Da politico a filosofo

Amadeo Bordiga

clicca qui per tornare all’indice

Dal 1945 partecipò alquanto dall’esterno alla organizzazione del Partito Comunista Internazionalista. Affermò di non voler essere presente ad alcun convegno o congresso per non influenzare con il suo carisma ancora integro lo schieramento dei militanti (disse di non aver problemi a “militare”, come stava facendo, ma non voleva assolutamente “generalare”). Alcuni articoli come Bussole impazzite furono scritti contro la confusione che regnava nel giovane partito, come anche l’abbozzo di tesi Natura funzione e tattica del partito rivoluzionario. Nel 1951 preparò con un certo numero di compagni di partito le Tesi caratteristiche sulle quali si consumò la scissione che diede vita ad un nuovo “Partito Comunista Internazionalista” (“Internazionale” dal 1964). Il nuovo organismo si basava sul “centralismo organico” già rivendicato negli anni ’20, e ora più significativo che mai nel senso di un rifiuto del modello organizzativo della III Internazionale (“centralismo democratico”) a favore di una compagine di lavoro che avesse finalmente la possibilità di realizzarsi. Continuava comunque a denunciare “da sinistra” l’URSS, rimanendo fedele al marxismo e a Lenin, criticando e denunciando lo stalinismo come corollario orientale degli Stati Uniti nella controrivoluzione mondiale.

Nel 1964-66 fissò in ulteriori tesi quelle che avrebbero dovuto essere le basi storiche e organizzative del partito rivoluzionario, coadiuvate dall’intenso lavoro di “difesa del programma” e di “restaurazione teorica” iniziato nell’immediato dopoguerra. Nel 1969 fu colpito da una paresi che lo rese semiparalizzato. Ciò non gli impedì di rilasciare una lunga intervista, nel giugno 1970, un mese prima di morire, quasi un testamento politico. Morì il 23 luglio del 1970.