Lgbt

Consulta, i bambini devono avere legami giuridici con i parenti di chi li adotta

Consulta, i bambini devono avere legami giuridici con i parenti di chi li adotta

Ancora una volta, parlando di una sentenza della Consulta, si può citare il detto napoletano “i figlie so’ piezz’ ‘e core”. E ovviamente devono essere tutti uguali e godere degli stessi diritti. La Corte l’aveva già detto l’anno scorso, in due sentenze, la 31 e la 32 sulle adozioni di coppie omosessuali, inviando un deciso monito al Parlamento a cambiare tutte le leggi in cui si annidano, invece, evidenti discriminazioni nei confronti dei minori e dei loro diritti che non sono tutti identici. Come quelle nei confronti di bambini adottati da coppie dello stesso sesso, all’interno di unioni civili.

Ma stavolta la Consulta, affrontando una questione di legittimità costituzionale sollevata dal tribunale per i minorenni di Bologna, va molto più avanti. La relatrice è Emanuela Navarretta, la docente di diritto privato a Pisa scelta dal presidente Mattarella nel settembre del 2020 come nuovo giudice costituzionale. Che decide per l’incostituzionalità di due articoli – il 55 della legge del 1983 sulle adozioni, nonché l’articolo 300 del Codice civile (il secondo comma) – con l’obiettivo di garantire a tutti i bambini adottati gli stessi diritti.

Entusiasta il commento a caldo dell’avvocato di Trento Alexander Schuster, che proprio due giorni fa aveva scritto un lungo articolo su Questione Giustizia, la rivista online di Magistratura democratica, e adesso a Repubblica dice: “Questa decisione conferma la grande sensibilità della Corte già dimostrata l’anno scorso su questi temi. E dove l’istituto dell’adozione era già stato criticato, con il monito al Parlamento a intervenire con la massima urgenza sulla questione. Adesso la Corte amplia le tutele per questi bambini dando loro finalmente il pieno diritto ad avere nonni, zii, sorelle e fratelli”.

Ecco, proprio questo ha fatto la Consulta con la sua pronuncia di incostituzionalità. Che ha affrontato il caso delle cosiddette adozioni “in casi particolari”, cioè quelle che  riguardano quattro categorie di bambini adottabili, i bambini orfani di padre e di madre, i bambini afflitti da disabilità, i bambini definiti con una bruttissima espressione dei “figliastri”, cioè nati da un precedente matrimonio, o ancora bambini che vivono con il coniuge del genitore biologico, comunque tutti i bambini che non sono altrimenti adottabili. Tutti questi bambini, per “colpa” delle leggi, non hanno gli stessi diritti degli altri. Per esempio nel cognome, nel ruolo del genitore, che non è un genitore fino in fondo, per cui il bambino non ha né nonni, né zii, né effettivi legami di parentela. Con gravi conseguenze, anche di tipo ereditario, ma anche nella garanzia di poter godere della stessa assistenza sanitaria o ancora degli alimenti. Rispetto alle adozioni “in via principale”, quelle di piccoli abbandonati o di coppie coniugate, parliamo dunque di bambini discriminati nei loro diritti.

La Consulta ha spazzato via tutto questo. E come scrive una nota dell’ufficio stampa, che anticipa il contenuto della prossima sentenza, boccia come incostituzionali le norme nella parte in cui prevedono che “l’adozione non induce alcun rapporto civile tra l’adottato e i parenti dell’adottante”.  La Corte scrive che il mancato riconoscimento dei rapporti civili con i parenti di chi adotta viola l’articolo 3 della Costituzione sull’uguaglianza e discrimina appunto quel bambino che è stato adottato nella categoria dei “casi particolari” rispetto agli altri figli più fortunati perché adottati nella pienezza del significato che il concetto stesso di adozione può avere. La conseguenza è che il bambino adottato “in casi particolari” non potrà godere, come scrive la Corte, delle “relazioni giuridiche che contribuiscono a formare la sua identità e a consolidare la sua dimensione personale e patrimoniale”. Tutto questo in netto contrasto con la nostra Carta che all’articolo 31 tutela “l’infanzia” e con l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che tutela a sua volta il rispetto della vita privata e familiare.

Categorie:Lgbt

Con tag:,,

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.