Infanzia, adesione ai repubblicani e adesione ai socialisti post scissione

Pietro Nenni

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Nacque in una famiglia povera: i genitori Giuseppe e Angela Castellani erano entrambi a servizio dei conti Ginnasi e rimase orfano di padre in giovane età (1896). Per interessamento della contessa Ginnasi che voleva farlo diventare prete, la madre riuscì a farlo accogliere nell’orfanotrofio “Maschi Opera Pia Cattani”, dove mostrò subito il suo temperamento ribelle scrivendo nei corridoi del collegio Viva Bresci dopo il regicidio di Umberto I. Nel 1908 fu assunto come impiegato in una fabbrica di ceramiche, ma pochi mesi dopo venne licenziato per aver partecipato ad uno sciopero di agrari e, contemporaneamente, espulso dalla struttura dell’orfanatrofio dove ancora risiedeva. Tre anni dopo, nel 1911, sposa Carmen Emiliani, da cui avrà le figlie Giulia, Eva detta Vany nel 1913 e l’ultimogenita Vittoria nel 1915, quest’ultima destinata ad una tragica fine. Giornalista pacifista, inizialmente aderì al Partito Repubblicano Italiano, partecipò alle proteste contro la guerra di Libia insieme a Benito Mussolini e con lui passò un periodo in carcere. Partecipò alla Prima Guerra Mondiale. Scrisse degli articoli su Il Popolo d’Italia e nel 1919 fondò, con Leandro Arpinati, il Fascio di Combattimento di Bologna. Nel 1921 però abbandonò il movimento e aderì al Partito Socialista Italiano, proprio nel momento in cui avveniva la scissione tra socialisti e comunisti.