Il primo socialista

Il primo socialista

Il primo socialista

Lo spot del “Gesù socialista” da ieri è in onda sulle emittenti televisive private di tutta Italia ma da giorni ha sollevato polemiche e proteste, soprattutto da parte di esponenti politici del centrodestra, che l’hanno definito blasfemo e irriverente. Lunedì scorso, questi nostri censori, li avevo persino invitati alla conferenza stampa di presentazione. Credete che siano venuti? Macché, hanno continuato a attaccarci senza neppure averlo visto.

Non c’è alcun dubbio che il messaggio di uguaglianza e di solidarietà verso i più deboli è fondamentale nel cristianesimo.
Il problema, però, è che da tempo dalle gerarchie cattoliche vengono soprattutto divieti e questi divieti riguardano la sessualità. Qualcuno potrebbe dire: c’è un’attenzione alle persone ma soprattutto dalla cintola in giù.
Il cristianesimo è un messaggio di solidarietà, di difesa dei poveri e degli emarginati. Il movimento operaio e socialista è nato e si è sviluppato all’interno di questi valori e la figura di Gesù, che va nelle fabbriche oppure partecipa a manifestazioni per la libertà di pensiero, risale addirittura alla fine dell’Ottocento. Nel 1946, poi, il Partito socialista utilizzò un manifesto con l’immagine di Cristo. Nulla di nuovo, quindi.
Il partito socialista è, come lo era Gesù, a fianco dei deboli e degli esclusi, che non hanno voce forte.
Il partito socialista oggi, come lo era Gesù, è contro quelle gerarchie ecclesiastiche che vorrebbero restaurare una sorta di protettorato del papato sull’Italia. A differenza di quanto fa capire Ruini, con il coro di Gasparri, Volontè, Baccini e così via, si può essere credenti ma allo stesso tempo essere laici.