Arisa al prossimo festival. “Mi hanno tirato i pomodori, ma lo hanno fatto anche alla Pausini”

Sanremo 2010

Sembra uscita da un cartone animato, Arisa. Vocina flebile e buoni sentimenti a go go. La cosa più polemica che le esce dalla bocca è «i politici non sanno nemmeno quanto costa un chilo di pane». E ha dovuto fare uno sforzo. È buona, non buonista. Dopo avere cantato l’amore fedele con “Sincerità” e aver vinto tra le “Nuove Proposte”, Rosalba Pippa (questo il suo nome vero), 27 anni di Potenza, torna a Sanremo, questa volta tra i Big con “Ma l’amore no”, un brano dedicato all’ambiente. E promette un look diverso da quello vintage dello scorso anno, quando conquistò donne e uomini con il suo stile anni ’30, con montatura pesante e caschetto nero.

Come si presenterà?
«Il solito look mi aveva annoiato. Utilizzerò più vestiti colorati, smetterò di usare la piastra sui capelli (anche perché a furia di stirarli li sto perdendo), sarò riccia naturale. E poi metterò una montatura di occhiali più leggera. Sto davanti al computer tante ore, la testa mi stava scoppiando».

Com’è stato questo anno dopo il successo di “Sincerità”?
«Molto bello dal punto di vista della conoscenza di me stessa e degli altri. Ho avuto la conferma di poter fare questo lavoro. Anche se resto abbastanza insicura. Ho capito di piacere, anche se non a tutti. Ho girato l’Italia, ho fatto una quarantina di concerti, le persone mi fermano, mi fanno baciare i loro bambini, sanno tutto di me. Però è successo anche, come a Forlì, che qualcuno mi lanciasse pomodori».

E come mai?
«Sa, non è facile essere amati con un genere come il mio. Parlo di amore e famiglia e oggi è un periodo di falsificazione dei valori. Manca l’impegno, per esempio per l’amore duraturo. Bisogna venirsi incontro, chiudere un occhio, limitare le proprie piccole e grandi libertà. A 27 anni mi sento ancora molto “figlia”, mi interessa molto il rapporto con i miei genitori. Invece molti non ne hanno voglia e dicono: “Ma chissenefrega”. E comunque pazienza, anche alla Pausini hanno tirato pomodori».

Ci racconti la sua canzone sanremese.
«Parlerà dell’amore universale. Amore è anche cura. È stato soprattutto il mio fidanzato (Giuseppe Anastasi, autore delle sue canzoni, ndr), quando l’ho conosciuto al Cet di Mogol, a trasmettermi le tematiche ambientali. “Ragazzi, qui la situazione è critica, non sento caldo dall’86”, diceva. Lui è molto attento, io al massimo ho una piantina Bonsai. Lui per certi versi è più colto».

Canta l’amore e la famiglia, ma lei quand’è che si sposa?
«Prima devo realizzarmi come persona, capire dove voglio e posso arrivare. Non mi reputo una cantante. Qualcuno dice anche che non ho voce, ma va bene così. Mi interessa il messaggio, e farlo arrivare a tutti».

Anche Povia è un comunicatore, in gara come lei, che ne pensa?
«Sì, è un buon comunicatore ma spesso si fa fraintendere».

Tra i suoi rivali a Sanremo c’è anche Emanuele Filiberto.
«Non ha mai fatto il cantante. Ha coraggio. Sanremo può portarti in cielo ma anche sottoterra».

Da Noemi a Valerio Scanu, tanti artisti in gara vengono dai talent show, che ne pensa?
«Ogni opportunità è buona per farsi notare. Io ho fatto i festival di Castrocaro, quello di Napoli. Ho provato anche ad “Amici” ma non mi hanno preso. Oggi la musica è molto televisiva. Quest’anno non sono andata molto in tv e per strada una signora mi ha detto: “Rosalba, pensavo che le cose ti andassero male, non ti ho più vista in tv!”. A Sanremo, però, dovrebbero ammettere alla gara “Big” solo chi prima è passato dalle “Nuove Proposte”. Questo per essere più selettivi e per dare sacralità al Festival, soprattutto quest’anno che si festeggia il sessantesimo. Certo, uno potrebbe dire: “Se ci vai tu ci possono andare tutti”, il che è anche vero».

Chi ammira di più tra gli altri concorrenti?
«Malika Ayane, Noemi ed Enrico Ruggeri. I miei genitori invece tiferanno per Cutugno e i Nomadi».

Lei che canta l’amore e i buoni sentimenti, sa spiegarci perché oggi domina un clima d’odio?
«Non lo so. Ma noto che le persone fanno immensi sacrifici solamente per vivere in modo dignitoso. Io non mi posso permettere di comprare casa. Quando facevo l’estetista, cioè fino all’anno scorso, lavoravo dodici ore al giorno per 800 euro al mese. Mangiavo il riso in bianco invece del pane. Secondo me la maggior parte dei politici non sa quanto costi un chilo di pane. Ecco, penso che quello che manca è la sensazione di essere amati dai politici».

Ma come fa a essere così buona?
«Sono buona finché non mi fanno arrabbiare. Odio chi non torna sui propri passi. Alcuni pensano che io sia stupida solo perché sono buona. Da piccola, all’asilo, mi facevano i dispetti. E mia mamma mi diceva: “Non piangere, perdonali”. Un giorno però mia mamma ha capito che erano troppo pesanti e allora mi ha detto: “Piangi”. Da lì è nato il mio lato schizofrenico emotivo: così oggi piango per qualsiasi cosa».