L’Ucraina scivola sempre più nel caos politico. Dalle elezioni politiche dello scorso marzo il Paese è senza governo. Gli scontri tra presidenza e Parlamento sulle procedure giuridiche, si avvitano su se stesse e la Costituzione manca di chiarezza.
Vi sono momenti in cui è difficile prendere sul serio la politica ucraina. Questo è uno. Da oltre quattro mesi ormai, i suoi protagonisti si combattono seguendo stili che sollevano la questione se il Paese sia in grado di gestirsi secondo le regole della democrazia. Non vi è neppure chiarezza sulle più semplici fondamenta giuridiche dell’azione degli organi dello Stato. Le modifiche costituzionali che l’attuale presidente, Viktor Juschenko, nel dicembre 2004 ha trattato con l’allora capo di Stato di Kiev, Leonid Kutchma, hanno lasciato irrisolte questioni decisive. Le schermaglie di questi giorni non sono altro che le conseguenze di tali ambiguità.
Quali i poteri del presidente della repubblica?
La questione principale è capire se il presidente abbia il potere di rifiutare l’incarico di primo ministro a un candidato che abbia già avuto il via libera dal Parlamento. La nuova maggioranza appena formatasi alla Verchovna Rada, composta dal Partito delle regioni dell’ex capo del governo Viktor Yanukovich, i socialisti di Alexander Moros e i comunisti, pretende che il capo dello Stato conferisca l’incarico il più presto possibile al proprio candidato Viktor Yanukovich. Ma Juschenko non si decide. Secondo l’articolo 106 comma 9 della Costituzione, il presidente ha 15 giorni, per rimandare all’organo legislativo il candidato. Non è però chiaro se il capo dello Stato possa bocciare il prescelto dal Parlamento. Il presidente afferma di avere questo diritto. I simpatizzanti di Yanukovich ritengono il contrario.
L’alternativa, sciogliere il Parlamento, per Juschenko è uno scenario preoccupante. L’uomo che a prima vista ne trarrebbe vantaggio, Viktor Yanukovich finora acerrimo rivale del presidente, è stato accusato di brogli elettorali durante le elezioni del 2004. Lo scontro tra le elite politiche di Kiev si estende anche alla questione se il presidente abbia il potere di sciogliere il Parlamento. Secondo l’articolo 90 comma 2 della leggefondamentale, l’organo legislativo deve, entro un massimo di 60 giorni dalla fine del precedente governo, presentare un nuovo esecutivo. Trascorso questo periodo, il presidente può sciogliere la Rada e indire nuove elezioni. In Ucraina questo termine è scaduto martedì 25 luglio. Gli avversari di Juschenko affermano addirittura che il vecchio esecutivo non sia stato destituito, ma abbia soltanto perso la sua “autorità di governo”. Secondo questa tesi, il conto alla rovescia dei 60 giorni di fatto non è mai iniziato. Per gli esperti in diritto costituzionale, responsabili di questo stallo sarebbero le numerose questioni lasciate irrisolte dalla Costituzione ucraina.Collasso del diritto costituzionale e crisi morale del Paese
Martedì il consigliere del presidente, Mykola Poludjenni, ha affermato che la legge fondatale contiene delle contraddizioni che porterebbero a interpretazioni contrapposte. Per il direttore dell’Istituto per gli studi strategici di Kiev, Vadim Karasjov, invece siamo di fronte a un collasso di tutto il diritto costituzionale ucraino. Infatti l’organo chiamato a dirimere le più alte controversie costituzionali non può essere convocato. I deputati della Rada non sono ancora riusciti a trovare l’intesa sui nomi che dovrebbero sostituire i giudici mancanti alla Corte, necessari affinché il massimo organo dello Stato raggiunga il quorum indispensabile per deliberare.
Indire nuove elezioni non è la scelta ideale per Juschenko. Se il popolo venisse di nuovo chiamato alle urne, l’alleanza elettorale Nostra Ucraina perderebbe con molta probabilità altri voti. La piattaforma del capo dello Stato è caduta in discredito dopo l’assurda resistenza fatta alle pretese di Julia Timoschenko di diventare primo ministro, e si è discreditata attraverso le manovre “machiavelliche” di Juschenko. Ora il presidente mette in conto grandi perdite di voti, proprio nei confronti del partito guidato dalla pasionaria ucraina.Uno scenario migliore per l’alleanza Nostra Ucraina, sarebbe se il Partito delle regioni si decidesse a presentare un nuovo candidato per il posto di primo ministro. Una personalità più “tecnocratica” e meno caratterizzata politicamente di Yanukovich, e per la quale Nostra Ucraina potrebbe far convergere i propri voti, forse proprio in coalizione con il Partito delle regioni. Secondo voci che corrono a Kiev, su quest’argomento proseguono le trattative tra lo staff di Juschenko e quello di Yanukovich.
Nella capitale ucraina si discute ancora dello sprezzante addio alla coalizione arancione del socialista Moros. Ufficialmente i socialisti giustificano il proprio passo con la rinuncia di Nostra Ucraina a ritirare la candidatura di Petro Poroschenko alla carica di presidente del Parlamento ucraino. Poroschenko “oligarca” e padrino di un figlio di Juschenko, è in verita un politico molto controverso. Il fatto che il capo dello Stato ucraino non lo abbia ancora allontanato è per molti un mistero. Chi segue le manovre di palazzo kieviane, ritiene però che sia stata una grande somma di denaro a spingere Moros che finora godeva della fama di essere un politico trasparente e superiore alla media, a cambiare campo.
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