Politica locale

Amministrative: vince il Pd (che sbaglia meno candidati degli altri)

Amministrative: vince il Pd (che sbaglia meno candidati degli altri)
Giuseppe Sala, Matteo Lepore e Gaetano Manfredi

Sei le maggiori: Milano, Roma, Bologna, Torino, Napoli e Trieste. Poi c’era la Regione Calabria e infine il seggio parlamentate di Siena. A parte Torino, Roma e Triste che vanno al ballottaggio le altre sfide hanno tutte avuto un esito al primo turno.

Il dato che spicca di più è stato il forte calo dei votanti: figlio della litigiosità dei partiti (soprattutto tra alleati) e da molti casi di candidati deboli scelti all’ultimo momento dopo molti tira e molla. Solo il 54,69% degli aventi diritto ha votato alle elezioni comunali del 3 e 4 ottobre. Fa impressione l’affluenza in alcune città, su tutte Milano e Torino, ferme rispettivamente al 47,69% e al 48,06%. In entrambi i casi si tratta di un record negativo. Non fanno eccezione Roma e Napoli: 48,83% e 47,18%. E’ chiaro che molti elettori che credevano che il candidato della loro coalizione fosse debole o perdente se ne sono stati a casa.

A Milano a sbagliare il candidato è stato il centrodestra. Luca Bernardo fortemente voluto da Salvini ha raccolto solo il 32%, il minimo storico per il centrodestra in città. Il centrosinistra invece conferma Beppe Sala che porta la sua coalizione a un risultato mai raggiunto al primo turno. Oltre a Sala e Bernardo, altri 11 si sono candidati per la poltrona di primo cittadino a Palazzo Marino. Il giornalista Gianluigi Paragone, ex 5 Stelle attualmente senatore di Italexit (2,99%). Layla Pavone, candidata del Movimento 5 Stelle (2,7%). Gabriele Mariani, candidato di Milano in Comune (1,57%). Sotto l’1% gli altri candidati: Bianca Tedone, candidata di Potere al Popolo, Alessandro Pascale, candidato del Partito comunista, Marco Muggiani, candidato del Partito comunista italiano, Natale Azzaretto, candidato del Partito comunista dei lavoratori, Bryant Biavaschi, candidato sindaco di Milano inizia qui, Mauro Festa del Partito gay, Giorgio Goggi, candidato dei Socialisti per Milano, Teodosio De Bonis, candidato del Movimento 3V.

A Bologna vittoria al primo turno alle amministrative di Bologna per il candidato del centrosinistra-M5S Matteo Lepore al 62%. Dietro di lui Fabio Battistini del centrodestra col 29,64%. Lepore prenderà quindi il posto del sindaco uscente Virginio Merola. Otto i candidati che hanno corso per la poltrona di Palazzo d’Accursio, sede del Comune di Bologna. Oltre a Lepore e Battistini, anche Marta Collot con la lista di Potere al Popolo (2,49%). Poi Stefano Sermenghi appoggiato dalle liste Bfc-Bologna forum civico e Per Bologna Italexit (2%), Andrea Tosatto sostenuto da Movimento 3V (1,63%), Addolorata Palumbo (detta Dora), candidata sostenuta da Sinistra Unita per Bologna (1,59%), Federico Bacchiocchi, candidato della lista del Partito comunista dei lavoratori (0,41%) e Luca Labanti, candidato a sindaco di Bologna della lista Movimento 24 Agosto per l’Equità Territoriale (0,33%).

A Napoli c’è la grande debacle di Luigi De Magistris, la cui candidata Alessandra Clemente arriva solo quarta. Vince l’ex ministro del secondo governo Conte dell’università Gaetano Manfredi che veniva sostenuto dal Pd e dal M5s. Ha raccolto il 63%. Dietro di lui Catello Maresca del centrodestra col 21,88%. Oltre Manfredi e Maresca, altri 5 i candidati per il posto di Luigi De Magistris. Antonio Bassolino, già sindaco di Napoli per due mandati dal 1993 al 2000: tornato in campo da indipendente, con le liste Azione, Bassolino per Napoli, Con Napoli Bassolino sindaco, Napoli è Napoli con Bassolino sindaco, Partito Gay Lgbt+ (8,2%). Alessandra Clemente, ex vicesindaca appoggiata da De Magistris: le liste a suo sostegno sono Napoli 2030, Potere al Popolo e Alessandra Clemente Sindaco (5,58%). Matteo Brambilla, candidato sostenuto dalla lista “Napoli in Movimento. No Alleanze” (0,62%). Giovanni Moscarella, biologo, il candidato del Movimento 3V (0,52%). Rosa Solombrino, analista finanziaria, appoggiata dalla lista Movimento 24 Agosto per l’Equità Territoriale (0,31%).

In Calabria la coalizione litigiosa che ha scelto il candidato all’ultimo momento era quella del centrosinistra. Ha avuto gioco facile il centrodestra che ha proposto il forzista Roberto Occhiuto col 54%. Il centrosinistra col 28% ha candidato Amalia Cecilia Bruni. In Calabria erano state presentate 21 liste a sostegno di quattro candidati. Pd e M5S a sostegno di Amalia Bruni, 66 anni, neurologa e scienziata. Bruni è stata appoggiata anche dalle liste Partito Socialista Italiano, Europa Verde, “Tesoro Calabria” di Carlo Tansi, “Amalia Bruni Presidente – La Calabria SiCura” e “Partito Animalista – Democratici Progressisti”. Candidato per il centrodestra Roberto Occhiuto. Capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, ha avuto il sostegno anche di Fratelli d’Italia, Lega, “Noi con l’Italia”, Udc, “Coraggio Italia” e dalla lista civica “Forza Azzurri – Occhiuto Presidente”. Si è candidato in Calabria anche il sindaco uscente di Napoli, Luigi de Magistris, già sostituto procuratore alla procura di Catanzaro. È stato appoggiato da sei liste: “DemA” (Democrazia Autonomia), “De Magistris Presidente”, “Uniti con de Magistris”, “Per la Calabria con de Magistris”, “Calabria Resistente e Solidale”, “Un’altra Calabria è possibile” (lista promossa dall’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, candidato capolista in tutte le circoscrizioni). Infine Mario Oliverio, ex presidente della Regione Calabria dal 2014 al 2020, sostenuto dalla lista “Oliverio Presidente”. 

Alcuni cittadini toscani, sono stati chiamati a votare per riempire il seggio lasciato libero alla Camera da Pier Carlo Padoan, dimessosi l’anno scorso. Si tratta dei votanti che fanno parte del collegio uninominale Toscana 12, che comprende la provincia di Siena (a esclusione della Val D’Elsa) e cinque comuni dell’Aretino. In corsa c’erano 7 candidati. Ha vinto il segretario del Pd Enrico Letta che entra in Parlamento col 50%. Dietro di lui il candidato del centrodestra Tommaso Marrocchesi Marzi col 37,83%.  Il segretario del Pd Enrico Letta è sostenuto da una larga colazione che raggruppa Pd, Movimento 5 Stelle, Mdp-Articolo 1 e Italia Viva: tutti riuniti sotto il simbolo “Con Enrico Letta” e senza “insegne” di partiti. Il centrodestra unito (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia) aveva scommesso su un rappresentante della società civile: l’imprenditore vinicolo Tommaso Marrocchesi Marzi, titolare della tenuta di Bibbiano nel Chianti classico. In corsa c’era anche il segretario del Partito Comunista Marco Rizzo. Tra i pretendenti al seggio vacante c’erano poi Angelina Rappuoli (Movimento nazionale italiano), Elena Golini (Potere al Popolo), Tommaso Agostini (3V) e Mauro Aurigi (Italexit Per l’Italia con Paragone).

Veniamo ora ai tre balllottaggi. Dopo il primo turno di elezioni amministrative, a Roma sarà necessario il ballottaggio fra Enrico Michetti e Roberto Gualtieri per scegliere il prossimo sindaco. Quando sono state scrutinate 2.597 sezioni su 2.603 (gli atti delle sezioni mancanti, riporta il sito ufficiale del governo, sono stati inviati all’ufficio centrale per il completamento delle operazioni), il candidato del centrodestra Enrico Michetti è al 30,14%. Dietro di lui Gualtieri del centrosinistra col 27,03%. La sindaca uscente Virginia Raggi del M5S è al 19,09%, davanti a lei Carlo Calenda al 19,81%. Oltre a Michetti, Gualtieri, Raggi e Calenda, altre 17 persone si sono candidate a sindaco di Roma, fermandosi sotto l’1%. Sono Monica Lozzi, con la lista Revoluzione Civica, Fabiola Cenciotti, del Popolo della Famiglia, Andrea Bernaudo, candidato della lista Liberisti Italiani, Fabrizio Marrazzo, del Partito Gay Lgbt+, Micaela Quintavalle, candidata del Partito Comunista di Marco Rizzo, Cristina Cirillo, del Pci, Margherita Corrado, sostenuta da Attiva Roma, Elisabetta Canitano, di Potere al Popolo, Francesco detto Franco Grisolia, con la lista Sinistra Rivoluzionaria, Paolo Berdini, della lista Roma Ti Riguarda, Rosario Trefiletti, candidato di Italia dei Valori, Luca Teodori, del Movimento 3V, Sergio Iacomoni, che corre per il Campidoglio con la Lista Nerone, Paolo Oronzo Magli è il candidato del Movimento Libertas, Gian Luca Gismondi è il candidato a sindaco di Mis, Movimento idea sociale, Gilberto Trombetta è il candidato di Riconquistare l’Italia, Giuseppe Cirillo, del Partito delle Buone Maniere, e Carlo Priolo per Figli d’Italia bambini del mondo.

Servirà il ballottaggio per stabilire chi sarà il prossimo sindaco di Torino dopo i 5 anni di mandato di Chiara Appendino. Il dato definitivo del primo turno vede il candidato del centrosinistra Stefano Lo Russo in vantaggio col 43,86%, mentre Paolo Damilano, del centrodestra, segue col 38,9%.. Niente da fare, invece, per la candidata del Movimento 5 Stelle Valentina Sganga, che si è fermata al 9,01%. “Adesso si apre una partita nuova, il nostro avversario è davvero temibile, ma abbiamo la consapevolezza che possiamo davvero farcela e far ripartire la città”. Così in conferenza stampa il candidato sindaco per il centrosinistra, Stefano Lo Russo, che ha fatto saper di aver avuto un fitto scambio di messaggi con il segretario del Pd, Enrico Letta: “Abbiamo un appuntamento telefonico più tardi, anche organizzativo. Pensiamo proprio che tornerà a Torino per il ballottaggio”. Poi, in merito alla suddivisione degli incarichi nelle Giunta in caso di elezione, ha risposto: “Il candidato pensa alla squadra di governo quando smette di essere candidato e diventa sindaco. Adesso siamo tutti concentrati a raggiungere l’obiettivo di battere la destra di Salvini e Meloni a Torino”. Anche Damilano ha commentato il risultato del primo turno: ”Abbiamo costretto la sinistra al ballottaggio, un risultato storico perché era vent’anni che non succedeva. Ci è mancato solo l’elettorato: l’astensionismo ci ha penalizzato maggiormente”, ha dichiarato dicendosi soddisfatto per il successo della sua lista civica, la più votata nel centrodestra. “Un risultato che ha sorpreso prima di tutto noi e che ci ha gratificato molto – ha sottolineato – Avevo chiesto agli amici e ai cittadini torinesi di unirsi e di creare una lista civica per far vedere che in un momento di difficoltà per la città noi c’eravamo ed eravamo disponibili a dare il nostro aiuto. Il fatto di esserci poi uniti anche con i partiti, ci ha dato grande forza e abbiamo avuto un risultato importante”.

A Trieste il sindaco uscente di centrodestra Roberto Dipiazza sfiderà al secondo turno, fissato per il 17 e il 18 ottobre, l’avversario del centrosinistra Francesco Russo. A scrutinio completato, il candidato del centrodestra e sindaco uscente Roberto Dipiazza è al 46,92%. Dietro di lui Francesco Russo del centrosinistra col 31,65%. Candidati a Trieste anche Riccardo Laterza per la lista civica Adesso Trieste (8,62%), Ugo Rossi con la lista del Movimento 3 V, Verità e Libertà e Azione (4,46%), Alessandra Richetti del M5S (3,43%). Verdi e Sinistra in Comune hanno scelto Tiziana Cimolino (1,67%). Giorgio Marchesich, candidato della lista Federazione per l’Indipendenza del Territorio Libero di Trieste (1,36%). Sotto l’1% Franco Bandelli della lista civica Futura, Arlon Stok della lista civica Podemo e Aurora Marconi della lista civica “Trieste Verde”.

Il Partito Democratico quindi trionfa; ma solo perchè ha sbagliato meno degli altri le candidature e perchè è stato deciso nell’imporre il suo volere. Cosa però che non è positiva per costruire una coalizione per le prossime elezioni politiche. Di norma il Pd preferisce ove possibile allearsi con il Movimento 5 Stelle. Ma A Roma e a Torino le contrapposizioni locali erano troppe. Con Azione e Italia Viva vanno insieme solo a Bologna e a Torino. E a Bologna caso unico in cui il Pd riesce a tenere insieme il M5S da una parte e Azione e Italia Viva dall’altra. Mentre Azione, tranne rari casi tende a presentarsi con il proprio simbolo; Italia viva è dappertutto nascosto dietro liste civiche.

Fratelli d’Italia è il primo partito del centrodestra e in molti comuni del Nord supera la Lega; ma i troppi litigi tra i due leader Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno fatto fatto stare a casa parecchi loro elettori. Ma è il terzo partityo della coalizione (ex primo) che raccoglie risultati reali. E’ forzista il nuovo governatore della Calabria e anche il sindaco uscente di Triste giunto al ballottaggio. Certo, se il candidato meloniano dovesse davvero vincere a Roma allora tutto cambierebbe …

Altri comuni capoluogo. Al centrosinistra Salerno, Ravenna e Rimini. Al Centrodestra Pordenone, Novara e Grosseto.
Al ballottaggio (assieme a Torino, Roma e Trieste): Cosenza, Benevento (c’è Mastella), Caserta, Latina, Savona, Varese e Isernia.

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