Intervista a Simone Cristicchi alla vigilia di Sanremo 2010

Sanremo 2010

Caro Simone Cristicchi, cantando a Sanremo «Meno Male che c’è Carla Bruni», lei ci manda in crisi la diplomazia musicale: Carlà, ha giurato Giletti in tv, resterà a casa per colpa sua.
«Trovo molto più pesante e irriverente la parodia di Fiorello: il pubblico, quando ascolterà, se ne renderà conto. Io uso spesso il nome di personaggi simbolo per parlare d’altro, come nel caso di “Vorrei cantare come Biagio Antonacci”».

E allora di che si canta, nel brano «Meno male»?
«Di disinformazione. L’avevo scritta per presentarla alla giornata della Libertà di Stampa a Piazza del Popolo il 3 ottobre scorso, ma non era finita: l’avessi cantata allora, si sarebbe capito subito che parla del vizio della disinformazione e della censura. Idealmente è dedicata a persone come Marco Travaglio e Ricca, gente che non fa gossip in tv, ma parla in base ai fatti».

Si aspettava tanto can-can?
«Un mio amico mi ha detto che son passato dall’occuparmi di salute mentale al morbo di Alzheimer, nel senso che il nostro Paese rimuove la memoria e dimentica tutto. Nel brano parlo anche di “terremotati ancora in vacanza” perché mi sono molto occupato del teatrino mediatico montato sull’Aquila. Ci sono stato spesso, ho persone che mi raccontano la propria condizione: la sensazione è che sia tutto sistemato, ma così non è».

Tutto è stato scatenato dall’annuncio di Giletti in tv…
«Ciò mi dà conferma di altri versi della canzone: “La verità è come il vetro/ che è trasparente se non è appannato/ per nascondere quello che c’è dietro/basta aprire bocca e dargli fiato».

Dunque Carla Bruni non ha rifiutato per colpa sua?
«Mi sembra una persona intelligente, credo che il suo èntourage le abbia fatto sentire la mia canzone: potrebbe averle strappato un sorriso. Credo che siano a corto di notizie in questi salottini, e s’inventino qualcosa per tirar su la situazione. Sa com’è, nella televisione spazzatura si cercano gli avanzi».

Rimpiange di non cantare ancora di disagio mentale, come quando ha vinto a Sanremo nel 2007?
«Credo di aver fatto una scelta coraggiosa, diversificando rispetto a “Ti regalerò una rosa”. Sarei diventato un Povia bis».

S’è paragonata «Meno Male» alla «Terra dei Cachi» degli Elii.
«Come concetto sì, ma musicalmente questo è quasi un punk-pop. C’è una descrizione impietosa del nostro Paese e del suo modo di fare informazione, del vizio di lasciarsi un po’ manipolare dalle informazioni mainstream: ci sono cascato dentro e mi diverte, la canzone sembra profetica ancor prima di uscire. Questa della Bruni che non viene per colpa mia è l’ennesima prova che si chiacchiera».

Durante il Festival uscirà «Gran Hotel Cristicchi», l’album.
«Il titolo dipende dal fatto che è stato concepito in 3 anni in camere d’albergo, non-luoghi. E’ come se ogni canzone fosse una stanza diversa, dal punk al quartetto d’archi e senza elettronica».

Lei è appena stato in tour con un coro di minatori dell’Amiata..
«E’ andato inaspettatamente bene. Persone semplici e lontane dalle metropoli han fatto successo: tanto che ho tratto dal tour un docufilm, «Santa Fiora Social Club» per raccontare la favola che hanno vissuto questi signori dal paesino alla tournée».

«Meno male» è firmato anche dal rapper Frankie HI.
«L’ho conosciuto due anni fa proprio al Festival, quando ho fatto l’ospite nella sua canzone. L’idea di “Meno male” è nata allora: a pranzo, Frankie se ne uscì con questa battuta “Meno male che c’è Carla Bruni” e l’idea ha fermentato, finché ci ho costruito la canzone. Ma sono in fase di sfide: nell’autunno sarò solo sui palchi con un monologo senza musica, nei teatri, sulla ritirata di Russia del ’43, con la regìa di Alessandro Benvenuti».

Marinella Venegoni su La Stampa