Gli ultimi tempi

Agostino Depretis

clicca qui per tornare all’indice

A partire dal 1885 il sistema politico messo in piedi da Depretis cominciò ad apparire incapace di coniugare autorità ed efficienza. Alle elezioni del maggio 1886, nonostante il successo, Depretis incontrò difficoltà a formare l’ennesima maggioranza trasformista. Diversi deputati di Destra avevano infatti riconquistato una loro autonomia, soprattutto dopo la morte di Marco Minghetti avvenuta nel dicembre 1886. L’anziano e malato presidente del Consiglio fu costretto a rivedere il consueto assetto moderato dei suoi esecutivi “trasformisti” e il 4 aprile 1887 varò quello che sarà il suo ultimo governo.

Pochi mesi prima della morte si pentì di aver compiuto queste scelte, e reintegrò Crispi e Zanardelli nel proprio governo. Altre sue iniziative degne di nota furono l’abolizione della sopra menzionata tassa sulle granaglie, l’ampliamento del suffragio elettorale, il completamento della rete ferroviaria, l’entrata nella Triplice Alleanza e l’occupazione di Massaua in Eritrea, con cui si inaugurò la politica coloniale dell’Italia.

Per contro gli si addebita un grande incremento dell’imposizione fiscale indiretta, lo snaturamento della struttura originaria dei partiti politici emersi alla fine del periodo risorgimentale, e di aver messo in grave crisi le finanze dello stato a causa di assai discutibili scelte in materia di lavori pubblici.

Nonostante una gotta fastidiosa e insistente, fu presidente del Consiglio fino alla morte. Sempre più spesso riuniva il governo nel salotto di casa sua, a via Nazionale a Roma. Trasferito a Stradella per l’aggravarsi della malattia, vi morì il 29 luglio 1887, a più di 74 anni; dopo i funerali venne sepolto nel cimitero del suo comune natale. Fu sostituito alla guida della Sinistra e a capo del governo da Francesco Crispi.