Giustizia

In un colpo solo Draghi mette al sicuro Green pass e giustizia

In un colpo solo Draghi mette al sicuro Green pass e giustizia

Mario Dtaghi e Marta Cartabia

Una lunga giornata conclusasi con un breve Consiglio dei ministri e un’ancor più breve conferenza stampa. A Mario Draghi sono bastate un’ora di Cdm e quaranta minuti davanti ai giornalisti per blindare due tra i provvedimenti più a cuore a Palazzo Chigi ma tra i più osteggiati da alcuni tra i partiti della sua maggioranza: il Green pass da un lato, che ha trovato la solitaria opposizione della Lega, e la riforma della giustizia penale, sulla quale rumoreggia, anche in quel caso in solitudine, il Movimento 5 stelle.

Il premier ha rimbalzato tutte le proteste del Carroccio: prorogato lo stato d’emergenza al 31 dicembre, la certificazione verde (almeno la prima dose del vaccino o un tampone) varrà dal 6 agosto per i ristoranti al chiuso, per i bar in caso di consumazione al tavolo (ma non al bancone), per cinema, teatri, musei, piscine e palestre, per gli eventi sportivi, i concerti e le fiere. Insieme la revisione dei criteri di cambiamento di fascia per le Regioni: si entrerà in gialla in caso di contemporanea occupazione del 10% delle terapie intensive e del 15% dei posti in area medica, in arancione con, rispettivamente, il 20% e il 30%, in rossa con il 30% e il 40%. 

Non passano le obiezioni dei ministri leghisti, che chiedevano di lasciare fuori dal mazzo almeno le attività di somministrazione di cibo e bevande, la riapertura delle discoteche e soglie più elevate per gli eventuali cambiamenti di colore, accodandosi alla richiesta delle Regioni di alzare l’asticella almeno al 20% di occupazione delle terapie intensive. Il Carroccio incassa il colpo, il decreto passa senza distinguo in Cdm, dopo che si è rotto il fronte del centrodestra, con Forza Italia che ha fatto sue le ragioni dell’introduzione del Green pass. Nessuno sgarbo stavolta come invece era successo qualche mese fa, ma l’aria che si respira a via Bellerio e dintorni è testimoniata da uno dei suoi uomini più influenti, Claudio Borghi: “Abbiamo fatto l’impossibile, da adesso a settembre tocca a noi mobilitarci. Ci saranno manifestazioni mercoledì prossimo, ci sarò per solidarietà”.

Rimangono fuori dal decreto l’obbligo vaccinale per il personale della scuola, sul quale c’è una vivace discussione nell’esecutivo, e l’utilizzo del certificato verde per i mezzi di trasporto. Impossibile introdurlo da subito nei trasporti pubblici locali, serve tempo per organizzarsi hanno spiegato le Regioni che hanno incontrato il governo subito prima del Cdm, fino all’ultimo è rimasta in bilico la possibilità di farlo valere per aerei e treni a lunga percorrenza. Un ragionamento solo rinviato, anche per ragioni economiche, considerando l’inevitabile impatto sulla stagione turistica, ma soprattutto per una questione di metodo. Perché il tema dei trasporti è profondamente legato al dossier scuola, e il governo affronterà il pacchetto insieme in vista dell’obiettivo delineato dal premier per settembre, quello del completo ritorno in presenza nelle aule. 

Liquidato in dieci secondi Matteo Salvini e i suoi distinguo sulla necessità di vaccinarsi per gli under 40: “Un appello al non vaccinarsi è un appello a morire e a far morire. E senza vaccinazione si deve richiudere”. Fine della storia, con il leader leghista che accusa il colpo di un provvedimento molto diverso da quello per cui aveva spinto e a barcamenarsi a rispondere che “l’obiettivo di tutti è salvare vite”, e rilanciando su un altro terreno: “Germania e Gran Bretagna invitano alla prudenza sui vaccini ai minorenni, invitano forse a morire?”. 

Il premier poi ha metaforicamente guardato all’altra ala riottosa della sua maggioranza, quella del Movimento 5 stelle. Con una mossa a sorpresa il capo del Governo ha chiesto al Consiglio dei ministri l’autorizzazione a porre la questione di fiducia sulla giustizia, spiazzando M5s e blindando il testo presentato da Marta Cartabia: “Nessuno è a favore di soglie di impunità”, ha spiegato Draghi riferendosi alle preoccupazioni di Giuseppe Conte, ma aprendo uno spiraglio delle dimensioni di una cruna di un ago alle obiezioni del suo predecessore: “Siamo aperti a miglioramenti di carattere tecnico, ma le modifiche devono essere condivise”, aggiungendo che la fiducia non è una “minaccia di elezioni”, ma si rende necessaria necessaria per superare “alcune differenze incolmabili” nella sua maggioranza.

È stata Cartabia a difendere la bontà della sua mediazione, spiegando che “questa non è la riforma della prescrizione”, tema su cui i pasdaran 5 stelle sono in fibrillazione, “ma una riforma complessiva” e che abbreviare i processi significa esattamente quel che sostiene Conte, ovvero “evitare le impunità”. Ma soprattutto a provare a circoscrivere un minuscolo terreno per aggiungere modifiche, quello che riguarda le “criticità di alcune corti d’appello, sette in tutta Italia, per evitare che la novità dell’improcedibilità dopo un certo tipo di tempo non provochi interruzione di procedimenti importanti”, spiegando che per quel che le compete le modifiche “si stanno valutando su questo terreno”. Draghi fa spallucce anche alle critiche di parte della magistratura e dello stesso Csm, augurandosi che la riforma sia condivisa in Parlamento, ma avvertendo: “L’impianto non va stravolto”.

Su green pass e giustizia Draghi è convinto si giochino da un lato la ripresa economica, sociale, ma anche sanitaria del paese, dall’altro la credibilità del Recovery plan sul quale l’Italia si è impegnata di fronte a Bruxelles. Su entrambi non ha intenzione di arretrare di un passo.

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