Parlamento

Elezioni Presidente Repubblica, quarta giornata

Dopo la quarta fumata nera alle votazioni per l’elezione del presidente della Repubblica, si è concluso intorno alle 23.15 il vertice di centrodestra, convocato dal leader della Lega Matteo Salvini per trovare la quadra su un candidato di area per il Quirinale. La riunione è finita con l’impegno della coalizione di presentare, entro domani mattina, un nome da votare in aula di “alto livello”. Tra le ipotesi il costituzionalista Sabino Cassese, l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini e l’ambasciatore Giampiero Massolo, ex direttore del Dis. Ma rispuntano anche Elisabetta Casellati e Carlo Nordio.

Nelle ore precedenti al vertice il Pd reagisce con durezza all’ipotesi Frattini: “Siamo tornati al via, abbiamo già manifestato la nostra contrarietà a Frattini. Auspichiamo che questa modalità di lanciare i nomi senza confronto sia finita”, dicono le capogruppo dem, Malpezzi Serracchiani. E fonti riferiscono di un Letta “profondamente irritato” di fronte alla provocazione di Salvini. Anche la viceministra grillina Laura Castelli, vicina a Di Maio, avvisa: “Con Frattini si spacca la maggioranza, salta tutto”. Di rimando Giuseppe Conte interviene a rassicurare i dem: “Non ho incontrato Frattini, né altri candidati. Serve soluzione condivisa, non complicare ancora di più il quadro”. “Nomi tirati lì senza una discussione politica. Ogni giorno se ne fa uno. Così ridicolizzano l’elezione del Capo dello Stato, è uno show indecoroso”, stoppa Matteo Renzi.

M5S, Pd e Leu hanno votato scheda bianca, lo stesso ha fatto Italia viva. Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia si sono astenuti. Oggi, inoltre, il coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani, ha incontrato Mario Draghi e ha ribadito al premier che il partito di Berlusconi vuole che resti a Palazzo Chigi e prosegua l’azione di governo. Domani la quinta votazione si terrà alle 11, ma il presidente della Camera Fico ha convocato per le ore 10.15 la riunione dei capigruppo per decidere se indire due votazioni al giorno, come chiesto anche da quasi tutti i partiti. Prima dell’inizio del voto alle 9 si riuniranno le assemblee dei grandi elettori del Pd, del M5S e Iv. Tra i fatti della giornata anche la telefonata del premier Draghi a Silvio Berlusconi ancora ricoverato al San Raffaele per formulargli auguri di “pronta guarigione”.

“La vicenda Bersani è il simbolo dell’incapacità. Questa vicenda pesa come un macigno sulle spalle dei leader o presunti tali di oggi che non hanno il coraggio di formalizzare una battaglia che rischia di fargli perdere la credibilità”, dice a Radio Leopolda il leader di Iv, Matteo Renzi, facendo un parallelo tra la fallita elezione di Franco Marini e Romano Prodi nel 2013, fase politica gestita per il centrosinistra dall’allora segretario del Pd, Pierluigi Bersani, e l’attuale stallo nell’elezione del presidente della Repubblica. “I leader del centro destra devono decidere – ma questo vale anche per i leader del centrosinistra – se pensare ai sondaggi dei prossimi 7 giorni o se pensare all’Italia dei prossimi sette anni. Se tu pensi ai sondaggi non sei un leader. I leader hanno paura ma un leader non può avere paura. Il passaggio a vuoto di oggi è sbagliato. Domani l’Italia deve avere il presidente della Repubblica”, conclude Renzi. Elisabetta Belloni e Sabino Cassese “nomi tirati lì senza una discussione politica. Ogni giorno se ne fa uno”, stoppa un Matteo Renzi piuttosto alterato. Dal Pd l’ipotesi della Direttrice generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza viene giudicato come un nome “plausibile” che rientra nei criteri indicati e ribaditi da Enrico Letta anche ieri nell’assemblea dei grandi elettori dem. “Noi non ci mettiamo a fare il giochino dei veti, il tema è arrivare al momento del confronto. Questo è il punto. Non in questo momento non ci mettiamo a impallinare nomi se rispondono a criteri che abbiamo indicato. Il punto è arrivare al momento del confronto e poi vediamo”, dicono fonti parlamentari dem. Parlando con diversi big dem in Transatlantico la sensazione è che ancora tutto è molto aperto. “Ogni due ore circola un nome diverso…”.

“Casini? E’ uno che è stato eletto con il Pd. Una proposta della sinistra”. Lo dice Matteo Salvini, entrando al vertice del centrodestra, rispondendo a chi gli chiede se pensa al nome dell’ex presidente della Camera per il Colle. “Continuo a ritenere – lo ritenevo ieri, lo ritengo oggi, e lo riterrò domani – che Draghi sia prezioso alla guida del governo. È prezioso lì dove è”. Così il segretario leghista Matteo Salvini.

Giorgia Meloni passa davanti ai cronisti scura in volto dopo il vertice di centrodestra. Nel corso della riunione con gli alleati, secondo quanto si apprende, la leader FdI si sarebbe parecchio “arrabbiata” per la scelta di Lega e FI di non votare nessun nome nemmeno oggi. “È sbagliato continuare a rimandare la conta dei voti – sarebbe stato il ragionamento – contarsi è inevitabile e i fatti, con quanto accaduto ieri su Guido Crosetto che ha quasi raddoppiato i voti in suo favore rispetto ai grandi elettori FdI, dimostrano che i nomi di centrodestra possono essere attrattivi”. Secondo quanto si apprende da fonti vicine a Fratelli d’Italia, per Giorgia Meloni resta valida, e alla portata, la possibilità di esprimere un presidente della Repubblica espressione dell’area di centrodestra, su cui lavorare e al partito non dispiacerebbero i nomi di Sabino Cassese ed Elisabetta  Belloni.

Con il passare delle ore sembra sempre più probabile che il nome di Elisabetta Belloni stia uscendo dalla rosa ristretta per il Quirinale. A stoppare la possibile candidatura del direttore generale del Dis, secondo quanto si apprende da fonti della maggioranza, sarebbero i centristi, da Italia viva a Forza Italia, a Coraggio Italia. A questi si aggiungono gli altolà di un pezzo di Partito democratico e Leu, ma soprattutto della Lega. Dove, riferiscono le stesse fonti, il mood che circola all’esterno è quello di una difficoltà anche politica nell’accettare il nome di Belloni da parte di Matteo Salvini, in particolar modo ora che sembra essere rilanciato anche da Giorgia Meloni. Le trattative per individuare un candidato che possa far convergere il consenso più ampio possibile tra le forze politiche, dunque, prosegue.

Durante la quarta votazione di oggi (che si è conclusa con 261 schede bianche, 441 astenuti.
Sergio Mattarella 166
Nino Di Matteo 56
Luigi Manconi 8
Marta Cartabia 6
Mario Draghi 5
Giuliano Amato 4
Pierferdinando Casini 3
Elisabetta Belloni 2
Maria Teresa Baldini 2
Pierluigi Bersani 2
Alessandro Altobelli 1
Walter Veltroni 1
Giancarlo Giorgetti 1
Alessandro Barbero 1
Paola Taverna 1
Mario Segni 1
Pierluigi Castagnetti 1

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