, Giuseppe Chiaravalloti in Calabria, Sandro Biasotti in Liguria, Raffaele Fitto in Puglia, Enzo Ghigo in Piemonte e Giancarlo Galan in Veneto.

Il successo alle regionali ottenuto dal centro-destra determina la crisi del Governo D’Alema II; si forma così il governo Amato II.

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