Il 19 aprile 2010 la Corte di Cassazione ha dichiarato Marrazzo vittima di un complotto organizzato da Carabinieri infedeli. La Suprema Corte ha escluso altresì ogni addebito nei suoi confronti, considerando la droga per solo uso personale e non ravvisando illeciti nell’utilizzo dell’auto blu nel corso dei suoi incontri, perché i regolamenti non ne prevedevano restrizioni all’uso. La sentenza in particolare ha precisato che i carabinieri avevano attuato un’accurata preparazione di quella scena, che prevedeva non solo la presenza della droga ma anche (nello stesso tavolino, accanto al piatto che la conteneva) della tessera personale della vittima, affinché non vi fossero dubbi sulla identificazione del politico. Un comportamento proteso a non dar scampo all’allora presidente della Regione, a renderlo vulnerabile e disponibile a soddisfare ogni loro possibile richiesta, di denaro, effettivamente preteso, sul momento o di altre elargizioni o favori; un comportamento proteso a confezionare un documento appetibile dalla stampa scandalistica, e dunque proficuamente commerciabile.
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