Attività politica nell’era Depretis

Giuseppe Zanardelli

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Nominato ministro della Giustizia nel governo Depretis IV il 29 maggio 1881, Zanardelli riuscì a portare a termine la stesura del nuovo codice di commercio e a far approvare la normativa sul lavoro femminile e minorile. Inoltre, riuscì a respingere la domanda di estradizione per i compagni dell’irredentista Guglielmo Oberdan, rifugiatisi in Italia dopo la condanna a morte del patriota italiano. Congedato da Depretis il 25 maggio 1883 per la sua ostilità alle politiche trasformiste del ministero, rimase dunque all’opposizione e diede vita alla cosiddetta pentarchia, un raggruppamento di opposizione interna alla Sinistra formato da lui, Francesco Crispi, Giovanni Nicotera, Alfredo Baccarini e Benedetto Cairoli.

L’opposizione parlamentare della pentarchia si rivelò molto compatta e agguerrita, tanto che Depretis, per formare il suo ennesimo ministero, dovette venire a patti con essa; pertanto, il 4 aprile 1887 Zanardelli entrò nuovamente nel governo dello stesso Depretis, sempre come ministro della Giustizia, mentre Crispi divenne ministro dell’Interno.

Durante questo periodo Zanardelli avviò una riforma del sistema giudiziario e riuscì a far approvare il primo codice penale dell’Italia unita, considerato tra i più liberali e progrediti tra quelli vigenti all’epoca: il codice Zanardelli venne presentato alla Camera nel novembre 1887, pubblicato il 22 novembre 1888, promulgato il 30 giugno 1889 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1890. Tra l’altro, per sua iniziativa personale, si giunse all’abolizione della pena di morte.

Nella Relazione al Re Zanardelli si diceva convinto che «…le leggi devono essere scritte in modo che anche gli uomini di scarsa cultura possano intenderne il significato; e ciò deve dirsi specialmente di un codice penale, il quale concerne un grandissimo numero di cittadini anche nelle classi popolari, ai quali deve essere dato modo di sapere, senza bisogno d’interpreti, ciò che dal codice è vietato». Zanardelli riteneva che la legge penale non dovesse mai dimenticare i diritti dell’uomo e del cittadino e che non dovesse guardare il delinquente come un essere necessariamente irrecuperabile: non occorreva solo intimidire e reprimere, ma anche correggere ed educare.

Sempre lo stesso anno, autorizzò la scarcerazione dell’anarchico Giovanni Passannante, autore di un attentato al re nel 1879, che versava in condizioni disumane e venne trasferito al manicomio di Montelupo Fiorentino.

Dopo la morte di Depretis, avvenuta mentre era ancora in carica, a succedergli fu proprio Crispi, che lo riconfermò allo stesso dicastero anche nel suo primo governo, rimanendo in carica fino al 6 febbraio 1891.