Parlamento

Elezioni Presidente Repubblica, terza giornata

Terza giornata di votazioni per il presidente della Repubblica, dopo la fumata nera ieri a Montecitorio. Ancora una volta, è la scheda bianca a farla da padrona: su 978 voti dei grandi elettori, in 412 non era presente alcun nome. Il più votato è stato il presidente uscente Sergio Mattarella (125 preferenze), seguito da Guido Crosetto, proposto da Fratelli d’Italia ma che con 114 voti ha raccolto ben più preferenze di quelle della delegazione del partito di Giorgia Meloni (63).

Il governatore del Veneto, Luca Zaia entrando a Montecitorio ha detto: “Salvini sta facendo un ottimo lavoro dialogando con tutti. Casellati? Per ora abbiamo i tre nomi annunciati ieri vediamo quali saranno le evoluzioni”, “Perdere Draghi da tutte le cariche? Spero proprio di no, ha dato uno standing internazionale al Paese che non abbiamo mai avuto e lo sta guidando con grande responsabilità e questo gli va riconosciuto”, ha aggiunto. 

“Anche oggi, facendo seguito al nostro patto di consultazione, come Europa Verde e Sinistra Italiana voteremo convintamente Luigi Manconi alla Presidenza della Repubblica”. Lo affermano i co portavoce nazionali di Europa Verde Angelo Bonelli e Eleonora Evi e ii segretario nazionale di sinistra italiana Nicola Fratoianni. “Riteniamo che rappresenti- proseguono- la figura più adatta a svolgere quest’incarico, grazie alle sue capacità di interpretare le aspirazioni del Paese tutto e, in primo luogo, delle categorie più deboli, e sappia rappresentare anche il tema dell’emergenza climatica, cogliendo in pieno lo spirito costituzionale. Una figura che può creare quella convergenza fondamentale che può far superare le barriere degli schieramenti”. “Siamo molto preoccupati che la scelta del Presidente della Repubblica sia inquinata impropriamente con le dinamiche relative alla scelta del prossimo capo del Governo, e con l’idea che l’Italia vada verso un presidenzialismo di fatto, non contemplato dalla nostra Costituzione”. 

“Non è sempre facile trovare la quadra, la nostra Costituzione richiede quorum alti durante la prime tre votazioni, da domani la maggioranza semplice. Non è sempre facile trovare un’intesa su un nome che ha il dovere di rappresentare l’unità per i prossimi sette anni, ma confido che nelle prossime ore si possa arrivare a una soluzione condivisa”. Lo dice, parlando delle votazioni in corso per l’elezione del Capo dello Stato, la ministra per il Sud Mara Carfagna, intervenendo a margine di una iniziativa nel parco Verde di Caivano (Napoli). “Mi auguro – aggiunge – che si possa fare presto e bene nell’interesse dal Paese”. “Fratelli d’Italia, per bocca della stessa presidente Giorgia Meloni, ha ribadito il significato e il senso di questo voto, che non è un voto dietro cui si cela la volontà di spaccare il centrodestra – sottolinea Carfagna – La stessa presidente Meloni ha detto che assolutamente il centrodestra è unito e compatto. Credo che Fratelli d’Italia abbia solo rivendicato il suo diritto di contarsi su un nome tra l’altro molto rappresentativo per quel partito e stimato oltre i confini di quel partito”. Quella di FdI “non è un’iniziativa per spaccare il centrodestra – assicura Carfagna – che continua a riaffermare la volontà di essere unito e compatto”.

“Il risultato della candidatura di bandiera di Guido Crosetto, che raccoglie in aula il doppio dei voti di Fratelli d’Italia che lo proponeva, dimostra la potenziale attrattività che avrebbe un candidato unitario del centrodestra nell’attuale Parlamento. Ragione per la quale ancora una volta, pienamente soddisfatti dell’unità con cui il centrodestra si sta muovendo in questa fase, FdI continua a ritenere imprescindibile una votazione compatta del centrodestra su un candidato della coalizione, come concordemente valutato nell’ultimo vertice. A Matteo Salvini il mandato di individuare, attraverso le sue molteplici interlocuzioni, il candidato più attrattivo tra quelli presentati ieri”. Lo comunica in una nota Fratelli d’Italia.

“Draghi bruciato? No”. Lo dice Matteo Renzi in Transatlantico alla Camera, poco prima di entrare in Aula per il terzo scrutinio. Riguardo all’elezione del prossimo presidente della Repubblica, “continuo a sperare domani, se non è domani è dopodomani”, dichiara.  “Ho dato la mia disponibilità a partecipare come terzo polo al conclave con Letta e Salvini, ma non sono così sicuro che ci sarà”, aggiunge. Lunedì, primo giorno di votazioni, al suo ingresso in Transatlantico i commessi gli si erano fatti subito incontro per accompagnarlo, scusato, in aula. “Basso profilo, per favore”, li aveva rimproverati lui, col sorriso. Oggi in completo blu e cravatta in tinta, Pier Ferdinando Casini arriva alle 11 in punto nel grande corridoio già pieno di parlamentari. “Non ho dormito tanto bene- confida a Maurizio Gasparri- ho un po’ di tosse…”. Poi entra in aula, vota e prende il largo. In Transatlantico si fa un gran parlare del suo nome. “Casellati? Casini? Mica è un quiz”, risponde Matteo Renzi. Poco dopo incrocia Gianclaudio Bressa, a lui confida che “le scelte miglori restano Draghi e Casini”. Il nome dell’ex presidente della Camera corre di bocca in bocca. “Con Draghi al Quirinale in tanti hanno paura delle elezioni, non lo votano”, spiega Renato Schifani a un senatore del Pd. La pista che porta all’attuale premier è difficile da percorrere, in Forza Italia e non solo. Come si sblocca allora la situazione? “Se Mattarella lo chiamiamo tutti…”, auspica Schifani. E si torna all’attuale capo dello Stato. “Il punto oggi è come bocciare Casellati domani- ragiona un esponente del centrodestra- e poi si torna a Draghi, Casini e Mattarella. Anche se gira voce che il centrosinistra abbia un nome segretissimo”.

Come nel Palio di Siena, il centro della politica, o il terzo polo, per dirla con Matteo Renzi, fa la mossa e si piazza davanti al canape: è il voto su Pier Ferdinando Casini al terzo scrutinio sul Quirinale, il modo in cui ambienti centristi del Senato segnalano la candidatura dell’ex presidente della commissione Banche. Non una vera e propria conta, ma un segnale di presenza, che ha un destinatario: Mario Draghi. Grande sponsor di Casini è il leader di Italia Viva Matteo Renzi, che lo considera una delle due scelte migliori. L’altra è appunto Mario Draghi.

Sul nome di Casini potrebbero convergere nel voto di oggi, spiegano fonti Iv, non solo i parlamentari renziani, ma anche voti provenienti dai gruppi misti, che vantano oltre 100 grandi elettori. Altri voti potrebbero arrivare da una parte del Pd e di Forza Italia. La regia dell’operazione è al Senato. Fonti azzurre di Montecitorio, invece, la smentiscono.

Il presidente del Consiglio è ancora il nome di partenza per la trattativa sul Quirinale. Ma l’intesa si deve raggiungere in primo luogo sulla vita del Governo, ed è il motivo per cui al conclave parteciperanno solo i partiti di maggioranza. Matteo Renzi assicura che se c’è accordo sul Colle, il Governo si fa in un minuto. Ma è probabilmente vero il contrario. Oggi al conclave i ‘papi’ in entrata saranno almeno due. Bisognerà vedere chi uscirà cardinale. Fonti renziane assicurano che sarà in ogni caso una delusione a metà: se Mario Draghi andrà al Quirinale, per Pier Ferdinando Casini potrebbero aprirsi le porte di Palazzo Chigi.

A quanto si apprende da fonti del Nazareno si è svolto nel gruppo di Italia Viva alla Camera un lungo incontro tra Enrico Letta e Matteo Renzi. Il colloquio è servito a concordare i prossimi passi. Il segretario dem ha confermato che il Pd è contrario ad una candidatura di parte che spacchi la maggioranza. E che farà il possibile per bloccarla. “Proporre la candidatura della seconda carica dello Stato, insieme all’opposizione, contro i propri alleati di governo sarebbe un’operazione mai vista nella storia del Quirinale. Assurda e incomprensibile. Rappresenterebbe, in sintesi, il modo più diretto per far saltare tutto”. Lo ha twittato Enrico Letta dopo aver incontrato a lungo alla Camera Matteo Renzi. “No a candidature che dividono la maggioranza: Matteo Renzi concorda con Enrico Letta sulla necessità di evitare nomi che mettano a rischio la coalizione che sostiene il Governo”. Lo spiegano fonti di Italia Viva.

“La mia è una candidatura di bandiera che c’è oggi, domani non ci sarà più. Io volevo candidarmi come presidente dello Juventus club…”. Scherza con i cronisti Guido Crosetto lasciando la sede di Montecitorio proprio mentre il presidente della Camera Roberto Fico ha ultimato lo spoglio della terza votazione. Sono 114 le preferenze con il nome dell’esponente Fdi, 52 in più rispetto ai grandi elettori del suo partito. “Chi mi ha votato? Non li so i voti”, ha detto Crosetto mentre salutava affettuosamente la grillina Laura Castelli. “Se mi ha votato anche lei? Non lo so”, ride. “Questi voti non contano niente, ma fanno piacere. L’elezione del presidente della Repubblica – ha aggiunto Crosetto – è sempre stata nelle mani dei leader politici e nella loro capacità di trovare convergenze per il bene del Paese. Quando? Speriamo dopodomani”.

Sono 412 le schede bianche del terzo scrutinio per l’elezione del nuovo capo dello Stato a fronte di 978 voti dei grandi elettori. Il quorum di 673 non è stato dunque raggiunto. 
Sergio Mattarella 125
Guido Crosetto 114
Paolo Maddalena 62
Pierferdinando Casini 52
Giancarlo Giorgetti 19
Marta Cartabia 8
Luigi Manconi 8
Pierluigi Bersani 7
Umberto Bossi 7

Moltissimi i voti ai singoli: uno è andato anche allo scrittore sloveno Miran Košuta. Ci sono stati 84 voti dispersi, 22 schede nulle.

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