Questione ebraica

Karl Heinrich Marx

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Nella Questione ebraica risponde a Bruno Bauer che aveva giudicato impossibile l’emancipazione degli ebrei in Prussia; Marx sostiene che l’ebraismo è pienamente realizzato nella società borghese: per emancipare gli ebrei bisogna che tutti si emancipino da questa società.

«Il giudaismo si è mantenuto nella società cristiana, anzi vi ha ottenuto la sua massima perfezione. L’ebreo, che sta nella società civile come membro particolare, è solo la manifestazione particolare dei giudaismo della società civile […] Dalle sue proprie viscere la società civile genera continuamente l’ebreo».

«La concezione che si acquista della natura sotto la signoria della proprietà privata e del denaro, è il reale disprezzo, la pratica degradazione della natura, che esiste bensì nella religione ebraica, ma esiste soltanto nell’immaginazione. In questo senso Thomas Müntzer dichiara insopportabile che tutte le creature siano diventate proprietà, i pesci nell’acqua gli uccelli nell’aria, le piante sulla terra: anche la creatura dovrebbe diventar libera. Ciò che si trova astrattamente nella religione ebraica, il disprezzo della teoria, dell’arte, della storia, dell’uomo come fine a sé stesso, è il reale, consapevole punto di partenza, la virtù dell’uomo del denaro».

«Il cristianesimo è scaturito dal giudaismo. Nel giudaismo esso si è nuovamente dissolto. Il cristiano era fin da principio l’ebreo teorizzante, l’ebreo è perciò il cristiano pratico, ed il cristiano pratico è diventato nuovamente ebreo […] Il cristianesimo è il pensiero sublime del giudaismo, il giudaismo è la piatta applicazione del cristianesimo, ma questa applicazione poteva diventare universale soltanto dopo che il cristianesimo in quanto religione perfetta avesse compiuto teoricamente l’autoestraniazione dell’uomo da sé e dalla natura».

«Non appena la società perverrà a sopprimere l’essenza empirica del giudaismo, il traffico e i suoi presupposti, l’ebreo diventerà impossibile, perché la sua coscienza non avrà più alcun oggetto, perché la base soggettiva dei giudaismo, il bisogno pratico, si umanizzerà, perché sarà abolito il conflitto dell’esistenza individuale sensibile con l’esistenza dell’uomo come specie».

«L’emancipazione sociale dell’ebreo è l’emancipazione della società dal giudaismo».

Nel “Vorwärts!” (Avanti!), giornale degli emigrati tedeschi a Parigi, Ruge pubblica Il re di Prussia e la riforma sociale, giudicando negativamente una sommossa di tessitori della Slesia nel giugno 1844, perché la considera senza prospettive politiche concrete. Marx risponde con l’articolo Osservazioni critiche a margine, considerando l’insurrezione del proletariato slesiano il segno che anche nell’arretrata Germania maturino condizioni rivoluzionarie, e rompe con Ruge, che accusa di intellettualismo estetizzante e di essere un rivoluzionario solo a parole.