
Il 23 giugno 2009, il Parlamento del Togo ha votato all’unanimità l’abolizione della pena di morte nel Paese. La legge, composta da cinque articoli, afferma il principio dell’abolizione della pena di morte, stabilisce la sua conversione in ergastolo e prevede la sostituzione in tutta la legislazione togolese di ogni riferimento alla pena di morte con le parole “reclusione a vita”.
Il 14 settembre 2016, il Togo ha ufficialmente aderito al Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici sulla abolizione della pena di morte, diventando l’82° Stato parte di questo importante trattato.
Il Presidente Gnassingbé Eyadéma ha governato il paese per quasi quarant’anni attraverso la repressione, elezioni farsa e un partito politico fantoccio. Alla sua morte, avvenuta il 5 febbraio 2005, l’esercito aveva affidato la successione direttamente al figlio Fauré Gnassingbé, ma di fronte alla reazione della Unione Africana e della Comunità internazionale sono state indette nuove elezioni che si sono tenute il 24 aprile 2005.
L’esito del voto, nel quale Fauré Gnassingbé si è subito proclamato vincitore, è stato duramente contestato dall’opposizione e negli scontri che sono scoppiati in tutto il paese vi sono stati un centinaio di 100 morti e migliaia di persone in fuga dal paese.
Il 5 maggio 2005, Fauré Gnassingbé ha prestato giuramento come nuovo Presidente del Togo davanti alla Corte costituzionale che poco prima lo aveva proclamato vincitore nelle elezioni del 24 aprile accreditandolo di una maggioranza del 60% dei voti.
L’ultima esecuzione in Togo risale al 1978.
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