Eurocomunismo

Enrico Berlinguer

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Forte delle posizioni acquisite in patria, il PCI intensificò le sue attività internazionali. L’invocato progetto per un eurocomunismo prese corpo a Madrid l’anno successivo, durante un incontro con Santiago Carrillo, leader dei comunisti di Spagna, e Georges Marchais, condottiero di quelli di Francia. I tre esponenti, parzialmente seguiti anche, sebbene in forme meno espansive, da omologhi leader di altri paesi, sostennero la necessità di affrancamento dal costante controllo sovietico, in favore della libera ricerca delle vie più opportune, paese per paese, per costruire il socialismo; corollario di questa istanza grosso modo autonomista, era il valore positivo attribuito al rispetto per le libertà religiose e di cultura, dogmaticamente bollate come eretiche dalla dottrina e dalla prassi moscovita. Proprio a Mosca Berlinguer sarebbe andato ancora una volta pochi mesi dopo, nuovamente per tenervi un discorso profondamente sgradito, al punto che stavolta il testo fu addirittura censurato dalla Pravda, organo ufficiale del PCUS. Vi espose le nuove teorie eurocomuniste, sottolineò l’opportunità di concorrere per l’accesso al governo dei rispettivi paesi usando tutte le regole del metodo democratico (ed implicitamente esprimendo la necessità di rinunciare a pratiche più spicce, come suggerito e talvolta applicato dalla dirigenza centrale). Ed enunciò una serie di principi in netto contrasto con valori dati per assodati ed immutabili dalla storia e dalla tradizione dell’Internazionale, come la rinuncia alla pretesa del partito unico.