Gli ultimi tre governi e l’accusa di trasformismo

Agostino Depretis

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Il dibattito che precedette la caduta dell’esecutivo fu il punto di partenza del trasformismo parlamentare. Il capo della Destra Minghetti decise di appoggiare il futuro governo Depretis soprattutto per arginare le ali estreme del parlamento e per rallentare il più possibile l’avvento della sovranità popolare, nel timore dell’anarchia e del dispotismo. Depretis appoggiò indirettamente questa politica e ottenne la fiducia della Camera. Dopo questo voto, che rappresentò la nascita del trasformismo, Giuseppe Zanardelli e Alfredo Baccarini uscirono dalla compagine governativa e, assieme a Cairoli, Nicotera e Crispi, formarono nel novembre del 1883 il movimento della Pentarchia, che si affiancò alle forze dell’estrema sinistra.

Dal 25 maggio 1883, giorno in cui si insediò il suo quinto esecutivo, fino alla sua morte nel luglio 1887, Depretis rimase a capo degli altri quattro governi che si susseguirono, basandosi sulle alchimie parlamentari con cui si destreggiava tra i vari movimenti della galassia trasformista. Come scrisse Romualdo Bonfadini, Depretis era riuscito a «convertire la Camera italiana in un vasto consiglio provinciale, in cui ogni deputato rappresentava il suo collegio, e il governo solo pretendeva rappresentare la nazione». In una tale situazione di indebolimento del ruolo del parlamento, il governo procedette con una politica economica spregiudicata, la cosiddetta “finanza allegra” del ministro Agostino Magliani. L’abile condotta di quest’ultimo e le manovre dilatorie di Depretis finirono per limitare il controllo del parlamento sulla gestione finanziaria del governo.

In campo internazionale i rapporti con l’alleato austriaco continuavano a rimanere difficili. In occasione della morte del poeta patriota Giovanni Prati, avvenuta a Roma il 9 maggio 1884, il presidente del Senato Sebastiano Tecchio pronunciò un discorso tanto favorevole all’irredentismo che si ebbe una recrudescenza di dimostrazioni antiaustriache. Tecchio fu costretto a dimettersi e Depretis gli inviò una lettera di elogi che fu interpretata come un’approvazione del discorso del dimissionario e che fu definita inopportuna dal ministro degli Esteri austriaco Gustav Kálnoky. Non sorprende quindi che a causa dell’Austria, l’Italia fosse tenuta in disparte dal consesso delle potenze europee in varie occasioni, come quella dell’incontro fra i sovrani di Germania, Russia e Austria e dei loro ministri avvenuto a Skierniewice nel settembre 1884.

Le delusioni in politica estera e le persistenti difficoltà della politica interna, incominciarono a minare il sesto governo Depretis, che si era insediato il 30 marzo 1884. Ad ottobre fu necessario un mini rimpasto per evitare la crisi e il 24 subentrò al ministero della Guerra il generale Cesare Francesco Ricotti-Magnani. Costui ebbe il compito di preparare segretamente un corpo di spedizione per occupare la Libia turca nel caso la Francia avesse cominciato un’azione in Marocco.

Ma l’attenzione dell’Italia doveva concentrarsi più a sud, a Massaua, che nell’ottobre del 1884 gli egiziani decisero di evacuare a causa della rivolta mahdista del Sudan. La Gran Bretagna decise allora di sollecitare l’Italia a prendere possesso dell’importante centro dell’Eritrea, sul Mar Rosso, prima che venisse occupato dai rivoltosi o, peggio ancora, dai francesi. Depretis fu trascinato di cattiva volontà in quella che fu la prima impresa africana dell’Italia, e fu grazie alla sua capacità di mediazione, caratteristica del programma trasformista, che riuscì a risolvere i vari problemi che si presentarono per la spedizione del contingente. Sbarcati in Eritrea, l’8 febbraio 1885, i bersaglieri entravano a Massaua. Gli inglesi se ne compiacquero, meno i francesi.

Ben presto, però, larghe parti del parlamento criticarono la spedizione e i suoi costi considerevoli. Il ministro degli Esteri Mancini fu costretto a dimettersi e Depretis, il 29 giugno 1885, dovette formare il suo settimo governo, nel quale si riservò il ministero dell’Interno. Fu costretto anche a prendere l’interim degli Esteri perché due ambasciatori di grande esperienza, Costantino Nigra e Carlo di Robilant rifiutarono la carica. Depretis riuscì a convincere l’esponente di Destra Robilant a sostituirlo agli Esteri solo alla fine di settembre del 1885, dopo pressanti insistenze, dettate anche dalla propria salute che andava peggiorando. Il nuovo ministro concluderà vari accordi internazionali (oltre a rinnovare la Triplice alleanza) tali da salvaguardare verosimilmente l’Italia da qualsiasi minaccia europea. Robilant sarà tuttavia costretto a dimettersi per aver sottovalutato la reazione etiope alla colonizzazione italiana dell’Eritrea, sottovalutazione che si concretizzò nella battaglia di Dogali, persa dagli italiani il 26 gennaio 1887. Depretis riprese l’interim degli Esteri e, dopo una lunga crisi politica, formò il suo ottavo e ultimo governo, il 4 aprile 1887.

In quegli anni, la notevole crescita della produzione cerealicola americana aveva infatti portato in Italia un notevole aumento delle importazioni di grano a prezzi molto contenuti e il sistema liberista inaugurato da Cavour capitolò nel luglio 1887 in seguito all’approvazione in parlamento della nuova tariffa doganale. La misura protezionista di Depretis, che fu presentata come misura di adeguamento al clima di concorrenza internazionale, provocò come effetto un aumento del processo di industrializzazione al Nord, in particolar modo dei settori tessile e siderurgico[57].

Gli anni dei governi Depretis furono infatti caratterizzati da un notevole incremento della rete viaria e ferroviaria, passata dai 2.700 chilometri del 1861 ai 12.000 della fine degli anni ’80 (nel 1882 fu aperta la galleria ferroviaria del San Gottardo).

I vantaggi del Nord furono considerevoli perché Depretis, di fronte alla crisi agricola, rinunciò a mediare fra la linea liberista e “agricolturista”, gradita ai proprietari terrieri meridionali, e la linea di Destra più incline al processo di industrializzazione, che risultò vincente. Già nel 1882, d’altronde, la riforma elettorale aveva aumentato il peso politico degli elettori del nord Italia, sanzionando definitivamente il successo del settentrione nella maggioranza di Depretis.

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