Presidenziali, l’uomo di sinistra che giura guerra alla povertà e quello di destra educato a Harvard si dichiarano vincitori
Un uomo di sinistra che promette guerra alla povertà e un conservatore educato a Harvard hanno entrambi annunciato vittoria nelle elezioni presidenziali del Messico, sollevando la preoccupazione di chi crede che un risultato contrastato possa portare il paese al caos.
Mentre i funzionari elettorali dicono che le percentuali sono troppo ravvicinate per dichiarare il vincitore, il candidato di sinistra Andres Manuel Lopez Obrador ha detto che gli exit poll del suo partito dimostrano che ha vinto per mezzo milione di voti e già chiede che il risultato dell’urna venga rispettato.
Ma il suo rivale, Felipe Calderon, alla guida del Partito di Azione Nazionale, ha immediatamente risposto che exit poll indipendenti dimostrano che lui è davanti e il candidato di destra ha detto di non avere dubbi sulla vittoria finale.
Luis Carlos Ugalde, il più alto funzionario elettorale, ha detto che è impossibile separare i due candidati e che non ci saranno risultati ufficiali almeno fino a mercoledì. “La distanza tra il primo e il secondo è molto ravvicinata, quindi è impossibile dire chi sia il candidato vincente“, ha detto Ulgade in un messaggio televisivo.
Anche i sostenitori di entrambi i candidati stanno già festeggiando la vittoria per le strade. Un testa a testa, molto simile a quello delle elezioni Usa del 2000, potrebbe rendere instabile il mercato finanziario messicano, già nervoso per la politica economica annunciata da Lopez Obrador.
Il Messico dovrà aspettare prima di avere il suo Presidente.
L’esito ufficioso dello scrutinio, che assegna al candidato conservatore Felipe Calderon un vantaggio di circa 400.000 voti (36,38% contro 35,34%) è contestato dal rivale della sinistra, leader del Partito della Rivoluzione democratica. Andres Manuel Lopez Obrador ha chiesto di ricontare le schede una per una, paventando irregolarità con lo smarrimento di milioni di voti. E la sua richiesta rischia di tenere il Paese nell’incertezza politica a lungo. Calderon si considera vincitore, ma la Commissione elettorale ha rinviato l’ufficializazione dei risultati: il vincitore non sarà proclamato prima di un nuovo conteggio che avrà inizio domani. E l’iter avviato potrebbe, tra ricorsi e contestazioni, protrarsi per settimane. Il Tribunale federale elettorale (Trife), cui spetta l’ultima parola sull’esito delle presidenziali, ha infatti tempo fino al 6 settembre per certificare il vincitore.
Ci sono molte incongruenze», ha avvertito Obrador e il suo partito ha istituito una commissione speciale per difendere il suo «trionfo». Obrador ha inoltre chiesto come è possibile che sia stato superato quando il suo partito ha vinto le elezioni parlamentari in 155 dei 300 collegi elettorali. Felipe Calderon, ex ministro dell’Energia, ha promesso in caso di elezione di seguire la linea del predecessore Vicente Fox, stimolando le importazioni e l’iniziativa privata. Obrador si è invece presentato come «uomo dei poveri» e guarda all’asse di sinistra e anti-Usa che si sta creando in America latina tra Cuba, Bolivia e Venezuela.
Intanto Roberto Campa, uno dei cinque esponenti politici in lizza per la successione al presidente Vicente Fox con Nuova Alleanza, e che ha raccolto finora lo 0,99% dei voti, ha riconosciuto la vittoria di Calderon.
Il presidente uscente Vicente Fox ha lanciato un appello alla calma di fronte ai timori di violenze e a una situazione di caos politico nel caso di risultati non sufficientemente netti. I sostenitori di Obrador hanno avvertito che non ammetteranno la sconfitta se ci sarà il minimo sospetto di brogli.
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