Europa

Crisi politica in Ucraina

La crisi politica ucraina del 2008 ha avuto inizio dopo che il partito del Presidente Viktor Juščenko, Blocco Ucraina Nostra – Autodifesa Popolare (NU-AP), si è ritirato dalla coalizione di governo a seguito di un voto su una legge del 4 settembre 2008 che mirava a limitare i poteri del Presidente; durante il voto il Blocco Julija Tymošenko (BJuT), facente capo al Primo ministro Julija Tymošenko, ha votato con il Partito delle Regioni, che si trova all’opposizione. La legge avrebbe richiesto il consenso del Primo Ministro per la nomina e per l’allontanamento del Procuratore Generale, avrebbe dato al governo il potere di nominare i capi del governo locale nel caso il Presidente rifiutasse i candidati, avrebbe tolto al Presidente il diritto a rifiutare un candidato a Primo Ministro, e a sollevare dalla carica i Ministri della Difesa, dell’Interno e degli Esteri. Il Presidente Juščenko affermò che la condizione per tornare ai negoziati in Parlamento (Verchovna Rada) era una chiara posizione riguardo alla guerra in Georgia e Ossezia del Sud, oltre che l’abrogazione di tutte le leggi costituzionali adottate dopo il 3 settembre. Juščenko sostenne che si era formata una coalizione “de facto”, con “nessun altro scopo oltre quello di compiere un colpo di Stato ed usurpare il potere nella nazione”. La Tymošenko affermò che le reali intenzioni del partito del Presidente nel “dichiararle guerra” erano mirate ad assicurargli la vittoria alle prossime elezioni presidenziali, nonostante ella stesse ancora cercando la ricostruzione della coalizione tra i due partiti. Il Primo Ministro riaffermò la propria posizione riguardo al conflitto georgiano, sostenendo di essere neutrale e in linea con l’Unione europea.

Jurij Lucenko, capo del Movimento Civile “Autodifesa Popolare” (parte del Blocco Ucraina Nostra-Autodifesa Popolare), affermò che la rottura della coalizione era stata provocata dal Segretariato del Presidente e che l'”Autodifesa del Popolo” era categoricamente contro questa azione.

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