Condanna a morte e fuga

Sandro Pertini

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Il 18 ottobre, nuovamente in clandestinità, venne tuttavia catturato dalle SS, assieme a Giuseppe Saragat, e condannato a morte per la sua attività partigiana, ma la sentenza non venne eseguita grazie all’azione dei partigiani dei Gruppi di Azione Patriottica (organizzati dal PCI) che, il 25 gennaio 1944, permise la loro fuga dal carcere di Regina Coeli. L’azione, dai connotati rocamboleschi, fu ideata e diretta da Giuliano Vassalli, che si trovava presso il tribunale militare italiano, con l’aiuto di diversi partigiani socialisti, tra cui Giuseppe Gracceva, Massimo Severo Giannini, Filippo Lupis, Ugo Gala e il medico del carcere Alfredo Monaco. Si riuscì così prima a far passare Saragat e Pertini dal “braccio” tedesco a quello italiano e quindi a produrre degli ordini di scarcerazione falsi, redatti dallo stesso Vassalli, per la loro liberazione (a conferma dell’ordine arrivò anche una falsa telefonata dalla questura, fatta da Marcella Monaco, moglie di Alfredo Monaco). I due furono dunque scarcerati insieme a quattro ufficiali badogliani, prelevati da membri dei GAP travestiti da militari. Pertini stesso narrò in seguito questi fatti anche in un’intervista rilasciata ad Oriana Fallaci nel 1973, aggiungendo che dovette impuntarsi per far uscire insieme a lui e Saragat anche i badogliani e che quando Nenni lo seppe sbottò: «Ma fate uscire Peppino! Sandro il carcere lo conosce, c’è abituato».