1950-1965 L’INFANZIA
Loredana Carmela Rosaria Bertè è nata a Bagnara Calabra, in provincia di Reggio Calabria, il 20 settembre 1950, esattamente tre anni dopo sua sorella Mia Martini, al secolo Domenica Rita Adriana Bertè (nata il 20 settembre 1947). Il padre, Giuseppe Radames Bertè (1921-2017), nativo di Villa San Giovanni, e la madre, Maria Salvina Dato (1925–2003), di Bagnara Calabra, erano entrambi insegnanti: il padre è stato professore di latino e greco e in seguito preside di liceo, mentre la madre era maestra elementare. La coppia ha avuto altre due figlie: Leda (nata il 1º gennaio 1946) e Olivia (nata il 28 gennaio 1958). I genitori vivevano già da tempo in provincia di Macerata, dove il padre fu prima docente e poi preside a San Ginesio, però le quattro sorelle nacquero tutte nel comune originario dei genitori, presso la casa della nonna, come imponeva la tradizione del tempo. La famiglia visse prima a Porto Recanati e poi ad Ancona. Per molti anni la cantante non ha mai fatto pubblicamente alcun cenno alla propria infanzia. Un anno dopo la morte della sorella, la Bertè si sfoga in un memoriale sulle pagine del settimanale Oggi, dove per la prima volta ricorda la difficile situazione familiare: un padre violento e una madre assente che non amavano le figlie e imponevano loro una rigida disciplina. Nel 1962 i genitori si separano e in seguito, nel 1965, si trasferisce a Roma insieme alla madre e alle sorelle.
Per molti anni la cantante non ha mai fatto pubblicamente alcun cenno alla propria infanzia. Un anno dopo la morte della sorella, la Bertè si sfoga in un memoriale sulle pagine del settimanale Oggi, dove per la prima volta ricorda la difficile situazione familiare: un padre violento e una madre assente che non amavano le figlie e imponevano loro una rigida disciplina.
“Io sono cresciuta con la regola del niente”. “Non avevamo niente. Non esistevano compleanni, non esisteva Natale. I miei genitori erano degli statali: mio padre preside, il classico padre padrone. È una ferita troppo profonda che è rimasta dentro di me per sempre, ho visto delle scene che nessuno dovrebbe vedere”.
“Non ricevevo giocattoli, niente bambole, niente regali. Niente di niente. Perché da piccola non mi voleva nessuno. Il mio migliore amico era un cane, Clito, che abbaiava a chiunque si avvicinasse. Io e Clito eravamo soli contro tutti”. “La sera ci sdraiavamo insieme nel letto e aspettavamo il nostro destino…”, la storia horror che vede come protagonista lei e le sorelle Leda e Mia Martini.
“Nasconditi! Mi pregava Mimì… mentre lui superava il bagno, la cucina e il salone. Ero solo una bambina… Ma chi fosse veramente il padre e quali abissi nascondesse la nostra apparente normalità, io lo sapevo”, la confessione di Loredana. In realtà la Bertè non ha mai fatto mistero di aver vissuto una adolescenza travagliata, muovendo anche accuse pesanti al padre Giuseppe.
Non a caso, proprio nel libro, la cantante sostiene che in casa si professasse una sola religione, ovvero quella del papà. “Voleva un figlio maschio ad ogni costo. Il padre ha marchiato il nostro futuro come nei mattatoi si marchiano le vacche, ha pestato mia madre per farla abortire. “Un’altra figlia?”, diceva. E poi la picchiava come un animale. Una volta l’ha lasciata in una pozza di sangue nel bagno. L’ha presa a calci uccidendo il figlio maschio che tanto desiderava…”.
Con mia madre avevo un rapporto difficile. Si era sposata a 15 anni. Era un’altra bambina, non era la mamma. Con Mimì eravamo molto più in simbiosi che con gli altri, ci sembravano degli estranei. A 13 anni siamo andate via di casa. Abbiamo patito moltissimo, la fame anche. Vivevamo con poco, non mangiavamo: c’era un bar che ci dava i tramezzini gratis, io questa cosa non la posso dimenticare. Chi era Mia Martini? Una pazza. Faceva tutto senza pensare, qualunque cosa, non è vero che il tempo cancella tutto perché non cancella niente. Io ce l’ho dentro, quando è morta una parte di me è morta. Mi manca disperatamente, ho dei rimorsi: di non aver detto abbastanza ti voglio bene, non averla stretta mai, non averla mai abbracciata e averle detto ti voglio bene anche diecimila volte. Non l’ho fatto.
Molti anni dopo, nel 2018 subito dopo la morte della madre fece scalpore presso chi non conosceva la sua storia per la sua dichiarazione di mancanza di sofferenza.
«I miei genitori sono morti e sono molto contenta. Non provo niente. A non aver avuto una famiglia c’è anche il rovescio della medaglia: non mi è mai mancata. Non ho sofferto quando sono morti. Sarò dura o impopolare ma io sono andata al funerale di mia madre per vederla sotterrare».
1966-1973 TEATRO, CINEMA E TV

Nella metà degli anni Sessanta, Loredana comincia a muovere i suoi primi passi nel mondo dello spettacolo e più precisamente parte dalla discoteca romana del Piper, dove conoscerà Patty Pravo e Renato Fiacchini, successivamente affermatosi con lo pseudonimo di Renato Zero. “Il periodo di Roma è stato il più felice della mia vita”, dichiarerà moltissimi anni dopo; qui inizia a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo come ballerina al Piper Club.
Nel 1966 entra nel gruppo di ballo dei Collettoni e Collettini, che accompagnavano Rita Pavone nei suoi spettacoli, iniziando così a lavorare con il regista Gino Landi e il coreografo Don Lurio in trasmissioni come Partitissima e Canzonissima. Iniziano anche le prime esibizioni dal vivo con Renato Zero, in cui uniscono il canto, la danza e il mimo. Di ritorno da una tournée messicana con il gruppo di ballo che accompagna Rita Pavone, a New York assiste a una rappresentazione del musical Hair: decide di presentarsi ai provini per la messa in scena del relativo allestimento italiano, a cui infine prende parte ottenendo il ruolo di Jeanie, una donna incinta (che in una scena appare completamente nuda); la Bertè partecipa anche alla realizzazione del disco, come corista e come voce solista in un brano.
«Io non ci pensavo, a cantare. Me l’ha messo in testa Bill Conti, con cui abbiamo fatto due anni di prove, al Sistina, per Hair. Fu lui a convincermi che dovevo farlo.»
Loredana Bertè, nel corso di varie interviste molti anni dopo, ha raccontato di essere stata vittima di violenza quando aveva solamente 16 anni, si trovava a Torino.
«Io sono stata vittima di un bastardo che mi ha violentato, massacrata di botte e lasciata su una strada del cazzo a Torino. Ogni sei ore, ogni sei ore un femminicidio. Per non parlare poi di abusi, quali Palermo. Per questo ho smesso di tacere. Io non sono carne. Non sono carne». «Mi sono sentita in colpa per anni, ho un vago ricordo che cerco di reprimere, ma ogni tanto viene fuori. Ero vergine in un mondo in cui tutte erano navigate. Facevamo le tournée con Don Lurio, e c’era questo ragazzo che mi portava delle rose. Mi sono lasciata convincere, ci sono cascata. Un giorno mi ha invitato a cena, quando mi è passato a prendere per uscire con una scusa mi ha portato in un luogo angusto e mi ha violentata. Sono riuscita a uscirne viva per miracolo. Nonostante fossi andata in ospedale non ho potuto denunciarlo. Oggi è un signore della Torino bene. Non volevo che mia madre venisse a sapere della violenza, perché le avrei prese anche da lei e mi sarei sentita ancora più in colpa. Perché ero lì, anche se ho detto no. Non ho più voluto vedere uomini per anni interi».
Il debutto sul grande schermo è segnato 1970, per la regia di Giorgio Mariuzzo del film comico-musicale Quelli belli… siamo noi, accanto a Carlo Dapporto, Ric & Gian, Isabella Biagini, Lino Banfi, Orchidea De Santis, ma soprattutto Maurizio Arceri che più tardi entrerà nel gruppo Krisma, con la moglie Cristina. Per l’occasione Loredana, donna che manderà a monte un matrimonio nel film, si tingerà i capelli di biondo e ballerà come una contorsionista. Successivamente a una piccola parte nella pellicola di Luciano Salce Basta guardarla (1970) con Maria Grazia Buccella, entra nel cast del musical “Ciao Rudy” (1972) di Garinei e Giovannini, ispirata alla figura artistica di Rodolfo Valentino, dove ha l’occasione di recitare con Alberto Lionello, Mita Medici e Paola Borboni. Nell’album che racchiude le canzoni della commedia e che viene pubblicato l’anno successivo canta il brano Piaceva alle donne. Nello stesso anno è, insieme a Penny Brown, una delle narratrici della prima opera-rock italiana Orfeo 9 per la regia di Tito Schipa Jr., pellicola trasmessa da Rai 2 e tratta dall’omonimo spettacolo teatrale andato in scena nei due anni precedenti.
È un periodo un po’ brutto per l’artista che passa i suoi giorni fra attese e rifiuti; l’audizione per il musical con Marcello Mastroianni va bene, ma al suo posto scelgono Mita Medici, così lei è costretta ad accontentarsi di un ruolo minore e di una sola canzone, “Piaceva alle donne”, il resto dello spettacolo lo passava in camerino a fare l’uncinetto con la Medici!
Sempre nel 1970 debutta in sala di registrazione, come corista assieme alla sorella per l’album di Chico Buarque de Hollanda Per un pugno di samba, arrangiato da Ennio Morricone e prodotto da Sergio Bardotti; nello stesso anno partecipa anche nei cori del 45 giri Gingi, pubblicato da Pippo Baudo. Nel 1971 partecipa ai cori del primo album della sorella Mia Martini, Oltre la collina. Nel 1972 è di nuovo in teatro con la commedia musicale Ciao Rudy di Garinei e Giovannini, ispirata alla figura artistica di Rodolfo Valentino, dove ha l’occasione di recitare con Alberto Lionello, Mita Medici e Paola Borboni. Nell’album che racchiude le canzoni della commedia e che viene pubblicato l’anno successivo canta il brano Piaceva alle donne. Nello stesso anno è, insieme a Penny Brown, una delle narratrici della prima opera-rock italiana Orfeo 9 per la regia di Tito Schipa Jr., pellicola trasmessa da Rai 2 e tratta dall’omonimo spettacolo teatrale andato in scena nei due anni precedenti. Dopo “Orfeo 9” (1973) sente che la strada per la carriera d’attrice non è niente di più che un divertimento; la vera passione, quella sfrenata, è per la musica.

Nel 1973 è tra le possibili soubrette di Canzonissima, condotta da Pippo Baudo, ma viene bocciata dalla dirigenza della Rai a causa della sua prorompenza fisica, giudicata inadatta al pubblico della domenica pomeriggio (sarà Mita Medici la prescelta). In quel periodo appare sui rotocalchi per la storia d’amore con il tennista Adriano Panatta.
A questo proposito è interessante citare qualche estratto di un’intervista pubblicata da Nicoletta Costantino sul settimanale Gioia nel novembre ’73:
| « …il nome di Loredana Berté serpeggia da parecchio nei corridoi delle persone-che-contano dell’ambiente dello spettacolo. La ragazza ha fatto colpo non solo per il suo fisico, ma per la sua reale bravura: canta come la sorella Mia, con un tono di voce forse meno impegnato, ma forse più squillante e aggressivo… » |
| « …Canta le canzoni della sorella Mia, per esercitarsi, dice. Invece no: a Loredana piace cantare, ne ha un bisogno fisico, lo fa a squarciagola… » |
| « …ha per la sorella una sorta di venerazione non solo dettata dall’affetto, ma dal rispetto professionale. Dice: “Mia sorella? Per me è la più grossa cantante che ci sia in giro attualmente. La più moderna, la più immediata. Spero di riuscire ad esprimere anch’io quello che sento mentre canto, come fa lei.” » |
| « “…Mia sorella mi ha sempre aiutato, mi dice tutto quello che devo fare, mi dà dei consigli preziosi, si farebbe a pezzi per me. È stata proprio lei a portarmi alla casa discografica per la quale sto incidendo un disco. Io e Mia siamo sempre andate d’accordo. Lo sai che fino a poco tempo fa le disegnavo io i vestiti? Anche quando non era famosa, quando andava in giro con quelle cose lunghe che non andavano ancora di moda, gliele disegnavo io, e tutti dicevano quando passava: “Arriva la matta”. Adesso tutti la copiano, ma io non ho più il tempo per seguirla e lei ha soldi per comprarsi le cose più strane. Ma l’idea della Mia Martini eccentrica, l’idea della “matta” era mia. Non per niente ho fatto il liceo artistico. Ora sfogo la mia fantasia artistica su me stessa: tutto ciò che ho addosso me lo sono disegnato da sola”. Ha una penna con poco inchiostro, penso io guardandole i famigerati shorts. » |
Nel 1974 spara le ultime cartucce con il cinema. Prima appare nella versione televisiva dell’operetta No no Nanette per la regia di Vito Molinari e subito dopo recita nella commedia musicale Forse sarà la musica del mare insieme a Minnie Minoprio e Lando Buzzanca, in cui canta la canzone L’onnipotente uomo con Renato Cortesi, contenuta nell’LP della colonna sonora. Non sarà una grande esperienza, così Loredana abbandonerà delusa la professione di interprete teatrale per darsi definitivamente alla musica.
Dopo i primi successi nel mondo della musica, il cinema si sveglia e la reclama. Diretta da Ottavio Fabbri sarà sul set della commedia Movie Rush -La febbre del cinema (1976), della quale si sono viste numerose foto in riviste, ma che per fortuna (a detta della Berté) non è mai uscito. Poi sarà una donna presente in un’orgia nella pellicola diretta dallo scrittore Alberto Bevilacqua Attenti al buffone (1976), dove è stata addirittura doppiata. Compare inoltre in Quelli belli… siamo noi di Giorgio Marluzzo e Il padrone e l’operaio di Steno.
Nel 1974 appare nella versione televisiva dell’operetta No no Nanette, per la regia di Vito Molinari. Nello stesso anno recita nella commedia musicale Forse sarà la musica del mare insieme a Minnie Minoprioe Lando Buzzanca, in cui canta la canzone L’onnipotente uomo con Renato Cortesi, contenuta nell’LP della colonna sonora. Inoltre, posa nuda in un servizio fotografico pubblicato sulla nota rivista Playboy.
1974 STREAKING

Dopo diversi provini, alcuni dei quali successivamente incisi dalla sorella (Bolero e Il guerriero, canzoni che nel 1973 Mia Martini incise nel suo album Il giorno dopo, erano in realtà destinate proprio a Loredana), viene notata dal discografico Alfredo Cerruti che la vuole lanciare come cantante sexy procurandole un contratto con la CGD, che nel 1974 pubblica il suo primo LP dal titolo Streaking (in inglese: “irrompere nudi tra la folla”), prodotto da Enrico Riccardi.
“In CGD mi aveva portato Alfredo Cerruti. Un geniale napoletano completamente fuori dagli schemi… Aveva un fiuto pazzesco e senza di lui non avrei fatto la cantante.”
L’album, uno sperimentale concept interamente incentrato sulla tematica sessuale, mostra subito l’atteggiamento provocatorio e trasgressivo della Bertè, scatenando la censura radiotelevisiva dell’epoca. L’album fu censurato dalla RAI, non soltanto per le tematiche provocatorie affrontate nei brani , ma anche per le fotografie della Bertè nuda all’interno della busta, e il disco fu quindi ritirato dal mercato dopo solo poche copie vendute. E la radio non trasmetterà le sue canzoni a causa dei testi troppo forti.
Riccardi è l’autore di tutte le musiche, e in cinque brani risulta autore unico. I testi delle altre canzoni sono scritti da Luigi Albertelli, collaboratore abituale di Riccardi, Luciano Giacotto in arte Naps, già autore per Patty Pravo (Oggi si vola, Parlate di moralità) e dal cantautore Sergio Menegale (Volevi un amore grande). Il brano S.E.S.S.O. è anch’esso scritto e prodotto da Enrico Riccardi. Marrakech è un brano strumentale. Musicalmente l’album presenta un’impronta rock, a volte trascinante (Oggi si vola), alternata ad ammiccamenti sexy (Non so dormire sola) e pop romantico (Volevi un amore grande), non privo di vaghi agganci al glam, in quel periodo molto in voga.
La copertina del disco (opera di Mauro Balletti e Luciano Tallarini) è molto particolare, praticamente una busta contenente il vinile che si apriva in dodici facciate delle dimensioni del disco; le sei esterne comprendevano la copertina e i testi, mentre le altre sei mostravano la Bertè completamente senza veli. Sempre nello stesso anno (luglio 1974) appare completamente nuda per un servizio fotografico sulla rivista Playboy, immortalata da Angelo Frontoni.
Ti piacerebbe
Il tuo palcoscenico
Il testo contiene la parola “cazzo”, per la prima volta nel testo di una canzone. E’ una delle maggiori motivazioni assieme alle foto dell’album per la censura Rai.
S.E.S.S.O.
Il brano S.E.S.S.O. è una cover del brano omonimo (ma scritto Sesso) del gruppo rock/prog I Leoni, pubblicato nel 1971 all’interno dell’album La Foresta.
La telefonata
Oggi si vola
Parlate di moralità
Critica feroce sull’estremo moralismo che c’era a quei tempi.
Fare l’amore
Non so dormire sola
La porti la maglia
Volevi un amore grande
Il singolo non entrò in classifica, ma era già caratterizzato dallo stile vocale dell’interprete e dai temi a lei cari, come il femminismo, la libertà sessuale e l’idiosincrasia verso qualsiasi ipocrisia sociale e culturale.
Marrakech
Brano strumentale, dalle sonorità orientali, in cui la Bertè accompagna la musica con gemiti e sospiri.
1975 – 1976 SEI BELLISSIMA E NORMALE O SUPER
L’esplosione di notorietà arriva l’anno dopo, con il singolo “Sei bellissima”, canzone che esalta le sue capacità vocali ed espressive e che ottiene un enorme successo. A tutt’oggi è considerata con merito un classico della musica italiana. Scritta da Claudio Daiano per il testo e da Gian Pietro Felisatti per la musica, Sei bellissima viene arrangiata da Vince Tempera, ispiratosi a Bella senz’anima di Riccardo Cocciante.
La Bertè partecipa dunque a Un disco per l’estate 1975, ma viene eliminata, sfavorita nuovamente dalla censura per i versi “a letto mi diceva sempre / non vali che un po’ più di niente”. Nel complesso la Rai giudica il testo troppo forte, pertanto Sei bellissima esce in due versioni: una con i versi incriminati e un’altra con i versi sostituiti da un innocuo “e poi mi diceva sempre / non vali che un po’ più di niente”; il 45 giri è il primo disco della cantante a entrare in classifica, dove rimane per quattordici settimane, raggiungendo l’ottava posizione della hit-parade.
L’amore tra Loredana Bertè e Adriano Panatta è durato poco più di un anno ma, come racconta spesso la cantante, è stato molto intenso. I due, giovanissimi, si sarebbero conosciuti grazie a Renato Zero e il tennista aveva già una relazione in corso, quella con la cantante Mita Medici che tradì proprio con Bertè. Loredana, in un’intervista, ha raccontato: «Fu un vero e proprio colpo di fulmine: appena lo vidi, pensai “Lui è mio”. E lui aveva pensato la stessa cosa. Per me è stato il primo amore, forte, passionale, puro, positivo. Poi, però, mi lasciò per sposare una ragazza che poi è ancora la mia migliore amica. Ci eravamo lasciati da pochi mesi, io stavo tornando in aereo dal Kenya, dove avevo scattato la copertina di ‘Sei bellissima’, e lessi sul giornale che si erano sposati. Comunque Rosaria (Luconi, ndr) è una donna eccezionale, siamo amiche da sempre, la saluto con affetto». Panatta, da buon sportivo, non è mai stato incline a fare gossip ma, di recente, ha dichiarato: «È vero, io e Loredana ci siamo voluti molto bene»
Dopo la rottura del fidanzamento con Adriano Panatta, la Bertè ebbe un breve flirt con il bassista dei Pooh Red Canzian. Anni dopo liquidò così quel periodo: “Cose di gioventù, avevamo 20 anni”. Red Canzian, invece ricorda quel periodo così:“Subito dopo ho avuto una storia con Loredana Bertè. Loredana era ingestibile, un cavallo pazzo, ma io le volevo molto bene”.
La Bertè, poi, intraprende una lunga relazione sentimentale con Mario Lavezzi, che è anche l’inizio di un fortunato sodalizio artistico. Normale o super (1976), LP a partire dal quale inizia il suo vero discorso musicale, è il primo dei cinque lavori in cui proprio Lavezzi figura non soltanto come autore, ma anche come produttore. L’album contiene, fra gli altri, anche Per effetto del tempo (primo brano scritto per lei da Ivano Fossati, insieme a Oscar Prudente), Indocina e il singolo Meglio libera, che rimane in classifica per ben diciannove settimane e che continua, per quel che riguarda il testo, il filone femminista (anche questo un discreto successo di classifica, molto trasmesso dalle emittenti libere).
Sei bellissima
La canzone fu pubblicata nella prima versione del disco, ad aprile, con il testo censurato dalla casa discografica (i versi “a letto mi diceva sempre / non vali che un po’ più di niente” sostituiti da “e poi mi diceva sempre / non vali che un po’ più di niente”) e nella seconda, a luglio, con il testo originale. Canzone dedicata all’amore con Panatta.
Serenade
Per effetto del tempo
Gli orologi
L’attrice
Meglio libera
Il brano, che si caratterizza dalla potenza vocale dell’interprete, è un inno al femminismo, in cui una donna si libera dagli archetipi imposti dal suo uomo-padrone, preferendo rimanere libera (seppure fragile).
Indocina
Si parla del lungo e sanguinoso conflitto in Vietnam
Aiutami
Adesso che è mattino
Brucerei
Piccola io
Spiagge di notte
Lato B di Sei Bellissima
1977 – 1978 T.I.R.
Il brano Fiabe, scritto da Oscar Avogadro e Daniele Pace su musica di Franco Monaldi, ebbe un discreto successo, raggiungendo il picco massimo della ventinovesima posizione dei singoli più venduti, e la trentasettesima di quelli più venduti in Italia nel 1977. Il brano, che si caratterizza dalla potenza vocale dell’interprete, vede la partecipazione ai cori di Mia Martini. Canzone che continua il filone femminista. “E tu che sembravi diverso, hai fatto le solite cose mischiando uno sguardo perverso coi mazzi di rose”. ” Fiabe che ho vissuto, che ho pagato. Dio sa quanto mi è costato ascoltare sul mio seno il respiro di uno scemo”. “Accettare la mia parte come un rito, come un’arte. Perché sotto la mia gonna c’è la prova, sono donna”. Anima vai, brano pop scritto dagli stessi autori su musica di Mario Lavezzi, era il lato b del disco. Il 45 giri venne pubblicato anche per il mercato olandese. Entrambi i brani non vennero inseriti in alcun album.
Nel 1977 interpreta la soubrettina Dori in Bambole, non c’è una lira, storico varietà televisivo a puntate sul tema dell’avanspettacolo scritto da Maurizio Costanzo e Dino Verde per la regia di Antonello Falqui: è anche l’ultimo programma Rai girato in bianco e nero.
Successivamente viene pubblicato il suo terzo LP, TIR. All’album, promosso anche attraverso lo special in onda sulla Rai intitolato Un viaggio in TIR, partecipano anche Fausto Leali, con cui rilegge insieme a Lavezzi la battistiana Le tre verità. Ai cori dell’album, partecipa anche Mia Martini. In copertina una sexy Loredana Berté ritratta dalla vita in giù, con i classici hot pants.
Il lavoro è stato prodotto da Mario Lavezzi, che ne ha anche curato gli arrangiamenti insieme a Vince Tempera; Oscar Avogadro, Daniele Pace e lo stesso Lavezzi, collaboratori storici della Bertè, sono gli autori della maggior parte dei brani. Fausto Leali firma la musica di Sono donna (su testo di Milena Cantù con lo pseudonimo Mamared, all’epoca sua moglie) e interviene con Mario Lavezzi in un’originale rilettura della battistiana Le tre verità. Leali partecipa, inoltre, ai cori con Mia Martini, Milena Cantù e lo stesso Lavezzi. Il disco venne registrato nella sala Idea V degli studi Idea Recording della CGD a Milano da Franco Santamaria e Samuele Baracchetti, e venne pubblicato nel gennaio 1978.
La foto di copertina, opera di Mauro Balletti, è un primo piano in bianco e nero del fondoschiena della Berté, vestito con un paio di succinti hot pants in jeans (abbigliamento che caratterizzò la cantante durante la promozione dell’album) e parzialmente coperto da un chiodo in pelle nera; è considerata un omaggio alla copertina di Sticky Fingers dei Rolling Stones. Sullo sfondo si vede un camion con la scritta T.I.R. in evidenza su fondo blu e il nome della cantante scritto con vernice spray.
L’album, che non si discosta molto da quello precedente, è una sintesi del percorso musicale finora intrapreso dalla Bertè. C’è il filone femminista e provocatorio insieme di brani come Sono donna, Baby e Uomini, in cui l’emancipazione femminile si scontra con la famiglia come istituzione e con l’altro sesso; c’è lo stile “urlato” di Grida e Ricominciare (pubblicati rispettivamente come facciate A e B del nuovo singolo); c’è anche l’interpretazione sofferta e introspettiva di Amico giorno e altri brani più convenzionali, come Domani domani e Uomo nuovo, con cui riprende le tematiche legate al rapporto di coppia, alla solitudine, ecc..
L’album fu promosso anche attraverso uno speciale girato dalla RAI, dal titolo Un viaggio in TIR; lo stesso anno, la Bertè ritirò il premio Vota la voce come “Rivelazione dell’anno”.
Sono donna
Amico giorno
Lato B di Dedicato, Curiosamente saranno pubblicati in due album diversi. Quando venne lanciato il singolo Dedicato venne scelta questa canzone come lato B, non essendo ancora pronto l’album successivo (Bnadabertè).
Baby
Grida
Grida ebbe un discreto successo commerciale, raggiungendo il picco massimo della sedicesima posizione dei singoli più venduti. il brano vede inoltre la partecipazione ai cori di Mia Martini.
Uomini
Le tre verità
Cover di Lucio Battisti che interpreta con Mario Lavezzi e Fausto Leali in cui i tre rappresentano i tre punti di vista di un tradimento. Tradito (Leali), traditrice e amante (Lavezzi).
Domani domani
Uomo nuovo
La ricerca di una storia d’amore a lieto fine. “Sola, sola, sola una vita e chi lo sa fino a quando un uomo nuovo mi amerà”.
Ricominciare
Lato B di Grida.
Foglia (fiabe)
Ha in comune la parte musicale del singolo Fiabe uscito a inizio anno, ma non incluso nell’album. Vi è stato aggiunto un nuovo testo e un nuovo arrangiamento per il lento finale del disco (Foglia), con un testo e un’interpretazione che non hanno nulla a che vedere col brano originale.
Nello stesso anno viene eletta miglior interprete femminile nell’ambito del popolare concorso Vota la voce, indetto dal settimanale TV Sorrisi e Canzoni, rinnovando la vittoria nel 1979, nel 1982, nel 1985 e nel 1986, stabilendo un record al femminile.
1978 – 1979 BANDABERTE’
Nel 1978 collabora nuovamente con Ivano Fossati, che dopo avere scritto proprio per Loredana il testo di Pensiero stupendo (da lei rifiutato e successivamente interpretato dall’amica Patty Pravo) le offre la possibilità di interpretare un brano a scelta fra La mia banda suona il rock e Dedicato, canzone che la Bertè incide, consacrandosi come «interprete seria, toccante, per la quale si schiude un successo a 360 gradi.» Dedicato le apre definitivamente le porte dei circuiti televisivi e la consacra definitivamente al grande pubblico, malgrado la censura del verso “ai politici da fiera”, in favore di un inoffensivo “alla faccia che ho stasera”; la Bertè, comunque, dal vivo canterà sempre la canzone con il verso originale. Dopo il successo di questo singolo, che raddoppiò le vendite di Sei bellissima, lo stesso anno Gianni Morandi inciderà la sua versione e nel 1979 Dedicato venne ripresa anche da Dalida con il titolo Dédié à toi, dando anche il titolo all’omonimo album.
Nel 1979 è di nuovo in classifica con E la luna bussò, hit scritta da Daniele Pace, Oscar Avogadro con cui viene definitivamente legittimato il reggae in Italia. Lavezzi, all’epoca compagno della Bertè, ne firmò l’arrangiamento a quattro mani con Anthony Rutherford Mimms e lo produsse. Il singolo E la luna bussò fu uno dei grandi successi dell’estate 1979, grazie al suo ritmo giamaicano ispirato allo stile reggae di Bob Marley.

Fu fondamentale anche l’apporto di Fossati, che dette un nuovo approccio “cantautorale” al tutto; a lui tra l’altro si deve il titolo del n uovo album Bandabertè, che fu anche il nome del gruppo di musicisti che accompagnò la cantante in sala e in tournée. Gli arrangiamenti sono opera dello stesso Lavezzi e di Tony Mimms, le registrazioni vennero effettuate negli studi East Lake “Il Mulino” di Milano da Piero Bravin nell’aprile 1979.
Accolto positivamente anche in vari paesi europei e sudamericani, il singolo giunge sino al 6º posto della hit-parade italiana, rimanendo in classifica per ventidue settimane consecutive e trainando l’intero album Bandabertè (il primo dei suoi lavori a raggiungere un importante riscontro commerciale).
La maggior parte dei brani sono opera del collaudato duo Pace/Avogadro, che avevano già firmato molti singoli di successo dei precedenti album della cantante calabrese. A Lavezzi, anche chitarrista in tutti i brani del disco (eccetto Dedicato, in cui suona lo stesso Fossati) si devono le musiche di E la luna bussò e Robin Hood. Il disco contiene anche Colombo (composta da Ivan Graziani con Attilio De Rosa): l’incalzante ritmo di Folle città, firmata da Alberto Radius, e due cover di Lucio Battisti molto efficacemente interpretate: Prendi fra le mani la testa e Macchina del tempo di Lucio Battisti riarrangiate con lo stesso ritmo giamaicano di E la luna bussò. Damiano Dattoli, già collaboratore di Lavezzi e Battisti, è l’autore della musica di Peccati trasparenti.
«È tutto merito della curiosità: se non c’è, è inutile che tu salga su un palco. E la luna bussò nacque dopo un viaggio in Giamaica. Come uscii dall’aeroporto, vidi un fiume di persone con i dreadlocks; le seguii finendo in uno stadio: su un palco c’era Bob Marley. Ancora in Italia non lo conosceva nessuno, ma io mi comprai tutti i dischi per studiarli a fondo.»
Si aggiudica il premio Vota la voce come miglior interprete femminile dell’anno, che aveva vinto già due anni prima, confermando le vittorie nel 1982, nel 1985, e nel 1986 con relativo record al femminile.
…E la luna bussò
La posizione più alta raggiunta nella classifica dei singoli più venduti in Italia è la numero 6, ottenuta nella settimana numero 38 di quell’anno. Il disco staziona nella top ten per 8 settimane consecutive, mentre resta nella top 50 per 22 settimane, precisamente dalla numero 29 alla numero 50, vendendo, solo in Italia, 400 000 copie. Nella classifica annuale dei singoli più venduti nel 1979, pubblicata da TV Sorrisi e Canzoni, il disco si trova alla posizione 19. Il brano fu presentato al Festivalbar e compare anche nella relativa compilation. Il singolo è stato pubblicato anche in Germania (in italiano con “In alto mare” nel lato B – brano del 1980 incluso nell’LP Loredana Bertè) e in Spagna (insieme a Folle Città nel lato B incisi entrambi in spagnolo). …E la luna bussò riuscì ad entrare in classifica anche in Svezia, Norvegia, Paesi Bassi, Germania ed America del sud, diventando negli anni il più notevole successo commerciale dell’artista, dopo il 45 giri Non sono una signora. Nel 1990 Angela Cavagna ne incide una cover in spagnolo dal titolo “Y la luna llegó”, pubblicata in Spagna, Svezia e Germania, testo di Bernardo Fuster, inserita nell’album “Sex is Movin”. Nel 2006 il rapper Fabri Fibra produce con la strumentale del singolo il brano La pula bussò, contenuto nell’album Tradimento. Nel 2010 i Neri per Caso faranno una cover del brano con la collaobrazione della Bertè nell’album Donne.
Robin Hood
Peccati trasparenti
Colombo
Prendi fra le mani la testa
Cover di Lucio Battisti
Folle città
Lato B di E la luna bussò. Nel 2025 Elodie e Achille Lauro faranno una cover nella serata dei duetti della 75ª edizione del Festival di Sanremo
Agguato a Casablanca
Dedicato
Raggiunse il picco massimo della quinta posizione in hit-parade, e la trentaseiesima nella graduatoria dei singoli più venduti in Italia nel 1978. Il brano venne inciso anche in inglese e in spagnolo, e successivamente commercializzato anche nel mercato francese, tedesco e brasiliano. Coverizzata da Morandi e Dalida. Sempre nel 1979 Dedicato fu incisa dallo stesso Fossati e inserita nell’album La mia banda suona il rock. Nel 2014 Gianna Nannini ha inciso la canzone nel suo album di cover Hitalia. Nel 2016 Noemi ha reinterpretato la canzone al Festival di Sanremo, classificandosi quarta nella serata cover. La stessa Loredana Bertè su Twitter si è complimentata con la cantante romana definendo la sua cover come la migliore di sempre.
Macchina del tempo
Cover di Lucio Battisti
1980 LOREDANABERTE’
Nel 1980 pubblica un nuovo 33 giri intitolato LoredanaBertE’, in cui sfrutta le sonorità funky (all’epoca particolarmente all’avanguardia nel panorama musicale italiano), lanciando un’altra delle sue più grandi hit: In alto mare, scritta ancora una volta da Daniele Pace, Oscar Avogadro e Mario Lavezzi.
È stato prodotto da Mario Lavezzi (all’epoca compagno della Bertè e suo produttore abituale), arrangiato da Tony Mimms e mixato da Chris Jenkins; la registrazione avvenne negli Stone Castle Studios di Carimate fra febbraio e marzo del 1980 e fu pubblicato il 16 aprile. È considerato il disco della svolta funky per la Bertè, dopo le sonorità reggae dell’album Bandabertè (1979).
La copertina, ideata da Romeo Borzini che ne curò anche il progetto grafico, vede un primissimo piano degli occhi della cantante con in testa un cappello su cui è dipinto un paesaggio (Il cappello, acrilico su tela, 1979), opera dello stesso Borzini; la foto è di Michel Roi.
La maggior parte dei brani fu composta da Oscar Avogadro e da Mario Lavezzi, come nei precedenti album della cantante; Daniele Pace, altro storico autore della Bertè, scrisse con Avogadro il testo del singolo In alto mare, che ebbe grande successo con le sue sonorità funky, riprese anche nei brani Prima o poi e Io resto senza vento. Tra gli autori è presente anche Pino Daniele, che firma il brano Un po’ di tutto e la musica di Buongiorno anche a te; parteciparono alla scrittura delle musiche anche Ron (Diverse libertà) e Alberto Radius (Prima o poi e Bongo Bongo). L’album rappresentò l’esordio della pluriennale collaborazione della Berté con quella che diventerà la sua storica corista Aida Cooper.
LoredanabertE’ raggiunse la posizione numero 14 della Hit Parade, dove rimase per tre settimane consecutive, e restò nella top 50 per 21 settimane consecutive. Ottenne il disco d’oro per le oltre 100 000 copie vendute; nella classifica annuale dei 100 album più venduti nel 1980 si classificò al 61º posto.
In alto mare
Il brano ebbe un grande successo diventando uno dei brani più famosi della cantante. Il disco raggiunse il picco massimo dell’ottava posizione dei singoli più venduti, e la quarantasettesima di quelli più venduti in Italia nel 1980 con oltre duecentomila copie. Il singolo venne pubblicato anche per il mercato olandese. Il brano pur essendo appartenente al genere italo disco, presenta forti influenze funky, piuttosto inedite all’epoca per il panorama musicale italiano. Nel 2004 i 2Black ripropongono il ritornello di In alto mare utilizzandolo per la loro hit Waves of Luv, rinnovandone così la popolarità.
Un po’ di tutto
Oh angelo mio
Prima o poi
Io resto senza vento
Buongiorno anche a te
Lato B di In alto mare
Dicembre
Diverse libertà
Bongo bongo
1981 ANDY WARHOL E MADE IN ITALY

L’avvicinamento tra la Bertè e il mondo Fiorucci segue un corso naturale e luccicante, che inizia già con gli spregiudicati abbigliamenti unisex condivisi sulle strade di Roma insieme all’amico Renatino per poi decollare verso gli Stati Uniti: a New York, la musicista abita “al 49mo piano di una torre altissima, tonda, tutta nera e tutta vetrate” in un appartamento di proprietà di Fiorucci che divide con l’amico Leonardo Pastore. Sarà lui a introdurla al megastore Fiorucci della 59a strada aperto nel ’76, che, nel segno della modernità architettonica italiana di Ettore Sottass, Andrea Branzi e Franco Marabelli e dell’inconfondibile impronta dello stilista di Porta Venezia, susciterà l’immediata curiosità della New York intellettuale, “tribù in cerca di libertà” da cui sarà presto eletto a luogo di ritrovo: interni semplici riempiti di abiti stravaganti diventano la passerella di brillantini e plastica del jetset americano, vorticoso party pomeridiano (“daytime Studio 54”) che a ritmo di disco-music attrae icone nascenti – Marc Jacobs, una giovanissima Madonna, Elizabeth Taylor, Cher, Keith Haring, Truman Capote, Diane von Furstenberg, Klaus Nomi e Colette, che dorme un’intera settimana in vetrina -, insieme a curiosi, stilisti e una moltitudine di creativi e artisti a cui si propone come venue per il lancio dei loro progetti individuali, dal “Paper Magazine” di Kim Hastreiter alla rivista di gossip “Interview” di Andy Warhol.
In quei mesi, la Bertè sta lavorando al nuovo album “Made In Italy” ed è alla ricerca di una band per registrare alcuni brani già pronti: è il compositore e produttore Eumir Deodato, incontrato per caso, ad accompagnarla agli Electric Lady Studios e a presentarle i Platinum Hook, gruppo funk con cui la cantante intraprenderà una collaborazione prima in studio, registrando i suoi pezzi nei momenti liberi dei musicisti che in quel periodo sono impegnati anche in altri progetti, e in seguito volendoli al proprio fianco in tour.
E proprio in quell’astmosfera tra il mondo Fiorucci e la sala d’incisione dove si trova con i Platinum Hook per incidere l’album Made in Italy che entra in contatto con Andy Warhol e la sua Factory, dove viene realizzato il videoclip del brano Movie, premiato molti anni dopo (nel 2004) al M.E.I. (Meeting delle etichette indipendenti). Quella del creatore di arte seriale è una presenza costante nel negozio di Fiorucci, gotha della mondanità che esercita un’enorme attrazione sulla mente dietro la Factory più famosa al mondo (“It’s everything I’ve always wanted, all plastic”). È Leonardo Pastore a chiarire l’equivoco, presentando i due e dando così avvio a quella che si rivelerà una collaborazione fruttuosa per la musicista, presto invitata alla Factory e soprannominata dallo stesso Warhol “Pasta Queen” per le sue apprezzate doti culinarie.
Andy Warhol, che uomo straordinario… lo conobbi a New York: era convinto che facessi fossi la barista di Fiorucci sulla 53esima! Io ero la madrina di tutti i Fiorucci aperti nel mondo e quindi stavo lì il pomeriggio. Era un tinello con una bellissima macchina da caffè e avevo imparato a usarla bene. Un pomeriggio verso le 5 passò nello store, chiese un cappuccino e glielo feci. E lo stesso nei giorni seguenti. Una volta il manager del negozio disse: “Vi conoscete? Lei è una cantante italiana rock e sapessi come cucina…”. Fu così che Andy mi chiamò per preparare una cena di lavoro, voleva cucina italiana. Andai a fare la spesa, comprai pure lo scolapasta, e alla Factory, in mezzo ai suoi Campbell’s Soup, preparai gli spaghetti guadagnandomi il soprannome di “Pasta Queen”. Ero un’amica che lo capiva perfettamente, per lui facevo di tutto. E pensate cosa mi regalò in cambio: il videoclip di “Movie” e la copertina di “Made in Italy”!
A realizzare lo scatto di copertina di Made in Italy, uno scontroso primo piano della cantante, un artista che orbitava intorno alla Factory di Warhol e che proprio quest’ultimo introdusse all’uso della fotocamera, di lì a poco dichiarandolo “the most modern photographer in America”: Christopher Makos, diretto apprendista di Man Rey a Parigi, che sarà responsabile della rappresentazione in fotografia di alcune fra le maggiori icone del Novecento e i cui lavori saranno pubblicati dai maggiori quotidiani del tempo (tra essi Paris Match, Rolling Stone e Wall Street Journal), trovando posto nelle maggiori gallerie e musei del mondo (Guggenheim a Bilbao, Tate Moden a Londra, Reina Sofia a Madrid fra questi). Un secondo scatto dello stesso servizio sarà utilizzato due anni dopo per la copertina di “Jazz”.
La presenza della Factory di Warhol in “Made In Italy” si limita comunque ad un piano strettamente estetico: a livello musicale, il disco procede infatti nel solco della continuità con il precedente “LoredanaBertE’” (1980) e in particolare con quella matrice funky che già nel disco dell’anno prima aveva segnato un punto di svolta nella discografia della cantante, arricchendone la commistione tra pop e reggae e costituendo un naturale viatico per l’imminente “Traslocando” del 1982.

Avendo in mente il ritmo in levare scoperto qualche anno prima ad un concerto di Bob Marley in Giamaica, il disco dà spazio al racconto americano della cantante, che fa però una comparsa equilibrata nella narrazione di cui la Bertè è interprete. Da un punto di vista tematico, sarebbe sbagliato pensare che “Made In Italy” parli di America per il solo fatto di menzionarla: più che un racconto fra luci e ombre della naked city, quello della Bertè è un saluto inconfondibilmente italiano dal retro di una cartolina, in cui l’esperienza newyorkese è un contorno di cowboy e cavalli rubati, slot-machine e ponti sopra l’Atlantico, che arricchiscono il bagaglio di storie della musicista senza però mai sottrargli centralità e tendendo a non imprimergli coordinate geografiche concrete e precise. È così che trovano posto la quanto mai universale “Ninna nanna”; il canto apolide di “Amica notte” è invece l’unico brano firmato da Gianni Bella nell’intera carriera della musicista o il manifesto di “Canterò”, che non sembrano subire particolari influenze dal soggiorno americano, mantenendosi maggiormente legati alla precedente discografia. E’ così che nasce la bellissima “Lontano da dove”, inizialmente destinata al film omonimo della regista Stefania Casini e alla celebrativa “Number one”, canto di fiera gioia posto a conclusione dell’intero lavoro, composta da alcuni membri dei Platinum Hook e in cui la musicista inserisce diversi passaggi in inglese e per i bizzosi giochi linguistici dell’aggressiva “La goccia”. “Made In Italy” è, insomma, il primo album in cui la Bertè sperimenta per la prima volta in assoluto con i testi a fianco del fedele paroliere Oscar Avogadro.
A colpire particolarmente Warhol durante una visita agli studi di registrazione (così nei racconti della cantante) è “Movie”, brano disco funk in apertura al disco. Per questo pezzo, la Factory realizza un videoclip diretto da Don Munroe, sovrapponendo in chroma key l’esibizione della Bertè realizzata alla Factory a riprese dei palazzi illuminati e delle insegne luminose della città. L’esperimento, un viaggio iridescente attraverso la notte newyorkese, costituisce un unicum per il mondo della musica italiana, in nessun altro caso onorato dalla produzione di materiale firmato dalla Factory, e viene inoltre accompagnato dalla progettazione del concept del disco, che vede sulla inner sleeve le stampe della mappa della metro di Milano e di alcune cartine topografiche e sul retro della copertina la bandiera italiana con apposta la firma di Warhol.
Il disco non raggiunge le 100 000 copie del suo predecessore (si attesta intorno alle 70 000), né riesce ad anticipare l’enorme successo del seguente disco di platino “Traslocando” prodotto da Ivano Fossati, al punto che la commercializzazione del 45 giri “Movie/ La goccia” viene bloccata per evitare di incidere negativamente sulle vendite del 33 giri. Nel frattempo i suoi dischi circolano già da qualche anno in paesi come Spagna, Francia, Germania, Paesi Bassi.
Ninna nanna
Brano reggae di sesso marino e cielo azzurro musicato da Alberto Radius
Lontano da dove
Amica notte
Nel cui testo è menzionato anche il controverso padre della cantante. Firmato da Gianni Bella
La goccia
Lato B di Movie
La tigre
Canterò
Number One
Movie
Scritto da Oscar Avogadro su musica di Mario Lavezzi. Il singolo fu stampato ma, all’ultimo momento, fu deciso di non commercializzarlo, per non penalizzare le vendite del 33 giri fino a quel momento non troppo esaltanti.
1982 TRASLOCANDO
Finito dopo cinque anni il sodalizio sentimentale e professionale fra Loredana Bertè e Mario Lavezzi, la cantante calabrese apre con Traslocando una nuova fase della sua carriera, inaugurando una proficua collaborazione con l’amico Ivano Fossati (all’epoca compagno della sorella Mia Martini).
Grazie all’interessamento della sorella Mia Martini, allora partner di Ivano Fossati, che chiese al cantautore genovese di comporre un pezzo per la sorella, il brano venne scritto ‘su misura’ per la Bertè fu Non sono una signora. Il brano fu pubblicato nell’estate del 1982 e diventò uno straordinario successo, vendendo oltre mezzo milione di copie e risultando il singolo di maggiori vendite dell’artista in Italia. La posizione più alta raggiunta nelle classifiche italiane è la numero 2, restando in classifica per 22 settimane. Nella classifica annuale il 45 giri si trova alla diciottesima posizione dei singoli più venduti nel 1982. Il brano ottiene la vittoria nella popolare rassegna estiva del Festivalbar. Il singolo viene pubblicato anche in Germania, Francia, Paesi Bassi, Spagna e Brasile, riscuotendo un buon successo. A suo modo fissa l’immagine di Loredana Bertè, di icona combattiva, di donna grintosa, ben lontana dal rinunciare al proprio carattere per venire incontro a una presupposta rispettabilità. Nel bene e nel male, tutto l’immaginario che segnerà il successivo percorso della cantante nasce da qui, aiutandosi anche con l’abito da sposa esibito con sprezzo del pericolo nel celebre videoclip, nella forza di un’interpretazione che anche a quaranta anni di distanza gronda sangue vivo.

A metà degli anni ’80, Non sono una signora è stata anche la sigla di una famosa Telenovela brasiliana. Nel 1984 la cantante venezuelana Melissa ne incide una cover in lingua spagnola, facendone un successo. Sempre nel 1984 il brano viene ripreso anche dalla cantante messicana Lucía Méndez con il titolo di Ella es una señora, incluso nell’album Sólo una mujer. Nel 2009 la cantante messicana María José riprende il brano in chiave dance. Il singolo arriva dritto alla numero 1 per due settimane consecutive nella classifica dei singoli più venduti in Messico nel 2009 ed entra nella top 100 annuale. L’album di Maria José in cui è contenuto il singolo No Soy Una Señora vende in Messico 200 000 copie (doppio disco di platino). Inoltre il brano è stato usato come sigla dell’omonimo programma andato in onda nel 2023 su Rai 2.
Nel novembre 2017, Non sono una signora ottiene un disco d’oro; il 27 settembre 2021 viene certificato disco di platino per le oltre 70 000 unità vendute in Italia dal 2009. Non sono una signora è considerato il suo vero manifesto musicale, scritto e prodotto da Ivano Fossati e registrato negli Stati Uniti (con la partecipazione ai cori di Mia Martini).
Sicuramente, tra le tante canzoni scritte da Ivano Fossati per le dive della canzone italiana (Mina, Ornella Vanoni, Mia Martini, Anna Oxa, Patty Pravo, Fiorella Mannoia), nessuna si adatta alla sua interprete quanto ‘Non sono una signora’. Nel 1982, quando riallacciò i contatti con Loredana Berté a qualche anno da ‘Dedicato’, Ivano Fossati non era il cantautore schivo che oggi conosciamo, ma uno dei nomi più “caldi” dell’industria discografica, in grado di scalare le classifiche sia da solo (‘La mia banda suona il rock’, 1979) che come autore e produttore (‘Un’emozione da poco’, ‘Pensiero stupendo’, ‘E non finisce mica il cielo’). E se oggi la sua immagine evoca la sua Genova e le ‘notti in Italia’, in quel periodo era quasi più americano che italiano. Si affidava quasi solo a musicisti stranieri, e viveva pressoché in pianta stabile negli Stati Uniti. In ‘Carte da decifrare’, autobiografia scritta a quattro mani con Pietro Cheli, accenna con nonchalance a come in quel periodo, a New York “Io, Loredana, Renato Zero, Walter Chiari e Chet Baker ci trovavamo ogni sera con i Platinum Hook, trascinante gruppo di neri newyorchesi che suonava nei dischi di Loredana”.
Ne uscì fuori l’album Traslocando, il cui primo singolo estratto fu Non sono una signora, che ebbe un grande successo commerciale, raggiungendo la terza posizione nella classifica italiana dei singoli e piazzandosi alla numero 32 nella classifica annuale, vendendo oltre mezzo milione di copie; è il singolo più venduto in Italia dalla cantante. Il singolo venne pubblicato anche in Germania, Francia, Paesi Bassi, Spagna e Brasile, riscuotendo un buon successo. Con questo brano la Bertè vinse Vota la voce e il Festivalbar 1982 a pari merito con Miguel Bosé con Bravi ragazzi e con Ron con Anima. Nel corso degli anni la canzone è divenuta il brano-manifesto di Loredana Bertè.
Il secondo singolo estratto è Per i tuoi occhi che raggiunse il picco massimo della settima posizione nella hit-parade settimanale dei 45 giri più venduti, e la 68esima tra i 45 giri più venduti del 1982 vendendo 150.000 copie. Tra gli altri brani Stella di carta di Maurizio Piccoli; Stare fuori, Traslocando e J’adore Venice sono firmate da Ivano Fossati, e poi una splendida Notte che verrà di Mia Martini e Guido Guglielminetti. Steve Daniels, Victor Jones e Robin Corley dei Platinum Hook sono gli autori della musica di I ragazzi di qui, con testo di Fossati. Sul lato B del 45 giri di Non sono una signora è presente il brano Radio che non è mai stato inserito in nessun album fino alla pubblicazione del box celebrativo Reloaded (1974 to 1983) dove viene incluso come bonus track nel CD di Traslocando.
Traslocando è l’ultimo album realizzato dalla cantante per l’etichetta CGD, è il secondo dei cinque album “americani” ed è il primo dei tre lavori prodotti da Ivano Fossati per la Bertè. L’album, prodotto e realizzato da Ivano Fossati, che ne ha curato anche gli arrangiamenti insieme ai Platinum Hook, è stato registrato tra marzo e aprile 1982 in diversi studi: le parti vocali e il missaggio agli Studi Idea Recording e agli Studi Idea Mix di Milano; le parti strumentali e il mastering rispettivamente ai Media Sound Studios e agli Sterling Sound Studios di New York. Fra i musicisti, oltre allo stesso Fossati e al chitarrista Massimo Luca, vennero richiamati i Platinum Hook, il gruppo funk newyorkese che aveva già suonato nel precedente album della Berté, Made in Italy, e che l’aveva anche accompagnata in tour. Nel 1993 è stato ristampato per la prima volta in versione CD.
Con Traslocando, la Berté passa da una vendita media di 50.000 copie per LP a un risultato che supera le 200.000 unità. L’album presenta picchi di qualità (e di vendite) mai raggiunte fino a quel momento dalla cantante. Tra il 1982 e il 1984 vende complessivamente oltre un milione di dischi con tre produzioni curate da Fossati: «un trittico di insuperato valore per la ragazza ribelle» in cui emergono infatti alcune delle sue interpretazioni più raffinate e al tempo stesso incisive. Trent’anni dopo l’album viene inserito nella classifica dei “100 dischi italiani più belli di sempre” di Rolling Stone Italia alla posizione numero 24, la più alta raggiunta da un’interprete femminile. Un sondaggio Doxa, effettuato nel giugno di quell’anno vede Loredana Bertè al 9º posto fra i cantanti italiani più popolari, terza fra le donne dopo Mina e Ornella Vanoni.

E dire che ‘Non sono una signora’, pur col suo tono irriducibile, pareva aver riconciliato la cantante con il mondo: 31enne, una carriera in piena ascesa, la Berté si toglieva la soddisfazione di vincere il Festivalbar davanti all’acerrima rivale Donatella Rettore, dichiarando a ‘Sorrisi e Canzoni’: “E’ un momento felice. Da bambina sognavo di diventare una regina… Ho avuto le mie vittorie. E come tutti, i miei guai. Li ho cantati, e la gente ha capito che in certe emozioni c’era qualcosa di più forte della comune rabbia che può avere qualcun altro. E forse non sono una signora, ma la regina di un’estate sì”. Per la premiazione, salì sul palco dell’Arena di Verona vestita da sposa – malauguratamente, proprio sul finale della canzone, inciampò nel lunghissimo strascico, facendo un solenne tonfo… Recuperato il microfono, ebbe la prontezza di sorridere: “Non sono una signora, questo vestito non lo so portare”.
Subito dopo la sua uscita Loredana Bertè iniziò una promozione del disco nella Grande Mela: il 33 giri fu pubblicizzato sulla rivista newyorkese Village Voice e la cantante si esibì in due concerti all’Hotel Ritz (22 e 23 ottobre 1982) e in uno allo Xenon. Tra la fine del 1982 e l’inizio del 1983 Traslocando fu anche venduto in alcuni music store di New York.
Appare brevemente nel ruolo di se stessa nel film di Marco Ferreri Storia di Piera cantando Sei bellissima.
Per i tuoi occhi
Secondo singolo estratto. È un contrasto vivido, il dato testuale si fa aggressivo e struggente al tempo stesso (“Per i tuoi occhi ancora, girare come imbambolata al luna park, un amo nella gola, ma innamorata come ai tempi nella scuola”), l’elemento orchestrale che assiste il climax sintetico del ritornello in un impetuoso slancio vocale.
Stare fuori
Lenta scansione per synth che cerca invano di trovare una pur timida consolazione all’esclusione, allo sfiorire delle occasioni e dei desideri mai appagati.
Madre metropoli
I ragazzi di qui
Lato B di Per i tuoi occhi. Frizzante synth-rock capace di aprirsi a morbide effusioni soulful) sono la chiave di volta di tutta l’operazione, il gioco per cui è valso ogni centimetro di candela. E il collante che riesce a compattare anche contributi tra loro molto distanti.
Stella di carta
Affascinante riflessione su un rapporto malato prossimo alla chiusura (“Stella di carta se vuoi vattene via, ti mando un bacio per posta o sarebbe un’altra bugia, siamo di pasta diversa, io seguo un altro destino, se vado incontro alla notte, se ho le costole rotte è per vedere il mattino”) lancia un nuovo grido al cielo, il tono da ballad delle strofe che si infrange su nuovi impetuosi slanci canori, come se la decisione procurasse l’estrema sofferenza.
Traslocando
Contiene una citazione del brano … E di nuovo cambio casa di Ivano Fossati
Non sono una signora
Scritto da Ivano Fossati, su interessamento di Mia Martini. Con tempo diventa il manifesto della Bertè.
Notte che verrà
Assoli di chitarra e ottoni in pieno spolvero per il brano più groovydel lotto. Eppure tutto fa capo a lei, la pasionaria fiera e sola, incapace di camuffare i propri sentimenti, le ferite portate come un vessillo. E per questa identificazione, vi è un motivo chiarissimo.
J’adore Venice
Già incisa nel 1981 da Fossati come lato B del singolo Panama
Una
Canzone scritta da Renato Zero che parla della sorte che capitava in quel momento alle due sorelle Bertè. Una all’apice del successo e l’altra che quasi si nascondeva.
1983 CAMBIO DI CASA DISCOGRAFICA TRA LORINEDITA E JAZZ
Nel 1983, avendo saputo che i dirigenti statunitensi del gruppo RCA avevano la necessità di operare una forte riduzione del personale in tutto il mondo (anche in Italia, dove da 600 dipendenti bisognava scendere a 200), Ennio Melis decide di dimettersi, abbandonando l’azienda nel 1984; solamente 10 anni dopo, nel 1993, tenterà di reinserirsi nel mondo discografico fondando una sua casa discografica, la THM, con scarso successo. Melis venne sostituito da Franco Reali, che restò fino al 2001, gestendo di fatto lo smantellamento dell’RCA e il passaggio alla BMG. Di fatto, anche per il clima di incertezza e la riduzione di mezzi, in questo periodo molti artisti abbandonarono la casa discografica. E tra questi ci fu anche Ivano Fossati che portò con se Loredana Bertè alla Cbs.
La Cgd, quindi per contenere le perdite decide di pubblicare una raccolta non autorizzata dall’artista contenente nove brani inediti appartenenti alle sessioni dei precedenti lavori discografici. Viene quindi pubblicata Lorinedita, tra cui spiccano Al mercato dell’usato (scritta da Renato Zero) e Professore, dedicato al difficile rapporto col padre. E ancora Risveglio e Al mercato dell’usato.
Nella prima fase della sua carriera, l’artista aveva registrato vari brani che non erano mai stati pubblicati su disco. In occasione del passaggio della Bertè alla CBS, la CGD pubblicò senza il suo consenso alcuni di questi brani, firmati fra gli altri da Mario Lavezzi, Fausto Leali, Shel Shapiro e Dario Baldan Bembo. L’album giunge fino al 24º posto in classifica e, il 23 Settembre 2016, è uscito in formato CD. Tutte le canzoni sono state incluse poi nelle raccolte Tracce e Selvaggia. Alcuni brani erano già stati incisi da altri artisti: Era aveva partecipato all’Eurovision Song Contest 1975 nell’interpretazione di Wess & Dori Ghezzi, Sola è stata incisa dal gruppo “Il Magazzino dei Ricordi” nel 1977 con il titolo di “Bugiarda e sola” mentre Io no era stato presentato al Festival di Sanremo 1982 da Anna Oxa, anche se la versione della Bertè presenta qualche verso modificato; Risveglio venne incisa da Ornella Vanoni per il suo disco di inediti del 1981.
Dan dan
Preghiera
Risveglio
Sola
Era
Professore
Al mercato dell’usato
Io no
Selvaggia
Nella nuova casa discografica, invece Loredana Bertè incide Jazz, prodotto da Ivano Fossati (autore di due delle otto canzoni, mentre Ruggeri ne firma altre tre). Il disco viene registrato tra Londra e New York con l’apporto di alcuni tra i più importanti musicisti statunitensi del momento; fra cui Doc Powell (chitarre), Bobby Douglas (tastiere e xilofono), Harry Whitaker (pianoforte), Mike Migliore (sax), Yogi Horton (batteria). Anche la foto in copertina è newyorkese, scattata da Christopher Makos. Una delle qualità dell’album sta nell’equilibrio fra la strumentazione rock e le incursioni dei fiati. Bissa il successo del precedente Traslocando e spingendosi sino al 4º posto della classifica degli LP più venduti, restando complessivamente 22 settimane nella top 50. Ad oggi questo album, anche a detta dell’artista, risulta il più venduto della sua carriera, con oltre 250 000 copie.
Sul brano che dà il titolo all’album, Jazz c’è da dire che è la cover di una canzone di Djavan (Sina in originale, successivamente incisa in inglese anche dai Manhattan Transfer con il titolo Soul food to go, giunta al 25º posto nella Billboard’s Top Adult Contemporary Chart). Proprio questo brano segna anche l’incontro tra la Bertè e il musicista brasiliano Djavan.
Altro pezzo miliare è Il mare d’inverno di Enrico Ruggeri. E la paternità di questo brano fa discutere anche molti anni dopo quando Loredana Bertè, durante una puntata di The Voice Senior, il talent show di Rai1 condotto da Antonella Clerici; dopo un’esibizione de Il mare d’inverno lei ha fatto questa dichiarazione: «Avrebbe dovuto firmarla anche Ivano Fossati. L’ho incisa con lui a New York, poi ho chiamato Ruggeri e gli ho fatto: “Senti che pezzo”. E lui: “Pazzesco”. È il tuo pezzo Enrico. Fossati aveva fatto un arrangiamento pazzesco». Insomma, come a dire che in realtà il brano di Enrico Ruggeri sarebbe stato stravolto da Fossati tanto da renderlo l’evergreen che poi è diventato.
Enrico Ruggeri, oltre che Il mare d’inverno, firma anche Il testimone e La donna della sera. Maurizio Piccoli firma Così ti scrivo e Quanto costa dottore, mentre Fossati firma Un’automobile di trent’anni e il testo del già citato Jazz. A chiudere l’album è Ho chiuso con il rock’n’roll, cover di Bernardo Lanzetti. Dal disco non venne estratto alcun singolo (anche se Il mare d’inverno, di cui venne realizzato un videoclip diretto dalla stessa Bertè, ottenne un vasto riscontro).
Un’automobile di trent’anni
Così ti scrivo
Il testimone
Quanto costa dottore
Jazz
Cover di Djavan
Il mare d’inverno
Ruggeri dichiarò che l’ispirazione del brano gli fu data dalla città marchigiana di Marotta in provincia di Pesaro-Urbino, dove aveva trascorso con la madre e le zie le sue vacanze da adolescente, tornandoci anche in seguito. Il brano può considerarsi come una lunga poesia sulla solitudine. Ruggeri descrive immagini solitamente allegre che nella cupezza invernale diventano «come un film in bianco e nero», ma che svelano sentimenti profondi e inediti. Il mare è visto come l’emblema stesso della solitudine: ampio, profondo e minaccioso. Una solitudine che viene solo coperta dall’arrivo dell’estate e dai bagnanti che affollano le spiagge con «ombrelloni aperti» e «discoteche piene di bugie». Solitudine che può arrivare all’improvviso come «il vento che agita» il mare.
La donna della sera
Ho chiuso col rock’n’roll
Jimmy B. Goode
Fossati diventa, col tempo, sempre meno entusiasta di lavorare per altri, e decide di rinunciare a tale aspetto della propria carriera. Di fatto, nella sua biografia sembra quasi prendere le distanze da quanto scritto per altri artisti. Viceversa la Berté, anche in seguito alle vicissitudini sopracitate, finisce per identificarsi sempre di più con tale canzone, che pare riaffacciarsi in alcune grintose, insoddisfatte composizioni da lei scritte e cantate (‘Io sì, io’, ‘Stiamo come stiamo’, ‘Amici non ne ho’). E ancor oggi, quando si tratta di esprimere la sua filosofia di vita, le capita di affermare “Come sto? Bene. Anche se la guerra non è mai finita” oppure: “Forse dovrei stare sempre tranquilla, educatina, fare la riverenza, ma io non ci sto. Qualunque aria tiri, comunque si mettano le cose, io non sono una signora” (da interviste al Corriere della Sera e al Messaggero).
Si esibisce anche al Madison Square Garden e al Ritz, celebre club del Greenwich Village a New York. Si moltiplicano le apparizioni televisive negli show più importanti (Fantastico, ecc.) in cui è sempre la vedette n.1. I suoi dischi circolano in buona parte dell’Europa e la televisione russa trasmette uno special sulle sue canzoni.

Nel dicembre 1983 il settimanale “TV Sorrisi e Canzoni” ospitava un articolo nel quale Loredana Berté scriveva di suo pugno: “E’ l’estate del 1982, sono su un jumbo dell’Alitalia, volo Milano-New York. Sto andando ad incidere ‘Non sono una signora’ senza sapere che il destino è lì in agguato, qualche poltrona più avanti. Proprio in quel momento, proprio su quell’aereo, viaggia il mio futuro marito“. Si trattava del poco più che ventenne Roberto Berger, erede di una cospicua fortuna industriale e più giovane della cantante di dieci anni. Roberto Berger era il figlio di Tommaso Berger, il miliardario fondatore dell’industria del caffè Hag e proprietario delle acque Sangemini. Inevitabile commentare che tra i due progetti che stavano prendendo forma su quell’aereo, il matrimonio e la canzone, ha vinto quest’ultima. Ben presto infatti le nozze tra la cantante e il 23enne Berger si rivelarono un disastro. Alla cerimonia, tenutasi il 30 dicembre 1983 a St. Thomas, nelle Isole Vergini, seguì un rapido deterioramento dei rapporti tra la famiglia del giovanissimo sposo e la nuora. I due non vivranno mai stabilmente insieme e il matrimonio termina dopo quattro anni a seguito della denuncia fatta dalla cantante contro il marito per inadempienza degli obblighi coniugali.
«L’ultimo giorno del 1983 mi sposai con Roberto Berger alle Isole Vergini. Berger era uno stronzo. Un ragazzo ricchissimo che si fingeva povero e piangeva miseria. Uno che, pur essendo erede dei distributori miliardari dell’Hag e delle acque minerali, si faceva pagare anche i caffè».
1984 SAVOIR FAIRE
Nel 1984 registra in Unione Sovietica uno speciale televisivo interamente incentrato su di sé in cui vengono riproposti alcuni dei suoi brani più rappresentativi in forma di videoclip; il programma viene trasmesso anche dalla Rai.
A Londra registra Savoir faire: uscito in piena estate, è il terzo LP consecutivo prodotto da Ivano Fossati (che nei crediti appare come Il Volatore, segno di un’ultima e sofferta collaborazione tra i due) a cui partecipa anche Phil Palmer. Ad aprire l’album è una reinterpretazione di Ragazzo mio di Luigi Tenco, ma spiccano anche Una sera che piove (scritta per lei da Bernardo Lanzetti), la sua interpretazione di Non finirà (uno dei migliori brani di Enrico Ruggeri), nonché Petala, secondo omaggio a Djavan, con testo italiano firmato dallo stesso Fossati. Nelle versioni compact disc è presente il brano aggiuntivo Tv Color, scritto dal bassista Guido Guglielminetti.
Ancora una volta si decide di non estrarre alcun singolo dall’album, e uno dei brani promossi fu Una sera che piove, scritta da Bernardo Lanzetti. Nel corso degli anni, la Bertè ha ripreso più volte questo brano nei vari concerti dal vivo.
L’album beneficiò di una solida promozione attraverso diversi passaggi televisivi nei più importanti programmi in prima serata del sabato sera come Fantastico 5 e Risatissima (edizione 1984-1985, dove la Bertè fu ospite fissa) e raggiunse la posizione n. 18, rimanendo nella top 50 degli album più venduti per un totale di 20 settimane; nella graduatoria annuale del 1984, l’album è presente alla posizione n. 88.
Savoir faire avrebbe dovuto essere promosso anche a livello europeo, ma il progetto non fu mai realizzato, anche se è possibile trovare edizioni del vinile destinate al mercato giapponese, tedesco e olandese. La canzone Full Circle, in paerticolare, doveva essere promossa a livello europeo (vi suonò anche Phil Palmer), anche attraverso un videoclip, che però non fu mai realizzato.
Ragazzo mio
Cover di Luigi Tenco
Savoir faire
La curiosità
Petala
Cover di Djavan
Una sera che piove
Was ist das?
Full circle
Non finirà
Tv color
1985 CARIOCA
Nel 1985 lavora a quello che forse è il suo lavoro più ambizioso, realizzandolo anche in veste di produttrice: un disco incentrato sul repertorio di Djavan, artista a metà fra la tradizione brasiliana ed il rock. L’album Carioca viene inizialmente concepito in lingua portoghese, ma su imposizione della casa discografica verrà pubblicato in italiano con gli adattamenti di Bruno Lauzi (Acqua e La tigre e il cantautore) ed Enrico Ruggeri, che traducono i testi.
«Sì, ho rinunciato alla figura del produttore, Carioca è prodotto da me, anche per questo è l’album più importante della mia carriera. Qui le responsabilità sono tutte mie, nel bene e nel male. Poi credo che per me fosse giunta l’ora di lavorare da sola.»

Il disco è interamente dedicato al repertorio di Djavan, cantautore da lei molto amato, che mescola le tradizionali atmosfere brasiliane al rock e al jazz. Aveva già cantato due pezzi di Djavan (Jazz, dall’omonimo album del 1983 (titolo originale Sina) e Petala, dall’album Savoir faire del 1984).
L’album è stato registrato tra febbraio e aprile 1985 agli studi Il Mulino, Idea Recording e Milano Studio, di Milano, Morning Studio di Castello di Carimate, Som Livre Studios di Rio de Janeiro e Sterling Sound di New York.
Dall’album, che giunge sino al 6º posto della classifica degli album più venduti con una permanenza complessiva di venti settimane. Le vendite, secondo le stime del settimanale, si aggirano intorno alle 150 000 copie.
Viene estratto il singolo Acqua, «un pezzo corale di spirito pacifista» il cui videoclip (girato proprio in Brasile) viene scelto anche come sigla d’apertura del Festivalbar, nella cui finale all’Arena di Verona si esibisce con la sua band in uno speciale miniconcerto. Il 45 giri di Acqua è stato pubblicato con un altro brano del disco, Banda clandestina, accompagnato anch’esso da un videoclip utilizzato come sigla del Festivalbar di quell’anno.
Intro
Cover di Djavan Coro di bambini
Banda clandestina
Cover di Djavan. Lato B di Acqua
Topazio
Cover di Djavan
Seduzir (Una favola trascina il mondo)
Cover di Djavan
Iris (Cerchi concentrici)
Cover di Djavan
Acqua
Cover di Djavan. Unico singolo estratto.
Esquinas (Qualcosa ci porta lontano)
Cover di Djavan
Transe (Canto che naviga)
Cover di Djavan
Samurai
Cover di Djavan
Infinito
Cover di Djavan
La tigre e il cantautore
Cover di Djavan
Per quanto riguarda Djavan, molti anni dopo ha dichiarato questo sull’esperienza con la Bertè.
“È stato molto tempo fa e ne mantengo un buon ricordo. Non siamo più connessi direttamente se non con il tramite della musica che abbiamo realizzato insieme. Lo scambio di musica resta sempre un’esperienza altamente positiva”.
«Il suo segreto rimane sostanzialmente lo stesso. Grazie a una mentalità internazionale che la cantante ha acquisito in anni di esperienza all’estero, viene posta la massima attenzione alle regole dello spettacolo. Come raramente fanno le sue colleghe, i gruppi che la accompagnano sono sempre di notevole livello, così come la pulizia e la modernità degli arrangiamenti. Per questo il concerto di Bertè è non solo un esempio di alta professionalità, ma anche uno dei più godibili che si possano trovare in giro per l’Italia.».
«Anche se non puoi prevedere tutto e anzi, a volte, non puoi prevedere proprio niente, e le cose peggiori o migliori ti succedono quando meno te lo aspetti. Luciano Benetton lo ha sempre saputo. Fin da quando a Rio lo portai al concerto di Djavan in una notte di più di trent’anni fa. (…) Salimmo a bordo di una corriera distrutta, arrivata all’appuntamento sul ciglio della mezzanotte con due ore abbondanti di ritardo. Luciano sembrava perplesso e avanzava qualche legittimo dubbio: «Scusa Lory, ma dove staremmo andando esattamente?». Percorremmo decine di chilometri e a notte fonda arrivammo in uno stadio che conteneva duecentomila persone. Un oceano di magliette. Ragazzi e ragazze dei continenti più diversi. Guardando la folla felice ebbi un’illuminazione: «Ci pensi, Luciano? Uno è indiano, l’altro cinese, l’altro afroamericano e sono qui tutti insieme». Benetton si rianimò: «Ma lo sai che mi hai dato un’idea della madonna?». Ancora non potevo saperlo, ma il suo progetto più famoso, United Colors of Benetton, nacque proprio quella sera. Mesi dopo, con la scusa di chiedergli di farmi da testimone di nozze con Berger in quello che allora pensavo sarebbe rimasto l’unico matrimonio della mia vita, andai a batter cassa con un certo piglio: «Luciano, io ti ho dato l’idea. Tu adesso che mi dai?». «Uno dei migliori fotografi del mondo.»
Mi prestò Oliviero Toscani per immortalare la band, ma l’antipatia reciproca fu immediata. Toscani era uno stronzo. Una divetta scostante e superba. Ci avrebbe dovuto fare i manifesti gratis, ma non ne aveva alcuna voglia e non faceva niente per nascondere il pessimo umore. Allora decidemmo di farlo impazzire e di fare le bizze.
Nello stesso anno prende parte al progetto discografico di beneficenza in favore dell’Africa cantando Nel blu dipinto di blu insieme a numerosi altri artisti italiani; inoltre il 18 settembre si esibisce al concerto Italy for Italy (realizzato per raccogliere fondi per il disastro della Val di Stava e della Val di Fiemme) cantando Non farti cadere le braccia, accompagnata alla chitarra dal suo autore, Edoardo Bennato.
1986 RE
All’apice del successo, nel 1986 decide di partecipare per la prima volta al Festival di Sanremo con il brano Re (scritto da Mango assieme a suo fratello Armando), portando in scena una coreografia pensata per lei da Franco Miseria in cui simula una gravidanza, che suscita notevoli polemiche sulla stampa. Il paroliere Alberto Salerno e lo stesso Mango le propongono diversi altri brani, in particolare Io nascerò, ma la Bertè risponde irremovibile: «Io a Sanremo ci vado con questa». Io nascerò diventerà la sigla d’apertura della manifestazione, cantata dalla conduttrice Loretta Goggi.
Data per favorita alla vigilia, deve accontentarsi di un nono posto. In pochi minuti, con una coreografia pensata per lei da Franco Miseria, infrange due tabù nel tempio della musica tradizionale italiana: quello del protocollo e quello della maternità.

Il “pancione finto” di Loredana Berté, progettato per l’esibizione con la canzone “Re”, fu una scelta stilistica audace e provocatoria che suscitò un grande dibattito pubblico. Alcuni lo consideravano un gesto di emancipazione e di rottura con le convenzioni, mentre altri lo vedevano come un’immagine fuori luogo e un tentativo di attirare l’attenzione. L’abito di pelle, progettato da Luca Sabatelli, era aderente e valorizzava il pancione, creando un’immagine forte e inaspettata. L’immagine di Loredana Berté con il pancione è ancora oggi ricordata come un momento emblematico della storia di Sanremo e un esempio di come la musica possa essere anche un veicolo di messaggi sociali.
“La mia prima apparizione a Sanremo è stata nel 1986 con il pancione finto – sottolinea Berté attraverso i social – un costume pazzesco disegnato per me dal grande costumista Sabatelli. Per molti è stato un errore, ma per me no. Volevo dimostrare che una donna quando è incinta non è malata ma è ancora più forte. E poi cantavo un pezzo di Mango bellissimo, ‘Re’: è stato il primo pezzo rock mai presentato al Festival. Il primo a iniziare con una chitarra elettrica sul palco. Solo Sting mi capì e mi disse passando: Wow that’ s amazing! Invece la casa discografica mi strappó addirittura il contratto discografico”.
«Era un’ammissione di verità e personalità della donna nella sua dimensione più vera. Forse la gente crede che la donna incinta debba per forza soffrire in un letto e aspettare il lieto evento con un medico e una levatrice a fianco, invece che ballare, cantare, ed essere se stessa soprattutto in quei momenti così importanti per lei.»
«La performance di Sanremo era stata preparata con molta cura e professionalità, in tre mesi di studio, di lavoro e di prove. L’idea del coreografo Franco Miseria era stata analizzata attentamente. Non era il pancione che doveva stupire, era il fatto che io cantavo ballando, cosa che non è certo facile e che pochissimi sono in grado di fare»
I dissensi generati dalla sua esibizione sanremese spingono però la CBS alla rottura del contratto discografico; sfuma così il progetto di un intero album con Mango, artista con il quale la Bertè avrà comunque modo di duettare nella trasmissione TV Italia Sera con la hit Oro.
Esce comunque la raccolta contenente i maggiori successi radiofonici estratti dai tre album incisi per la CBS Fotografando… i miei successi, e la stessa Fotografando (lato B di Re, anch’essa scritta da Mango) viene presentata in molte trasmissioni televisive e riscuote un buon successo radiofonico e al Festivalbar e fu presentato anche a Vota la voce, dove vinse il Telegatto come “Miglior cantante donna”.
I risultati delle vendite furono deludenti. L’album rimase nella top 50 per 8 settimane. Dopo questa pubblicazione il contratto con la CBS venne sciolto.
Fotografando
Lato B di Re. Secondo singolo. La canzone venne promossa in diverse manifestazioni musicali tra cui il Festivalbar, Azzurro e Vota la voce.
Così ti scrivo
Tratto da Jazz
Jazz
Tratto da Jazz
Ragazzo mio
Tratto da Savoir Faire
Una sera che piove
Tratto da Savoir Faire
Non sono una signora
Tratto da Traslocando
Il mare d’inverno
Tratto da Jazz
Un’automobile di trent’anni
Tratto da Jazz
Sei bellissima
Tratto da Normale o Super
Banda clandestina
Cover di Djavan. Tratto da Carioca
La tigre e il cantautore
Cover di Djavan. Tratto da Carioca
Re
Primo singolo. Ebbe un buon successo discografico, raggiungendo il picco massimo della tredicesima posizione dei singoli più venduti.
1987 IL DIVORZIO DA BERGER
Nel 1987 Loredana Bertè chiese il divorzio da Roberto Berger. Anni dopo, la cantante confessò di non avere mai vissuto insieme al primo marito e di avere deciso di separarsi ritenendolo “incapace di adempiere ai propri doveri coniugali”. I due si incontravano di tanto in tanto a seconda dei rispettivi impegni. Quando si è sposato, Roberto Berger era ancora impegnato negli studi in America. Davanti al magistrato la cantante ha affermato di essersi sposata per amore e che il loro progetto iniziale era quello di vivere in America e per questo non aveva rinnovato il contratto con la sua casa discografica, riportava la Repubblica nel 1987.
Lo accusò inoltre di averle taciuto la sua vera identità, non rivelandole di essere figlio del miliardario Tommaso Berger ed erede del suo impero che comprendeva il noto marchio di caffè Hag e il marchio di acqua Sangemini. “Me lo nascose per due anni e dopo essermi pagata anche i caffè lo cacciai di casa prima che il padre lo diseredasse”, raccontò la cantante a proposito di quel matrimonio finito male.
Nel 2007 con il libro Onora il padre. Autobiografia di un imprenditore, pubblicato nel 2007 da Marsilio, Tommaso Berger ha accusato il figlio Roberto (con le sorelle Donata e Simona) di averlo tradito, offeso, derubato, dissolvendo il patrimonio di famiglia. L’imprenditore ha pubblicamente accusato il figlio Roberto di averlo pugnalato alle spalle vendendo l’azienda Crippa & Berger ed i marchi associati al concorrente Chiari e Forti. Roberto Berger aveva querelato il padre per queste accuse.
In un’intervista a Il Giornale nel 2007, Tommaso Berger ha parlato del matrimonio del figlio con Loredana Bertè: “Appena ventiduenne, s’innamorò di una donna che aveva 10 anni più di lui. Il 31 dicembre mi telefonò dalle Isole Vergini: “Papà, ho da darti una notizia brutta per te e bella per me. Mi sono sposato con la cantante Loredana Bertè”…”.
Nel 2009 la notizia della morte di Berger avvenuta a Rio de Janeiro, quando aveva soli 49 anni, seppur avvolta da un alone di mistero, ha sollevato non pochi sospetti. Si è parlato infatti di un possibile suicidio dell’uomo, perché le cause del decesso non sono apparse chiare.
1988 L’INIZIO DELL’INFERNO CON BORG, LA RCA E IO

Dopo i dissidi con la sua ex casa discografica per le polemiche di SanRemo 1986 e un anno sabbatico; riesce a firmare un nuovo contratto discografico con la Rca e decide di ripresentarsi a Sanremo con un nuovo album Io e con il pezzo Io dal quale prendeva il nome (Io, si io).
L’album è stato realizzato a San Francisco, con la produzione di Corrado Rustici che ne cura gli straordinari arrangiamenti.: è il primo lavoro in cui compare un numero significativo di brani firmati dalla stessa cantante: Proiezioni, Senza di te… pazza di te, Qui in città e Rai & T.V. (sigla del Campionato europeo di calcio 1988, scritta con Mario Lavezzi).
Loredana Bertè è reduce da una sequenza di dischi di elevata qualità. Il disco Io rappresenta una regressione assoluta nel repertorio della cantante, poiché ci si concentra sul pop patinato più innocuo. Alla produzione c’è Corrado Rustici (poi con Zucchero) per cui è tutto di altissimo livello, ma Bertè non può essere relegata a funketti bianchi o a ammiccamenti Euro pop. In più la title track , scritta da Tony Cicco dei Formula 3, è l’anticamera di quella trafila di brani egoriferiti stile Amici non ne ho che essenzialmente sono la parte peggiore e stucchevole del repertorio di Bertè. Il disco ha pochi momenti degni di interesse, l’intro quasi vapor/hd di Fornelli bianchi, qualche arrangiamento proto hyper, ma per il resto l’ispirazione sembra azzerata. O meglio, l’ispirazione principale è Borg, con la cantante concentrata solo su quello (in Proiezioni c’è l’ammissione di praticare autoerotismo in assenza del partner) e che vuole scrivere i testi di suo pugno. È la vera novità del disco, ma il risultato è a volte imbarazzante (Rai & tv ad esempio è un brano di un’inutilità sconcertante).
L’uscita del disco sembra però registrare un certo calo di consensi, che ne limita anche gli esiti commerciali; malgrado ciò, il disco raggiunse la posizione n. 29 nella classifica italiana e l’album riesce a restare nella top 50 per 18 settimane consecutive, superando la soglia delle 50 000 copie vendute. Supportato dai brani Angelo amerikano, di Tony Cicco, presentata al Festivalbar e ad Azzurro, e La corda giusta, di Bernardo Lanzetti, presentata sia al Festivalbar che a Vota la voce, dove la Bertè si classifica quinta tra le interpreti femminili.
Io, sì io
Il brano, scritto da Tony Cicco, su arrangiamenti di Corrado Rustici, ebbe un buon successo, raggiungendo il picco massimo della sedicesima posizione dei singoli più venduti. Il brano venne presentato al Festival di Sanremo di quell’anno, classificandosi sedicesimo.
La corda giusta
Fuori di… me fuori dal mondo
Angelo amerikano
Proiezioni
Lato B di Io, si io. Brano pop scritto dalla stessa Berté e Maurizio Piccoli, era il lato b del disco.
Fornelli bianchi
Senza di te… (pazza di te)
Qui in città
Rai & TV
Sigla Rai degli europei di calcio.
Nell’estate del 1988, infatti, durante una tappa del Festivalbar a Ibiza, inizia una burrascosa relazione con il campione di tennis Björn Borg, che le era già stato presentato dal suo ex compagno Adriano Panatta, all’Open di Francia del 1973. Bertè se ne innamorò con un colpo di fulmine e da quel momento cominciò con il tennista svedese una relazione burrascosa.
La Bertè raccontando i primi tempi con il tennista Bijorn Borg, rivela: “Sua moglie, Mariana Simionescu, me lo gettò tra le braccia”. Poi spiega: Tra loro niente sesso. Per Bjorn, Mariana era una specie di sorella. Lei mi fa: ‘Guarda che stasera dopo la partita è libero, te lo porti dove vuoi’. Con gli amici andammo a vedere la sua sfida con McEnroe, sei ore. Warhol scappò al primo set. Io rimasi. L’incendio definitivo scoppiò durante un Festivalbar a Ibiza. Bjorn mi telefonò: “Devo vederti”. E lei? ‘Te dice proprio male bello, mi hai trovato per puro culo, sto partendo’. Lui: ‘Vengo anch’io’. Io: ‘No, tu no’. Alla fine cedetti perché l’idea che qualcuno potesse dominarmi e farmi fare quel che voleva iniziava a non dispiacermi. Cosa avevo da perdere? Ci sposammo”.
Lui non sopportava le sue tournée. «Non mi lasciava un secondo. A ogni piazza, gli davano le chiavi ufficiali della città: “Abbiamo l’onore di avere con noi Björn Borg”. A un certo punto lo affrontai: “Ma è il tour mio o il tuo?”. Lui la mise giù dura: “Torniamo a Stoccolma” e mi fece stracciare un contratto milionario. I manager erano imbufaliti: “Sei pazza” e minacciavano querele. Ancora me lo ricordo Björn che si affaccia dalla scaletta dell’aereo e urla: “Fatemi causa”. Poi la fecero a me. Il circo suonò la grancassa della mia inaffidabilità, mi sporcarono la reputazione, mi massacrarono.»
Quell’anno la Bertè si avvalse del management di David Zard, uno tra i manager più importanti a livello internazionale. Ma la prevista tournée fu annullata quasi subito dalla stessa Bertè, per accontentare il fidanzato che era riluttante a seguire i suoi impegni e che evidentemente voleva essere sempre il protagonista e gli piaceva essere mai il numero due. A causa di questo la Bertè iniziò un secondo periodo di esilio dal mondo della musica. Se il primo era stato imposto dalla sua casa discografica di allora dopo le polemiche di Sanremo 1986; questo lo deciderà lei stessa e andrà a Stoccolma ” a fare la casalinga”. Anche il contratto con la Rca viene rescisso.
1989 – 1990 VITA CON BORG
Lui fu molto nocivo per lei come persona e anche per la sua musica. Un auto-esilio durato anni nell’illusione di costruire una famiglia. Durante il periodo in cui furono sposati sono frequenti gli attacchi della stampa scandalistica italiana e soprattutto quella svedese. Ma andiamo con ordine.

Il rapporto tra Borg e Bertè fu sempre burrascoso ed ebbe uno dei punti più bassi quando erano ancora fidanzati. Il 7 febbraio 1989 Borg, infatti, tenta il suicidio ed è proprio la Bertè a salvarlo. Lui ha sempre smentito dicendo che era stato colpito da intossicazione alimentare seguita da sonniferi. La Bertè, che telefonò al Pronto Soccorso di Milano e sostenne il contrario. Un’ambulanza della Croce Bianca si presentò in Via Ariosto 10, a sirene spiegate. Cosa sia davvero successo, beh, non si sa nemmeno oggi. La versione più fantasiosa parlò di un tentativo di suicidio dovuto a una crisi di coppia, peraltro a poche settimane da un matrimonio che si sarebbe dovuto qualche mese dopo. Giunti al Pronto Soccorso (qualcuno sussurra che Borg fosse addirittura in grado di camminare con le proprie gambe), gli fecero radiografie a torace e intestino. Gli chiesero cosa aveva ingerito e lui scrisse su un biglietto “60 Roipnol”. Si tratta di un potentissimo sonnifero che, assunto in proporzioni così grandi, significa morte sicura. La versione delle 60 pastiglie ingolosì i giornalisti, che si fiondarono a frotte fuori dal Policlinico. I medici risolsero tutto con una lavanda gastrica, e poi dopo qualche ora Borg firmò il rifiuto del ricovero e tornò a casa con la Bertè.
“Alle 7 sento suonare alla porta. Era lui, bianco come un cadavere… Non si ricordava più che cosa aveva fatto qualche ora prima (la coca, i filmini porno, i giochi di sesso n.d.r.). Si chiuse mezz’ora in bagno e uscì con una scatola di Roipnol. La confezione era praticamente vuota. Si mise a dormire sul divano. Poi lo sentii piangere, sono andata da lui. Aveva gli occhi che roteavano, la bava, una pastiglia in bocca che lo stava soffocando e che ho dovuto togliere con le mie mani. Non reagiva più , ho chiamato il 113. “Quando, dopo la lavanda gastrica, ha aperto gli occhi mi ha detto: “Perchè non mi hai lasciato morire? Sono stato uno stronzo con te!”. E io gli ho replicato: “Perchè te dovevo ammazza’ io…”. Ero innamorata e chiusi gli occhi su questo drammatico fatto. Ci rifugiammo nella villa che aveva a Montecarlo. Lui tornò a essere l’ uomo dolce di sempre. Si diede un gran da fare per superare le difficoltà che c’erano per poterci sposare.
Ad alimentare le tesi più ardite, oltre alle sparate dei giornali svedesi (“Il povero Borg è finito nelle grinfie di una tigre italiana”), ci fu la spettacolare fuga. Qui ci sono altre discordanze: qualcuno racconta che abbiano chiamato un taxi e siano usciti a piedi. Altri dicono che alle 22.30 di quello stesso martedì, i due uscirono di casa a bordo di una volante della polizia e poi proseguirono verso Cap Ferrat, in Costa Azzurra, dove trovarono ad attenderli i genitori di lui. Altri, ancora, sostengono che abbiano fatto passare un’ambulanza a sirene spiegate come diversivo e poi fuggire dal retro, nascosti su due barelle. Di sicuro i giornalisti li intercettarono ed ebbe la peggio un giovane fotografo, che urtò il taxi scatenando la violenta reazione dell’autista, da cui incassò un sonoro schiaffone. Il tutto con Bjorn e Loredana che, incredibilmente, aspettarono che finisse tutto e rassicurarono l’autista. “Se dovesse denunciarti, noi testimonieremo a tuo favore”. A fatica, il taxi sarebbe tornato in Via Ariosto 10, nell’appartamento rilevato anni prima dalla moglie di Mike Bongiorno. Bocche cucite, giornalisti fuori a scampanellare senza sosta. Nessuna risposta.
Poche le versioni ufficiali. Ne la coppia, ne l’ospedale rilasciarono nessuna dichiarazione. Soltanto un paio di versioni ufficiali: Mara Savastano, amica della Bertè e componente della sua band, disse che Borg aveva mangiato un po’ di cibo avariato e che si era sentito male. Alessandro Racci, amico della coppia e futuro testimone di nozze, spiegò che Bjorn aveva ingerito qualche pastiglia di troppo, sbagliando dose. Forse è andata davvero così, ma nessuno ci voleva credere. Soprattutto le troupe televisive e i giornalisti che si erano sistemati fuori dall’abitazione della Bertè. Il giorno dopo, di nuovo tranquilli, si spostarono a Monte Carlo dove Borg aveva alcuni appuntamenti d’affari (che peraltro in quel periodo gli andavano male). Secondo alcuni amici, Bjorn e Loredana avrebbero litigato pesantemente nella serata di lunedì e lui sarebbe uscito di casa, vagando in solitudine per Milano. Una volta tornato a casa, avrebbe ingerito un imprecisato numero di pastiglie di Roipnol. Non è chiaro se per togliersi la vita o per chissà quale ragione. Per qualche giorno non si parlò d’altro, poi la vicenda finì nel dimenticatoio, soprattutto dopo le nozze.
Il matrimonio della Bertè con Borg avvenne a Milano il 4 e il 5 settembre 1989, prima con rito civile (dal sindaco di Milano Paolo Pillitteri ) e poi con rito religioso. Furono nozze molto riservate, lontani da occhi indiscreti anche se non mancò chi cercò di violare la stretta privacy richiesta dalla coppia. L’unica collega invitata fu Marcella.

Bertè, molti anni dopo nell’unica sua biografia ufficiale ha sparato a zero su Borg, senza pietà, definendolo un paranoico con la passione per la cocaina e per una folle progetto di rientro agonistico. In nome di quel sogno, la coppia si sarebbe trasferita a Londra dove lui si allenava ed evitava ogni rapporto sessuale perché sconsigliato da un presunto guru, un 79enne di nome Ron Thatcher (ma che si faceva chiamare Tia Honsai), che non sapeva nulla di tennis ma era convinto che Borg potesse vincere di nuovo Wimbledon. La vulcanica Loredana, ovviamente, la prese malissimo e scappò via – a suo dire – dopo otto mesi. Senza dimenticare il periodo in Svezia, dove Borg viveva in una specie di reggia con vista sul Mar Baltico.
“Non assumeva domestici perché pensava che fossero giornalisti pronti a sputtanarlo. Inoltre era convinto che la villa fosse piena di cimici e chiamava ogni settimana squadre di bonificatori. Arrivavano squadre di omini vestiti di grigio con apparecchiature ultramoderne. (…) Ovviamente non c’era niente e, in assenza di domestiche, ero io la schiava che doveva far risplendere il castello”.
Altre dichiarazioni della Bertè su quel periodo e sul mondo del tennis. Ricordiamo che Borg si era ritirato ufficialmente nel 1981 e proprio in quel periodo cercava di rientrare nel circuito.
I tennisti sono involucri fragili. Bambini. Nevrotici e felici a seconda del gioco, della vittoria di un set o di un momento liberatorio in cui tornare a essere persone al di là dei tornei, delle interviste o degli allenamenti. A New York avevo visto John McEnroe impazzire durante un concerto di Santana e salire sul palco all’improvviso per duettare con Carlos. A John del tennis fregava poco. Sicuramente meno di quanto amasse la musica. Si faceva le canne e animava l’eterogeneo gruppetto che si dava appuntamento nel locale che Jim Belushi aveva rilevato nei dintorni del porto. Era un anfratto di quarta categoria, con le mignotte come avvoltoi rapaci sulla porta, che Jim aveva comprato in una notte di follia e generoso sperpero. Camminavamo insieme e gli venne sete. Si fermò davanti alla porta e chiese semplicemente: «Qui si beve?». «Certo che si beve, è aperto.» «Quanto costa?» «Ma quanto costa cosa?» «Il locale. Da adesso è mio. Lo compro.» E lo comprò davvero riempiendolo dei suoi amici. C’era Woody Allen che non sapeva suonare la chitarra, ma attaccava il jack alle casse e gli bastava per essere felice. C’era John e ogni tanto c’era anche Björn. Per una volta senza divisa da tennista né da diplomatico.
Borg era stato nominato ambasciatore della corona dai regnanti di Svezia e, da persona momentaneamente sana, girava il mondo con me per pubblicizzare il proprio Paese. Tre settimane all’anno le trascorrevamo in viaggio di Stato. Erano i soli momenti di lucidità. A Singapore, dove in aeroporto ti facevano lasciare le sigarette e le gomme perché, spiegava meccanica la guardia, «Non si può fumare né masticare chewing-gum all’aria aperta altrimenti le strade si sporcano», strafarsi non era facile.

(…) Quei viaggi erano un diversivo, ma al rientro Borg tornava invariabilmente ai suoi fantasmi. Alla sua scissione interiore. Alla mania per la cocaina e a quella non meno accarezzata del ritorno all’agonismo. Per un breve periodo, inseguendo la chimera della resurrezione, andammo a vivere a Londra. (…). Di sesso neanche a parlarne. Il guru che aveva preso a seguirne la condotta spirituale lo sconsigliava vivamente. Non mi poteva scopare, diceva. Più lui sosteneva la teoria, più io indossavo baby-doll da urlo. Ma era anestetizzato.
Mi guardava come una creatura aliena: «Ma non hai freddo, Loredana?». Dopo otto mesi senza sesso, mi ruppi i coglioni e me ne andai. Lo facevo periodicamente. Alternando momenti di fuga ai mesi passati in Svezia nella sua villa. Viveva davanti al mar Baltico, in un posto magnifico, immerso in un costante stato di paranoia.
Al fianco del marito la Bertè è spesso ospite delle sedi rappresentative di alcune delle più importanti nazioni al mondo, prima fra tutte la Casa Bianca a Washington, dove in seguito racconterà di avere incontrato per due volte il terrorista saudita Osama bin Laden insieme ai fratelli, ospite di George H. W. Bush.
«Ho conosciuto Bin Laden e suo figlio in una cena alla Casa Bianca. E c’erano anche Bush Senior e Bush Jr. Io ero a quella cena con Borg e Bin Laden era ad un tavolo vicino a me, quando parlava io volevo ascoltare, perché come tutti sanno lui fu un eroe indiscusso della Cia».
Tra una portata e l’altra Loredana chiese al presidente Bush senior a cosa servisse la Cia. “Lui mi rispose: ‘Non serve a niente. È l’unica organizzazione del mondo che non deve rendere conto a nessuno’. Se guardi all’11 settembre capisci anche il perché”.
L’episodio è stato confermato al Venerdì di Repubblica da Lele Mora: «Fu una bella giornata, un pranzo magnifico, c’era anche Bin Laden, solo che quando lo dice Loredana tutti pensano sia pazza».
Nel 1989 il mensile musicale Rockstar inserisce l’album Traslocando tra i 100 migliori dischi del decennio e tra i primi dieci della produzione musicale italiana. Nel 1990 l’orchestra Cadadei le dedica una canzone chiamandola proprio Loredana Bertè.
1991 TENTATO SUICIDIO E BEST
Nel 1991 ritorna alla canzone d’autore con una fugace apparizione al Festival di Sanremo 1991, dove interpreta In questa città, «ballata urbana che mette in risalto la splendida vocalità della Bertè», scritta per lei da Pino Daniele. Nonostante le due buone performance sul palco dell’Ariston (al netto di un problema con l’orchestra insorto durante la prima serata nel passaggio finale del ritornello), il brano non ha un’accoglienza entusiasta, probabilmente anche a causa di un testo «che non concede nulla alla facilità.».
Per il mio terzo Sanremo, anno 1991, cantavo un bellissimo regalo del mio indimenticato amico Pino Daniele, “In questa città”. Un brano bellissimo e molto complesso che ovviamente non fu compreso. Ricordo con divertimento ed affetto Pino che mi pregava di non mettermi la minigonna: “Uagliòòòò…non ti mettere la minigonna mi fai venire un infarto!”. Cosí mi presentai in completo di jeans. Solo una sera me la misi abbinata ad un giubbotto di pelle nera che Moschino fece fare apposta per me dopo che Madonna me ne aveva “scippato” un altro durante uno shooting di Tolot in America.
Era previsto un album di inediti con la collaborazione di Pino Daniele per un rilancio di Loredana Bertè dopo anni di inattività. L’uscita dell’album fu posticipata diverse volte, ma a causa delle vicissitudini personali della cantante e del successivo divorzio con il tennista Bjorn Borg il progetto non fu mai realizzato.
Si optò per la raccolta Best, che comprende brani del primo periodo discografico della Bertè. Sono stati scelti soprattutto brani di Ivano Fossati e di Pino Daniele, autore degli inediti In questa città (in gara a Sanremo) e Io non ho, entrambi pubblicati su singolo.
In questa città
Il brano, scritto da Pino Daniele, ebbe un discreto successo, raggiungendo il picco massimo della ventiseiesima posizione dei singoli più venduti. Il brano venne presentato al Festival di Sanremo di quell’anno, dopo tre anni di assenza dal mondo della musica, a causa del turbolento matrimonio col tennista Björn Borg, classificandosi diciottesimo
Sei bellissima
Tratto da Normale o super
Io resto senza vento
Tratto da LoredanabertE’
Canterò
Tratto da Made in Italy
J’adore Venice
Tratto da Traslocando
Io non ho
Lato B di In questa città. Scritto da Pino Daniele.
Non sono una signora
Tratto da Traslocando
Traslocando
Tratto da Traslocando
Per i tuoi occhi
Tratto da Traslocando
Buongiorno anche a te
Tratto da LoredanabertE’
La mattina del 24 aprile, la cantante viene ricoverata all’ospedale Fatebenefratelli a Milano in seguito a un tentato suicidio, a due anni di distanza da quello del marito
«Il giornale del pomeriggio non ha dubbi: la Bertè ha ingoiato il Roipnol sconvolta dalla paura di essere abbandonata. Da Montecarlo rimbalzano voci di infedeltà del consorte, che avrebbe fatto coppia fissa con una seducente giornalista inglese. Sarebbero dunque lontani i tempi radiosi dell’amore, benedetto il 4 settembre di due anni fa a Palazzo Marino dallo stesso sindaco Pillitteri per il tripudio delle cronache rosa. Qualche bene informato dà la colpa a Lennart Bergelin, una specie di tutore e di guru per Borg, che non avrebbe mai approvato il secondo matrimonio del pupillo. Troppe delusioni, ha detto Loredana.»
Lasciatemi morire, non voglio essere salvata, ha implorato mentre la raccoglievano dalla moquette della camera da letto. Troppe delusioni, sono stufa di questa vita, ha spiegato ai medici del Fatebenefratelli che alle 6 del mattino le hanno fatto la lavanda gastrica.
Tentato suicidio con barbiturici. Un suicidio annunciato in diretta telefonica a un conoscente, che ha ovviamente avvertito la polizia. Sono le 5 del mattino di ieri quando squilla il telefono in casa di Alessandro Raccic, amico e socio in affari di Borg. Loredana ha una vera e propria mania per le chiamate nel cuore della notte, tira giù dal letto senza pietà i pochi amici e confidenti. Ma questa volta non è la solita telefonata di sfogo: sul letto a forma di scarpa da tennis due bottigliette di Roipnol, un sonnifero potentissimo, sono state svuotate e trangugiate un numero imprecisato di pastiglie. Raccic non c’ è, ha seguito Borg a Montecarlo per assisterlo in quella che avrebbe dovuto essere la grande rentrée dopo otto anni. Risponde un amico del padrone di casa, Umberto Pacini, che la Bertè conosce appena. Ho preso delle pastiglie. Voglio farla finita, gli dice la cantante. Poi riattacca.
Il povero Pacini non sa che fare. Telefona a Montecarlo e parla con Raccic. Alle 5 e 20, su consiglio dell’ amico, chiama il 113. Ma non si ricorda l’indirizzo della Bertè. Però ci so andare…, dice agli agenti, che decidono di passare prima a prendere lui e poi di cercare la cantante. La carovana di auto a sirene spiegate alla fine arriva in via Ariosto al numero 10, una zona residenziale vicina al centro di Milano dove la Bertè abita da anni, dopo aver conteso a suon di carte bollate il contratto d’ affitto alla moglie di Mike Bongiorno, Daniela Zuccoli. L’ appartamento della Bertè è su due piani, il primo e il secondo dello stabile. Flebili lamenti dall’ interno. La portiera non si trova: fa servizio solo diurno e a quell’ora è a casa sua che dorme. Gli agenti telefonano ai pompieri, per mestiere provetti scassinatori. E infatti i vigili del fuoco, senza far tanto baccano e in un batter d’ occhio, salgono sul terrazzino, forzano un cassonetto e aprono la porta-finestra.
Loredana è a terra, scalza e in camicia da notte. Si lamenta e scaccia gli uomini dell’ ambulanza. Appeso al muro c’ è un enorme block-notes dove è scritto a pennarello: Dio ha detto che perdonerà i peccatori. Più sotto: Io, Loredana Bertè Borg, affido a Dio e all’ infinita sua misericordia e bontà la mia anima. Oltre alle due bottigliette vuote di Roipnol, altre confezioni di tranquillanti sparse sul pavimento. E un foglietto di appunti: Addio mondo crudele. In pochi minuti l’ambulanza, preceduta da una Volante, arriva all’ ospedale Fatebenefratelli, dove riceve cure tempestive. Lavanda gastrica, fleboclisi. Ha il volto sofferente, si lamenta. Poverina, riferisce una donna che ha una parente ricoverata accanto a Loredana nel reparto di medicina d’ urgenza.
La porta a vetri che separa cronisti e fotografi dalla Bertè è una barriera invalicabile. Il primario dottor Omboni per la prima volta nella sua vita dà un’ intervista alla tv: Tentato suicidio? Non lo so. Quello che so è che la paziente è fuori pericolo e cosciente, rimarrà qui per qualche giorno. Come è vestita? Ma fatemi il favore… La signora non vuole vedere nessuno. Non solo i giornalisti, ha detto proprio nessuno. All’una arriva in lacrime la cameriera filippina con uno zainetto di indumenti e il necessario per qualche restauro. E Borg? Tornerà a Milano da Montecarlo? Tutte le entrate del Fatebene sono presidiate dai fotografi, ma passano le ore e il tennista non si vede. Poi alcuni infermieri annunciano che ha telefonato alla moglie, ma che verrà nei prossimi giorni.
1992 ROTTURA CON BORG
Passarono i mesi; ma non cambiarono i rapporti tra i due coniugi e il 5 marzo 1992 si arrivò all’irreparabile finale.
“Ho capito che la mia più grande rivale era la cocaina e che non potevo vincere, perché l’amava più di me. E allora li ho buttati fuori tutti e due: lui e la coca. Via, aria! Il 5 marzo del ‘92 l’ho cacciato di casa e gli ho tirato dietro le valigie. Girava con le mie carte di credito: per due anni o tre sono continuati ad arrivarmi i conti di tutti gli alberghi del mondo” (L. Bertè)
Il biondo svedese aveva un carattere complicatissimo e autodistruttivo; una vita sregolata, fatta anche di droghe ed eccessi. La rottura arrivò a causa dei continui tradimenti di lui e del desiderio di lei di avere un figlio, osteggiato dalla famiglia dell’ex-campione. La mamma di lui non ha aiutato a migliorare la situazione, date le sue continue intromissioni nella loro vita privata. Successivamente la Bertè attribuirà la responsabilità della fine dell’unione con Borg non soltanto al carattere possessivo del tennista e al suo stile di vita basato, all’epoca, sul consumo abituale di sostanze illecite, ma anche alla non accettazione del loro matrimonio da parte della famiglia di lui, al punto che quest’ultima si opponeva a che i due potessero avere un figlio insieme, eventualità assai sperata dalla cantante.
“Bjorn era già molto preso dai vari bordelli che frequentava, non lo vedevo da 48 ore e tin-tin-tin gli ho buttato dalla finestra un divano, i piatti d’argento e tutte le coppettine dei suoi tornei. Dalla finestra della cucina vedevo Bambi, ma quel giorno si erano spaventati anche i cerbiatti. Era turbata anche la madre di Bjorn, perchè le avevo scompagnato l’argenteria. Io ero molto incazzata e le parlai a brutto muso: ‘Se suo figlio non è qui entro 30 secondi me ne vado e chiedo il divorzio. Rientrò strafatto. Bjorn era un aspirapolvere. Lo presi a botte, gli fracassai un paio di racchettine sulla schiena e quando la madre intervenne, gli diedi il resto: ‘Io mi sono sposata con te perché dovevi essere il padre dei miei figli, o te dai da fà oppure nun me vedi più. Lui balbettava confuso, la stronza disse che avevo capito male e che non ci sarebbero stati figli se non di puro sangue svedese. ‘Avrei gradito l’informazione in anticipo’. Poi buttai un altro paio di medaglie dal balcone e me ne andai”.
Ho sposato Borg perché mi sono detta voglio dei figli. Io che di solito non faccio domande, dopo 4 anni di matrimonio gli ho detto: ‘Era meglio la parte della fidanzata, io son sposata con te da 4 anni, voglio dei figli!’. Lui, insieme alla madre, ha detto ‘Assolutamente no. I figli solo di sangue svedese’.
«La mia fesseria più grande? Lasciare la mia carriera per seguire Björn in Svezia», «Credevo di farmi una famiglia ma non è andata così».
“Quando era libero beveva come una spugna ma, malgrado mischiasse birra e alcolici, sembrava che non ne risentisse. Quella sera, pero’ , c’ era dell’ altro… Aveva tirato cocaina. Cominciò a diventare aggressivo… Poi mise un filmino porno, era organizzatissimo in quel senso! Tutti i problemi venivano fuori quando usava la coca. Voleva che facessi quello che vedeva nel filmino: “Dai, dai, devi fare cosi’ , uguale, uguale…”. Ma lui non ci riusciva!”. Alcolizzato, drogato, perverso e con qualche problema di sesso. “E’ la risposta alle cattiverie che lui ha scritto in un libro sul mio conto”, si sfoga la rockstar. Che, messo da parte ogni pudore, dietro compenso di un centinaio di milioni, ha venduto al settimanale “Noi” l’avventurosa storia del suo matrimonio fallito con il biondo tennista.
L’ amore e le baruffe della celebre coppia dovevano finire anche sull’ “Expressen”, il quotidiano più importante di Stoccolma. Che aveva acquistato i diritti esclusivi per la Svezia. Borg è svedese e sarebbe stato un bel colpo per un giornale raccontare uno dei capitoli più movimentati della sua vita. Sarebbe stato… perche’ ormai non se ne fa piu’ nulla. All’ ultimo momento la direzione ha preferito rinunciare alle rivelazioni della cantante italiana. Per non far scoppiare altri scandali attorno alla figura dell’ ex tennista. Certo, la Berte’ usa la mano pesante. E poi c’e’ il fatto che in Svezia non l’ hanno mai sopportata anche quando la storia sentimentale andava a gonfie vele. “Io, l’ italiana, rappresentavo per loro il “Terzo mondo” . confida lei. Fu orchestrata contro di me una massiccia campagna di stampa. Scrivevano che ero senza famiglia, cresciuta per strada con chissà quale educazione. Un’ italiana, meridionale e, quindi, mafiosa. Come potevo pensare di essere adatta al grande mito? Gli svedesi hanno solo due celebrità , Greta Garbo che e’ morta. E Bjorn Borg”. E cosi’ l’ “Expressen” ha preferito soprassedere. Probabilmente dopo aver già sborsato un pacco di quattrini. “Ho trascorso con Borg quattro anni d’amore intenso, ma sono stati anche anni di errori, delusioni, litigi. Quattro anni vissuti fra viaggi in tutto il mondo, a contatto con la scena politica internazionale . dice Loredana Berte’ . Ora tutto e’ finito, cancellato: la fine del ‘ 92 ha sancito la nostra separazione”.
L’11 aprile 1992 la cantante viene nuovamente ricoverata per un collasso da stress ed è in quest’occasione che la sorella Mia Martini riesce a riallacciare il loro rapporto dopo anni di rottura.
Nello stesso anno la Bertè si separa da Borg e lascia la città di Stoccolma, preparandosi a un ritorno alla musica con la firma di un nuovo contratto discografico con la Sony e l’inizio della stesura di nuovi testi.
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1993 A SANREMO CON MIA MARTINI E UFFICIALMENTE DISPERSI
Nel 1993 Loredana Bertè duetta con la sorella Mia Martini al Festival di Sanremo in Stiamo come stiamo, «canzone assolutamente splendida sul disagio dei nostri tempi»,[44] che introduce un nuovo corso musicale con l’album Ufficialmente dispersi, uno dei suoi lavori più convincenti,[19] in cui la cantante è anche autrice di quasi tutti i testi: «un disco di rabbia e disagio che coniuga musica moderna a pulsioni antiche, viscerali e al recente impegno politico e civile della Bertè[44]».
In estate partecipa al Festivalbar con il successo Mi manchi, uno dei diversi pezzi dell’album dedicati all’ex marito Björn Borg,[45] che le vale una grossa quantità di passaggi in radio.[29]
Nel 1993 realizzavo un sogno: finalmente dividevo il palco più importante per la musica italiana con mia sorella Mia Martini. Il brano in gara era “Stiamo come Stiamo”, scritto a quattro mani da me e Maurizio Piccoli, un altro brano abbastanza complesso con un arrangiamento molto avanguardistico di Fio Zanotti che è stato apprezzato molti anni dopo. Per il look cercai di venirle incontro e di accontentarla, ci vestimmo molto sobrie, tutte Armani, per la prima volta in vita mia indossai un tailleur, l’unico “vezzo” trasgressivo che mi concessi furono delle scarpe da ginnastica al posto delle scarpe col tacco. Ricordo che Mimì era stremata: avevo cambiato il testo ben 17 volte e ci trovammo a cantare due versioni diverse, alla fine non mi rivolse la parola per mesi. Aveva ragione. Col senno di poi avrei dovuto farla partecipare da sola….magari avrebbe vinto.
Loredana e Mimì si esibiscono per la prima volta insieme, nel Festival che il destino aveva stabilito fosse l’ultimo per Mia Martini. Canzone scritta dal fido Piccoli e dalla stessa Loredana, propone un pop innovativo, arricchito da effetti sonori all’avanguardia, che il pubblico ha capito poco, giurie comprese che la piazzarono in penultima posizione nella serata finale. Il refrain, insieme all’intero testo asciutto e senza retorica, si dispiega in un certo lirismo che riecheggia lo stile di colui che forse è l’unico referente artistico a loro comune, Ivano Fossati. Nel complesso Stiamo come stiamo è un’operazione ben riuscita. Alla luce della prematura scomparsa di Mimì, resterà il rimorso di Loredana di aver cantato, per sua ammissione, nel peggiore dei modi, trovandosi sotto stress lavorativo anche a causa della produzione del suo album, e dispiacendosi di non aver offerto la spalla necessaria a sua sorella.
Ma quello che poteva essere l’evento musicale dell’anno in realtà non riesce a convincere le giurie, anche a causa delle continue tensioni tra le due Bertè nei giorni della rassegna canora. A ogni modo, Stiamo come stiamo verrà definita una “canzone assolutamente splendida sul disagio nei nostri tempi”[43] e verrà ripresa dalla Martini in versione solista nella tournée estiva. Inoltre, sempre nello stesso anno, Mia Martini e la sorella riproporranno il duetto anche nel primo live di Loredana, Bertex – Ingresso libero.
Nel 1994 partecipa nuovamente al Festival di Sanremo con Amici non ne ho, un pezzo particolarmente autobiografico, che rivela «una Bertè più dura che mai, ripercorrendo nel testo la sua vicenda personale, anche negli aspetti più dolorosi (come il tentato suicidio di alcuni anni prima), ma soprattutto la propria immagine scomoda, che non scende a compromessi…».[45] Il brano ottiene un buon riscontro di pubblico e critica: due mesi dopo la Bertè risulta al 5º posto nella classifica degli artisti più venduti fra i “campioni” in gara quell’anno. Amici non ne ho viene inserito nel suo primo album dal vivo, intitolato Bertex – Ingresso libero, che viene pubblicato da Fonopoli, storica etichetta discografica appartenente a Renato Zero, dove duetta ancora una volta con Mia Martini.
Al Festival di Sanremo 1995 si presenta con una sorta di ballata rock dal titolo ANGELI & angeli, che però non riesce a bissare il successo di Amici non ne ho. La raccolta uscita dopo il festival, Ufficialmente ritrovati, rimanda all’album di due anni prima sia nel titolo che nella selezione dei brani. Nel mese di maggio dello stesso anno avviene la tragica morte della sorella Mia Martini, evento che segnerà la vita della Bertè e che sarà motivo ricorrente di ispirazione dei brani futuri.
Poi parla di Mia Martini, la sorella maggiore, tragicamente scomparsa una notte di maggio di 19 anni fa. Un dolore che non passa, anzi aumenta giorno dopo giorno. Loredana non si perdona di non averle risposto al telefono: “Prima di morire mia sorella Mimì mi chiamò a lungo. Ma quel giorno c’era un’aria strana, ero svogliata. Svuotata. Avrei dovuto suonare e invece mi nascosi in casa. Convinta che mi cercassero gli organizzatori furibondi, al telefono non risposi. Suonò fino alle 6 di mattina. Non me lo perdonerò mai”, dice a Pagani. E continua: “L’hanno ammazzata. E certo che ce l’ho con quell’assenteista del cavolo che sta lassù. Ma poi c’è davvero?”. La Bertè parla di Dio: “Dov’era quel cazzo di venerdì? Aveva da fare? Era troppo impegnato? Da quel giorno ho litigato con la vita e non ci ho ancora fatto pace. Mimì la sento sempre con me e non è vero che il tempo cancelli il dolore, anzi lo aumenta. È come se fosse successo ieri. Mi chiusi in casa. Tre anni a guardare un soffitto. Ne uscii grazie a De André” che conobbe grazie a Dori Ghezzi. Loredana ricorda tutto di quel 12 maggio del ’95: “Sto guardando la tv, vedo Mara Venier che piange. Cambio canale. Una foto di Mimì. Poi squilla il telefono. È Renatino (Renato Zero). Mi dice: ‘Spegni tutto, sto arrivando’. Credo fosse teletrasportato, fu lì in cinque minuti. E Mimì se ne era andata per sempre. In quella casa schifosa che gli aveva trovato suo padre, con gli scatoloni nell’angolo e il materasso per terra. Che peccato. Che dolore”.

In un’intervista concessa nel maggio del 2009 a Maurizio Becker,[9] la Bertè attribuisce la morte della sorella ai problemi psicologici derivati da tali difficoltà; la sorella Leda ha del resto confermato le affermazioni di Loredana.[10]
Qualcosa si è rotto per sempre nel cuore e nel cervello di Loredana il 12 maggio del 1995. Quel giorno è morta la persona per lei più cara, il suo modello, quella con cui aveva condiviso tutto. Le sorelle Bertè avevano passato un solo buio momento di distacco, lungo una decina d’anni, ma si erano ritrovate più legate di prima nel 1991, quando Mia Martini era corsa al capezzale della sorella minore in overdose da barbiturici, schiantata dalle critiche sanremesi e dalle continue liti con Borg. Loredana dal canto suo non ha mai perdonato il circo mediatico che ha portato Mimì alla morte, il modo squallido in cui le hanno distrutto l’esistenza, e confessa che il suo primo pensiero del mattino e l’ultimo della sera sono sempre dedicati a lei:
“Immaginate come poteva sentirsi. La sua voglia di fare musica era immensa, ma glielo hanno impedito per 15 anni. Chissà quante altre canzoni poteva darci, lei che aveva una conoscenza infinita della musica” (L. Bertè)
Da qualche mese aveva iniziato a stare veramente male. Vedeva topi ovunque. Era smarrita. Perduta. Affranta da troppi anni di maldicenze e invenzioni. Quella storia della sfiga, l’etichetta volgare e vigliacca che le appiccicarono addosso come fosse un prodotto da bancone del supermercato, la umiliava e la feriva.
La leggenda era nata all’inizio degli anni Settanta. C’era stato un concerto in Sicilia. Era finito tardi. Mimì si era raccomandata con la band: «Avete l’albergo pagato, dormite qui, mi raccomando». Ma i ragazzi, come capitava allora, avevano pensato di arrotondare la diaria viaggiando di notte. Ebbero un incidente, fecero un frontale, ci furono dei morti e i giornali iniziarono a pubblicare foto degli spartiti di Mimì insanguinati e a insinuare che non avesse voluto pagare l’hotel.
“Il telefono ha squillato tutta la notte ed io non ho mai risposto”, ha raccontato. “Me ne pento amaramente, perché non posso rimediare”. Con la voce rotta dal pianto, la cantante ha spiegato come il tragico evento l’abbia cambiata: “Spezzandomi il cuore”.
In un ambiente falso e scaramantico com’è quello della musica, bastò e avanzò. «Mimì porta iella» si diceva a mezza voce e l’infamia si fece largo. (…) Al tempo dei rifiuti continui, delle spalle voltate e degli amici di un tempo che facevano finta di non conoscerla, Mimì era tornata indietro alla ricerca delle proprie origini. Si era trasferita a Bagnara Calabra. Proprio in un posto che odiavo e non avevo mai capito, mia sorella era andata alla ricerca dei perché.(…) Mimì aveva nuotato controcorrente, ma nonostante a un passo dalla fine cantasse in modo divino, pareva aver perso forza e voglia di continuare a farlo. Dopo la parentesi di Bagnara, si era ritirata per un periodo a Calvi dell’Umbria. Mandai Renato in avanscoperta, ma in quel momento Mimì non voleva vedere nessuno. Gli stavano sul cazzo tutti. Da Renato in giù.
Andò a Milano, poi prese quel monolocale a Cardano al Campo. A un passo da Malpensa. Con gli aerei che le rombavano sopra la testa, la puzza di benzina, le grate alle finestre e la solitudine intorno. L’appartamento, un appartamento del cazzo, glielo trovò nostro padre. Le avrebbe potuto trovare un castello, ospitarla, accudirla, ma le riservò il peggio. Il posto più degradato, anonimo, immeritato per qualsiasi finale. (…)”.
Nel 1996 l’artista avrebbe dovuto pubblicare un album prodotto da Renato Zero, ma durante la lavorazione del disco i due entrano in disaccordo e alla Bertè non resta che svincolarsi. Zero chiede però all’amica la somma di cento milioni di lire per i nove brani realizzati presso lo studio di registrazione di Fonopoli. La Bertè intraprende un’azione legale per appropriazione indebita e tentata estorsione.[46] In seguito sarà lei stessa la produttrice dell’album in una incisione ex-novo con gli arrangiamenti di Mauro Paoluzzi e l’aggiunta di altre due tracce. Il disco viene pubblicato l’anno successivo su etichetta Sony Music.
Partecipa al Festival di Sanremo 1997 con Luna, un «rock blues» contrassegnato da immagini evocative assai ispirate: il brano non viene premiato dalle giurie, ma in compenso due mesi dopo il disco risulta essere fra i più venduti di quell’edizione: l’album si intitola Un pettirosso da combattimento (titolo tratto da un verso del brano La domenica delle salme di Fabrizio De André) e presenta sonorità marcatamente rock in cui la Bertè esprime le sue amarezze di quel periodo con la sua tipica forza interpretativa.
Fra i brani che compongono il lavoro spiccano «per la straordinaria intensità che possiedono[47]» Treno speciale e Zona venerdì, con riferimento al giorno della tragica morte della sorella, alla quale è dedicato: molti anni dopo il brano verrà chiaramente menzionato all’interno della sceneggiatura originale del film premio Oscar La grande bellezza[48] di Paolo Sorrentino (suo estimatore, che l’ha spesso citata in libri e interviste), anche se la scena in questione verrà poi tagliata.
Nell’album viene incisa anche una poesia dell’artista dal titolo Buon compleanno papà, che allude in maniera criptica al tema dell’eutanasia: il disco viene presentato a Domenica In, dove Mara Venier la invita come ospite fissa, e contemporaneamente ritorna a esibirsi dal vivo.
Lo scrittore Aldo Busi, colpito dall’intensità della performance sanremese della Bertè, le dedica a sorpresa un componimento intitolato semplicemente L’amore, pubblicato sulle pagine del quotidiano La Stampa il 22 febbraio 1997:
«A volte penso / Di essere un sogno / Che qualcuno / Si è dimenticato di fare. / Il sogno nel cassetto / Aperto nel momento sbagliato, / Il dormiveglia di una dalia d’inverno / Che lascia i suoi petali / Alla brina che l’uccide / Grata di conservare intatto / Il suo cuore, il cuore del cuore / Per la primavera alle porte: / Aprile tu, o tu, aprimi tu, o tu / O tu, o tu, o tu… tu? / Che come me pensi a volte / Di essere un sogno / Che qualcuno / Si è dimenticato di fare, / Un’altalena occupata / Che qualcuno / Si è dimenticato di spingere, / Una foto con l’autoscatto / Venuta fuori trasparente / Che non si vede bene, che si vede niente, / Un nastro dimenticato annodato sul letto / Che da solo non sa / Sciogliere questo nodo / Né ricorda più / Come fu / Che tu, o tu, possiedi le dita delle mie mani / Le labbra della mia bocca, / Il cuore che usa me / Per battere in sé, per battere in te, / O tu, o tu, o tu… tu? / A volte penso / Di essere un sogno / Che qualcuno si è dimenticato di fare, / O tu, o tu, o tu… tu? / Ma poi non penso più.[50]»
Nel 1998 raccoglie i suoi più grandi successi nel CD Decisamente Loredana, interamente registrato con l’Orchestra Aurora (60 elementi), diretta dal maestro Mario Natale, che ha accompagnato la cantante nel concerto tenuto al Testaccio Village di Roma il 3 agosto dello stesso anno. Sulla copertina la Bertè indossa una parrucca blu elettrico per celebrare la nazionale di calcio dell’Italia al campionato mondiale di calcio 1998. Dell’album fanno anche parte gli inediti Solitudini e Portami con te, brano che riscuote un discreto successo radiofonico, partecipando anche a Un disco per l’estate, dove riceve il premio della critica.
Nel 1999 registra Non ho che te, un intenso duetto con Giovanni Danieli prodotto da Red Canzian dei Pooh.
Nel 2000 è degna di nota[19] la sua performance al teatro Carlo Felice di Genova, dove, su invito dell’amica Dori Ghezzi, vedova di Fabrizio De André, partecipa, insieme a numerosi altri artisti di alto livello, a Faber, amico fragile, concerto di tributo al cantautore ligure tenuto un anno dopo la sua scomparsa: la Bertè offre una toccante interpretazione di Una storia sbagliata, brano dedicato alla scomparsa di Pier Paolo Pasolini. Nello stesso anno conosce Asia Argento durante la realizzazione di una puntata del programma Rai Milano-Roma, e dall’incontro con l’attrice nasce il progetto Loredasia, che comprende tre video di altrettanti tre pezzi registrati dalla Bertè in quello stesso periodo: Notti senza luna, Io ballo sola e l’omaggio a Janis Joplin Mercedes Benz.
Nel 2001 si inizia a parlare di un suo ritorno discografico: nella stagione estiva la Bertè, evidentemente appesantitasi nel decennio precedente, appare in ottima forma fisica nel revival televisivo La notte vola condotto da Lorella Cuccarini su Canale 5, dedicato ai successi musicali degli anni ottanta. Alla fine dell’anno si apprende dalla stampa che il suo management è stato affidato a Beghet Pacolli e Gianni Belleno, i due ex-mariti di Anna Oxa, che nel frattempo hanno fondato l’etichetta discografica B&G, con cui la Bertè firma un nuovo contratto discografico.
Nel 2002 il tennista svedese si sposerà in terze nozze con Patricia Östfeldt. In seguito a questo matrimonio la Bertè denuncia Borg per bigamia, in quanto tra loro due non era mai stato ufficializzato un divorzio, e gli chiede inoltre cinque milioni di euro di danni per il mantenimento mai versato.
I contenziosi post-separazione furono molto accesi, poi nel 2002 la Bertè lo accusò di bigamia perché si sposò con l’attuale moglie Patricia Östfeldt, quando risultava ancora sposato con lei. Chiede un indennizzo di 5 milioni di euro che non le è mai stato corrisposto.
– Formalmente Loredana Bertè è ancora la signora Borg: “l’ho scoperto per caso e l’ho anche denunciato. È acqua passata, non ne voglio più parlare. Né di lui né delle sue coppettine”, dice al Fatto raccontando però l’episodio con il quale ruppe definitivamente con il tennista.
Nel 2002 si presenta al Festival di Sanremo 2002 con il brano Dimmi che mi ami ma le sue esibizioni destano perplessità sul suo stato personale, tanto che poche settimane prima della kermesse viene ipotizzata una sostituzione in extremis con Ivana Spagna (anche lei appartenente alla nuova scuderia B&G). Immediatamente dopo il festival esce il minialbum Dimmi che mi ami, contenente, oltre alla canzone sanremese, anche i tre brani già utilizzati per il progetto Loredasia: il disco ottiene un discreto successo di vendite ma la Bertè continua ad apparire in evidenti difficoltà e la collaborazione con la B&G si interrompe bruscamente.
Alla fine del 2003 partecipa al programma del sabato sera di Rai 1 Torno sabato… e tre di Giorgio Panariello, dove presenta per la prima volta l’inedito Mufida (in arabo “sorella”), dedicato ancora a Mia Martini e inizialmente destinato al Festival di Sanremo 2003. Nel 2004 partecipa alla prima edizione del reality Music Farm, esperienza che le restituisce una maggiore visibilità e che le dà gli introiti necessari per terminare l’autoproduzione di un album inciso in analogico, acquistare alcune azioni del giornale Il manifesto e fare una donazione di 20000 €. Nello stesso anno i 2Black ripropongono il ritornello di In alto mare nella loro hit Waves of Luv rinnovandone così la popolarità.
Dolcenera. Poi arriva Sei bellisssima di Loredana Bertè che si porta dietro dalla stagione di Music Farm, dove “credo di avere vinto proprio per le mie scelte musicali e la mia cultura musicalI. In quel contesto Loredana mi disse che cantavo quella canzone come se fosse mia”.
Il 9 settembre 2005 esce Babybertè, «album fortemente voluto e che la vede in ottima forma,[19]» caratterizzato ancora una volta «dal sapore aspro e deciso[51]» che aveva contraddistinto gli inizi della sua attività di autrice. «Un disco emotivamente faticoso, sostanziale, di grande impatto, esistenzialmente doloroso[52]» in cui la Bertè è per la prima volta autrice e produttrice insieme oltre che cantante.
Accolto da ottime critiche, l’album debutta direttamente al 2º posto in classifica,[54] diventando in pochi mesi disco d’oro per le oltre 50 000 copie vendute. Il singolo Non mi pento riscuote un discreto successo radiofonico; la Bertè prende parte anche al programma televisivo di Adriano Celentano Rockpolitik, dove presenta la sua versione de I ragazzi italiani di Francesco De Gregori e Ron.

Non vorrei fare la nostalgica a qualsiasi costo, ma mi sembra che certe volte alcune perle della musica italiana vengano perse nell’etere dato il sovraffollamento di novità discografiche inutili. È il caso, ad esempio, di questo piccolo capolavoro, Loredasia, trilogia della coppia fiammante Asia Argento e Loredana Berté contenuta nel DVD di accompagnamento di Babyberté. Loredasia oltre ad essere un luogo utopico, un continente di una pangea mesozoica abitata da anfibi con le borchie, è anche la dolce crasi delle due alleate in musica e in arte. Un’alleanza nata in un viaggio Roma-Milano durante il programma Milano-Roma, proseguita oltre Milano e oltre Roma nel continente Loredasia.
Le due artiste sono entrate talmente in sintonia da iniziare a scambiarsi tutto, fino a un patto di sangue che ha portato le doti filmografiche di Asia a servizio delle doti musicali di Loredana. Iniziamo quindi ad analizzare questo sodalizio.
Questo brano è chiaramente e dichiaratamente dedicato a Janis e alla sua Mercedes, ma per chi, come me, avesse visto l’intera puntata di Milano-Roma desistendo dalla voglia di interrompere per paura che queste due si schiantassero, ha colto il riferimento alla Mercedes che Loredana possedeva prima di regalarla alla sorella Mimì, che l’ha subito venduta. Da allora Loredana ha pensato che non fosse più il caso di rinnovare la patente, ed è forse questo il motivo per cui non ha mai ricevuto una Mercedes Benz.
I miracoli della ragazzacciaggine e del super8 permettono a questo video di far sembrare le nostre due eroine quasi coetanee, quasi sorelle, anzi quasi gemelle siamesi, dato che sono una specie di coagulo di corpi e jeans da cui spuntano ogni tanto denti, rossetti e occhiali.
Il video, di per sé, richiama alla mente svariati riferimenti su diversi piani narrativi. Il primo riferimento è quello all’incontro materiale fra le due sgnacchere, che sappiamo già essere avvenuto in macchina. Il secondo, ovviamente, è alla storica coppia di ribelli Thelma e Louise e, di conseguenza, Liv e Alicia nel video di Crazy.
Ma chi è più crazy? Le due sgrillettate in cadillac, le due giovani preppy scappate di casa o la nostra coppia intercontinentale? Per quanto mi riguarda non c’è alcun dubbio.
Ma passiamo ora al secondo video della trilogia, passiamo all’introspettivo, Asia è letteralmente posseduta dalla incalzante sensazione di claustrofobia del tema di questo pezzo, “Notti Senza Luna”, e si distrugge la cute con una spazzola appuntita, in un’interpretazione ansiogena del doppelgänger allo specchio.
Ovviamente verso la fine del video il volto di Lored si va a sovrapporre al volto di Asia, impedendo la soluzione di continuità tra le due e con la precedente opera. Nel successivo video della trilogia, la metamorfosi è completa, e Asia incorpora completamente la persona di Loredana nell’interpretazione di “Io Ballo Da Sola”, traccia ispiratissima al film di Bertolucci? Non si sa, perché non si capisce un cazzo del testo. Ma che bisogno c’è di dire cose sensate quando sei la Bertè nel corpo di Asia Argento? “Il male è un gatto a nove co / Il male è la mano che si pru”. Qualunque cosa volesse suggerire con la sua rinnovata grammatica, il senso del pezzo è fanculo molto meglio stare sola, no non è vero, preferivo mal accompagnata, no meglio sola. Certe cose è meglio che restino nell’ambito dell’ignoto. È sempre chiarissimo, però, che Loredana è una dura, una che vive ogni giorno come una battaglia e non scende a compromessi (ok, tralasciando questo suo infelice momento).
Andando oltre alla portata trash di questa accoppiata, la cosa che mi colpisce, e la motivazione per cui ho voluto riportare alla memoria questo sodalizio, è che è commovente vedere la mia adorata Loredana, solitamente incompresa e reietta ai limiti del compatimento, ritrovare uno specchio di se stessa in una sorellina piccola. Vi voglio bene ragazze.
Nel febbraio 2006 esce il secondo singolo, Strade di fuoco, accompagnato da un videoclip realizzato dal collettivo artistico ConiglioViola. Il 26 maggio dello stesso anno esce l’edizione speciale di Babybertè comprensiva di un DVD contenente i tre videoclip realizzati in precedenza con la regia di Asia Argento. Il 2 marzo 2007 esce il doppio CD Babybertè Live 2007, un album dal vivo autentico e senza ritocchi, con alcune interpretazioni suggestive intercalate da bizzarri monologhi, peculiarità della nuova Bertè. L’album contiene anche un inedito registrato in studio dal titolo L’araba fenice, canzone scartata dalla commissione ascolti per il Festival di Sanremo 2007.
Nel 2008 partecipa al Festival di Sanremo con il brano Musica e parole, del cui testo è autrice su musica di Alberto Radius (nei crediti appare anche Oscar Avogadro). Nella giornata successiva alla prima esibizione si scopre che la musica di Radius non è inedita bensì risulta già incisa nel 1988 dalla cantante Ornella Ventura con un altro testo e il titolo L’ultimo segreto. I compositori e la Bertè si sono giustificati sostenendo i primi che si era trattato di una svista e la seconda di essere completamente all’oscuro di tutta la faccenda (versione sostenuta dal canto suo anche da Ivana Spagna, in duetto con lei).
Il brano viene escluso dalla gara, come da tradizione il regolamento del Festival prevede per i brani che si rivelano essere non totalmente inediti, ma per volere della direzione artistica la cantante si esibisce comunque sia nella serata dei duetti che nella serata finale, sempre accompagnata da Ivana Spagna. Alla Bertè viene anche consegnato uno speciale premio alla carriera istituito dalla città di Sanremo, oltre al “Premio Sala Stampa Radio TV” per la sezione “campioni”.
Musica e parole è stato inserito nel cofanetto Bertilation, contenente le esibizioni dal vivo registrate alla RTSI, la televisione svizzera in lingua italiana, nel 1980 e nel 1984 (sia in CD che in DVD) unitamente a una selezione di brani da Babybertè Live 2007. Nel booklet sono presenti scatti inediti tratti da un servizio fotografico per Vanity fair del 2006. Il 13 giugno 2008 Musica e parole esce su CD singolo in duetto con Ivana Spagna con due versioni del brano da solista. Il 21 luglio 2008 partecipa al Venice Music Awards aggiudicandosi il riconoscimento quale “Miglior interprete femminile dell’anno”.
Il 2008 è anche l’anno in cui Loredana, dando un taglio netto con vari personaggi del suo passato, inizia a lavorare nella scuderia dell’agenzia internazionale 23 MUSIC ENTERTAINMENT srl, la cui titolare Francesca Losappio diventa sua personal manager. In questo nuovo percorso , Loredana decide di proporsi da sola per un CLUB TOUR nei principali live clubs italianiche, nel suo caso, fanno un’eccezione.
Il club tour di Loredana, infatti, consiste in una sua performance da “one woman show”, in cui esegue dal vivo su basi originali i suoi più grandi successi.
La tigre basta da sola a riempire il palco.
Nel 2009, per la prima volta in vita sua, Loredana si “converte” all’utilizzo dei moderni mezzi di comunicazione in rete:
autorizza infatti la 23 MUSIC ad aprire degli spazi ufficiali internet a suo nome, sia su myspace che su facebook e, da il via alla costruzione del suo primo sito ufficiale (www.bandabebe.com). Il sito ufficiale dovrebbe essere messo online, con tutti i suoi contenuti, entro l’estate 2011.
Agli inizi del 2009, in collaborazione con Ivana Spagna, pubblica l’album Lola & Angiolina Project: “Lola” era il nomignolo con cui Loredana era chiamata da sua sorella Mimì, mentre “Angiolina” è il secondo nome di Ivana Spagna. Il minialbum, distribuito da Edel AG, contiene sei tracce, di cui tre cantate dalla Bertè e tre da Spagna. Nel brano Comunque vada, originariamente registrato dalla Bertè, solo successivamente passato a Spagna, partecipano ai cori Aida Cooper e la stessa Loredana. Il disco vale alle due artiste il Premio Lunezia nella categoria “Poesia Rock”.[56]

Nel giugno dello stesso anno, aderisce al progetto di Laura Pausini Amiche per l’Abruzzo, concerto interamente al femminile, tenuto il 21 giugno 2009 allo stadio San Siro di Milano, a favore della comunità aquilana, flagellata dal terremoto di due mesi prima. Ma la Bertè si vede costretta ad annullare la sua partecipazione per impegni precedentemente presi e per non cancellare all’ultimo momento una data in Umbria. Oltre al fatto di essere contrariata perchè l’organizzazione della manifestazione non le aveva concesso di poter effettuare le prove con le colleghe…
Il 18 settembre 2009 la Sony Music pubblica un cofanetto (“Io sì! Berté”) contenente due cd ed un dvd con tutti i suoi più grandi successi e alcune delle sue migliori performance televisive.
Sempre nel 2009 partecipa insieme a numerosi altri artisti italiani all’album Q.P.G.A. di Claudio Baglioni cantando nel brano Tortadinonna o gonnacorta.
Il 9 aprile 2010 una caduta accidentale le causa la rottura del femore destro; nei giorni successivi viene operata all’ospedale Galeazzi di Milano a cui seguirà un lungo ricovero ed un periodo di inattività dovuta al recupero post operatorio. Ritorna in televisione in autunno come ospite del programma Ti lascio una canzone e partecipa all’album Donne dei Neri per Caso, con i quali la Bertè duetta in E la luna bussò.[57]
Ritorna in tv il 27 ottobre 2010 con una bella esibizione a “Ti lascio una canzone”, programma condotto da Antonella Clerici, in diretta su Raiuno dall’Auditorium di Napoli.
Nella stessa settimana esce l’album “Donne”, dei Neri per Caso, con i quali Loredana Bertè duetta a cappella in “E la luna bussò”.
Nello stesso anno registra un duetto in coppia con l’emergente Loredana Errore nel brano scritto da Biagio Antonacci intitolato Cattiva[58] ed è per la prima volta ospite del serale di Amici, dove duetta con la giovane Francesca Nicolì nella sua celebre Non sono una signora. Partecipa poi alla 9ª edizione di O’ Scià, tenutasi sempre a Lampedusa, e nuovamente a Ti lascio una canzone, dove omaggia anche Ivano Fossati con un’interpretazione de La mia banda suona il rock.
Il 2011 inizia con varie partecipazioni televisive, a partire dal Capodanno su Raiuno in diretta da Rimini, dove Loredana è stata osannata da circa 20.000 persone.
Dal 14 gennaio 2011 prende parte al programma di Rai Uno “I Raccomandati”, gareggiando con alcuni storici colleghi come Fausto Leali e la sua amica storica Marcella Bella (che Loredana ha voluto fortemente nel cast del programma).
Il 30 gennaio è ospite del serale di Amici, dove duetta con la giovane cantante Francesca Nicolì.
Il 13 febbraio “Domenica In…” trasmette uno speciale interamente dedicato a lei, il tutto allestito da Luca Tommasini, grande fan di Loredana.
Il 26 febbraio è ancora una volta ospite ad Amici, dove presenta il duetto con Loredana Errore, ex- concorrente del talent show Amici di Maria De Filippi, in una canzone firmata da Biagio Antonacci dal titolo “Cattiva”.
Il singolo viene successivamente riproposto il 20 marzo a Domenica Cinque e sta ancora spopolando nei passaggi radio, essendo un’esplosione di energia che ben rappresenta l’animo rock delle due artiste.
Nei mesi di aprile e maggio Loredana è costretta, a causa di un sopraggiunti malesseri fisici di varia natura ed entità, a rimandare alcune delle sue performance previste da calendario: ma lotta con le unghie e con i denti per rimettersi il prima possibile.
Il 28 Maggio 2011 decide testardamente di non cancellare una data al noto live club “Estragon” di Bologna per non deludere i suoi fans e gli organizzatori. Con tutta la grinta che può nelle sue condizioni fisiche, Loredana regala un concerto emozionante, pur rischiando di collassare sul palco…
Per esserci Loredana declina perfino l’invito di andare a ritirare il premio alla carriera al Wind Music Awards presso la storica Arena di Verona, proprio nei giorni in coincidenza con il suo spettacolo all’Estragon di Bologna.
Nel settembre 2011 prende parte, per la seconda volta, ad O’SCIA’: la manifestazione canora a sfondo sociale che si tiene a Lampedusa (ogni anno dal 2003) e che è stata creata, voluta e sostenuta da Claudio Baglioni per sensibilizzare l’opinione pubblica sul delicato tema dell’emergenza immigrazione. Loredana prende parte, in qualche modo, a quasi tutte le giornate di O’SCIA’, addirittura durante l’esibizione di Zucchero invade il palco, scalza una corista ed inizia a fare i cori al cantante insieme alla figlia Irene Fornaciari ed allo stesso Claudio Baglioni, coinvolto suo malgrado dall’inarrestabile verve della rocker.
Nel 2012 partecipa al Festival di Sanremo 2012 in coppia con Gigi D’Alessio con il brano Respirare, piazzandosi in terza posizione tramite televoto per poi scivolare al quarto dopo la votazione della sala stampa, ricevendo anche il 60º Premio AFI, istituito dall’Associazione fonografici italiani, per la grinta e la passione che contraddistingue le Sue interpretazioni.[59] Inoltre, durante lo stesso festival, si esibisce con Macy Gray e lo stesso D’Alessio cantando Almeno tu nell’universo. Il 3 marzo è ospite, sempre con D’Alessio, del programma Ballando con le stelle tra i “ballerini per una notte”. “Respirare” diventa comunque un tormentone radio: il pezzo più orecchiabile di Sanremo.
Il 1° giugno 2012 esce su iTUNES il singolo “MA QUALE MUSICA LEGGERA”, parole e musica di Edoardo Bennato e prodotto da Mario Lavezzi), che però non viene promosso su radio e televisione. Pezzo che sembra cucitole addosso… Loredana, infatti, interpreta con la sua voce graffiata un brano che racconta la strada impervia della musica, un percorso che per la regina del rock era già ben definito sin dall’infanzia “Ho accettato di cantare questa canzone perché Edoardo ha scritto un “abito” che ho sentito mio e indossato dalla prima parola”.
Loredana continua con il suo “IO CANTO SOLA TOUR” e, continua anche a riconfermarsi un’artista provocatoria, originale, femminista, trasgressiva e trasversale. Ma mai noiosa o prevedibile. Negli anni, infatti, è stata spesso censurata in alcuni testi delle sue canzoni perchè troppo esplicita e all’avanguardia, ma dal vivo canterà sempre le sue versioni originali. Ancora oggi a 62 anni.
Il 2013 segna un grande ritorno live di Loredana, dopo sei anni. Con la preziosa collaborazione di Pia Tuccitto e all’amica corista Aida Cooper la 23 Music mette in piedi una nuova “Bandaberte”. Loredana ne è entusiasta e si mette a lavorare sodo in sala prove richiamando vicino a se’ anche la storica vocalist Aida Cooper, come risultato Venerdì 24 maggio alle ore 21.30 in punto il Comune di Rapallo ospita la data di presentazione della nuova Bandaberté 2013-2014.
La brillante scaletta del concerto comprende i grandi successi della rocker nazionale, come “Non sono una signora”,”Dedicato”, “Sei bellissima”, “Il mare d’inverno”, “E la luna bussò”, pietre miliari della storia della musica italiana, oltre a veri e propri gioielli della canzone d’autore, scritti per l’artista da grandi compositori come Ivano Fossati, Bruno Lauzi, Enrico Ruggeri, Maurizio Piccoli, Pino Daniele, Djavan. Tra le 5 altre, sono state molto apprezzate dal pubblico: “Così ti scrivo”, “Una sera che piove”, “Io resto senza vento” e gli omaggi alla sorella Mia Martini.
Alla data-evento di Rapallo seguiranno un viaggio in Russia, dove Loredana si esibirà come giurata ed ospite d’onore ad un prestigioso festival internazionale trasmesso dal primo canale TV russo, ed alcune tappe estive italiane.
Dopo la nuova esperienza live, Loredana probabilmente curerà un importante progetto discografico insieme all’amico storico Renato Zero, a cui potrebbe far seguito un nuovo tour invernale live.
Un ritorno trionfale per Loredana che è stata letteralmente acclamata dal numerosissimo pubblico accorso a vederla, nonché dalle testate giornalistiche presenti all’evento.
Perché nonostante la sua vita personale tormentata, Loredana Berté resta un’artista straordinaria che interpreta grandi canzoni con il talento ed il carisma che la contraddistinguono, rendendola da sempre la più grande rocker italiana.
Il 18 gennaio 2014 l’artista intraprende il Bandabertè 1974-2014 tour, una lunga serie di concerti in tutta Italia per festeggiare i suoi quarant’anni di carriera, partendo dal teatro Verdi di Montecatini Terme. Il 16 e il 23 aprile 2014 è special coach nel programma The Voice of Italy per il team di Piero Pelù, mentre il 4 maggio è ospite insieme a Ornella Vanoni della sesta puntata di Amici, dove duetta con la squadra blu capitanata da Miguel Bosé.
Dal 18 aprile 2015, insieme a Sabrina Ferilli e Francesco Renga, è giurata fissa nella quattordicesima edizione di Amici di Maria De Filippi, un impegno grazie al quale riguadagna una grossa visibilità e il favore della critica,[60][61][62] che la definisce “il vero pilastro di questa quattordicesima edizione”.[63]
Nel novembre del 2015 viene annunciata la pubblicazione della sua autobiografia per Rizzoli Editore. Il libro, dal titolo Traslocando, come l’album del 1982, è un racconto nel quale la cantante ribadisce anche le pesanti accuse nei confronti del padre, denunciandone non solo il comportamento violento ma anche gli abusi già menzionati nell’intervista apparsa sul mensile Musica Leggera nel 2009.[9]
Con il suo ritorno in TV nella primavera del 2015 l’artista annuncia di essere al lavoro per la realizzazione di ben due album, uno di inediti e uno celebrativo per i suoi quarant’anni di carriera composto da duetti al femminile e prodotto da Fiorella Mannoia.
Il 26 giugno si esibisce, per la prima volta dopo trent’anni, al fianco di Fiorella Mannoia, duettando con lei in una nuova versione del successo In alto mare al Summer Festival.
Il brano prescelto per il duetto della Bertè con Patty Pravo è Mi manchi.[64] Una prima collaborazione risale al 1997, quando entrambe si ritrovano a condividere il medesimo produttore (Mauro Paoluzzi), il medesimo manager (Nando Sepe) e la medesima etichetta discografica: quell’anno Loredana firma insieme a Roberto Vecchioni, su musica dello stesso Paoluzzi, il testo di Treno di panna, uno dei brani dell’album Notti, guai e libertà.
Dopo vari annunci e successivi rinvii, l’uscita di Amici non ne ho… ma amiche sì! viene fissata per il 1º aprile 2016. L’album è anticipato l’11 marzo dal singolo È andata così, scritto per lei da Luciano Ligabue. Nel disco sono presenti anche una nuova versione di Ma quale musica leggera, brano scritto da Edoardo Bennato, riarrangiato e cantato in duetto con Aida Cooper, una nuova versione di E la luna bussò con Antonella Lo Coco e un duetto virtuale con Mia Martini nella nuova versione di Stiamo come stiamo, il pezzo presentato dalle due sorelle al Festival di Sanremo 1993
Chiude l’album la corrosiva e ironica Il mio funerale, inedito scritto dalla stessa Bertè, contraddistinto da sonorità reggae con venature rock, definito anche come il suo miglior brano degli ultimi anni.[65]
L’album riporta la Bertè ai vertici delle classifiche debuttando al 2º posto della classifica italiana degli album più venduti, dove rimane per 16 settimane consecutive, e contemporaneamente anche al 1º posto nella classifica dei vinili più venduti, pubblicata dalla FIMI l’8 aprile 2016.
Il 6 giugno si esibisce all’Arena di Verona insieme a Fiorella Mannoia durante la prima serata dei Wind Music Awards 2016 nella nuova versione de Il mare d’inverno. Contestualmente viene annunciata per il 19 settembre 2016 la data conclusiva del tour estivo Amiche sì, con la partecipazione di Fiorella Mannoia e tante altre artiste ospiti.
Insieme alle padrone di casa si avvicendano sul palco dell’Arena di Verona: Patty Pravo, Gianna Nannini, Irene Grandi, Paola Turci, Elisa, Emma, Alessandra Amoroso, Noemi, Nina Zilli, Irene Fornaciari, Bianca Atzei, Elodie, Antonella Lo Coco, Aida Cooper, sedici artiste nel corso dei 32 brani in scaletta. Il concerto è sold out, e con oltre 12000 spettatori raccoglie 150000 €, successivamente devoluti all’associazione D.i.Re. – Donne in rete contro la violenza, a sostegno dei 77 centri antiviolenza appartenenti alla rete e dislocati su tutto il territorio italiano. L’evento Amiche in Arena diventa anche un progetto discografico, che viene pubblicato l’11 novembre in due versioni: “Standard 2 CD + DVD” e “Deluxe 2 CD + DVD con libro fotografico”. Il ricavato delle vendite è devoluto anch’esso all’associazione D.i.Re. L’album entra in vetta alla classifica FIMI nella sezione compilation e viene certificato disco d’oro per le 25 000 copie vendute dopo 7 settimane consecutive di permanenza al 1º posto.
Due mesi dopo è uscito, infatti, l’album celebrativo in occasione dei quarant’anni di carriera della Bertè, intitolato Amici non ne ho… Ma amiche sì! (prodotto da Fiorella Mannoia), in cui Dedicato viene proposta in duetto proprio con Noemi.
L’album Comunisti col Rolex di Fedez e J-Ax del 2017 contiene anche una partecipazione di Loredana Bertè al brano Allergia, che viene proposto dal vivo il 18 marzo al PalaLottomatica di Roma nel corso di un concerto dei due rapper.
Dal 17 febbraio la cantante è giurata fissa insieme a Nek e Romina Power nel programma Standing Ovation, condotto da Antonella Clerici in prima serata su Rai 1.
Nei mesi di luglio, agosto, settembre e ottobre 2017 gira l’Italia con l’Amiche Sì Summer Tour 2017, seconda parte della serie di concerti partita nel 2016: la tournée, che si conclude il 30 ottobre al Teatro Nazionale di Milano, registra oltre 200000 spettatori, risultando una delle più importanti dell’artista.
Il 6 novembre il singolo digitale Non sono una signora riceve dalla FIMI un disco d’oro per le vendite.[66] Il 24 novembre esce nelle sale cinematografiche degli Stati Uniti Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name), film premio Oscar di Luca Guadagnino la cui colonna sonora contiene il brano di Loredana Bertè del 1982 J’Adore Venise.
Il 4 maggio 2018 viene pubblicato il singolo realizzato con i Boomdabash intitolato Non ti dico no, che raggiunge la posizione 8 della classifica ufficiale FIMI dei brani più venduti in Italia. Non ti dico no conquista inoltre il primo posto della classifica dei brani più trasmessi dalle radio italiane, primato che conserva per nove settimane, di cui sette consecutive. Il successo del singolo permette a Loredana e al gruppo salentino di ottenere la certificazione del doppio disco di platino per le vendite e il premio EarOne al Summer Festival e di vincere al Power Hits Estate 2018 di RTL 102.5 all’Arena di Verona.
Nel giugno 2018 è giurata e coach nella prima edizione di Ora o mai più su Rai 1, condotta da Amadeus. Il suo allievo è Alessandro Canino.
Il 6 settembre svela il titolo del nuovo album, LiBerté, in uscita il 28 settembre, a cui segue un tour teatrale. Il disco, prodotto da Luca Chiaravalli, vede la Bertè tornare a collaborare con Ivano Fossati a 34 anni di distanza da Savoir faire. Tra gli autori, oltre alla stessa cantante, ci sono Gaetano Curreri, Gerardo Pulli, Maurizio Piccoli e Fabio Ilacqua. Il 21 settembre vengono pubblicati i singoli Babilonia (canzone scartata da Sanremo 2018) e Maledetto luna park. Il 16 luglio 2021 l’album ottiene da FIMI il disco d’oro per le vendite.
“A me piace molto Emma”, ci ha risposto Loredana nell’intervista #atupertu curata dalla nostra Redazione. “La ribellione che ha dentro di sé ricorda me a 18 anni. Io sono la sua ‘mamma Rock’”.
In questa chiacchierata, Loredana Bertè ha anche confessato che la sua canzone che la emoziona di più è “Luna”, mentre quella di un collega è “La musica che gira intorno” di Ivano Fossati. “In ‘LiBertè Ivano è tornato a collaborare con me dopo 30 anni. Ci siamo sentiti via mail, grazie alla mia manager perché io non ho il telefonino e non so nemmeno come usarlo. Per fortuna ho uno staff tecnologico, mentre io sono analogica”.
La cantante, 68 anni d’età appena festeggiati con il lancio di due singoli in contemporanea “Maledetto Luna Park” e “Babilonia”.
Partecipa al Festival di Sanremo 2019 con il singolo Cosa ti aspetti da me,[67] classificatosi al 4º posto nonostante le tre standing ovation ottenute dal pubblico del teatro Ariston al termine delle esibizioni[68], fatto mai avvenuto prima nella storia del Festival. Al brano viene attribuito il premio “Pubblico dell’Ariston”, creato ad hoc in seguito alle clamorose proteste del pubblico in sala all’annuncio dei primi tre artisti classificati e mai in effetti consegnato all’artista.[69] In occasione dell’uscita del singolo, l’album LiBerté torna nei negozi in una versione denominata “Sanremo Edition” contenente il brano sanremese e due medley registrati durante il LiBerté Tour teatrale 2018/2019, che proseguirà anche durante l’estate.
Il singolo Cosa ti aspetti da me debutta al 6º posto della classifica ufficiale FIMI dei brani più venduti in Italia e viene certificato disco d’oro in tempi record. In poco tempo diventa disco di platino.
Il 16 marzo viene ufficializzata come giurata dalla diciottesima edizione di Amici di Maria De Filippi.
Il 10 maggio viene pubblicato il singolo, prodotto da Takagi & Ketra e scritto da Calcutta e Tommaso Paradiso, dal titolo Tequila e San Miguel.[70] Due mesi dopo, il 10 luglio, esce Senza pensieri,[71] brano di Fabio Rovazzi realizzato con Loredana e J-Ax. Il singolo viene certificato disco d’oro in poco più di un mese per poi diventare disco di platino. Durante l’estate il singolo digitale di Sei bellissima, storico successo del 1976, viene certificato disco d’oro dalla FIMI.
Il 31 ottobre esce al cinema La famiglia Addams: la Bertè presta la sua voce al personaggio di Nonna Addams,[72] cimentandosi per la prima volta nel ruolo di doppiatrice cinematografica.
Dal 28 febbraio 2020, insieme a Vanessa Incontrada e Gabry Ponte, è giudice della diciannovesima edizione di Amici di Maria De Filippi, ma dalla terza puntata in poi è costretta a rinunciare all’incarico a causa delle restrizioni imposte per la COVID-19. Nello stesso anno prende parte al supergruppo Italian Allstars 4 Life, che riunisce oltre cinquanta artisti italiani per l’incisione del brano Ma il cielo è sempre blu, cover corale del brano di Rino Gaetano. I ricavati del singolo, pubblicato l’8 maggio, vengono devoluti alla Croce Rossa Italiana per sostenere “Il tempo della gentilezza”, progetto a supporto delle persone più fragili colpite dalla pandemia di COVID-19 del 2019-2021.
Loredana Bertè, una “ribelle” da una vita, invita al rispetto delle regole anti contagio da Coronavirus. La cantante, 70 anni d’età, si mette la mascherina e lancia il suo appello con alcuni video su Instagram.
“Se lo dice una ribelle come me, che ho sempre rotto le regole… Questa volta non si può scherzare. 1 Mascherina. 2 Distanza sociale. 3 Lavare le mani, anche il resto se possibile…”.
Loredana ha anche invitato a stare a casa il più possibile. “Io lo faccio molto volentieri, così mi sto leggendo un bel libro su Jimi Hendrix”, ha dichiarato.
In occasione del settantesimo compleanno dell’artista, il 20 settembre 2020, viene annunciato il progetto “70th One Year Celebrating”, un intero anno di celebrazioni con svariati progetti e attività che dureranno sino al 20 settembre 2021. Il 18 settembre esce la ristampa in vinile picture disc di Loredanabertè, il primo appuntamento della 70Bertè – Vinyl collection: la serie di ristampe prevede la pubblicazione in vinile di altri quattro dischi[74]
Tra novembre e dicembre 2020 è coach nella prima edizione del nuovo programma The Voice Senior, trasmesso in prima serata su Rai 1: a vincere è Erminio Sinni, concorrente del suo team.
Il 2 marzo 2021 è ospite durante la prima serata del Festival di Sanremo 2021, dove presenta un medley di alcuni suoi celebri brani e interpreta per la prima volta il nuovo singolo Figlia di…. La settimana seguente va in onda in prima serata su Rai 1 A grande richiesta: Non sono una signora – Loredana 70, una serata-tributo condotta da Alberto Matano durante la quale la cantante si esibisce con diverse sue canzoni. Il 2 aprile il nuovo singolo Figlia di… raggiunge la Top 20 della classifica dei brani più trasmessi dalle radio italiane, mentre il 9 agosto ottiene da FIMI il disco d’oro per le vendite. Il 24 aprile la cantautrice Giordana Angi pubblica Tuttapposto in duetto con la Bertè, primo singolo dall’album Mi muovo della Angi. Il 4 giugno esce Che sogno incredibile, primo singolo estratto dalla raccolta Best of Me di Emma, cantato in duetto tra Marrone e Bertè. Il 20 settembre il singolo ottiene il disco d’oro per le vendite. Il 30 luglio a Cosenza parte il Figlia di… Summer Tour 2021 che porta Bertè a esibirsi per la prima volta in tournée dopo lo stop forzato dovuto alla pandemia di COVID-19. Il 10 settembre, nel corso dei Music Awards in onda su Raiuno dall’Arena di Verona, viene insignita del Premio Speciale SMA per “la trasversalità” dimostrata nel corso della carriera. Il 27 settembre ottiene il disco di platino per le vendite del singolo digitale di Non sono una signora.
Il 5 novembre pubblica il diciannovesimo album di inediti in carriera, Manifesto, anticipato dal singolo Bollywood. L’album debutta al primo posto della classifica ufficiale FIMI dei vinili più venduti in Italia. Dal 26 novembre torna a vestire i panni di coach per la seconda edizione di The Voice Senior trasmesso in prima serata su Rai 1. Il 10 giugno 2022 viene pubblicata sui digital store la “special edition” dell’album Manifesto anticipata dal singolo Mare malinconia realizzato in collaborazione con Franco126. L’11 novembre esce invece nei negozi Reloaded 1974-1983, un box celebrativo contenente 9 CD con il meglio dei primi dieci anni di carriera dell’artista, incluse rarità e rimasterizzazioni. In autunno viene nuovamente confermata come coach di The Voice Senior, in onda con grande successo su Rai 1. Al termine dell’esperienza, in prima serata su Rai 1 prenderà parte alla prima edizione italiana di The Voice Kids, sempre nel ruolo di coach: a vincere è Melissa Agliottone, concorrente del suo team.
2023 Sono ore di apprensione quelle che i fan di Loredana Bertè stanno vivendo a seguito della notizia del ricovero in ospedale dell’artista. La cantante si è sentita male poco prima di un concerto e il suo staff ha utilizzato i social network per annunciare la cancellazione dello spettacolo e parlare delle precarie condizioni di salute della Bertè. Questo è bastato per gettare nel panico i suoi sostenitori, che da ore si chiedono come stia Loredana.
Oltre 1600 persone la aspettavano fuori dal teatro Brancaccio a Roma per un concerto, ma Loredana sul palco non è mai salita. Nella tarda serata di lunedì 11 marzo, il suo staff ha diramato una nota sui social, che ha gettato nel panico i fan: “Siamo veramente costernati ma a causa di un improvviso dolore addominale, che ha richiesto accertamenti in una struttura, stasera Loredana Bertè non potrà andare in scena, al momento è ricoverata per accertamenti. Vi daremo notizie a breve”. Chi la aspettava da ore fuori dal Brancaccio è così tornato a casa con l’amaro in bocca e tanta preoccupazione. Al momento nessuna dichiarazione ufficiale è stata rilasciata dall’entourage di Loredana Bertè. Sul suo account Instagram è ben visibile il post con i quale il suo staff ha informato i fan dell’annullamento del concerto in programma lunedì 11 marzo al teatro Brancaccio di Roma, che è già stata riprogrammata per il prossimo 15 aprile.
Un anno fa Loredana Bertè ebbe un altro malore, che la fece finire in ospedale e la costrinse a sospendere il suo tour. Era aprile e la cantante venne ricoverata in ospedale per un non precisato problema di salute. In quel momento le sue condizioni preoccuparono notevolmente, perché la sorella Leda parlò di un intervento chirurgico. L’operazione venne confermata poche settimane dopo dalla stessa Loredana, che si mostrò sui social da una stanza del San Raffaele di Milano. Durante la diretta dall’ospedale la Bertè parlò di una terapia da seguire, presumibilmente legata all’intervento ma i motivi del ricovero non vennero rivelati. Oggi come allora lo stato di salute di Loredana torna a preoccupare i fan.
Sulle sue condizioni di salute c’è ancora il massimo riserbo. “Era già a Roma da ieri e non vedeva l’ora di andare sul palco in questa città che ha un pubblico meraviglioso”, ha chiarito un portavoce della cantante, che si sarebbe sentita male già in mattinata ma avrebbe resistito fino al tardo pomeriggio, quando ha ritenuto opportuno farsi visitare in ospedale. Nonostante le rassicurazioni del suo staff, che ieri sera scriveva sul web “Vi daremo notizie a breve“, cosa sia realmente accaduto a Loredana Bertè e come stia ora non è chiaro.
https://ea19d04ea0dc72b05960690520c32c58.safeframe.googlesyndication.com/safeframe/1-0-41/html/container.htmlSi vocifera che l’artista sia ancora ricoverata in una clinica in zona Gianicolo a Roma per gli accertamenti del caso e notizie sulle sue condizioni potrebbero arrivare nelle prossime ore. Quello che è certo è che in programma c’è un concerto imminente – il 15 marzo a Varese – che ancora non è stato cancellato. Intanto i suoi fan si stringono virtualmente attorno a lei.
Il 23 agosto 2023, a Palmi viene inaugurata la mostra fotografica “LiBerté” curata dal fotografo Giovanni Squatriti, autore degli scatti realizzati per la copertina dell’album LiBerté e protagonisti dell’allestimento. Dal 24 novembre è confermata nel ruolo di coach per la seconda edizione di The Voice Kids, in onda in prima serata su Rai 1. Il 1º dicembre viene pubblicato l’album di Marcella Bella Etnea, in cui duetta con la cantante catanese nel brano Mi rubi l’anima. Nello stesso mese, firma il testo del brano Rosso (su musica di Franco Fasano), in gara al 66º Zecchino d’oro.
Partecipa al Festival di Sanremo 2024 con il brano Pazza, raggiungendo il settimo posto nella classifica finale e vincendo il Premio della Critica “Mia Martini”. La canzone viene inclusa nella raccolta Ribelle, uscita il 9 febbraio 2024 per celebrare i suoi cinquant’anni di carriera discografica, che contiene 57 brani selezionati tra quelli del suo repertorio. Il 24 febbraio partecipa alla finale di Una Voce Per San Marino 2024 con lo stesso brano del Festival di Sanremo, Pazza, classificandosi al secondo posto. Ad aprile, il singolo ottiene dalla FIMI il disco di platino. Il 24 maggio 2024 esce il nuovo singolo estivo Bestiale realizzato con gli Eiffel 65.[76][77] Dal 15 novembre, per la terza stagione consecutiva, ricopre il ruolo di coach nel programma The Voice Kids in onda su Rai 1: a vincere l’edizione è Melissa Memeti, concorrente del suo team. Dal 21 febbraio 2025 è coach nel talent show The Voice Senior in onda sulla prima rete della Rai, ruolo che ricopre per la quinta edizione consecutiva. Il 10 marzo 2025, la raccolta Ribelle ottiene da FIMI il disco d’oro per le vendite.
Il 4 aprile viene pubblicato il singolo “In alto mare (remix)“, realizzato in collaborazione con il deejay francese Dimitri From Paris.
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