Morte

Margherita Hack

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È morta il 29 giugno 2013, alle ore 4:30 del mattino, all’ospedale di Cattinara a Trieste, dove era ricoverata da una settimana per problemi cardiaci; da circa due anni accusava problemi di natura respiratoria e motoria. Il marito, Aldo De Rosa, è morto invece il 26 settembre 2014, per complicazioni legate alla malattia d’Alzheimer. Entrambi riposano nel cimitero Sant’Anna di Trieste.

Margherita Hack è morta all’età di 91 anni. E resta ancora qualcosa da rendere pubblico per onorare degnamente la memoria ma, soprattutto, la libertà di questa signora scienziata dalla tempra ferrea e dalle idee molto chiare. La Hack nel recente libro “Io credo”, un interessante scambio di vedute tra lei, atea convinta e un uomo di chiesa, ha affrontato il tema della morte in riferimento alla sua persona. Asciutta, sicura, viva e lucidamente coerente con le proprie convinzioni fino all’ultimo, quando la tentazione di un pentimento a causa del suo essere empia avrebbe potuto farle comodo, un’indulgenza al volo non la si nega a nessuno…Resiste alla tentazione di reclamare un posto fra gli dèi e mette per iscritto la sua visione, squisitamente epicurea, del trapasso.

“Io non credo nel destino, le cose succedono e basta. Come gli epicurei, mi dico: finché ci sono io c’è la vita, quando c’è la morte non ci sono più io. non credo nell’aldilà, non credo ci sia nulla dopo la morte. Credo che le mie molecole resteranno, l’atomo di idrogeno è praticamente immortale, ha una vita lunghissima, quindi le particelle che compongono il mio corpo sopravvivranno. Non sarò più io, le mie molecole si sparpaglieranno nell’atmosfera terrestre, serviranno a costruire altre persone, altri oggetti, chissà. Comunque io non ci sarò più. Non ho paura di morire, ho paura di soffrire, paura dell’accanimento terapeutico, ad esempio di restare un vegetale nelle mani degli altri. Penso che il mio cervello sia l’hardware e l’anima il software, costruito dall’esperienza. Dal momento in cui si nasce a quello in cui si muore noi facciamo continuamente nuove esperienze, che vanno ad arricchire e costruire il nostro software. L’anima/software muore con me, con la morte il cervello non esiste più e tutto finisce. (…) Non sono mai andata sulla tomba dei miei genitori, non vado a trovare ossa sepolte, preferisco guardare i miei cari guardando una loro foto (…) Ho avuto una vita piuttosto felice, tutto sommato.”
Margherita Hack.

Questo sia da monito nel caso a qualcuno venisse la sventurata idea di rendere la morte della grandissima astrofisica una becera poesia sulle stelle, di quelle da Tg di infimo livello. Lei si sentiva così, un conglomerato di particelle e anche il suo spirito/software si è irrimediabilmente spento; non è per nulla consolatorio per chi resta, ma Margherita Hack non è passata da questo mondo per metterci a nostro agio, anzi, come tutti le grandi menti ci ha destabilizzato spostando sempre più in là le nostre colonne d’Ercole.