Silvio Berlusconi innesta la retromarcia e dice sì alle sanzioni nei confronti dello Zimbabwe e del suo presidente Robert Mugabe. Nella seconda giornata del G8, infatti, il presidente del Consiglio dà il via libera al documento che prevede «misure finanziarie» nei confronti dei vertici del regime di Harare. L’ altro ieri, invece, spalleggiato dal russo Medvedev, si era opposto. Troppo «pericolose» le sanzioni, aveva avvertito schierandosi al fianco dei paesi africani: «si rischia la guerra civile». In particolare, lunedì il premier italiano aveva accolto le osservazioni del leader algerino Bouteflika. Forse attratto dai negoziati con Algeri per incrementare la portata del gasdotto che dal paese mahgrebino arriva in Sardegna. Sta di fatto che ieri Italia e Russia hanno rinunciato alla loro opposizione. Ed è stato soprattutto il presidente americano George Bush a premere sull’ “amico Silvio”. Anche se, in effetti, il documento finale è stato limato fino all’ultimo: i big preferiscono usare toni un pò più sfumati parlando di «misure finanziarie» contro chi si è reso responsabile delle violenze. Una formula, più attenuata rispetto alla parola «sanzioni» ma che è comunque diretta contro Mugabe. Visto che nello stesso tempo viene dichiarato «non legittimo» un governo che non riflette la volontà del popolo dell’ ex Rhodesia. Il Cavaliere ha cercato di spiegare il suo cambio di rotta. «Mi aveva colpito l’ intervento di Bouteflika – ha ricordato – secondo il quale la situazione poteva degenerare se si fosse intervenuti duramente nei confronti del presidente Mugabe». Ieri, invece, le considerazioni degli altri leader «mi hanno fatto vedere come sia necessario oggi indicare la necessità e l’ urgenza di sanzioni al Consiglio di sicurezza dell’ Onu». Poi Berlusconi ha archivia la gaffe sul curriculum preparato su di lui dalla Casa bianca e distribuito alla stampa sottolineando che l’ Italia è un paese che ama «autoflagellarsi» dando pubblicità a questo genere di cose. Per il presidente del Consiglio, comunque, questo summit è stato «positivo». Anzi, ha aggiunto con una frecciatina a Jacques Chirac, «non ci sono state certe difficoltà caratteriali che hanno contraddistinto i precedenti G8». Il tema principale di discussione è stato il prezzo del petrolio e dei generi alimentari. La sua proposta di aumentare i depositi sugli acquisiti per i futures non è stata presa in considerazione. I leader hanno solo chiesto all’ Opec un incremento nella produzione dell’ oro nero. E il Cavaliere ha riferito che è stato esaminato un piano per costruire addirittura 1000 centrali atomiche nel mondo (ma nel documento non ce n’ è traccia): «Bisogna anticipare il passaggio dalla civiltà fondata sui fossili a quella del nucleare. Non c’ è altro per salvare il futuro». E per ridurre le emissioni inquinanti. Per le quali, ha ammonito, «anche la Cina deve essere richiamata al rispetto delle regole». Un attacco in piena regola a Pechino accusata di non seguire «le regolamentazioni in campo ambientale, sociale e finanziario». Un monito che, a suo giudizio, oggi i G8 formalizzeranno in maniera esplicita. Gli aiuti all’ Africa e ai paesi più poveri è stato l’ altro filo conduttore del summit. Gli otto “grandi” stanzieranno 60 miliardi di dollari in 5 anni (l’ Italia circa 4 miliardi). Berlusconi, però, vuole lanciare un altro segnale. E organizzare il prossimo G8 della Maddalena dando spazio ai paesi africani e anche ai 5 «emergenti». «La formula del vertice non cambierà, ma nella seconda giornata il G8 si allargherà a Cina, India, Brasile, Sud Africa e Messico. La terza, invece, vedrà la partecipazione dei leader africani. Per poi chiudersi di nuovo solo con gli “otto”.
La linea italiana è sembrata alquanto incerta: mentre il ministro Frattini ha richiamato per consultazioni l’ambasciatore ad Harare e si è dimostrato molto critico verso i rapporti diplomatici con lo Zimbabwe, il premier Silvio Berlusconi si è dimostrato assai recalcitrante, se non quasi contrario, alla possibilità di colpire Robert Mugabe con ulteriori sanzioni, oltre a quelle già applicate ed in vigore.
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