Presidenza del Consiglio

Giovanni Spadolini

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Nel 1981 fu nominato da Pertini Presidente del Consiglio dei ministri, il primo non democristiano nella storia dell’Italia repubblicana.

Uno dei provvedimenti più famosi di questo governo fu il varo, a seguito dello scandalo della loggia massonica deviata P2 e della costituzione della Commissione parlamentare P2, della cosiddetta “legge Spadolini-Anselmi” (legge n. 17 del 25 gennaio 1982) sulla soppressione delle società segrete.

Sotto il suo governo venne scelta Comiso (Ragusa) come sede per l’installazione di una base per 112 missili a testata nucleare Cruise. Contro questa decisione ci furono diverse manifestazioni di protesta delle organizzazioni pacifiste, spesso guidate dall’onorevole Pio La Torre, ucciso nel 1982 dalla mafia.

Il governo Spadolini, su richiesta dalla Dc, l’8 gennaio 1982, varò nuove misure repressive, cosiddette “anti terrorismo”, fra le quali la difesa da parte delle carceri di massima sicurezza da parte di unità dell’esercito.

Sotto il suo governo fu liberato a Padova il 28 gennaio 1982, il generale americano James Lee Dozier, sottocapo delle forze terrestri della Nato nel Sud Europa, sequestrato dalle Brigate Rosse. La liberazione avvenne al culmine delle indagini guidate da Umberto Improta, con un’incursione dei NOCS dopo 42 giorni nell’appartamento di via Pindemonte; fu lo stesso presidente statunitense Ronald Reagan a congratularsi via telefono per la sua liberazione. La fine del sequestro Dozier è considerato l’episodio di grande riscossa nazionale che segna l’inizio del declino delle Brigate Rosse in Italia dopo gli eventi degli anni di piombo. Nello stesso anno, il 29 maggio, venne inoltre emanata una legge che favoriva la dissociazione dei brigatisti.

Altro risultato ottenuto dallo statista fiorentino fu il taglio dell’inflazione passata in un anno da 22 a 16 punti percentuali grazie ad un accordo ottenuto dal governo con i sindacati.

In campo internazionale il governo presieduto da Spadolini dovette far fronte alle situazioni di tensioni derivanti dal primo scontro aereo del golfo della Sirte, dall’assassinio del Presidente egiziano Anwar al-Sadat, dallo scontro in atto in Polonia tra il generale Wojciech Jaruzelski e Solidarność e dello scoppio della guerra delle Falkland.

Quest’esperienza di governo terminò traumaticamente nell’estate del 1982, a causa di quella che lui stesso ribattezzò la “lite delle comari” tra i due ministri economici del suo governo, il democristiano Nino Andreatta (tesoro) e il socialista Rino Formica (finanze). Alla base di questa controversia vi era la scissione che si stava consumando in quegli anni fra tesoro e Banca d’Italia (allora guidata da Carlo Azeglio Ciampi), consistente nel sollevamento di Bankitalia dall’obbligo della garanzia del collocamento integrale in asta dei titoli pubblici offerti dal ministero del tesoro. Casus Belli del momento fu la bocciatura il 4 agosto 1982, da parte della Camera, del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 430 del 10 luglio 1982, già approvato dal Senato, recante Disposizioni in materia di imposte di fabbricazione e di movimentazione dei prodotti petroliferi, di imposte di rette e di imposta sul valore aggiunto e relative sanzioni. Norme sui servizi ispettivi delle imposte di fabbricazione. Il Ministro delle finanze Formica e gli altri ministri socialisti si dimisero dopo questa bocciatura aprendo così una crisi di governo.

Nell’agosto di quell’anno ricostituì un governo perfettamente identico al precedente (lo “Spadolini-bis“, ribattezzato dai radicali “la minestra riscaldata”),

, dopo aver redatto, insieme ai suoi collaboratori giuridici Andrea Manzella e Silvano Tosi, il cosiddetto Decalogo Spadolini che fissava gli obbiettivi del nuovo governo in dieci riforme istituzionali consistenti in:

  1. Attuazione pratica dell’articolo 92 della Costituzione che dà al Presidente del Consiglio il potere di autonomia di proposta dei ministri;
  2. Istituzione di un segretariato della Presidenza del Consiglio dei Ministri per i problemi istituzionali in raccordo con una commissione bicamerale;
  3. Riforma della Presidenza del Consiglio;
  4. Esame della riforma delle autonomie locali;
  5. Legge sulla responsabilità disciplinare e civile dei magistrati;
  6. Modifica della legge sui referendum;
  7. Riforma dell’inquirente;
  8. Iniziativa congiunta dei gruppi parlamentari per modificare la disciplina del voto segreto in Parlamento;
  9. Istituzione di una procedura d’emergenza, sempre in Parlamento, per i provvedimenti del Governo (la cosiddetta “corsia preferenziale”);
  10. Concreta applicazione della sessione di bilancio, blocco delle “leggine” di spesa e limitazione del potere di introdurre nella legge finanziaria nuove materie e nuove spese.

Lo scopo di questo programma era rendere più fluide le attività del Parlamento e del Governo italiano. Il Decalogo trovò parziale attuazione solo molto più tardi con l’entrata in vigore della legge 400 del 23 agosto 1988 per il riordino della disciplina riguardante il Governo e la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

I mesi del secondo governo di Spadolini sono anche i mesi dell’assassinio a Palermo del generale dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa (con la conseguente approvazione della legge n. 646 13 settembre 1982 detta “Rognoni-La Torre”, dal nome dei promotori, che introduceva il reato di associazione mafiosa) ed anche del varo delle Missioni Italcon in Libano. Durante la missione, effettuata congiuntamente con forze di altri paesi NATO tra i quali Stati Uniti e Francia, il contingente ha guadagnato la fiducia delle parti contrapposte, riuscendo a non essere vittima di disastrosi attacchi che invece colpirono le altre forze multinazionali e perdendo alla fine un solo uomo, il marò Filippo Montesi.

Nell’ottobre 1982 il leader palestinese Yasser Arafat si recò in visita ufficiale in Italia e in Vaticano, visita in cui fu accolto dal presidente della Repubblica italiana Sandro Pertini e da Papa Giovanni Paolo II e da molti altri politici italiani e vaticani. Gli unici a rifiutarsi d’incontrare Arafat furono proprio il presidente del consiglio, Giovanni Spadolini, e i radicali di Marco Pannella ed Emma Bonino.

Il governo, però, in novembre dovette dimettersi a causa del disimpegno del PSI di Bettino Craxi.