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Tsvangirai si ritira dalle elezioni.

Morgan Tsvangirai arrestato e picchiato

Morgan Tsvangirai

In un clima sempre peggiore, dei rappresentanti diplomatici statunitensi e britannici sono stati fermati ad un posto di blocco e per qualche ora trattenuti, anche se sono stati in seguito rilasciati. L’enorme ondata di migranti dei cittadini dello Zimbabwe verso il Sudafrica ha causato il crearsi di una situazione tesissima nel Sudafrica stesso, diventato teatro di attacchi xenofobi e ronde ai danni degli immigrati provenienti dallo Zimbabwe. Nel frattempo il governo ha tentato di bloccare l’attività dei gruppi umanitari operanti nel paese, cercando così di rafforzare la morsa repressiva. In vista del ballottaggio del 27 giugno, Morgan Tsangirai ha definito il governo dello Zimbabwe una giunta militare, che ha in mano il paese. Appena rientrato dall’estero, il segretario generale dell’Mdc Tendai Biti è stato arrestato: i suoi avvocati ne hanno sollecitato la scarcerazione.

Robert Mugabe ha dichiarato pochi giorni prima del secondo turno delle presidenziali, fissato per il 27 giugno, che in caso di vittoria dell’MDC i veterani della guerra di liberazione sarebbero stati pronti ad imbracciare le armi. Il 18 giugno quattro attivisti dell’opposizione sono stati bruciati vivi, in seguito all’esplosione della casa in cui si trovavano. Il 19 giugno, inoltre, è stata annunciata la morte della moglie del sindaco di Harare, facente parte dell’MDC, pestata a morte. Al 20 giugno, secondo fonti mediche, ammontavano ad 85 le vittime delle violenze politiche. Il 22 giugno Tsvangirai ha annunciato il suo ritiro dalle elezioni, in quanto sarebbe stato impossibile che si svolgessero liberamente. Dopo tale decisione il leader dell’opposizione zimbabwese si è rifugiato nell’ambasciata olandese di Harare. Il presidente Mugabe si è detto disponibile alle trattative solo dopo il ballottaggio del 27 giugno, il cui esito sarebbe stato peraltro scontato dopo il ritiro dell’opposizione del Movement for the Democratic Change. Comunque, un alto funzionario del Dipartimento di Stato statunitense, Jendayi Frazer, ha affermato che il risultato elettorale non sarebbe stato riconosciuto dagli USA, mentre Tsvangirai, secondo il Guardian, avrebbe chiesto l’invio di un contingente militare internazionale di pace per proteggere il popolo. Tuttavia tale affermazione è stata in seguito smentita dallo stesso Tsvangirai.

Intanto la Gran Bretagna ha revocato il titolo di cavaliere onorario che era stato concesso a Robert Gabriel Mugabe alcuni anni prima. Nel giugno 2008, Nelson mandela ha finalmente denunciato in modo esplicito la gravità della situazione in Zimbabwe, e nello stesso periodo Tendai Biti è stato liberato. Sempre a fine giugno, circa 300 oppositori del regime si sono rifugiati presso l’ambasciata sudafricana, probabilmente dopo esser stati costretti a scappare a causa dei raid della polizia; la fuga degli oppositori è diventata col tempo di dimensioni sempre maggiori e la crisi economica sempre più acuta. Critiche sulla legittimità del voto sono giunte anche da Barack Obama. Lo Zimbabwe è diventato uno dei paesi più pericolosi ed instabili del mondo, per esattezza il terzo, per il Foreign Policy. Tsvangirai ha definito il giorno del ballottaggio come un giorno di vergogna, essendo Mugabe candidato unico; con l’intento di isolare lo Zimbabwe anche diplomaticamente, il Ministro degli Esteri Frattini ha chiesto all’UE di valutare un possibile ritiro degli ambasciatori europei dal paese.

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