I contatti con Moro e il compromesso storico

Enrico Berlinguer

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Il 1978 fu l’anno del destino, per il PCI. S’iniziò presto, con un incontro subito dopo Capodanno, fra Berlinguer e Bettino Craxi, al termine del quale fu rilasciata una nota indicativa di ufficiale “identità di vedute”, espressione tradotta dagli analisti come una sorta di “via libera” (o di “non nocet”) del PSI alle manovre del segretario comunista. Delle quali, già cominciate da molti mesi, si poteva ora parlare anche pubblicamente. Dopo una paziente opera di ricerca di possibili strategie di accesso pur parziale al governo, Berlinguer pareva aver individuato in Aldo Moro l’interlocutore più adatto alla costruzione di un progetto concreto. Moro era il presidente della DC, e condivideva con il leader comunista alcune caratteristiche molto invitanti per potervi intessere un dialogo potenzialmente utile: erano entrambi sottili intellettuali, lungimiranti politici e abili nonché pazienti strateghi. Fu Moro a parlare per primo di possibili “convergenze parallele”, sebbene non propriamente in relazione ai desiderata del politico sardo, ma fu lo stesso Moro a mobilitare l’apparato democristiano per verificare la possibilità di convertire a utile accordo la sterile distanza che sino ad allora aveva diviso DC e PCI. Dai clandestini iniziali contatti, sinché possibile per interposta persona, si passò in seguito a una minima frequentazione diretta nella quale andava assumendo forma e contenuti il progetto del compromesso storico.