Il legame con Turati e l’impegno nel Partito Socialista

Anna Kuliscioff

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Nel 1885 si era legata sentimentalmente a Filippo Turati e si era trasferita con lui in un appartamento di Portici Galleria al numero 23, sempre portando con sé la figlia Andreina. Trasformò il salotto di casa in studio e redazione di “Critica sociale“, la rivista del socialismo riformista italiano, che Anna diresse assieme a Turati dal 1891: mucchi di giornali e plichi di libri circondavano Anna e Filippo che lavoravano insieme. Nel salotto c’era un piccolo divano verde dove la Kuliscioff riceveva i visitatori ad ogni ora del giorno: personaggi della cultura, quali Luigi Majno, Ersilia Majno Bronzini e Ada Negri, esponenti della politica milanese, persone più umili e le “sartine” che trovano in Anna un’amica e una confidente.

A Genova il 15 agosto 1892 fu tra i fondatori del Partito dei Lavoratori Italiani (che nel 1893 divenne il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani e nel 1895 assunse il nome definitivo di Partito Socialista Italiano), che sancì la separazione dei socialisti dagli anarchici, essendo presente con Turati ed altri (Camillo Prampolini, Rosario Garibaldi Bosco, ecc..) alla riunione preparatoria della sera del 13 agosto per discutere delle proposte da presentare al congresso nei giorni seguenti. Si deve quindi anche a lei la nascita del più antico partito politico in senso moderno, la prima formazione organizzata della sinistra in Italia.

Con Turati Anna partecipò attivamente a tutte le battaglie portate avanti dalla nuova formazione politica. Il suo lavoro venne bruscamente interrotto l’8 maggio 1898 quando un gruppo armato irruppe nel suo famoso salotto e l’arrestò con l’accusa di reati di opinione e di sovversione. A dicembre venne scarcerata per indulto, mentre il suo compagno Filippo dovette aspettare un anno.

Elaborò un testo di legge per la tutela del lavoro minorile e femminile che, presentata al Parlamento dal Partito Socialista Italiano, venne approvata nel 1902 come legge Carcano, nº242.

Nel giugno del 1911 assieme al compagno Filippo Turati inaugurò a Molinella il Palazzo delle Leghe e delle Cooperative voluto da Giuseppe Massarenti per celebrare il successo delle società cooperative nella cittadina emiliana.

Nel 1904 la figlia Andreina sposò Luigi Gavazzi, proveniente da un’importante dinastia di imprenditori tessili «un giovine buono – sono parole di Anna al padre di Andreina, Andrea Costa, in una lettera del 27 marzo 1904 -, simpatico, operoso, lavoratore… e innamorato come vidi pochi giovani che siano capaci di esserlo», che però fa parte – continua Kuliscioff – «del parentorio più nero del conservatorismo milanese». Era successo che la figlia di due autentici rivoluzionari ateiavesse abbracciato la fede, al punto che la stessa Kuliscioff dovette riconoscere «Mio caro Andrea, sì, hai ragione, è una gran malinconia di dover convincersi che noi non siamo i nostri figli […] nostra figlia non ha né l’anima ribelle, né il nostro temperamento di combattività… Essa non fu mai socialista né miscredente» e ancora «È stato un fallimento il mio, come dici tu […] Ninetta [la figlia Andreina] non è immagine nostra». Il figlio di Andreina divenne abate di Subiaco, e la figlia monaca carmelitana scalza. Tuttavia – come testimonia Tommaso Gallarati Scotti in un articolo pubblicato nel 1959 sul Corriere della Sera e ora inserito nella raccolta Interpretazioni e memorie – Anna Kuliscioff della felicità interiore raggiunta dalla figlia Andreina ebbe modo di rallegrarsi come di cosa sua, «poiché – diceva – nell’educazione l’aveva sempre volta verso idee di giustizia e di amore della verità e dei poveri, che sono la base stessa della vita cristiana».