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Sudafrica, Zuma è il nuovo presidente

Sudafrica, Zuma è il nuovo presidente

Lo scrutinio in Sud Africa

Ormai è certo: Jacob Gedleyihlekisa Zuma, 66 anni, sarà il quarto presidente del Sudafrica dalla fine dell’apartheid. Lo spoglio dei voti, in corso dalle 11 di ieri sera, ha confermato i risultati degli exit poll proiettando l’African National Congress oltre ogni aspettativa. A metà conteggio, il partito di Nelson Mandela conquistava otto delle nove province del paese attestandosi sul 65 per cento dei suffragi. Il successo, inferiore a quello del 2004, quando aveva raggiunto il 69,7 per cento, lo avvicina di molto al vero obiettivo dell’Anc in queste elezioni: ottenere i 2/3 dei seggi in Parlamento per modificare la Costituzione nata subito dopo la sconfitta dell’apartheid.

Segue, con un certo distacco, la Democratic Alliance di Helen Zille, il sindaco bianco di Cape Town, da quattro anni alla guida di uno dei più apprezzati partiti di opposizione che si è aggiudicata la maggioranza nella regione del Western cape. L’ascesa nei suffragi dell’Anc è apparsa subito chiara. Ci vorranno alcuni giorni per ottenere i dati definitivi. Ma già al primo conteggio consistente, attorno alle 2 di notte, Jacob Zuma e la sua formazione viaggiavano sopra il 60 per cento. Il Cope, Congress of People, la costola che si è staccata tra le polemiche dal partito dominante, sta ottenendo un 8,7 per cento. Un successo modesto, se si considerano gli obiettivi e le ambizioni: porsi come alternativa all’Anc.

Il voto della base è stato determinante. Base popolare, raccolta tra il potente sindacato del Cosotu, dove è cresciuto politicamente Jacob Zuma e tra il partito comunista. Ma al di là dei simboli e degli schieramenti, è Jacob Zuma ad aver fatto presa sulla maggioranza degli elettori. Leader amato e discusso, diretto e spesso sferzante nelle battute, il presidente dell’Anc è speso fino all’ultimo per recuperare la sua immagine offuscata. Accusato di stupro nei confronti di una amica di famiglia sieropositiva e di corruzione per la compravendita di una partita di armi, Zuma ha condotto una campagna elettorale forte e decisa. Ma non si è scagliato più di tanto nei confronti degli avversari, Helen Zille in testa, che hanno invocato, al contrario, un voto diverso per “mandare i corrotti in galera e non in Parlamento”.

Famoso per essere astemio e contrario al tabacco, Jacob Zuma non ha mai nascosto la sua vera passione: le donne. Sposato per quattro volte (pare abbia una quinta fidanzata che avrebbe sposato di nascosto) e padre di 14 figli, il nuovo, probabile presidente del Sudafrica ha trascorso la sua difficile infanzia nel villaggio di Nkandla, un gruppo di capanne immerse nelle colline dell’entroterra del Kwazulu-Natal, a cento chilometri dall’Oceano indiano e a 200 dalla città di Durban. E’ stato allevato dalla madre rimasta vedova, non ha potuto studiare (cosa di cui si è sempre rammaricato) perché costretto a governare le mandrie di vacche del suo padrone. A 17 anni aderisce all’ala militare dell’Anc, l’Umkhonto we siuzwe, di cui diventa membro attivo tre anni dopo. Viene accusato di attentato allo Stato e di cospirazione e condannato a 10 anni di carcere che sconta a Robben Island, l’isola-prigione davanti a Città del Capo dove è rinchiuso anche Nelson Mandela. I compagni apprezzano la sua compagnia. Riesce a risollevare il morale dei prigionieri con canti, musica – tra cui quella che è diventata l’inno della sua corrente, “Umshini Wami, “Ridammi la mia mitraglietta” – e improvvisazioni teatrali. Ancorato alla sue radici zulu, Jacob Zuma lascia il paese quando viene rilasciato dal carcere. Raggiunge il Mozambico e lo Zambia: un esilio da militante che gli vale l’ascesa nel comitato esecutivo dell’Anc del quale diventa responsabile dell’intelligence. E’ uno dei primi leader a rientrare in Sudafrica nel 1990, quando l’Anc viene depennata dalla lista delle oragnizzazioni terroristiche e illegali. Prende parte al negoziato con la minoranza bianca per la fine dell’apartheid e l’avvio della democrazia.

Alle urne si sono presentati oltre 23 milioni di elettori, confermando l’altissima partecipazione ad ogni consultazione che caratterizza i sudafricani. Ma questa volta, la quarta dal 1994, anno di sconfitta dell’appartheid, l’affluenza è stata massiccia. La gente si è messa in fila quando faceva ancora buio e ha atteso pazientemente in fila il proprio turno. Le urne sono state chiuse ufficialmente alle 21 di ieri sera. Ma si è dovuto attendere almeno altre due ore per terminare le operazioni di voto e per snellire le lunghe code dei partecipanti. Pochissimi gli incidenti. La presidente della Iec, la Indipendent electoral commision, Brigaglia Bam, ha confermato che è stato uno scrutinio “tranquillo, pacifico e ordinato”. La polizia ha denunciato l’uccisione del responsabile del Cope dell’East Cape, Gerlad Yona, da parte di tre uomini che si sono introdotti ieri notte in casa sua. Nell’agguato è rimasta gravemente ferita anche la moglie. La polizia non precisa se si tratta di un attentato legato alle elezioni presudenziali. Il Cope non ha dubbi e ha chiesto un’indagine immediata. L’Anc ha espresso subito la condanna. La violenza resta un fattore endemico in questo immenso, vario, bizzaro e colorato paese. Sarà una delle prima emergenze a cui dovrà mettere mano Jacob Zuma. Soprattutto in vista dei Mondiali di calcio del prossimo anno: un’occasione storica per l’immagine e l’economia del più importante paese dell’Africa.

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