Il primo governo

Agostino Depretis

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Nel 1873, alla morte di Rattazzi, Depretis, divenuto capo della Sinistra, preparò l’avvento al potere del suo partito, cosa che avvenne nel 1876, quando fu chiamato a formare il primo governo di sinistra del nuovo Regno d’Italia.

Vittorio Emanuele II constatò senza particolari timori l’esaurimento di una fase politica incaricando per la formazione di un nuovo governo il capo dell’opposizione Depretis. Costui iniziò le trattative e il 25 marzo 1876 presentò il suo primo esecutivo composto esclusivamente, per la prima volta nella storia del Regno d’Italia, da uomini di Sinistra. Fra loro vi erano alcune personalità di grande rilievo come Giovanni Nicotera all’Interno, Pasquale Stanislao Mancini alla Giustizia, Michele Coppino all’Istruzione, Luigi Mezzacapo alla Guerra e Benedetto Brin alla Marina.

Ma l’epoca del trasformismo sarebbe arrivata dopo. Di antica e controllata fede mazziniana, Depretis univa al cauto pragmatismo l’energia dell’esperto uomo politico, avendo sin dai primordi del Regno d’Italia saputo conciliare la politica di opposizione con quella dell’accordo. Depretis finì quindi per incarnare l’immagine del mediatore politico, come emerse dal suo primo governo, specchio dei rapporti di forza esistenti all’interno della Sinistra che aveva battuto Minghetti.

Tuttavia, i contrasti interni al suo schieramento, dove Nicotera rimaneva un elemento di tensione, e lo stallo dovuto ad una Camera eletta prima della “rivoluzione parlamentare”, portarono Depretis alla decisione di sottoporre la nuova maggioranza alla verifica elettorale. Le elezioni del novembre 1876 furono un successo eclatante: nelle liste della Sinistra risultarono eletti circa 400 deputati contro un centinaio della Destra.

La successiva attività di governo fu particolarmente intensa. La riforma principale fu quella scolastica che prese il nome dal ministro Coppino e che fu presentata il 15 luglio 1877. La norma introdusse l’istruzione elementare obbligatoria, laica e gratuita per i bambini dai sei ai nove anni. In materia tributaria invece, mantenendo le promesse elettorali, Depretis elevò il minimo di esenzione per l’imposta di ricchezza mobile da 250 a 800 lire, concedendo maggiori detrazioni per i redditi industriali (regio decreto n. 4021 2.a serie del 24 agosto 1877). Importante, seppure poco efficace, fu anche il decreto del 25 agosto 1876 con il quale si disciplinava la figura del presidente del Consiglio con la volontà di contenere il potere monarchico e soprattutto la conflittualità dei ministri.

Il governo navigava comunque in cattive acque e, di fronte ai violenti attacchi contro il ministro degli Interni Nicotera, reo, secondo una parte della stessa maggioranza, di soprusi e illegalità, nel dicembre 1877 Depretis decise di dimettersi.

La crisi della Destra italiana scaturita dalla “rivoluzione parlamentare” era stata seguita con interesse anche all’estero e Depretis, nel programma esposto alla Camera il 28 marzo 1876, rafforzò il concetto già espresso nel discorso di Stradella. Egli disse fra l’altro: «Quind’innanzi l’Italia si studierà di procurarsi non solo il buonvolere de’ governi ma anche il plauso de’ popoli civili». Il passaggio fu criticato in particolare in Russia i cui politici conservatori si allarmavano quando si faceva riferimento all’opinione e all’appoggio del popolo.

In effetti la politica estera del primo governo Depretis fu prudente, simile cioè a quella degli esecutivi che l’avevano preceduto. Questa cautela gli attirò le critiche dei progressisti i quali spingevano per un avvicinamento alla Germania per contrastare la corrente politica francese dell’ultramontanismo mirante alla restaurazione del potere temporale della Chiesa. Questo atteggiamento francofobo si accentuò nel maggio 1877 quando a Parigi fu formato il governo di Albert de Broglie, favorevole alle posizioni clericali. Depretis gettò acqua sul fuoco, poiché «i governi passano ma le nazioni restano.

Il presidente del Consiglio era però d’accordo con l’opinione dell’ex ministro degli Esteri Emilio Visconti Venosta: «indipendenti sempre, isolati mai». La crisi politica in Francia e l’incertezza della guerra russo-turca lo spinsero infatti a scrivere a Vittorio Emanuele II il 19 agosto 1877 dichiarandosi favorevole a concludere patti di amicizia con una o più delle grandi potenze: «M’è parso evidente che le due potenze colle quali dobbiamo cercare stringere più intimi legami sono l’Inghilterra e la Germania». A questo scopo Depretis affidò all’allora presidente della Camera Francesco Crispi una missione esplorativa a Londra, Berlino, Parigi e Vienna, che non ebbe successo, soprattutto per le resistenze del cancelliere tedesco Bismarck a trattare un’alleanza ostile all’Austria oltre che alla Francia.