Sanremo 2013: i 14 big

Sanremo 2013

Ora almeno una certezza c’è: il cast. Spericolato: non nel senso di Vasco, ma in quello sanremese. Visto che non si sa neppure quando andrà in campo (spostamento possibile causa possibili elezioni), il Festival ha comunque ha annunciato la formazione di quattordici big dopo la solitarafflca di indiscrezioni sbagliate (che fine hanno fatto Morgan, Mario Biondi e Cristiano De André?). Li ha annunciati ieri un compitissimo Fabio Fazio durante il Tg1 all’ora di pranzo: « Vogliamo che al centro del Festival ci siano la qualità e la contemporaneità». Sulla carta, l’obiettivo è raggiunto e senz’altro si sente il tocco di Mauro Pagani di fianco alla commissione selezionatrice. Di primo acchito, è un cast (quasi) perfetto per critica e appassionati. Manca l’hip hop (peccato per l’assenza di Nesli). Però manca anche quell’intera generazione sanremese, da Al Bano a Cutugno a Matia Bazar alla Oxa, che faceva dire agli (autoproclamatisi) supergiovani quant’era vecchio e inamidato il Festival. Bye bye: difficile rivederei «venerati maestri» in gara, anche se è probabile, come ha anticipato Fazio, che «ci  sarà il coinvolgimento di artisti che hanno fatto grande il Festival nella sua storia». Un tributo alla memoria.

Spariscono i «vecchi» cantautori o i soliti noti come Al Bano e Oxa spersi di nuovo i cantautori storici: dopo due edizioni a base di Vecchioni, Dalla e Battiato, stavolta non c’è neppure l’ombra di un grande vecchio, absit iniuria verbis. C’è invece la guarnigione di cantautori moderni qui e là ancora «impegnati»: Max Gazzé, Simone Cristicchi, Daniele Silvestri, nel complesso di ottimo livello e, sulla carta, motivati come non mai. Ci sono il rock alternativo e quindi non popolare (Marta sui Tubi, autentici marziani per il pubblico di Raiuno), quello popolare (Modà, favoritissimi) e c’è pure la musica di mescolanza, quella degli Almamegretta riuniti con Raiz nel ruolo di rottura che gli anni scorsi toccò ad Afterhours, La Crus e Martene Kuntz. Le donne, poi: Malika Ayane porta con sé due canzoni scritte da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro e la brava Simona Molinari arriverà con Peter Cincotti. Se poi bisogna parlare di sorprese, beh nessuna lo è più di Maria Nazionale, 43 anni di Torre Annunziata, debutto come neomelodica e poi nomination come migliore non protagonista al David di Donatello per Gomorra. D’accordo che all’Ariston ha già duellato con Nino D’Angelo nel 2010, ma per i maligni, causa Gomorra, sia volia è in quota Roberto Saviano. Mah, a volte le apparenze ingannano. Infine c’è la pattuglia dei talent show. Nonositante le voci insistenti (e manovrate) era impossibile trascurarla. Marco Mengoni è alla sflda decisiva. La fresca vincitrice Chiara Galiazzo è a quella più pericolosa: ha vinto una settimana fa e già si imbarca (da big) nella prova delle prove per un quasi esordiente. Invece, dopo il tour de force da giudice, per Elio è un ritomo non solo con Le Storie Tese ma anche sul luogo del misfatto: si dice che nel 1996 con la Terra dei cachi loro abbiano misteriosamente perso il primo posto e quindi si candidano a un vittoria quasi risarcitoria. Tanto  per dire, uno dei due brani che canteranno è La canzone mononota,  iormenione surreale già dal titolo. Infine c’è Annalisa Scarrone, talento puro di Amici che sorprenderà molli sia grazie all’ok che alla crescita artistica. Insomma, a parte l’hard rock e il rap, il menu è per tutti i gusti, specialmeme per quelli più raffinati (che Raphael Gualazzi non deluderà). Perciò sono big spericolati: qualcuno dovrà dimosirare di esserlo proprio all’Arision. Però Sanremo è non soltanto il Fesiival della Canzone. È anche, forse soprattutto, un evento televisivo cui sono appese le sorti di tanta Rai. Piaccia o no, è condizionaio dal tipo di telespenaiori (su Raiuno l’età media è alta) e dall’appeal glamour dei concorrenti. Perdi più, sia volianonci saranno eliminazioni di cantanti (che arriveranno tutti alla sfida finale del sabato) e quindi il Festival perde quella dose di crudeltà che per sessanl’anni ha lenuio alla l’attenzione davanti alla tv. Di sicuro (modello X Factor) il Festival farà il botto sui social nelwork. E anche questo, volenti o nolenti, è un segnale che persino nel tempio più conservatore della nostra musica non si potrà più trascurare.