Resistenza nelle file del Pci

Giorgio Amendola

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Giorgio Amendola (Roma, 21 novembre 1907 – Roma, 5 giugno 1980) è stato un partigiano, scrittore e politico italiano. Sua madre era l’intellettuale lituana Eva Kuhn. Giorgio Amendola dalla tribuna del XV° Congresso del P.C.I. (30 marzo – 3 aprile 1979). La sua giovinezza fu sconvolta dalla notizia della morte del padre Giovanni Amendola, liberale antifascista aggredito dalle squadre fasciste e deceduto a Cannes nel 1926, in seguito alle percosse ricevute. Dopo questo episodio, Giorgio Amendola aderì al PCI(1929), con non poche disapprovazioni da parte degli amici del padre e suoi dell’associazione antifascista goliardica, di cui faceva parte. In seguito iniziò un’attività politica clandestina a Parigi dopo essersi laureato in Legge.

Arrestato nel giugno del 1932 mentre era in missione clandestina a Milano, non veniva processato dal Regime per evitare il possibile clamore che ciò avrebbe suscitato. Veniva così inviato, senza processo, al confino sull’isola di Ponza dove il 10 luglio 1934 Giorgio e la sua fidanzata francese, Germaine Lecocq, si sposarono in municipio. Liberato nel1937, fuggiva in Francia e poi in Tunisia, per tornare nuovamente in Francia poco dopo l’inizio della guerra, sul finire del 1939. Rientrava in Italia solo nell’aprile 1943 per partecipare alla Resistenza tra le file del PCI e delle brigate Garibaldi del cui Comando generale entra a far parte insieme a Luigi Longo, Pietro Secchia, Gian Carlo Pajetta eAntonio Carini, come “certifica” Luigi Longo a p. 38 de “I centri dirigenti del PCI nella Resistenza”, Editori Riuniti, Roma, 1973.