Attentato a Berlinguer

Enrico Berlinguer

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Nel 1973 si verificano alcuni avvenimenti che segneranno profondamente le scelte del PCI nel successivo decennio. L’11 settembre, in Cile, un colpo di Stato spazza via il Governo di sinistra guidato da Salvador Allende, sostituendolo con una giunta militare capeggiata dal colonnello Augusto Pinochet. Il 3 ottobre 1973, al termine di una visita ufficiale a Sofia, la limousine su cui viaggia, una GAZ-13 Chaika, è investita da un camion militare. Berlinguer si salva miracolosamente, l’interprete ufficiale muore e gli altri due passeggeri (esponenti della dissidenza nel Partito Comunista Bulgaro) rimangono gravemente feriti. All’epoca dei fatti né Berlinguer né alcun altro dirigente comunista disse pubblicamente di sospettare che l’incidente fosse in realtà un attentato. Nel 1991 Emanuele Macaluso, senatore del PDS ed ex dirigente comunista, rilascia un’intervista al settimanale Panorama dichiarando che il segretario del PCI, appena rientrato a Botteghe Oscure, gli avrebbe rivelato il sospetto che si fosse trattato in realtà di un “falso incidente”, orchestrato ad arte dal KGB e dai servizi segreti bulgari per porre fine allo scomodo alleato italiano. Dopo la convalescenza seguita alle ferite riportate, Berlinguer scrisse per “Rinascita” tre famosi articoli intitolati “Riflessioni sull’Italia”, “Dopo i fatti del Cile” e “Dopo il golpe del Cile”, in cui sviluppava alcuni temi che abbozzavano la proposta del “compromesso storico” come possibile soluzione preventiva dinanzi alla deriva istituzionale che lasciava paventare possibili soluzioni di stile sud-americano. L’anno successivo Berlinguer principiò a Belgrado una sorta di campagna di sensibilizzazione internazionale degli altri movimenti e partiti comunisti, incontrando per primo il maresciallo Tito; molti incontri di funzionari minori del partito con omologhi dei partiti comunisti di altri stati, preparavano frattanto la strada diplomatica per relazioni privilegiate con alcuni di essi.