Morte

Giuseppe Saragat

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Socialista liberale, Saragat è considerato il padre della dottrina socialdemocratica italiana. Tuttavia, in luogo dell’aggettivo “socialdemocratico”, egli preferiva usare, per descrivere sé stesso, la definizione di socialista democratico. Riformista, egli accettò l’adesione dell’Italia all’alleanza occidentale (fu favorevole al Piano Marshall e all’ingresso dell’Italia nella NATO); Saragat era convinto che la socialdemocrazia potesse essere politicamente un valore aggiunto e che avrebbe potuto avere una posizione elettoralmente egemonica, come del resto avveniva nei paesi del nord-Europa. Saragat era di fede cattolica e praticante: si era convertito negli anni 50/60 dopo la morte della moglie Giuseppina (cattolica) e la vicinanza di padre Virginio Rotondi.

Leit-motiv della sua presidenza fu la Resistenza e la volontà di attivarsi sempre per la costituzione di governi di centro-sinistra. Gli anni della presidenza Saragat furono caratterizzati dall’inizio del terrorismo e dalla contestazione del 1968. Nel 1971 il democristiano Giovani Leone succede a Giuseppe Saragat (il quale auspicava ad una rielezione) nella carica di Presidente della Repubblica Italiana. Pochi altri uomini politici (Togliatti e Spadolini) seppero coniugare l’azione politica con l’impegno culturale come Saragat. Il leader socialdemocratico si è spento a Roma il giorno 11 giugno 1988: toccanti furono le parole dedicategli sull’organo ufficiale del Pci, l’Unità, da uno dei suoi grandi avversari comunisti, Giancarlo Pajetta, che tirò un rigo sulle polemiche di quasi un cinquantennio prima, affermando: “Oggi è morto un compagno!”.

Morì nel 1988 e le sue spoglie si trovano presso il Cimitero del Verano, a Roma. Il funerale venne eseguito con rito cattolico nella chiesa di Santa Chiara a Vigna Clara, poi la bara venne trasportata a palazzo Madama per la cremazione ed in seguito trasportata al cimitero. Al passaggio del feretro in piazza Navona venne eseguita L’Internazionale e al funerale presero parte, tra gli altri, Giovanni Spadolini, Giovanni Carrara, Giuseppe Sala, Giovanni Malagodi, Arnaldo Forlani, Bettino Craxi, Emanuele Macaluso, Gian Carlo Pajetta, Giorgio Napolitano, Achille Occhetto. Si associarono al lutto via telegramma anche Willy Brandt e papa Giovanni Paolo II.

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