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Nuova fase di Azione: Calenda dal blu al verde per la doppia transizione

Nuova fase di Azione: Calenda dal blu al verde per la doppia transizione

Le modifiche grafiche non sono mai casuali: conta cosa si cambia, come lo si fa e anche quando. Vale anche per Azione, il progetto politico inaugurato da Carlo Calenda e da Matteo Richetti poco meno di due anni fa (è stato presentato il 21 novembre 2019) e che poche ore fa ha divulgato il suo simbolo rinnovato, all’interno di una conferenza stampa convocata nello stesso luogo del “varo” del 2019, la sede dell’Associazione stampa estera. La presentazione del nuovo corso grafico, ovviamente, era solo uno degli elementi di un evento che ha voluto marcare “l’inizio di una seconda fase per Azione”, come lo ha chiamato Calenda. Una seconda fase che parte dal risultato elettorale di Roma, con la lista civica Calenda sindaco uscita dalle urne come la forza più votata, in grado di far convergere verso di sé elettorati compositi (tra centrosinistra, centrodestra e persone “non collocate”): “Per noi – ha precisato Calenda – è il primo segnale, da molto tempo a questa parte, della frattura di un bipolarismo che negli ultimi trent’anni ha portato a un declino del paese”. Se però la seconda fase parte da Roma, “la grande sfida è andare oltre Roma, stando sempre molto sui fatti e molto poco sulle ideologie”: l’ex candidato sindaco ha confermato che non resterà consigliere comunale a Roma (al suo posto entrerà nell’Assemblea capitolina Francesco Carpano), ma si impegnerà piuttosto, oltre che come parlamentare europeo, come segretario di Azione, girando per l’Italia partendo dal Veneto (lì nel 2019 ha raccolto quasi metà delle preferenze ricevute alle europee nella circoscrizione Nord-Est).

Il progetto politico di Calenda mira a “costruire un’area, un fronte della serietà”, che però non appare legata a una precisa area politica, magari con riferimenti al passato più o meno recente dell’Italia. “L’idea dell’Ulivo, di cui parla Enrico Letta, equivale a guardare la politica nello specchietto retrovisore, la politica ora si divide sui fatti e non sui campi”, ha precisato il leader di Azione, che punta a una nuova stagione che “non può vedere ricatti populisti o sovranisti”, ma dev’essere caratterizzata dal dire cosa si vuole fare, come farlo e quanto costa (lo suggerisce, tra l’altro, #IlFogliodelCome lanciato di recente). Sul piano delle formule elettorali, se l’ex ministro ed ex candidato sindaco di Roma si dice favorevole al sistema previsto per i comuni superiori, a doppio turno eventuale, “ma nessun altro lo vuole” (e, si aggiunge, la stessa Corte costituzionale ha manifestato le sue riserve nelle sue decisioni in materia), così l’opzione realisticamente percorribile per Calenda è un sistema proporzionale con sbarramento al 5%.Così, se Azione continuerà a lavorare con attenzione su Roma (come ha sottolineato nella conferenza stampa la neoconsigliera comunale capitolina Flavia De Gregorio), proprio in considerazione del consenso ricevuto dalla lista civica Calenda sindaco, il partito si impegnerà a livello nazionale su più fronti, dalle battaglie in materia di giustizia (tra coerenza, garanzie e certezza della pena, come ricordato dal deputato Enrico Costa) a quelle in materia di ambiente, energia e sostenibilità.

Proprio a questo è dedicato un piano molto dettagliato presentato oggi da Silvia Vannutelli (a capo dell’ufficio studi di Azione) e proprio a ciò si collega il simbolo rinnovato di Azione, che per Calenda “recepisce l’idea della doppia transizione”: sulla pagina Facebook del partito si legge che “al blu della transizione digitale si aggiunge il verde della transizione ambientale. Le due grandi sfide della nostra epoca, che richiedono serietà e pragmatismo”. Lo stesso Calenda, al momento di svelare la nuova grafica, ha tenuto a precisare come entrambe le sfide siano da lui e dal suo partito già praticate, prima che rappresentate visivamente: “La parte digitale era già coperta dal lavoro che ho fatto al ministero con Impresa 4.0 e in Europa sulla strategia di politica industriale, quella ecologica si completa con il nostro piano sull’ambiente presentato oggi”. “Nel nuovo simbolo – ha sottolineato Matteo Richetti – c’è l’Italia che cambia colore, ma anche l’Italia che prova a cambiare passo, che entra in Azione”. Eppure non è solo il colore a cambiare, con quel passaggio sfumato diagonale tra blu e verde (che in rete non ha riscosso unanimi consensi, evocando secondo alcune persone le tavolozze usate per i medicinali, ma che nella sua morbidezza non risulta sgraziato). Cambia infatti anche la freccia, da orizzontale a leggermente ricurva, quasi l’idea di passare dal movimento tout court al governare un cambiamento, plasmandolo; in più, è tutto il lettering del nome a risultare più “morbido”, con vari vertici espressamente arrotondati. Il passaggio cromatico e la nuova freccia si vedono nel nome intero, ma sono più evidenti nella versione del logo pensata per i social network, basata solo sulla “A” di Azione dentro una circonferenza. Anche questa versione del simbolo, peraltro, potrebbe andare già bene per le schede elettorali (la mancanza del nome non aiuta l’identificazione, ma il segno è comunque riconoscibile); si è comunque preparata un’ulteriore grafica tonda, già concepita come contrassegno elettorale. In questa domina tuttora il colore blu delle origini: il nome blu-verde è inserito nel semicerchio superiore bianco, mentre in quello inferiore blu spicca il nome di Carlo Calenda in bianco, a caratteri corsivi e black. Che il riferimento al leader – presente per intero, con nome e cognome, anche in diversi contrassegni locali nell’ultimo turno elettorale – sia stato previsto pensando anche (se non soprattutto) al risultato della lista Calenda sindaco a Roma è probabile; in ogni caso, dovrebbe essere possibile sostituire il nome del leader del partito con quello delle persone di volta in volta sostenute nelle varie elezioni.Probabilmente si riferiva a quest’ultima grafica Matteo Richetti nel dichiarare, in conferenza stampa, che la nuova versione del simbolo “mette in forte evidenza la nostra leadership“, salvo precisare che è altrettanto forte “la consapevolezza che non stiamo costruendo un movimento del leader: saremo un partito che fa congressi, che radica la sua presenza, che fa discutere fino a ogni terminale periferico del nostro territorio, che coinvolgerà tutti gli iscritti, militanti e gruppi territoriali e chiuderà il suo percorso congressuale entro metà gennaio”, quando si dovrà discutere dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. E a fine percorso congressuale, probabilmente, il simbolo cambierà anche nel registro dei partiti politici, per recepire in modo ufficiale il riferimento la doppia transizione (anche se nella stampa in bianco e nero non si vedrà più di tanto).

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