Presidenza della Camera e Presidenza del Consiglio

Giuseppe Zanardelli

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Alla caduta del governo Giolitti nel 1893 Zanardelli tenta strenuamente, ma senza successo, di formare un nuovo Gabinetto. Eletto presidente della Camera nel 1892 e nel 1897, ricopre questo incarico fino al dicembre 1897, quando accetta il portafoglio della Giustizia nel governo Rudinì, ma è presto costretto a dimettersi a causa dei dissensi col collega di governo Visconti Venosta sulle misure da prendere per impedire il ripetersi delle agitazioni popolari del maggio 1898.

Dopo essere tornato alla presidenza della Camera, abbandona nuovamente il posto per poter prendere parte attiva alla campagna ostruzionistica del 1899-1900 contro il progetto di legge sulla pubblica sicurezza: questa presa di posizione gli vale l’appoggio dell’estrema Sinistra nella formazione (dopo la caduta del governo Saracco) di un nuovo governo, che resterà in carica 991 giorni, dal 15 febbraio 1901 al 3 novembre 1903.

Le sue precarie condizioni di salute non gli consentono tuttavia di portare a termine grandi opere. La proposta di legge sul divorzio, sebbene già approvata dalla Camera, deve essere ritirata per la forte opposizione popolare.

Si congeda definitivamente dalla scena politica il 3 novembre 1903.