La guerra civile in Francia

Karl Heinrich Marx

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Nell’estate del 1870 scoppia la guerra tra Germania e Francia: il Consiglio Generale dell’Internazionale pubblica un manifesto, scritto da Marx, in cui si afferma che la Germania combatte una guerra difensiva e si lodano gli operai francesi per essersi dichiarati contro la guerra e contro Napoleone III. Dopo la vittoria lampo dell’esercito prussiano, e la proclamazione della Repubblica francese, il 9 settembre l’Internazionale pubblica un altro manifesto, ancora redatto da Marx, in cui si denunciano le mire espansionistiche di Bismarck. Marx scrive all’internazionalista Friedrich Sorge che “quegli asini dei prussiani non si accorgono che l’attuale guerra conduce a una guerra tra la Germania e la Russia….questa seconda guerra sarà la levatrice dell’inevitabile rivoluzione sociale russa.

Cerca di scoraggiare gli operai parigini da un’avventura rivoluzionaria prematura: “Ogni tentativo di rovesciare il nuovo governo, nella crisi presente, mentre il nemico batte quasi alle porte di Parigi, sarebbe una disperata follia….Migliorino con calma e risolutamente tutte le possibilità offerte dalla libertà repubblicana, per lavorare alla loro organizzazione di classe…dalla loro forza e dalla loro saggezza dipendono le sorti della repubblica”.

Ma il proletariato parigino, diretto da esponenti radicali, blanquisti e anarchici, insorge proclamando il 18 marzo 1871 la Comune rivoluzionaria; Marx non crede nel suo successo ma si schiera al suo fianco. Nel maggio l’esercito francese, riorganizzato e armato dai tedeschi, soffoca l’insurrezione: quarantamila comunardi vengono massacrati o fucilati.

Ne La guerra civile in Francia Marx scrive che la Comune è stata “un governo della classe operaia, risultato della lotta delle classi produttrici contro le classi possidenti, la forma politica finalmente scoperta con la quale si sarebbe potuto lavorare all’emancipazione economica del lavoro…Parigi operaia, con la sua Comune, sarà celebrata in eterno, come l’araldo glorioso di una nuova società. I suoi martiri hanno per urna il grande cuore della classe operaia. I suoi sterminatori, la storia li ha già inchiodati a quella gogna eterna dalla quale non riusciranno a riscattarli tutte le preghiere dei loro preti”.